le mie citta`

Alessandria, Pittsburgh e Milwaukee: io e le mie città

pubblicato il 23 febbraio da Alessandria news
MILWAUKEE – Ultimamente mi sta capitando sempre più spesso di pensare alla mia vita, non solo in temini di persone che passano o restano, ma anche dei luoghi in cui la mia vita è trascorsa. Luoghi, tutti, che hanno lasciato un’impronta nel mio carattere e mi hanno cambiata, in meglio o peggio non sta a me dirlo. Con mio marito si faceva la considerazione, proprio l’altro giorno, che la casa di Milwaukee è stata quella dove abbiamo vissuto più a lungo insieme e per me è anche in assoluto la casa dove ho vissuto più a lungo in tutta la mia vita. Ho trascorso i primi anni di vita a Canelli, in provincia di Asti, per il lavoro dei miei, ma di quel periodo ho pochi ricordi e molti legati agli odori. Canelli era un paesone dove si andava a comprare il latte ancora caldo di mucca dal contadino sotto casa, dove le suore dell’asilo, crudeli, mi facevano dormire con la testa appoggiata al banco e la minestrina aveva un odore (non profumo) che ancora adesso è nelle mie narici.

Però è Alessandria che rimane la mia città, quella dove sono nata e ho vissuto per più tempo, ma sono riuscita a cambiare anche lì sei case e con esse anche i quartieri e gli amici con cui ho giocato, studiato e condiviso anni delle mia vita. Nei ricordi d’infanzia c’è il quartiere Pista e gli amici delle elementari del Galilei, la casa dei nonni e la parrocchia dove ho ricevuto battesimo comunione e cresima, poi però ci siamo trasferiti a vivere in centro e nonostante io frequentassi la scuola media Vochieri, proseguimento naturale per gli studenti della Pista, abitando in centro ero comunque un po’ separata per le distanze dagli amici di un tempo. È stato naturale lasciarsi indietro quegli amici (per fortuna alcuni ritrovati più tardi e mai più persi) e vivere il centro. Scendere da casa e trovarsi in centro mi è sempre piaciuto. Gli anni del Liceo, il gruppo di San Lorenzo e poi l’università, il matrimonio. Pista e Centro, i miei due quartieri, avanti ed indietro, sia prima di sposarmi che dopo, fino al grande salto. Non mi bastava cambiare città, ho dovuto cambiare continente!

La vita Alessandrina comunque ha lasciato un segno ed è sempre stata un termine di paragone con cui confrontare le nuove realtà. È logico che non pensavo di trovare Alessandria a Pittsburgh o Milwaukee, ma il tipo di rapporto che si ha con le persone in una città come Alessandria, quello è sempre stato un desiderio mai accantonato. Probabilmente anche ad Alessandria le cose stanno cambiando. La città che ho lasciato forse non esiste più, o forse esiste, ma solo tra le pieghe dei ricordi di chi ha più di una certa età. Noto molta rabbia e rassegnazione in tutti, è un sentimento che non condivido, ma capisco… un dissesto simile a quello che si nota ora arrivando in città fa male a chi ci torna e di certo non è un bel biglietto da visita per chi ci arriva per la prima volta.

L’ho già detto: di Pittsburgh mi sono innamorata follemente e a prima vista. Un sentimento che si è rafforzato negli anni che ho trascorso lì. Avere un figlio in un luogo ti fa diventare parte di quel luogo per sempre, ma non è solo quello. Mi sono innamorata anche del sobborgo dove siamo andati ad abitare, una cittadina dove si poteva camminare come ad Alessandria, dove a piedi si arrivava in centro, con i suoi negozietti e gallerie d’arte, dove poter passeggiare con il passeggino tra case vittoriane, o coloniali e alberi secolari. Mi sono innamorata delle colline che toccava circumnavigare per poter arrivare da qualsiasi parte, dei colori dei boschi in autunno, ma anche della downtown di Pittsburgh, piena di grattacieli, di parchi e angolini caratteristici, di zone nuovissime e di luoghi carichi di storia americana. Ho fatto la turista della mia nuova città e ho creato anche tante amicizie. Potrei scrivere un libro su come io e mio marito ci siamo trasformati in restauratori, pittori, sterminatori, quando abbiamo lottato contro i topolini, indiscussi padroni di casa nostra al nostro ingresso e di come ogni sabato andassimo per garage sales, tradizione tipicamante americana, per comprare quello che ci serviva a ammobiliare la nostra casetta.

Pur avendo una bambina piccola, che avrebbe potuto limitarci un po’ con i suoi orari, mi ricordo quegli anni come intensi. Pittsburgh è “lontana” da altre grandi città, ma è comunque a distanze copribili in macchina, e in quegli anni abbiamo viaggiato tanto. E ho anche viaggiato tanto da sola: avanti ed indietro, Pittsburgh/New York, a trovare i nostri cari amici di Vercelli, con cui ci siamo visti più spesso in quegli anni che non quando abitavamo a 60 km di distanza. E poi Philadelphia, Washington, Annapolis e la Chesapeake Bay, le cascate del Niagara, ma anche luoghi meno noti come parchi e laghi. Nostra figlia si è abituata a mangiare e dormire dappertutto, e la definirei un’esperta viaggiatrice già dalla mia pancia.

Meno male che ci siamo goduti quegli anni! Non potevamo sapere allora, che dopo soli quattro anni avremmo dovuto rifare armi e bagagli e spostarci di nuovo! Per Milwaukee non ho provato un sentimento così travolgente come quello per Pittsburgh… sarà che ci si innamora follemente solo una volta nella vita? Fatto sta che ancora adesso dopo 14 anni sto ancora soppesandone i difetti…. Però per non sembrare disfattista comincio con il primo dei suoi pregi: i suoi abitanti. Mentre a Pittsburgh le nostre amicizie erano principalmente con italiani o americani colleghi di mio marito, o le amiche da tutto il mondo, conosciute tramite i corsi di inglese che avevo fatto al mio arrivo, a Milwaukee siamo entrati a contatto di più con i locali.

Il Midwest degli Stati uniti è conosciuto per i suoi abitanti generosi, simpatici e altruisti ed è vero! Il secondo pregio di Milwaukee è la sua vicinanza a Chicago. Da una parte può sembrare che la vicinanza con una metropoli comeChicago possa schiacciare una città più piccola (comunque parliamo di alcuni milioni di abitanti), dall’altra vi posso garantire che da subito, appena arrivata qui da Pittsburgh, avevo notato la marcata modernità di Milwaukee. Questo non vuole dire che tutti gli abitanti di Milwaukee approfittino di questa vicinanza: mi aveva fatto specie che la mamma di una amichetta di scuola di mia figlia mi avesse detto che era stata a Chicago solo una volta!

Milwaukee è una bella città: la downtown si affaccia sul lago Michigan, un lago che sembra un mare, se non fosse che (…fin da Alessandria si sente il mare) non ne ha il profumo. Il lago è inquietante d’inverno. Le sue onde da burrasca sono spaventose, il ghiaccio che si forma appena l’acqua è calma non dà la serenità chi si prova anche davanti al mare in inverno. D’estate però luccica ed è pieno di barche a vela, anche se rimane sempre freddo da questo lato, tanto che a 15 °C a luglio è da temerari entrarci per un bagno.

Milwaukee è una città di quartieri sparsi e andare a piedi da uno all’altro non è molto facile per le distanze. A differenza di Pittsburgh, schiacciata tra le colline, Milwaukee è estesa e quasi piatta, localizzata su un costone di roccia a strapiombo sul lago, che è una trentina di metri più in basso in gran parte della città, ad esclusione della zona dove il Milwaukee River si getta nel lago, che è anche la zona del porto.

Milwaukee è una città di origini tedesche. L’architettura dei suoi palazzi più vecchi è di ispirazione chiaramente teutonica. In certe zone della città sembra di essere a Monaco di Baviera. I suoi ristoranti più tradizionali sono Mader e Karl Ratzsch’s, dove non solo il cibo è tedesco, ma anche gli ambienti e le cameriere, vestite in modo tradizionale. Per questo motivo Milwaukee è la città delle salsicce e della birra. I due suoi soprannomi sono appunto Beer city Usa e Cream City. Il secondo non deriva da motivi culinari (anche se come vi ho detto alcune settimane fa, quando vi ho parlato di Happy Days, una delle specialità culinarieè un gelato cremoso ipercalorico, la Custard) ma dal colore dei mattoni delle sue case più vecchie. Questi mattoni di colore giallino sono ottenuti dalla lavorazione di un’argilla molto comune qui intorno sulle sponde del lago ed usati nella costruzione delle case nella seconda metà dell’800.

La città è bella, ma io non vivo in città perché in città le scuole non sono buone e quando ci siamo trasferiti da Pittsburgh la persona più importante a cui pensare era nostra figlia. Allora abbiamo deciso per un sobborgo con ottime scuole e vicino al lavoro di mio marito e così siamo finiti qui. Brookifeld, dove viviamo, era una zona di campi e fattorie solo recentemente sviluppatasi residenzialmente, le case sono nuove e senza macchina non si va da nessuna parte, neanche a comprare il pane ed il latte. La nostra casa è ai margini di un boschetto e al mattino vengo salutata dai cervi che mi guardano da fuori, come se fossi io l’intrusa. Mi piace molto la mia casa, che negli anni è diventata sempre più europea e sempre meno tipicamnete americana, ma non ha lo charme di quella di Pittsburgh (mio marito non rimpiange i mille lavori in cui si è cimentato a Pittsburgh , non credo che li farebbe più).

E lo vogliamo dire a chiare lettere: a Milwaukee fa freddo! Un freddo che paralizza, con un vento gelido che arriva senza essere bloccato da nulla dal Canada e fa precipitare le temperature a -20-30 °C. Un inverno lungo: di neve e di sole. Giornate come quella di oggi, da dentro casa luminosissima, ma con una temperatura a -15 °C. Un clima secchissimo, che fa fare le scintille quando si tocca qualcosa con carica opposta. Nonostante tutto anche a Milwaukee sono ora molto legata, perché è il luogo dove mia figlia sta crescendo e dove anche noi abbiamo raccolto tante storie, dove ora lavoro e dove sto cercando di lasciare un piccolo segno nella comunità italiana, per non dimenticare le mie origini. Ho iniziato dicendo che sono evoluta insieme con le mie città. Mi piace pensare che ho solo preso i pregi dei suoi abitanti e non troppi difetti. Che le esperienze che mi hanno legata ai luoghi mi abbiano insegnato ad affrontare senza pregiudizi altri cambiamenti che magari mi aspettano dietro l’angolo. Chissà?

23/02/2014
Claudia Pessarelli – Marquette University – redazione@alessandrianews.it
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