Gli homecoming, i balli delle scuole americane ed i figli che crescono

homecoming-9th-parentsLe mamme degli adolescenti americani e le mamme degli adolescenti italiani e stranieri che vivono in questo periodo negli USA, sono tutte accomunate da una cosa.

In questo periodo nelle scuole americane di celebra l’Homecoming e  per molte e` la prima volte che ci si rende conto che il proprio figlio o figlia sta crescendo. Continua a leggere “Gli homecoming, i balli delle scuole americane ed i figli che crescono”

L’universita` americana

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http://www.studioallestero.com

Ho una figlia all’universita` e all’universita` ci insegno . Questo fa di me un’esperta? No, assolutamente, ma voglio rispondere a due o tre domande che mi vengono regolamente fatte da familiari e amici italiani.
 Tua figlia…
1) Ha gia` dato degli esami?
2) ( in estate..) Ma non studia?
3) Si laurea in francese: vuole insegnare a scuola?
La risposta e` si`, no, no..e se volete la finisco qui, ma non siete cosi` fortunati..allora vi racconto, cerco di raccontarvi, come funziona l’universita` negli USA, ma visto che i miei ricordi universitari italiani sono di un secolo fa, e non ne so niente da dopo la riforma, mi astengo dal fare paragoni con il sistema italiano. Aspetto pero` con trepidante attesa i vostri commenti.
Qualche anno fa avevo scritto una serie di post sull’educazione nelle scuole americane cercando di srotolare la matassa delle domande che molti expat si fanno, quando arrivano qui negli USA con figli da mandare a scuola. Nell’ultimo avevo parlato dell’accettazione alle universita` dove si era fatta domanda e del problema dei soldi e del costo dell’educazione. 
Qui invece voglio solo parlare di curriculum scolastico e rispondere alle domande che vi fate, e che, se non vivete qui, fate anche a me.
Il curriculum universitario USA si distingue innanzitutto in due livelli: 

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Morire a scuola senza un perché

Prima che leggiate, devo aggiungere una premessa. Mentre stavo finendo di scrivere questo editoriale da mandare in redazione di Alessandria News, ho letto il post di una blogger che seguo, Giulietta, di I Cerruti in India…,sullo stesso argomento. Le ho scritto , dicendoglielo, e facendole presente, che per i tempi del giornale esso non sarebbe stato pubblicato fino ad oggi. Per fortuna i nostri scritti sono diversi, pur nella comune domanda sul perche` succedano queste stragi. Mi fa piacere in ogni caso rimandarvi alla lettura anche del suo
OPINIONI – Di nuovo: è successo un’altra volta. Un giovane è entrato nella classe dove anche lui era studente e con precisione e crudeltà ha ammazzato il professore e parecchi suoi compagni di classe, quei ragazzi che fino al giorno prima avevano condiviso quei muri e quei banchi con lui. Una carneficina.

Oregon Umpqua Community College, era un giorno qualunque in un’università degli Usa. Wisconsin, Texas, Florida: poteva comunque succedere ovunque, perché la libertà di avere in casa (e anche addosso) armi è un diritto sancito dalla costituzione, ma la legge su chi quelle armi può comprarle, detenerle e quante ne può possedere, fa acqua da tutte le parti.

E che qualcuno entri in una scuola o in un altro luogo pubblico e ammazzi innocenti di tutte le età, succede troppo spesso. E tutte le volte si sentono gli stessi proclami. E tutte le volte si vede un presidente Obama sempre più disperato, sempre più incanutito, lì a dire le stesse parole, che sono parole buttate al vento, perché niente cambia.  Si vedono i pianti dei familiari, degli amici, le veglie di preghiera, le fiaccolate; si sentono le storie dei sopravvissuti, poi dopo un po’ di giorni basta.

E come mamma e come insegnante rabbrividisco forse ancora di più di altri per quanto accaduto. Penso a mia figlia, penso alla mia università, a quella dove va lei, a quelle dove vanno i figli dei miei amici. Potrebbe succedere da ogni parte. È successo in Oregon in un piccolo community college, dove vanno principalmente ragazzi della zona e anche tanti adulti che hanno ripreso a studiare per prendere un titolo di studio. È successo anche in una grande e prestigiosa università con molti studenti internazionali, come il Virginia Tech.

Pur nello shock condiviso da tutti, se si ha un’esperienza diretta con i ragazzi negli Usa, si sa come dietro facce normali, vite qualunque che ti incrociano la strada per un semestre, si possano nascondere demoni terribili. Negli anni ho incontrato nella mia professione studenti con problemi. Nessuno di loro mi ha fatto mai minacce personali, anche se una volta avevo avvertito l’università perché le e-mail di uno studente erano un po’ strane e farneticanti e mi ero spaventata, molto!

Però ne ho incontrati parecchi di studenti soli, confusi, diversi. Per carità, tutti ragazzi che ho cercato di capire e aiutare. Ho consolato pianti, ho dato possibilità extra di rifare esami, insomma non ho smesso di comportarmi da mamma anche tra le mura della classe, perché certe volte era solo di quello che avevano bisogno. Mi sono però sempre domandata se avrei mai capito se davanti a me si fosse trovato uno studente come quello che ha fatto l’ultima strage o le altre (le troppe precedenti) e se si sarebbe potuto fermare.

L’insegnante uccisa al Virginia Tech alcuni anni fa aveva comunicato alla scuola i suoi sospetti, ma non era stato fatto niente. Chi era costui? Perché ha fatto fuoco e ha ammazzato persone innocenti? Nonostante tutto, nonostante i grandi network televisivi avessero giurato e spergiurato che non gli avrebbero fatto alcuna pubblicità, alla fine si è saputo troppo su di lui e sulla sua famiglia. Gela il sangue sapere che sui social network aveva preannunciato quanto voleva fare, dicendo che “lui era un nessuno e avrebbe finalmente avuto i suoi cinque minuti di notorietà”. Purtroppo gliel’hanno data, aveva ragione. Gela il sangue sapere anche altre cose, di cui non voglio parlare, perché le parole male interpretate sono armi altrettanto pericolose e non voglio essere parte di chi strumentalizza a suo vantaggio la morte di innocenti.

Secondo me però non c’è né una componente razziale né religiosa in questa ennesima strage americana.
Costui era un malato di mente a cui è stato dato il permesso legale di uccidere. Per questo motivo, visto che lui aveva regolare porto d’armi, c’è sicuramente qualcosa che non funziona nel processo che serve a determinare se la persona che richiede di comprare le armi sia sana di mente e sia in grado di capire.  Anzi mi domando se ci sia del tutto una valutazione psichiatrica fatta da professionisti su chi richiede il permesso di comprare un’arma (c’e` quello che si chiama Background check, ma è più un controllo sulla storia della persona per sapere se ha violato la legge o no).

Ogni anno qui negli Usa bisogna fare il tagliando dell’auto per le emissioni: prendi un appuntamento, ti metti in fila, paghi il dovuto, fanno il controllo e se la macchina non supera l’esame, deve essere riparata. Punto. Allora fatemi capire, l’auto sì, deve essere controllata regolarmente altrimenti gli scarichi potrebbero farci male alla salute, ma uno che ha il permesso di avere armi in casa, poi va in depressione o magari emerge un disturbo di personalità non adeguatamente valutato (o rilevato), non va controllato regolarmente negli anni da un professionista per capire se con il porto d’armi è diventato un pericolo per se stesso e per gli altri? Magari si potrebbe iniziare con un “tagliando” di controllo per chi le armi le vuole detenere.

Alcuni dicono che la percentuale di uccisioni in massacri è limitata rispetto al numero totale di morti da arma da fuoco, anche se esse fanno da cassa di risonanza al problema: ah bene, che meraviglia, diciamolo ai familiari di quei poveri ragazzi. Rimane il fatto che il numero di morti per arma da fuoco mette gli Usa in cima ad una ben poco invidiabile classifica, dove al secondo posto c’è lo Yemen, dove però c’è in corso una guerra civile.

Perché il problema alla fine non è avere o no un’arma (sono contraria anche a quello, ma mi sa che poco potrà cambiare per due motivi principali: le lobby delle armi sono troppo potenti e bisogna cambiare la costituzione e limitare un diritto e quello negli Usa non si fa), ma chi quell’arma la può possedere e la facilita` con cui si può ottenere il permesso. Per quello forse qualcosa si dovrebbe poter fare, prima che succeda di nuovo.

Avevo appena terminato di scrivere questo editoriale e lo avevo mandato in redazione per la pubblicazione. Lo avevo concluso con una speranza: che la legge potesse arrivare a fare qualcosa prima di un’altra strage. Non sono state stragi per fortuna, ma in un giorno, venerdì, ci sono state altre due sparatorie in due università diverse. Due studenti morti e parecchi feriti. Chi li ha uccisi? Altri studenti. Studenti che avevano armi con loro. Le notizie sono ancora confuse e poco ancora si sa. Rimane sempre più forte la necessità di urlare BASTA! Bisogna fare qualcosa… eppure ancora oggi, nonostante tutto, meno del 50% degli americani è in favore di leggi più restrittive sulle armi. Non aggiungo altro.
11/10/2015

what happens in…stays in…

Image result for no violenceC’e` una pubblicita` qui negli USA che pubblicizza la citta` di Las Vegas, nota per i suoi casino` e destinazione comune per gli amanti del gioco , degli spettacoli e magari anche di altri peccatucci. La pubblicita` infatti si basa sulla trasgressione e sul fatto che Las Vegas e` una citta` dove  tutto puo` succedere, ma dove si puo` trasgredire, intanto “What happens in Vegas stays in Vegas”,tutto rimane a Las Vegas.
Rubo, per il titolo del mio post, quella pubblicita`  per parlare non di gioco, ma di violenza sessuale e di come purtroppo ancora si abbia paura di parlare e tutto rimanga nascosto.
Argomento sempre triste, scottante, ma ancora di piu` quando si tratta di stupro nei campus universitari. Continua a leggere “what happens in…stays in…”

Mamma mia l’inglese!

Parlare inglese e` una cosa, scriverlo e` un’altra e per noi italiani che lo impariamo come seconda lingua da adulti, scrivere le parole inglesi e` piu` facile che dirle ad alta voce. Un’altra cosa e` quando scriviamo sotto dettatura, perche` allora veniamo messi di fronte alla bestia cattiva della lingua inglese: lo SPELLING! Parlo di scrivere parole, non parlo della costruzione delle frasi che rimane ostica per molto, ma molto tempo. Noi Italiani siamo prolissi, l’inglese e` una lingua essenziale nella costruzione, scrivere in inglese come un madre lingua rimane molto difficile.
Io quando scrivo in inglese pensando a quello che devo scrivere, faccio veramente pochi errori di spelling, aiutata spesso da come si scrivono le parole in italiano. Ultimamente poi con “autocorrect” di Word, non ne faccio proprio piu`, ma avevo notato questa mia capacita` gia` dall’inizio della mia avventura americana quando, fatto il test per entrare in un corso ESL ( English as second language), avevo sorpreso tutti per la mia grammatica e la mia scrittura, tanto che non volevano accettarmi perche` secondo loro sapevo gia` tutto. Peccato che non spiccicassi una parola e ne capissi ancora meno. Il mio linguaggio gestuale in quel primo periodo aveva raggiunto livelli di raffinatezza incredibile:vi ricordate quel gioco in cui si mimano titoli di film e gli altri devono indovinare, ma non si puo` dire niente se non mimare ? Ecco in quel periodo io “parlavo” cosi`.
Una cosa che mi stupiva e mi stupisce ancora, invece e` il numero di errori che contraddistingue la scrittura di molti americani, anche dei miei studenti del college. Potreste pensare che gli errori derivino da una diversa interpretazione di “autocorrect”, ma a questo punto se ci pensate, autocorrect puo` aggiungere una H dimenticata, ma non corregge parole giuste infilate a casaccio in un contesto: se uno scrive were invece di where  o altri strafalcioni grandiosi, mica word se ne accorge!
Questo perche`? Mettiamo come prima causa la pigrizia: le persone quando scrivono, a meno che non siano pezzi ufficiali, sono pigre e non si rileggono.  Non posso escludere pero` il fatto che  poche scuole diano importanza alla scrittura, materia dimenticata specialmente alla scuola superiore, quando per migliorare la lingua scritta bisogna frequentare quei corsi AP di cui vi parlavo mesi fa  in questa serie di articoli sulla scuola superiore americana 1 e2 .Le scuole sono tutte prese dal promuovere la matematica e le materie scientifiche e si dimenticano dell’inglese scritto, che ormai sembra essere materia desueta. Apro una piccola parentesi: mi aveva letteralmente sconvolto leggere un articolo che ci era stato dato come compito quando mi preparavo ad insegnare online e che parlava di “ghost writers” ( scrittori fantasma) che scrivono di tutto, dai lavori alle tesi, per studenti incapaci. A parte il fatto in se`, uno di questi si lamentava anche della qualita`  delle email che riceveva e che sembrano scritte da analfabeti, non da persone che stavano facendo dei master all’universita`. L’articolo era a proposito della disonesta` che la rete permette, ma mi aveva colpito per il fatto che anche adulti “educati” non sappiano scrivere in Inglese corretto.
Mia figlia scrive in inglese particolarmente bene. Non dovrei lodare mia figlia perche` non sta bene, ma i suoi lavori sono stati usati dai suoi insegnanti di inglese come esempi per le classi successive. Di certo nell’imparare l’inglese io non l’ho aiutata molto, ma magari scrivendo anche in Italiano ha mantenuto la capacita` di “vedere” la fonetica? Certo lo spelling in inglese e` difficile: caspita! Pensate a parole come throughout o although, neighborhood  tutte quelle lettere che non si pronunciano, ma , mannaggia sono li` da scrivere!
Sono sempre stata curiosa di capire come imparino a scrivere i bambini madrelingua inglese, ho fatto domande, magari stupide agli insegnanti di mia figlia, ma volevo capire il processo: come mai certe volte ci sono vocali silenziose, e altre volte no, come mai la a certe volte suona come una a italiana, mentre altre come una e. Ho ottenuto risposte soddisfacenti? Direi di no! Sono rimasta per molto tempo con i miei dubbi. Allora ho letto diverse cose, ma se ho capito qualcosa sull’apprendimento, poco ho capito sul perche` certi suoni siano in un modo e certi in un altro, se non che si imparano a memoria, finche` ho letto questo che mi ha aiutato a capirci qualcosa di piu`
Ci sono moltissimi scritti a proposito dell’insegnamento dello scrivere che procede per suoni e gruppi di lettere dai piu` semplici ai piu` complessi. Associata alla scrittura, e che procede a pari passo, c’e` la lettura, che visualmente mette in contesto di storia i suoni acquisiti.
Cosi` si inizia mettendo insieme gruppi semplici di vocali e consonanti : it, ca, ot per poi procedere ad imparare le paroline con questi suoni: cat, hat, ham, sam am….e cosi` si arriva a leggere i primi libri, come quelli di Dr. Seuss, che mia figlia definisce l’insegnante di inglese dei bambini americani. I suoi libri sono una ripetizione ed in rima dei suoni che i bambini devono imparare e vengono letti e riletti sia a scuola che a casa: le due illustrazioni sono tratte da “The Cat in the HAT”
questa da “Green eggs and Ham” un altro dei favoriti di tutti i bambini:
Quanti libri di Dr. Seuss abbiamo letto insieme…ed il bello era che mia figlia mi correggeva quando la H davanti a Ham si perdeva nella mia bocca….
Ogni settimana a partire dal Kinderganden i bambini arrivano a casa con delle liste di 10 parole da imparare, copiandole e scrivendole sotto dettatura ( a casa nostra sotto mia dettatura..povera figlia che ha fatto tutto da sola, vista la mia pronuncia ….alquanto italiana!). Ho trovato molto interessante questo articolo, che naturalmente e` molto piu` specifico di quanto possa essere un mio post e che vi invito a leggere.
Mentre i bambini italiani a Natale della prima elementare sanno leggere e scrivere, qui ci impiegano parecchio di piu`. Naturalmente e` sempre vero il concetto che se il bambino e` bravo viene spinto avanti sia nella scrittura sia nella lettura.
E` molto  importante seguire gli stadi di apprendimento della scrittura e della lettura, e non saltare troppo avanti, perche` messi davanti a libri troppo difficili, non solo i bambini non ne capiscono i concetti, non sono neanche in grado di leggerli!
Comunque, visto che qui negli USA amano gare e competizioni di ogni genere, anche lo spelling ha la sua  gara, the Spelling Bee, resa famosa, anche da parecchi film, uno di questi era  Akeelah and the Bee del 2006 e preceduto appena qualche anno prima da Spellbound.
La competizione nazionale fa vincere un premio in denaro ( che sara` senz’altro utile per pagare l’universita`), ma chi arriva a quel punto avra` gia` superato diverse competizioni regionali sempre piu` difficili. La missione dell’organizzazione e` “ … è quello di aiutare gli studenti a migliorare la loro ortografia , aumentare il loro vocabolario , imparare concetti e sviluppare il corretto uso della lingua inglese, fatto che li aiuterà per tutta la vita .”  
Gli si deve credere? Di certo saper scrivere bene aiuta senz’altro nella vita, ma perche` farne una competizione?
A me come madre queste cose fanno venire l’orticaria. Non mi piacciono: ma non mi piacciono neanche le competizioni sportive . Sono io che sono strana, che ci volete fare!