Di tv ed educazione alimentare negli USA

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Questa mattina appena sveglia, ho acceso la tv per guardare le notizie locali. Continua a leggere “Di tv ed educazione alimentare negli USA”

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La zuppa pulisci-frigo

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Ogni tanto la sera mi viene  voglia di minestra.
Quella dell’altro ieri e` stata una di quelle sere. No, non parlo della minestrina con il brodo e la pastina: quella mi ricorda gli ospedali, la tristezza e le malattie e tutto perche` la associo al piatto forte delle suore dell’asilo dove odiavo andare quando ero piccola e di cui  sento ancora l’odore ( la puzza….).
Preferisco le zuppe.
Faccio spesso il minestrone, che qui all’estero, senza i preparati surgelati stile Findus, diventa comunque un lavoro. Se vivete all’estero, o per lo meno se vivete negli USA, lo saprete gia`, se invece siete in Italia, sappiate che qui il minestrone surgelato non c’e`.
Per preparare il minestrone bisogna tagliare e preparare i misti dalle verdure fresche. Al massimo si possono aggiungere alcune verdure surgelate, che dovete comprare separatamente, come ad esempio piselli, fagioli dall’occhio, spinaci, per il resto bisogna armarsi di santa pazienza, riempirsi il frigo di verdure, incluso intere teste di sedano , perche` qui il “mi dia un gambo di sedano e una carota” non esiste e mettersi di santa pazienza a tagliare ….. `  se sono in vena e ho tempo, me le faccio io le buste preparate di verdure gia` tagliate da mettere nel surgelatore per quando ho fretta.
Ma l’altro ieri non avevo quasi niente, ne` in frigo ne` in freezer, da usare per farci la zuppa di cui avevo voglia. Nel frigo avevo solo della zucca di Costco che avevo comprato il weekend scorso gia` tagliata a dadini con cui avrei voluto fare i tortelli e poche altre cose. I tortelli non li avevo poi fatti perche` le giornate cosi` belle, ma fuori stagione,  che ci stanno allietando in questi giorni di novembre, mi hanno fatta scappare fuori a godermele e non mi hanno tenuta in cucina a spignattare.
Nel freezer rimaneva solo qualche avanzo di piselli surgelati e fagioli dall’occhio e poche altre cose non indicate per farci la zuppa ed io di zuppa avevo proprio voglia.
Insomma stavo pensando di fare una vellutata di zucca, ma sono arrivata tardi ….
perche` io ho anche un marito che cucina e cosi` quando gli ho ventilato l’idea della zuppa, mi ha detto “faccio io”.
E io l’ho lasciato fare.

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Le Ambasciatrici

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il sorbetto alla pesca di Paola Rontini

Di cosa puo` scrivere nel blog una persona che ultimamente e` chiusa in casa davanti ad un computer causa insegnamento di un corso super intenso ( ma che sta andando benissimo e mi sta dando molte soddisfazioni, dopo tutte le paranoie di cui vi avevo fatto partecipi nei mesi scorsi) ?
Di poco, se non che la vita scorre e la ciccia cresce…
Si`, perche` non c’e` niente come lo stare seduta al computer e la noia che ne deriva ( forse non capita agli scrittori o giornalisti veri, ma se si devono correggere dei compiti si`…) che fa venire una fame nervosa. che ti fa andare direttamente al mobiletto della cucina dove stanno i biscotti, che avevi comprato per offrirli a qualche ospite che fosse arrivato dalle tue parti, ma che poi vanno a finire direttamente dalla tua bocca sui tuoi fianchi.
Il fatto di fare anche parte di un gruppo di signore italiane sparse per il mondo e ambasciatrici della buona cucina italiana, Le Ambasciatrici del Buon Gusto , non aiuta, lasciatemelo dire.

Onigiri di Claudia Casu

Al mattino ti svegli e vieni allietata dai manicaretti che arrivano dal Giappone dove Alice e Claudia sono gia` quasi pronte ad andare a letto, ma nel frattempo hanno creato delle opere d’arte che uniscono la tradizione italiana con la bellezza e teatralita` della cucina giapponese: torte salate con ingredienti autoctoni che sostituiscono quelli italiani che magari non trovano o che hanno prezzi stratosferici, o viceversa piatti giapponesi come sushi o onigiri che invece delle alghe usano le italianissime melanzane.
  Poi, per fuso orario, arrivano i post delle ambasciatrici che vivono nel Medio Oriente ed in Europa e spaziano dagli antipasti ai dolci. Chi e` in Medio Oriente inserisce il couscous e le spezie pur rimanendo molto italiana nell’anima. Chi e` in Europa forse ha piu` possibilita` di reperire ingredienti, ma rimane il fatto che sono tutte incredibilmente talentuose e l’acquolina in bocca e` garantita. La loro creativita` non ha limiti. Le ricette che potete trovare sul blog sono un inno alla bellezza e alla bonta` della cucina Italiana
E tu sei li`: davanti al computer che dovresti lavorare ed invece sei ipnotizzata da quello che vedi, vorresti correre in cucina e provare a duplicare quello che vedi, anche se sai che i risultati non sarebbero altrettanto…fotografabili.
Allora finisce che ti consoli con quello che hai, e cercando di limitare i danni, pensi ad una bella insalata per pranzo e mandi un messaggio a qualche altra ambasciatrice che si sente in colpa come te e vi scambiate le fotografie delle vostre insalate….. E quello che e` iniziato con qualche foto di insalate, si sta tramutando in uno scambio piu` reale e il gruppo di Ambasciatrici si tramuta anche in un modo per conoscersi dal vero, se si e` fortunate  e si vive vicine.
Cosi` capita che conosci Giulia, che hai scoperto abitare nella tua stessa citta`, hai gia` conosciuto Renata e non vedi l’ora di conoscere Nicoletta, Paola, Antonella.
Altre sono troppo lontane, ma se mai andrai nelle loro citta` le vorrai incontrare. 
Queste donne sono reali, interessanti, cuoche provette anche se molte di loro non lo fanno di professione.

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Il pane carasau di Stefania Pisanu

Lavorano, sono donne, sono mamme di bipedi o quadrupedi (!!!) : Maria, Stefania , Giovanna, Lorena e tutte le altre..
Lo so che ho messo su “carta virtuale” un pensiero che hanno tutte loro e ti fa piacere (ed un po’ d’invidia, ma buona..) quando vedi le foto che testimoniano i loro incontri.
Ecco quando sei li` che dovresti lavorare, vieni rapita da questi pensieri e queste visioni…..ed un post che era iniziato in un modo lamentoso, ha preso una vita tutta sua ed e` diventato un inno ad un gruppo di donne che hanno fatto del loro modo di cucinare una bandiera della italianita` nel mondo, 

Ricette dei ricordi: la torta di riso di papa`

Questa semplice torta salata per me ha il profumo di quando ero bambina. Mio papa`, che non era un cuoco di certo, la faceva sempre e mi diceva che l’aveva imparata da sua mamma, mia nonna. Non pensavo che fosse una ricetta tradizionale piemontese, invece l’ho anche trovata in un libro.
La mia versione e` quella vegetariana e velocissima che mio papa` faceva.
A mia figlia piace cosi` tanto che ogni volta che torna a casa gliela preparo. 
Spero che diventi anche per lei una tradizione da tramandare. 

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Slow food contro fast food: però…

… non spariamo su Mc. Donald. Ma negli Usa l’obesità va a pari passo con il reddito delle famiglia: più è basso, più il bambino è obeso. Manca l’educazione alimentare anche se Ms. Obama ha cominciato la sua battaglia proprio dalle scuole
pubblicato da Alessandria News  25-5-14

MILWAUKEE – Prendo spunto dalla conversazione con un lettore che parlando degli americani affermava di come non si potesse avere rispetto di un popolo che erigeva Mc. Donald a simbolo, per darvi un’idea di come stia lentamente cambiando il mercato del cibo e dell’educazione alimentare negli Usa. Noi italiani ci ergiamo a paladini del mangiare sano e bene, ma il nostro compito non è così difficile, non è vero? Certo non è sempre stato così e la varietà dei cibi sulle nostre tavole ècosa abbastanza recente. Se mi leggete dall’inizio saprete già che oltre ad insegnare lingua italiana, insegno anche un corso di cultura italiana attraverso la storia della sua cultura a tavola. Ecco perché ho avuto la fortuna di studiare le differenze tra i due popoli anche a tavola.

Che in Italia si mangi bene ora, lo sanno tutti: dagli Italiani in patria, agli italiani che come me vivono all’estero a tutti coloro che sono fortunati ad aver provato la nostra vera cucina. Che solo i nostri nonni fino al boom economico, mangiassero molto meno di quello che avrebbero dovuto e che soprattutto fossero semi vegetariani e non per loro scelta, chi ha qualche annetto lo sa e purtroppo ora mi sa che lo stanno imparando di nuovo in molti. Purtroppo appena una qualche crisi economica arriva, si risparmia dove si può e quando si arriva a risparmiare anche sulla qualità del cibo che si porta in tavola, allora bisogna preoccuparsi.

Ecco un esempio, non troppo lontano. Sono sicura che nessuno o quasi di voi conosce il nomeFernanda Momigliano. Fernanda era una scrittrice di novelle romantiche degli anni del fascismo. Era fascista e ebrea e come lei molti ebrei, prima della degenerazione razzista del fascismo. Fernanda scrisse un libro intitolato Come vivere bene in tempi difficili. Questo manuale, scritto ai tempi in cui anche l’Europa stava soffrendo i risultati della grande depressione e l’Italia le follie autarchiche di Mussolini, voleva dare alle donne di casa gli strumenti per risparmiare scegliendo per esempio i tagli di carne meno costosi, ma soprattutto suggeriva alle signore di iniziare ogni pranzo con quella che lei stessa definiva, l’arma segreta: il minestrone, zuppa di verdure poco costosa che ti riempie perché acquosa e ti fa mangiare meno di quello che c’è ( o non c’è) dopo, sempre mantenendo le apparenze intatte, perché se eri fascista mica potevi lamentarti! Adesso per fortuna ci si può lamentare, ma la sostanza non cambia, credo che su molte tavole la minestra sia ricomparsa. Stiamo tornando ad essere vegetariani, perché per noi riempirci lo stomaco di pasta e verdure è l’alternativa meno costosa, è nel nostro dna e nella nostra storia.

Ah, la dieta mediterranea! C’è voluto un medico americano negli anni ’50 a chiamarla così, vedendo che le popolazioni del bacino mediterraneo avevano una bassissima percentuale di malattie cardiovascolari rispetto agli americani. Ma già i Romani mangiavano cibi simili a noi oggi perché era quello che trovavano, mica perché sapevano che faceva bene! Comunque qualsiasi cosa noi italiani mettiamo sulla tavola, di certo diamo molto valore al tempo passato a tavola che significa affetti, convivialità e vita sociale, nutrimento mentale e non solo fisico: per noi il cibo è lento, è slow food.

Non per niente Slow food è nato in Italia: perché noi, come per la dieta mediterranea, abbiamo sempre mangiato cosi`, anche senza saperlo. Slow food ha come messaggio: cibo buono, pulito e giusto dei produttori locali. Questo vuol dire anche di stagione e certamente con una filiera molto corta. E non mi dite che, se anche si va all’Esselunga, alla Coop o altri supermercati e si trova tutto, il nostro naso si storce all’idea di comprare le fragole a gennaio che arrivano da chissà dove o le arance a maggio, per fare solo due esempi. Oppure che andiamo a comprare gli agnolotti dalla pasta fresca, ma i tortelli di zucca li abbiamo mangiati se siamo capitati a Cremona o Mantova. Carlo Petrini, fondatore di Slow food, ha preso un concetto che e` insito nel nostro dna e ne ha fatto un messaggio globale e con gli Italiani ha sfondato la classica porta aperta.

E i fast food in Italia? Noi, ad Alessandria, siamo riusciti anche a far fallire un punto Mc. Donald. Agli italiani non piacciono i fast food: per noi fast food vuol dire piuttosto un trancio di pizza o un toast, lo si capisce subito: il nostro Fast Food è Sfizio, non è vero? Dobbiamo proprio essere disperati per mangiare da Mc Donald, infatti l’Italia è uno dei paesi al mondo con la più bassa concentrazione di catene Fast Food. Da noi non aprono nemmeno! Gli Stati Uniti invece sono la patria della carne. Dai grandi pascoli nelle praterie con i bisonti liberi agli allevamenti odierni, chiunque arriva negli Stati Uniti non può fare a meno di mangiarsi un bel bisteccone o l’hamburger. E che cos’è il fast food tipico se non una versione veloce dell’amore per gli americani per la carne? Di fast food ce ne sono letteralmente ad ogni angolo. Il cibo veloce è solo necessità e basso costo, ma qualcosa sta cambiando anche qui e anche con l’aiuto delle istituzioni, che con la first lady Michelle Obama, stanno mandando un messaggio quanto mai forte alla comunità.

Nel preparare il mio corso ho letto un libro molto interessante, intitolato Fast food Nation, del giornalista Eric Schlosster, da cui è stato tratto un film e che ha dato anche il la a tutta una serie di libri e film su fast food e industria alimentare americana. Per preparare il mio corso ne ho visti e letti parecchi e sono tutti scioccanti! Da Supersize me, il diario delle trasformazioni nel fisico e nella salute di un giovane atletico che per un mese ha mangiato solo Mc. Donald a colazione, pranzo e cena aFood inc., un film sulla produzione alimentare negli Stati Uniti. Alla fine, si capisce che due sono i problemi principali che hanno portato ad un abbassamento drastico della qualità del cibo servito nei fast food, che pure erano partiti negli anni 20 come un’idea niente male: il costo e la produzione di massa. Come si fa a mangiare in un fast food per 4 $ con hamburger, patatine e una bibita? Da dove arriva la carne dell’hamburger, che carne e`, e le patate, con che olio sono fritte? Fatevele queste domande e le risposte non sono buone: per tenere giù i prezzi vi lascio proprio immaginare che cosa mettete sotto i denti.

Però se andare al fast food, costa ancora meno ed è più facile che andare a fare la spesa al supermercato, ecco che vedete dove sta il problema: c’è la fascia più povera della popolazione che si alimenta cosi` o con quello che viene chiamato junk food, cibo spazzatura. Questi sono cibi che non hanno alcun valore nutrizionale, hanno solo la capacita` di riempire la pancia e togliere la fame e costano poco.

Però… Non è vero che la popolazione erige Mc. Donald a suo simbolo, poi le coscienze si sono mosse, anche a seguito di documentari come quelli che ho citato. Le catene di fast food stanno cambiando velocemente e molta più attenzione viene messa su quello che viene servito. Per esempio a seguito del film Supersize me (il titolo deriva dal fatto che per pochi centesimi in più, fino a qualche anno fa si potevano ricevere porzioni di patatine fritte che sarebbero bastate per una famiglia di 4 persone) non vien più offerta questa possibilità. Sono diventate obbligatorie le tabelle nutrizionali e le calorie dei cibi serviti nei fast food. La qualità della carne delle catene classiche, quella non credo sia migliorata, avrebbero dovuto aumentare anche i prezzi e non lo hanno fatto, pero` sono molte le catene che ora offrono più alternative fresche e salutari, altre che attirano un tipo diverso di clientela più attenta a quello che si mette in bocca.  Uno al fast food può decidere di andarci o no, ma a casa o a scuola?

Il problema base è che mangiare sano può costare di più che andare al fast food e non c’è l’educazione alimentare negli Stati Uniti che invece abbiamo ancora noi. Gli americani sono ignoranti in materia. Noi italiani siamo fortunati perché siamo stati messi a contatto con una cucina sana fino dalla nascita, ma loro?  Quando in un supermercato normale ci sono più cibi inscatolati o surgelati, pronti per essere messi nel microonde e mangiati, che cibi freschi: lì sta il problema. Verdura e frutta costano molto di più di un gigantesco pacco di patatine e molte delle volte arrivano da molto lontano, a discapito del gusto e delle qualità organolettiche. Molte donne americane non cucinano: le loro mamme magari lo facevano ancora, ma della mia generazione non molte e non lo insegnano ai loro figli.

E le scuole? Quando mia figlia, ora diciottenne, ha iniziato le scuole elementari, il cibo servito in mensa era solo fritto e servito a bocconcini perché i bambini potessero mangiarlo con le mani. Molti bambini americani non vengono neanche esposti a cibi differenti. Non mangiano verdure perché le verdure che gli vengono messe sotto il naso sono 3: carote, broccoli e cavolfiori sbollentati o peggio crudi e a molti bambini non piacciono (poi i broccoli e cavolfiori crudi sono proprio cattivi a mio parere!) Le patate sono fritte o sotto forma di polpettine che si chiamano tater tods, e la carne viene da qualche parte del pollo, non certo il petto, e si chiama chicken nuggets (da quando ho visto uno dei film citati ho caldamente scoraggiato mia figlia a mangiarle). Qui non si tratta solo di costi, ma di voglia ed educazione!
Molto sta cambiando. Ms. Obama ha fatto moltissimo in questo senso. La sua battaglia contro l’obesità nei bambini, è partita proprio dalle scuole perché i bambini passano molto tempo a scuola. Purtroppo solitamente l’obesità va a pari passo con il reddito delle famiglia, più è basso più il bambino è obeso. Triste no?

A scuola ora sono molte di più le alternative fresche e non fritte e non possono essere vendute bibite all’interno delle scuole. Piccoli passi, ma significativi. Molto fanno le diverse associazioni di volontariato. Tramite il mio corso ho avuto la fortuna di conoscere Greg Leon , chef associato a Slow food Wisconsin. Parte del suo lavoro è di educazione alimentare: insegna alle famiglie con reddito basso che si può mangiare sano e spendendo poco ( meno che comprando junk food) cucinando semplici piatti, basta sapere cosa e quando. Anche i ristoranti stanno cambiando, le porzioni si stanno restringendo, più importanza viene data al gusto. Piano eh? Non pensate che magicamente tutti gli americani siano diventati perfetti. La strada è ancora lunga, purtroppo il messaggio di Carlo Petrini e Slow Food è ancora elitario.

I segnali però ci sono e solo il fatto che il mio corso sia così popolare lo dimostra. Nel mio piccolo cerco di fare qualcosa, cambiando la mentalità dei giovani che mi passano sotto “tiro”: 30 alla volta.

Un’ultima cosa. Perché il titolo del mio post è però… non spariamo su Mc. Donald? Perché Mc. Donald non impersona il diavolo! C’è un aspetto di Mc. Donald che non tutti conoscono. Mc. Donald è dietro le Ronald Mc. Donald house. Ce ne sono moltissime negli Stati Uniti, di solito vicino ai grandi ospedali pediatrici. È un’associazione caritatevole che offre alloggio ai bambini malati lungodegenti insieme alle loro famiglie in vere e proprie case, rendendo più facile meno stressante e più efficace la cura del bimbo malato. Sono o gratuite o viene chiesto un contributo irrisorio di 25 $ al giorno se la famiglia ha i mezzi per darlo. Ecco la ragione del mio titolo. Da far pensare vero?

La versione in Inglese la trovate qui