Di fronte al dolore..

 Molti di voi sapranno che insegno.
Insegno in una scuola superiore, online, e in questa esperienza, mi sento piu` distaccata perche` il computer mi separa , in un certo modo, dai miei studenti, di cui molto spesso non conosco neanche le facce.
 Delle loro vite so poco, se non sono loro che mi cercano e mi coinvolgono, oppure perche` le scuole mandano delle note per dirmi che un certo studente ha un problema.
Cosi` l’anno scorso avevo saputo di una mia studentessa che aveva perso la sorella minore di una brutta malattia. Nel mio piccolo ho cercato di darle tutto il tempo per recuperare,  e penso che lei lo abbia apprezzato.
Ma ora?
Sto insegnando all’universita` e sto toccando con mano, vedendolo nei suoi occhi, il dramma di una mia studentessa la cui mamma sta morendo. Questa ragazza si sta per laureare. Fra un mese e mezzo avra` la sua giornata di gloria, quella in cui lanciare in aria il cappello e sentirsi pronta ed eccitata a cominciare la sua vita da adulta.
La sua mamma non ci sara` probabilmente piu`.
Stanno aspettando che muoia: terminally ill. Forse vivra` ancora un settimana forse no.
Non lo sanno
E lei studia e viaggia, cerca di tornare a casa ( e` di una citta` diversa) per poterle stare vicina, ma tenendo i piedi per terra per non perdere troppo tempo negli studi.
Mi ha scritto la settimana scorsa per dirmelo, perche` aveva un progetto da finire nel mio corso: aveva gia` preparato tutto, mi avvertiva solo che non sapeva se sarebbe stata in classe per la presentazione del progetto, di scusarla e che avrebbe fatto di tutto per esserci.
Non sapevo cosa risponderle. Sono rimasta di gelo: cosa potevo dirle?
Le ho detto che non doveva preoccuparsi di niente, di stare con sua mamma e godersela per il tempo che le rimane, ma avrei voluto aggiungere:”Baciala ed abbracciala, respira il suo profumo per imprimertelo nella memoria, tienile la mano e non lasciarla fuggire”. Non l’ho detto, non volevo farla piangere, ma ho il cuore pesante e le lacrime che tentano di uscire anche adesso che scrivo queste parole.
Cosa potro` fare per lei quando tornera` in classe?  Beh , ho gia` deciso che se anche non potra` fare piu` niente, non riuscira` ad essere in classe per esami o quiz, le confermero` il voto che aveva nella prima parte del semestre. Nessuno avra` niente da ridire se le daro` una A.
Poi se tornera` in classe: l’abbraccero`  stretta.
Negli USA tutti sono restii ad avere contatti fisici, timorosi di invadere lo spazio privato dell’altro; eppure ieri ho visto una mia allieva di due anni fa e mi e` corsa incontro abbracciandomi e oggi quella stessa ragazza ha scritto un post su FB in cui raccontava  che ieri era in crisi, era stanca e ne stava parlando con un’amica in un luogo pubblico dell’universita`. Un’ insegnante che lei non conosceva ha sentito che era stressata  e triste , ha appoggiato la borsa per terra e, avvicinandosi a lei, l’ha abbracciata dicendole: ” Non essere stanca e stressata cara, sono sicura che tua mamma vorrebbe che qualcuno ti abbracciasse proprio ora” e poi ha raccontato di aver visto me e che la giornata le era sembrata improvvisamente migliore.
Ecco perche` abbraccero` la mia studentessa: non serviranno molte parole.
Di fronte al dolore non servono le parole, ma i gesti sono importanti.
Sii coraggiosa, M.

..ed ora insegno a dei ragazzini

Image result for online teachingPer causa di forza maggiore ora sono ” in pausa” dal mio lavoro di insegnante in universita`. Ve l’ho raccontato: tagli ai crediti di lingua straniera necessari a laurearsi hanno fatto tagliare posizioni, tra cui la mia. Mi dispiace molto. Mi manca il rapporto con i colleghi, mi manca lo stimolo che i ragazzi mi danno e la vita di classe,sempre diversa. Mi manca insegnare in classe: mi piace vedere la gioia negli occhi degli studenti quando hanno capito quello che gli sto insegnando. Mi piace essere in mezzo ad universitari, molti di loro mi hanno lasciato molto e forse qualche volta sono riuscita anche io a lasciare qualcosa in loro. Ogni anno c’e` una giornata in cui gli studenti rendono omaggio agli insegnanti che hanno avuto un impatto nella loro vita. Non vi dico la mia sorpresa quando una mia studentessa di 2 anni fa ha citato me poche settimane fa nella celebrazione di quest’anno: mi e` venuto un magone incredibile. Mi manca anche la routine del lavoro fuori casa: prepararsi al mattino, vestirsi, truccarsi ed uscire, anche se questo voleva dire infilarsi nel traffico ed affrontare la neve ed il freddo a gennaio e febbraio. Mi e` piaciuto molto l’anno scorso mettermi in gioco ed imparare ad insegnare online. L’ho fatto perche` l’universita` cercava/cerca di ampliare l’offerta di questo tipo di corsi. Mai avrei pensato che sarebbe diventato tutto il mio lavoro.
 Insegnare online.
 Come e` diverso.
Per prima cosa i tuoi studenti non li vedi.
Ho insegnato online un corso molto intensivo la scorsa estate per l’universita`e la facce dei miei studenti le ho viste solo in foto.Li ho sentiti parlare perche` essendo un corso di lingua e` naturale che gli studenti debbano fare esercizi orali, ma basta. E soprattutto quello che mi sembra sia il limite dell’insegnamento online e` la percezione di avere pochi strumenti per risolvere un problema che si pone. Se magari in un corso online universitario, in cui gli studenti sono motivati se non altro per il fatto che il corso lo pagano soldoni, questo non e` un problema evidentissimo, vi posso garantire che con dei liceali lo e`. Uno studente non fa i compiti? Va male in un test? L’unico strumento che hai e` una raffica di email, che non sai se verranno lette,
Mettere online un corso e `un lavoraccio. Ogni parola deve essere pensata perche` sia chiara e anche la navigazione sulla pagina sia facile. Le istruzioni devono essere coerenti e devono ripetersi in modo consistente. Anche l’aspetto della pagina deve essere piacevole.Il corso che avevo seguito l’anno scorso insegnava proprio questo e aver lavorato insieme a colleghe bravissime in universita` per costruire il corso universitario mi e` servito molto a rendermi conto di come online non si possa dare per scontato niente.
Comunque, a parte questi aspetti tecnici rimane il fatto che insegnare online, mi piace meno molto meno dell’insegnamento in classe. Sono un “digital immigrant” ..gia` mi sembra di fare una cosa “straordinaria” ad insegnare attraverso uno schermo di computer. Nonostante sia critica nei confronti di questo tipo di insegnamento, la mia personalita` a quanto pare traspare e viene notata dagli studenti, che notano anche il mio amore per cio` che faccio. Meno male! Almeno quello, visto la faticaccia…
Per la scuola superiore avevo cominciato a lavorare alla fine del 2014. Proprio appena finito il corso in cui avevo imparato le metodologie dell’insegnamento online ero stata contattata da una scuola superiore virtuale che offre corsi in materie non offerte dal vivo dalle scuole. Faccio un esempio. Se uno studente vuole fare italiano, ma non ci sono sufficienti fondi o studenti perche` sia necessario assumere un insegnante in loco, la scuola richiede i servigi della scuola virtuale.
Io ho studenti che provengono da scuole in Arizona, Illinois, Pennsilvania e Portorico.
L’anno scorso avevo ereditato una classe allo sbando con abitudini terribili, che avevo fatto una fatica pazzesca a rimettere in sesto e che usava un testo obsoleto. Quest’anno ho modificato tutto a mia immagine e le cose stanno andando molto meglio, ma ancora mi devo abituare ad interagire con ragazzi piu` giovani. Anche se era “ieri” che avevo anche io una figlia al liceo, come insegnante e` diverso. Non so se sto pretendendo troppo..sono solo ragazzini..
Invece…
Che gruppo di ragazzi interessanti. Certo rimangono tutte le limitazioni di cui parlavo sopra ed il fatto che mi manca l’aspetto umano del conoscerli dal vivo. Quello che ho scoperto di loro l’ho fatto dalle loro presentazioni biografiche.
Che siano capaci di ragionare, anche se sono piu` giovani dei miei soliti studenti, lo sto scoprendo tramite le discussioni che facciamo in “classe” su determinati aspetti della cultura italiana.
Il libro che ho adottato considera in ogni capitolo un aspetto diverso della vita e cultura in Italia, in un crescendo: la famiglia, il cibo, la moda, le case, la scuola, il lavoro..intorno ai quali si sviluppano anche la grammatica ed il vocabolario insegnati in quel capitolo. Ora , mentre dal terzo capitolo in poi non ci sono problemi , per i primi 2 capitolo il vocabolario e` ancora troppo limitato e gli argomenti trattati nella sezione cultura sono poco importanti. Capitolo 1 parlare a gesti, Capitolo 2 i cognomi italiani…boh?  Ora che si diffonda su un libro lo stereotipo che gli italiani gesticolano a me non va benissimo, anche perche` io non lo faccio e non conosco i gesti..a parte i gestacci, ma quelli non posso insegnarli! Cosi` ho deciso di usare un esercizio sull’ordinare al bar ( articoli e numeri) per parlare dell’importanza del bar nella vita quotidiana italiana e di come in molti paesi sia il luogo di aggregazione dove si vanno a guardare le partite della nazionale o le persone anziane passano i pomeriggi. La seconda discussione invece parte dalla domanda ” Come stai? ” e dalla differenza con “How are you?” che non e` una vera domanda, ma un saluto che non presuppone affatto una risposta (tantomeno negativa). In Italia non chiediamo ” Come stai/sta?” se non conosciamo la persona o se non abbiamo tempo di aspettare la risposta. Se vivete negli USA pensate alla faccia che farebbe la persona che vi ha detto, non chiesto “How are you?” se invece del solito FINE, cominciaste a dire ” Uhmmm not so well, I……”
Perche` vi racconto questo? Perche` una ragazza durante la discussione ha fatto una considerazione  che mi ha lasciata a bocca aperta:” Mi domando se ci sia una relazione tra il fatto che noi americani mangiamo fast food ed il fatto che facciamo domande, senza poi aspettare una risposta. Siamo quelli delle cose veloci e superficiali…” Che ne dite? Mica male come ragionamento per una 16enne. Brava! Mi sa che imparero` anche qualcosa dai miei nuovi, piu` giovani studenti liceali.

Come mantenere lingua e cultura italiana, vivendo all’estero?

Image result for bilinguismoVorrei riprendere il discorso del bilinguismo nei bambini attraverso lo scambio con una lettrice del mio blog. Le sue domande sono state le mie tanti anni fa, ma non avevo nessuno a cui rivolgerle e spero che il mio umile punto di vista possa essere d’aiuto a qualcuno che  si trova ad affrontare gli stessi problemi ora. Ripeto, il mio e` solo un punto di vista e soprattutto non sono un’esperta, sono solo una madre.
“ Ciao Claudia, mi piace molto il tuo blog e da mamma expat da 3 anni provo ammirazione per le vostre scelte. Non e` facile vivere all’estero e tu ormai ci sei da 20 anni:brava, il coraggio non sta nel partire ma nel rimanere:dicono! Ti scrivo perche` mi chiedo come hai fatto a mantenere per tutti questi anni una “doppia cultura”, come hai fatto a tramandare insegnare e trasmettere la nostra italianita` a tua figlia? Io sono molto spaventata , ho paura di non trasmettere le mie/nostre radici a mio figlio. Lo vedo ogni giorno piu'”inglesizzato”, cerchiamo di viaggiare spesso ed il piu`possibile,i libri non mancano, continuiamo a parlare in italiano, ma a volte e` difficile: il contesto di mio figlio, come quello di tua figlia, e` in inglese. Come hai fatto tu? Scusa questo messaggio di una mamma cosí`  imperfetta e un po` preoccupata e grazie. Io  nel frattempo cerco di fare sempre del mio meglio! Buona giornata e ti leggo sempre con tanto piacere, un abbraccio. “

La mia risposta: ”Ciao. Tu dove sei? Mantenere il bilinguismo e tramandare la cultura del nostro paese di origine ai nostri figli non e` facile e non e` mai un fallimento, se uno non ce la fa. Ci possono essere situazioni familiari che non lo rendono cosi` facile ed immediato. Noi siamo entrambi italiani quindi l’italiano e` la lingua che parliamo in casa. Ti chiedevo dove sei perche`, se le condizioni economiche te lo permettono, trascorrere qualche periodo prolungato in Italia per creare un contesto alla lingua che sente parlata da voi, cosicche` tuo figlio si possa fare qualche amichetto italiano con cui mantenere i contatti durante il resto dell’anno, anche quello puo` servire molto. Non so quanti post del mio blog hai letto e se hai letto questo:sulla mia esperienza
In quel post spiegavo un po’ come ho fatto io, e come abbiano permesso a mia figlia di frequentare un mese di scuola in Italia durante le elementari.
Ma ripeto: lei ora ha 19 anni e le leggi potrebbero essere cambiate. Chiedere per la scuola in Italia non costa niente. Se si ha la cittadinanza italiana,  l’alfabetizzazione dovrebbe essere garantita …credo!
Secondo me il problema sta tutto li`: la lingua parte dalla socializzazione ed il vocabolario si costruisce sulla necessita`. 
La scuola crea le basi, infatti a mia figlia in Italiano manca il vocabolario della cultura, perche` ora e`all’universita` e mentre puo` parlare di tutto in inglese, in Italiano non sa i termini, nonostante in casa cerchiamo di parlare di tutto. E` un aspetto da tenere in considerazione, perche` fa pendere la bilancia molto verso la lingua che si usa a scuola e su questo non possiamo farci niente. Pensaci : non succede anche a noi quando ci trasferiamo in un paese straniero e non conosciamo bene la lingua locale? Non e` frustrante avere i concetti in testa di quello che si vorrebbe dire, ma non essere in grado di esprimerli?
 L’italiano a mia figlia, comunque non viene naturale: duro ammetterlo, ma e` cosi`.Quando e` stanca mi parla in inglese e io le rispondo in Italiano,ma se lo fa per pigrizia le dico: non capisco, come quando era piccola!!!! E lei lo sa….
La poca scuola in Italia le e` servita per scriverlo e leggerlo bene, usando pure correttamente condizionale e congiuntivo:la scuola ha fatto la fatica al posto mio, perche` non e` facile insegnare ai propri figli, si spazientiscono con noi, non la prendono seriamente, etc( io che insegno italiano agli altri, non ho potuto fare scuola a mia figlia!!!).
Se parliamo di cultura intesa come libri: certo! Tutto quello che puo` interessare a tuo figlio: se gli interessano i dinosauri, compragli libri sui dinosauri in Italiano, leggeteli insieme e commentateli. Se invece parliamo di cultura in senso piu` generale: viaggiare, leggere anche in inglese ( quando sara` piu` alto) capolavori italiani o libri che hai letto gia` tu e che potrebbero piacere anche a lu,  tutto serve.
Fin qui e` quello che possiamo fare come genitori: inculcare la curiosita` e mantenere quello che siamo, pero`anche a me fa paura la perdita della nostra identita`.
Lei ha un ragazzo, americano, che per amore suo, sta imparando l’italiano, pero` chissa` se sara` lui l’uomo con cui costruira` la sua vita? Sono tanto giovani! In ogni caso chissa` se lei parlera` italiano ai suoi figli?  Ne dubito: credo comunque che, nonostante gli sforzi fatti in tutti questi anni, lei sia piu` americana che italiana. Saro` io la nonna che parlera` ai nipoti sempre solo in Italiano: rendendomi antipatica e rompiballe!!! (mi sa che li dovro` viziare in un altro modo!!!)
Scusami per la lunga risposta: quello che spero si capisca dal mio fiume di parole e` che noi abbiamo cercato di fare del nostro meglio, poi si vedra`! L’unica cosa che non mi sono fatta e` stata quella di crearmi problemi: con una notevole dose di incoscienza, sono andata avanti per la mia strada senza leggere grandi libri o parlare con esperti. Ci sono bambini che parlano dopo perche` imparano due lingue: lei no…boh?

Ogni bambino e` diverso e ha i suoi tempi. Noi possiamo solo dargli gli strumenti per crescere il meglio possibile. Spero di esserti stata un po’ d’aiuto, almeno per quanto riguarda il toglierti il peso del sentirti “imperfetta”, perche` imperfette lo siamo tutte..altrimenti che barba, che noia!!!!

Lingua e memorie

Image result for acquavenaInsegnare italiano all’estero non e`  un lavoro: e` un regalo che viene fatto a te ogni volta, perche` si incontrano persone speciali. Insegnare ad adulti poi e` un’esperienza bellissima, perche`, se forse l’alunno ha il cervello meno “elastico” di quello di un ragazzino e magari ci impiega di piu` ad imparare le cose, quello che ti viene dato in cambio, in termini di amicizia e rapporti umani, e`tantissimo. Potrei parlare di tutti i miei alunni e delle belle amicizie che abbiamo costruito negli anni, ma oggi vorrei scrivere dell’ultimo arrivato, Donald.
Poche settimane fa, tramite una conoscenza, vengo messa in contatto con questo signore che ha deciso di andare per la prima volta in Italia e non come semplice turista, ma a visitare i luoghi dove suo papa` era nato.
Suo papa`era emigrato qui da un paesino della provincia di Salerno a 5 anni e non era mai riuscito a tornare in Italia. La storia di questo signore e` simile a quella di molti altri emigrati. E` la storia di duro lavoro, sacrifici ed esempio per i figli. I figli che sono poi andati all’universita` ed ora hanno bei lavori, belle famiglie e begli ideali.
Poi il papa` di Donald e` mancato, senza poter tornare a rivedere i luoghi della sua infanzia, ma ha lasciato in eredita` il suo sogno. Ed e` arrivato il momento in cui Donald ha deciso di farlo avverare. Grazie a internet ha fatto ricerche
 e trovato i parenti nella natia Acquavena, grazie a Google translate e` riuscito a comunicare per iscritto con loro e a dirgli che sarebbe stato li` per alcuni giorni.
Mai si sarebbe aspettato all’inizio quello che sarebbe poi successo, ma credo che quando e` arrivato da me, ne avesse gia` un’idea precisa, tanto che,dal volere imparare qualche frase usando app come Duolingo, era passato a voler parlare italiano con i suoi parenti.
Per entrambi una bella sfida!
Certo che non posso dire  che dopo 5 settimane lui parli Italiano, ma spero di avergli dato qualche nozione e tolto qualche paura a parlare e buttarsi, facendogli capire che comunque l’affetto che avrebbe ricevuto e gli abbracci della gente  avrebbero prevalso su tutti gli errori che avrebbe ( sicuramente!) fatto.
E cosi` e` stato. Donald non e` ancora tornato, per cui il racconto dei festeggiamenti e` quello dei post e delle foto messe da lui o in cui e` stato taggato, ma posso dire che sono 3 giorni che ho il cuore pieno di emozione ed orgoglio.
Si`, orgoglio per la mia terra italica e la sua popolazione, che ha fatto festa ad un figlio partito e ritornato. La gente italica che non ha bisogno di tante parole, ma i cui abbracci fanno sentire un calore che scalda il cuore. La gente italica che condivide cibo e vino e fa sentire a casa. Sono contenta per Donald e anche per me, perche` conoscendo lui ho potuto condividere questi momenti di gioia ed ero anche io li` con lui a camminare per le strade del paesino ed a brindare al suo arrivo. Chissa` se ha dovuto usare la frase:” Vorrei andare a vedere la casa dove e` nato mio padre” oppure non ce n’e` stato neanche bisogno?