Solo una foto oggi: la mia citta` italiana: AlessandriaLa Cittadella

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… e poi succede questo…

Quando, la scorsa estate, Marco Caneva, il capo redattore di Alessandria News, mi chiese se mi andava di scrivere per loro degli articoli settimanali sulla mia vita negli USA, non credo lui sapesse dove andava a finire( io non avevo mai pubblicato niente, ne` avevo un blog che mi avesse gia` fatto conoscere in giro) ne` io sapevo se ne sarei stata in grado. L’inizio della mia esperienza come scrittrice e` quindi stato per entrambi le parti il classico salto nel buio.
Devo ammettere che prendere in mano la penna virtuale e scrivere e` stato piu` facile di quanto pensassi e anche gli argomenti di cui scrivere stanno accavallandosi nella mia mente molto facilmente. Sara` che avevo solo bisogno di una valvola di sfogo e alla fine di cose da raccontare ce ne sono tante.
Ce ne saranno sempre o avro` il blocco dello scrittore? Me lo chiedeva ieri mio marito, dopo che ho ricevuto il messaggio che vi allego qui sotto e che mi ha fatto emozionare..e anche versare qualche lacrimuccia:
Pregiata Redazione,
 poiché non conosco l’indirizzo telematico della signora Claudia Pessarelli , delle cui relazioni sono attento e costante lettore , mi rivolgo a Voi perché Le facciate giungere il mio pensiero bene augurale e riconoscente .Gli alessandrini ricevono con vero piacere e partecipazione le espressioni “nostalgiche” ed affettuose che la signora Pessarelli dedica dalla lontana Milkauwe . Personalmente  Le sono grato perché ci informa su usi , costumi , condizioni metereologiche della Nazione di cui é ospite . E’ altrettanto bello apprendere i “RICORDI” e sentire le “parole” che affiorano nella sua mente e sono trasferiti negli scritti che ci invia . Le siamo grati anche perché Ella conserva una italianità doc che é il leitmotiv di ogni messaggio . Claudia Pessarelli é il miglior ambasciatore mandrogno all’estero e tiene alta la bandiera italiana mentre si fa onore in ambiente accademico . Complimenti…..e non si dimentichi mai di quanti La sentono vicina al cuore e nei propri pensieri . A presto .
Cesare ……      
Spero di si`: spero di trovare sempre qualcosa da dire e raccontare, perche` se leggermi fa bene anche solo ad una persona: e` abbastanza.
Ho usato la parola scrittore due volte in questo post, ma non lo sono. Molte volte mi leggo e rileggo e alla fine riesco a pubblicare brani con errori dentro ( spero solo di ortografia e non di grammatica). Sono una donna ed una madre, piena di insicurezze e dubbi, non ho la verita`..ho solamente la mia voce, che, ho scoperto, mi piace far sentire. 
Leggetemi, se vi fa piacere, evitatemi se non vi piaccio o vi annoio. 
Alla prossima.
                                                              

A proposito del reinventarsi

Prendo spunto dal bog di mammeneldeserto e prima di loro Giulietta e prima di loro sono sicura molti/e altre/altri: chi lascia il proprio paese per seguire marito/ moglie / compagno/compagna nell’avventura all’estero se non si reinventa, avra` una vita ben miserabile.
Chi parte, anche ai giorni d’oggi, ha in se` un po’ di Cristoforo Colombo o dei pionieri… perche` non e`comunque facile lasciarsi dietro una vita gia` su binari sicuri e scegliere l’ignoto ( anche se l’ignoto arriva con un migliorato conto in banca).
Sono da questa parte dell’oceano ormai da 19 anni. Una vita. Una vita diversa.
Chissa` dove sarei ora, se fossi rimasta in Italia? Se fossi rimasta dietro il banco della farmacia, a fare turni di notte, a lavorare di sera.. chissa`?
Chissa` se mia figlia sarebbe mai nata..la volevamo tanto e non arrivava: sono rimasta incinta un mese dopo aver messo piede negli Stati Uniti, appena mi ero messa il cuore in pace per un pochino, per poi ricominciare di nuovo con delle cure. Non sono servite: il destino? Forse.
Chissa` se avessi detto a mio marito di no, presa da panico improvviso o dalla paura di rinunciare al mio lavoro. Chissa`?
Invece  ho detto di si` e  mi sono trovata a navigare attraverso le scelte fatte, con entusiasmo e anche con un po’ di incoscienza e senza nessun libretto di istruzioni.
19 anni fa, il secolo scorso: non c’erano internet o skype, appena, appena si mandavano i fax. Con la famiglia rimasta in Italian ci si sentiva per telefono e questo e` tutto quello che si poteva fare :niente giornali, niente televisione italiana. Mi ricordo quando e` venuta mia mamma ad aiutarmi per la nascita di mia figlia: mi ha regalato un video telefono:un apparecchio altamente tecnologico per i tempi, con un video microscopico e che si bloccava di continuo, ma con cui mio papa` ha potuto vedere la nipotina dall’Italia. Mio papa`, per cui il telefono sarebbe stato l’unico modo in cui vedere la prima nipotina tanto desiderata: mio papa` che se ne e` andato quando la mia piccola aveva 40 giorni.
Il reinventarsi e` incominciato al momento di scendere dall’ aereo:  ho dovuto imparare una lingua nuova e per molti mesi mi sono sentita anche molto sola, perche` quando non parli una lingua non puoi interagire con le persone. Mi ricordo una sera in particolare: cena con colleghi di mio marito, prima prova con l’inglese in ambito sociale..oh, come mi sono sentita inferiore..quello che era la normalita`, cioe`parlare di qualsiasi cosa, non dico di arte o letteratura, ma di cose molto piu` terra terra, impossibile. Ancora ora mi ricordo le lacrime di frustrazione tenute giu` a forza!
Poi mi sono trovata ad aspettare un bambino e anche interagire con il ginecologo ( io che con termini medici ci avevo convissuto fino al giorno prima) e` stato piu` difficile.
Pero` anche le difficolta` mi hanno aiutata ad essere quella che sono ora: la madre e la donna che sono. Non penso sarei stata cosi`se fossi rimasta in Italia.
L’entusiasmo e l’incoscienza, sempre insieme.
La madre.
 Crescere un figlio senza il supporto familiare non e` semplice, ma ha un risvolto molto positivo. Se fai errori ( e ne fai!!!) li fai tu e non puoi dare la colpa a nessun altro. Ma anche i meriti puoi prenderteli tutti tu.
Certo  quando sentivo le mie amiche che in Italia se ne andavano a fare i fine settimana romantici con il marito, lasciando i figli ai nonni mentre per noi , se andava bene , era una cena con 2 ore di baby sitter, un po’ di invidia la provavo.. eccheccavoli! E qualche volta avrei voluto avere la mia di mamma a darmi qualche istruzione sull’uso, ma( scusa mamma)  le volte che ho tirato il classico sospiro di sollievo all’idea dell’ oceano che ci separava, sono state molto di piu`.
Sono stata madre a tempo pieno, ma spero non una madre opprimente. L’ho lasciata all’asilo per qualche ora al giorno dai 2 anni, ufficialmente per farle imparare l’altra lingua clicca qui, ufficiosamente per ritagliarmi qualche ora d’aria…
La donna.
Sono stata a casa, non ho lavorato per molti anni, e` stato facile? NO!La prima ragione che mi viene in mente a spiegare questa mia affermazione e` l’ aver dovuto rinunciare all’indipendenza economica.
 Nonostante mio marito non mi abbia mai detto” non puoi spendere” ed io abbia sempre avuto libero accesso ai nostri soldi ( e ci mancherebbe pure, la decisione l’avevamo presa insieme!) non c’e` niente come il non ricevere uno stipendio a fine mese che mi ha fatta sentire per molto tempo incapace di spendere per ME. Certo ho comprato le cose per arredare la casetta, per la mia bambina, ma una maglia nuova, un paio di scarpe?  Che fatica!!! Io, che adoro fare shopping, chi ero diventata?
Anche il lavoro in se` mi e` mancato e i miei colleghi, ma soprattutto mi e` mancata l’indipendenza economica, perche` per il resto ero abbastanza distratta dalle novita` della maternita` e della mia vita americana.
 Quando mia figlia ha cominciato ad andare a scuola ed ad ammalarsi di meno ( con buona pace, se un genitore lascia il figlio all’asilo, deve mettere in conto tante tante malattie..) ho cominciato ad insegnare privatamente italiano, prima gratuitamente, e a creare gioielli…. si` gioielli! Un giornale di Milwaukee ha anche scritto un articolo su di me e per un po’ ho venduto le mie creazioni in una boutique della citta`.
Poi mi hanno chiamata per insegnare Italiano a Marquette e, visto che insegnare mi piace molto di piu` che fare gioielli, ho lasciato nel cassetto le mie velleita` artistiche per iniziare questa nuova avventura.
Finito qui? No!
Ogni giorno mi reinvento: rimango madre e moglie, ma per il resto  tutto evolve. Continuo ad insegnare, ma dopo un po’ insegnare solamente grammatica mi e` cominciato a stare un po’ stretto e ho ricominciato a studiare seguendo un’altra mia passione: il cibo.
Non sono una cuoca, non mi metterei mai dietro i fornelli per insegnare la gente a cucinare..poveretti! che maestra si troverebbero: un’entusiasta, che non ottiene mai nei suoi piatti un risultato certo! Ho cominciato a studiare la relazione che c’e` tra il cibo che la storia dei popoli e non ho ancora finito!

Il dado e` tratto

..E alla fine e` arrivata la decisione. Finalmente posso dormire di nuovo… si` perche` la scelta di quale universita` mia figlia frequentera` e` stato un affare di famiglia, altro che decisione personale! Troppo difficile essere americani in quest’occasione ..siamo ancora troppo italiani e, nel bene o nel male, non ce ne freghiamo mai, con buona pace della malcapitata che ci ha come genitori.
La “mia bambina” e` stata brava, molto brava. Sei domande di ammissione: sei risposte positive. Troppe scelte!Molte ottime: allora normale e`la domanda..dove andare? Avevo gia`, in tempi non sospetti in cui non avevamo ancora tutti i dati in mano, avanzato il dubbio su quale fosse la scelta migliore, tra universita` pubbliche o private.
Infatti, nonostante io ci insegni in un’universita`, non ci capisco niente di rating e di come essi vengano ottenuti. Mio marito invece ci sguazza! Come tutti gli ingegneri, ha cominciato ad esaminare grafici e prospetti, a fare calcoli e progetti…insomma ha riempito la casa di fogli e numeri.
Sono state due settimane di panico( e di notti insonni , mie) con mia figlia che voleva andare in una certa universita` privata ed il padre che spingeva verso quella pubblica dello stato che sta testa a testa con universita` IVY LEAGUE, con uno dei migliori programmi di preparazione per la professione medica ( pre med- pre health) degli USA e “it’s in our own backyard” come direbbero qui, con dei costi che sono una frazione di quelli per un’universita` privata, anche perche` “in State”. Per tutti questi motivi e con il portafogli alla mano, come dargli torto?
Il mio cuore di madre pero` capiva anche le ragioni della pargola, che in un’universita` privata si sarebbe sentita meno esposta e piu` coccolata(…lo so faccio pena..)con corsi piu` piccoli e meno sgomitate per anche solo l’entrare in certi corsi..insomma piu` protetta. L’universita` dove avrebbe voluto andare lei e` come quella dove insegno io: stessa tipologia, stesso tipo di studenti ( infatti le due si scambiano gli studenti..cioe` chi e` di qui preferisce andare a Chicago, che e` vicino, ma sufficientemente distante da essere indipendenti, mentre noi riceviamo molti studenti da Chicago per le stesse ragioni)..e a me piacciono molto i miei studenti. L’ho sempre detto che sono i ragazzi e le ragazze che vorrei come amici di mia figlia, e l’ho detto sin da quando lei era ancora molto lontana dall’andare al college. Sono bravi ragazzi e dalle facce pulite. Non tirate la conclusione che io dica l’opposto a proposito di chi va ad un’universita` pubblica, per carita`! Solamente conosco la tipologia di studente che sceglie di andare all’universita` dove mia figlia avrebbe voluto andare..
 Da  perfetta chioccia italiana, ho sofferto le sue stesse pene ed i suoi stessi dubbi ( la povera e` anche figlia unica, quindi…) e alla fine meno male che l’ingegnere con tutti i suoi numeri e la sua determinazione ci ha prese per mano e guidate a considerare tutti i vantaggi della scelta dell’universita` pubblica dello stato.
Non senza ulteriori dubbi ed accuse, perche` secondo nostra figlia un genitore americano avrebbe detto: io ti pago il costo dell’universita` pubblica poi per la differenza sono c..i tuoi!Fai un mutuo, lavora, chiedi un prestito etc. E lei era anche disposta a tutto questo.
Che debba andare a lavorare qualche ora, quello e` un dato di fatto: fa bene al curriculum vitae e ci si aspetta che un ragazzo lavori durante l’universita` o faccia intership per dimostrare di essere anche responsabile. Che debba lavorare per cominciare a ripagare un mutuo gia` a 18 anni, quello e` un’altra cosa. Li vedo i miei studenti che certe mattine hanno la testa ciondoloni, o non riescono a studiare perche` DEVONO lavorare. Ma sono all’universita` per studiare! Per mia figlia che ha almeno 8 anni di studi davanti a se` cercheremo di fare quello che possiamo per limitare le sue pene future, e` una cosa che i nostri genitori hanno fatto per noi e noi vogliamo fare per nostra figlia.  Insomma avete capito che alla fine nostra figlia ha capito e andra` a University of Wisconsin, Madison.
Io la pensavo ancora piangente e depressa, invece e` molto piu` forte e determinata lei di me e una volta presa la decisione non si e` piu` voltata indietro. Presa la decisione, ha cominciato con entusiasmo  ad affrontare tutti i passi successivi: la domanda per Honor college, la scelta del dormitorio e della compagna di stanza, direi la scelta piu` importante per ora, visto che con questa persona ci dovra` vivere almeno per nove mesi!
E` stata contagiata dall’entusiasmo per questa nuova avventura, e` contenta perche` sta chattando con una ragazza che potrebbe diventare la sua compagna di stanza, che le piace tanto e tutti gli amici che sono gia` a Madison la aspettano.
Meno male!
Certo che, come dicono in molti, quando ti nasce un figlio non ti viene dato un libretto di istruzioni e tutto cio` che fai , lo fai sperando di non fare errori grossolani. Spero che anche questa volta sia stato cosi`!

La pizzata con gli studenti

Come ogni anno, alla fine del semestre primaverile, invito i miei studenti dell’universita`a cena a casa mia. E` una tradizione, da quando ho cominciato ad insegnare, ed accomuna me e la mia collega, che anche insegna italiano ( attiriamo gli studenti con il cibo..qualcosa si deve pur fare per promuovere la lingua, no?) La cena e` un’occasione per stare insieme e crea un bel legame tra i ragazzi e bei ricordi, anche per me e la mia famiglia. La mia famiglia infatti viene coinvolta in tutto: dalla preparazione alla gestione della serata e non so proprio come farei senza il loro aiuto. Devo dire che a mio marito non dispiace neanche! A lui piace moltissimo cucinare e poi viene da una famiglia dove organizzare feste e cucinare in grandi quantita` era la normalita` ed un piacere. Le feste a casa sua erano un appuntamento costante e non per niente io l’ho proprio conosciuto ad una di esse.Ma lasciamo da parte gli amarcord romantici.
Ho sempre fatto una cena unica per tutti i corsi che insegno.
Alle cene qualcuno degli studenti non viene e di solito il numero dei ragazzi non ha mai superato la ventina.
L’anno scorso invece  mi sono trovata per casa piu` di trenta ventenni affamati ( come gia` detto, la parola studente va sempre associata all’aggettivo: affamato), ed e` stato un incubo da gestire.La mia casa e`grande, ma piu` di trenta persone in cucina che vogliono guardare e provare a cucinare? Non ho un ristorante! 
Allora quest’anno ho deciso di dividerli e farne due di cene, anche se durante un unico fine settimana.
Cosi` ieri sera e` venuto il primo gruppo: erano in venti, il gruppo piu` numeroso. Domani saranno solo in dieci, allora sara` il classico “piece of cake” ( ma si mangeranno anche il modo di dire….)
Il gruppo di ieri sera era quello degli studenti del corso di cultura italiana. Il corso e` intitolato :” Italy: how food shaped a nation”, cioe` si parla di storia e di cucina, e di come il cibo  sia sempre legato alla storia di un popolo.
Cosa si puo`cucinare per ragazzi a cui si e` parlato di cibo per 4 mesi? 
Lo so che e`limitativo, ma gli abbiamo preparato la pizza, una bella pasta al dente e un dolce. Preparare la pizza insieme, stendere la pasta, scegliere cosa metterci sopra diventa il culmine della serata. E`una festa in se`e per loro e` una cosa totalmente nuova. Per alcuni e` la prima volta che mangiano una pizza italiana! Mangiare la pizza e` cultura sempre, anche in America. Se vogliamo considerare il risvolto della medaglia, anche noi italiani siamo critici nei confronti della pizza americana, coperta di formaggio e uno spesso strato di salsa marinara. La prima volta che la mangiamo e` una sorpresa ( per i nostri palati direi quasi mai  una sorpresa positiva!).Se pero` dici ad un americano che la loro pizza Chicago Style o NY style non rappresenta una parte della loro storia, non dici una cosa vera. Queste due pizze fanno parte degli USA, perche` sono state create qui, anche se da immigrati di origine italiana. Ormai sono un’entita` diversa. Allora e` importante insegnare ai ragazzi da dove arriva l’originale, che cosa rappresentava e perche` non poteva essere ricca di ingredienti costosi: perche` la pizza era il cibo da strada napoletano, un cibo venduto per pochi soldi, povero e visto con sospetto anche dalle classi sociali piu` elevate della citta`perche` legato al concetto di sporcizia e poverta`. Cibo che di certo non poteva essere coperto di prelibatezze: un po’ di pomodoro e due acciughe salate per alcuni era tutto quello che si potevano permettere.
Allora, preparati i panetti la sera precedente, con la ricetta della Gazzetta Ufficiale (Si`, mio marito e`un perfezionista.Io lo sono molto meno!), i ragazzi vengono dotati di grembiule e vai! Si cimentano con piacere a tirare la pasta. Ieri sera con gli iphone credo siano stati anche fatti molti video dei vari passaggi, erano tutti li` a fare foto e video ad immortalare il momento ! Sono troppo teneri: hanno PAURA di far male alla pasta, la accarezzano invece di tirarla, ma dopo diventano avventurosi ed sperimentano con con i vari “toppings”, rigorosamente italiani:mozzarella, parmigiano, gorgonzola, cipolle, zucchine, prosciutto, funghi, acciughe, capperi.
La soddisfazione quando possono addentare il prodotto finito, fatto da loro, e` evidente. 
Naturalmente gli abbiamo insegnato a fare dei classici: nessuno aveva mangiato una pizza bianca! Nessuno mangera` piu` una pizza con le acciughe ( quelle proprio non le sopportano!)
Venti pizze dopo, due chili da pasta dopo, una crostatona dopo, e di tutto non ne e` rimasta manco una briciola, hanno voluto provare il caffe` italiano. Gli oh! ah! si sono sprecati!!! Piace anche quello! 
Tutti mi hanno chiesto di mettere le ricette di cio` che abbiamo cucinato sulla nostra pagina del corso, sono sicura che tutti prepareranno la pasta e saranno molto piu` attenti alla cottura per farla al dente, faranno la pizza ( o compreranno il panetto per prepararela pizza, che ora si trova in molti negozi ) ma non lo copriranno di pomodoro, perche` sanno ora che mangiare italiano non vuol dire aggiungere pomodoro- o aglio- su tutto!
Piccoli passi per educare ad apprezzare un modo diverso di mangiare ed una cultura diversa… venti studenti alla volta!