Per Amiche di Fuso

amichedifuso-claudiaE dopo aver letto la testimonianza di Francesca, oggi parla la sua mamma: Claudia akaUn’alessandrina in America, nome anche del suo spazio virtuale dove si racconta nelle sue esperienze di vita, lavoro, scuola in USA. 
Io, Greta, ho avuto la fortuna di conoscere Claudia ed è una mamma dolcissima e presente, ricca di interessi e sempre positiva, severa il giusto, aperta verso questa nuova cultura americana che ha dovuto far combaciare con quella italiana nell’educare e crescere Francesca ma sempre vigile con il suo essere una mamma pur sempre italiana.
Lei è stata la mia fatina in questo nuovo mondo, sempre pronta a darmi spiegazioni e ottimi consigli, a introdurmi a cose nuove, a farmi anche un po’ da mamma quando era necessario: vorrei che ci fosse una Claudia là fuori per ogni nuova expat e da questo post capirete che meravigliosa mamma sia. 

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Come mantenere lingua e cultura italiana, vivendo all’estero?

Image result for bilinguismoVorrei riprendere il discorso del bilinguismo nei bambini attraverso lo scambio con una lettrice del mio blog. Le sue domande sono state le mie tanti anni fa, ma non avevo nessuno a cui rivolgerle e spero che il mio umile punto di vista possa essere d’aiuto a qualcuno che  si trova ad affrontare gli stessi problemi ora. Ripeto, il mio e` solo un punto di vista e soprattutto non sono un’esperta, sono solo una madre.
“ Ciao Claudia, mi piace molto il tuo blog e da mamma expat da 3 anni provo ammirazione per le vostre scelte. Non e` facile vivere all’estero e tu ormai ci sei da 20 anni:brava, il coraggio non sta nel partire ma nel rimanere:dicono! Ti scrivo perche` mi chiedo come hai fatto a mantenere per tutti questi anni una “doppia cultura”, come hai fatto a tramandare insegnare e trasmettere la nostra italianita` a tua figlia? Io sono molto spaventata , ho paura di non trasmettere le mie/nostre radici a mio figlio. Lo vedo ogni giorno piu'”inglesizzato”, cerchiamo di viaggiare spesso ed il piu`possibile,i libri non mancano, continuiamo a parlare in italiano, ma a volte e` difficile: il contesto di mio figlio, come quello di tua figlia, e` in inglese. Come hai fatto tu? Scusa questo messaggio di una mamma cosí`  imperfetta e un po` preoccupata e grazie. Io  nel frattempo cerco di fare sempre del mio meglio! Buona giornata e ti leggo sempre con tanto piacere, un abbraccio. “

La mia risposta: ”Ciao. Tu dove sei? Mantenere il bilinguismo e tramandare la cultura del nostro paese di origine ai nostri figli non e` facile e non e` mai un fallimento, se uno non ce la fa. Ci possono essere situazioni familiari che non lo rendono cosi` facile ed immediato. Noi siamo entrambi italiani quindi l’italiano e` la lingua che parliamo in casa. Ti chiedevo dove sei perche`, se le condizioni economiche te lo permettono, trascorrere qualche periodo prolungato in Italia per creare un contesto alla lingua che sente parlata da voi, cosicche` tuo figlio si possa fare qualche amichetto italiano con cui mantenere i contatti durante il resto dell’anno, anche quello puo` servire molto. Non so quanti post del mio blog hai letto e se hai letto questo:sulla mia esperienza
In quel post spiegavo un po’ come ho fatto io, e come abbiano permesso a mia figlia di frequentare un mese di scuola in Italia durante le elementari.
Ma ripeto: lei ora ha 19 anni e le leggi potrebbero essere cambiate. Chiedere per la scuola in Italia non costa niente. Se si ha la cittadinanza italiana,  l’alfabetizzazione dovrebbe essere garantita …credo!
Secondo me il problema sta tutto li`: la lingua parte dalla socializzazione ed il vocabolario si costruisce sulla necessita`. 
La scuola crea le basi, infatti a mia figlia in Italiano manca il vocabolario della cultura, perche` ora e`all’universita` e mentre puo` parlare di tutto in inglese, in Italiano non sa i termini, nonostante in casa cerchiamo di parlare di tutto. E` un aspetto da tenere in considerazione, perche` fa pendere la bilancia molto verso la lingua che si usa a scuola e su questo non possiamo farci niente. Pensaci : non succede anche a noi quando ci trasferiamo in un paese straniero e non conosciamo bene la lingua locale? Non e` frustrante avere i concetti in testa di quello che si vorrebbe dire, ma non essere in grado di esprimerli?
 L’italiano a mia figlia, comunque non viene naturale: duro ammetterlo, ma e` cosi`.Quando e` stanca mi parla in inglese e io le rispondo in Italiano,ma se lo fa per pigrizia le dico: non capisco, come quando era piccola!!!! E lei lo sa….
La poca scuola in Italia le e` servita per scriverlo e leggerlo bene, usando pure correttamente condizionale e congiuntivo:la scuola ha fatto la fatica al posto mio, perche` non e` facile insegnare ai propri figli, si spazientiscono con noi, non la prendono seriamente, etc( io che insegno italiano agli altri, non ho potuto fare scuola a mia figlia!!!).
Se parliamo di cultura intesa come libri: certo! Tutto quello che puo` interessare a tuo figlio: se gli interessano i dinosauri, compragli libri sui dinosauri in Italiano, leggeteli insieme e commentateli. Se invece parliamo di cultura in senso piu` generale: viaggiare, leggere anche in inglese ( quando sara` piu` alto) capolavori italiani o libri che hai letto gia` tu e che potrebbero piacere anche a lu,  tutto serve.
Fin qui e` quello che possiamo fare come genitori: inculcare la curiosita` e mantenere quello che siamo, pero`anche a me fa paura la perdita della nostra identita`.
Lei ha un ragazzo, americano, che per amore suo, sta imparando l’italiano, pero` chissa` se sara` lui l’uomo con cui costruira` la sua vita? Sono tanto giovani! In ogni caso chissa` se lei parlera` italiano ai suoi figli?  Ne dubito: credo comunque che, nonostante gli sforzi fatti in tutti questi anni, lei sia piu` americana che italiana. Saro` io la nonna che parlera` ai nipoti sempre solo in Italiano: rendendomi antipatica e rompiballe!!! (mi sa che li dovro` viziare in un altro modo!!!)
Scusami per la lunga risposta: quello che spero si capisca dal mio fiume di parole e` che noi abbiamo cercato di fare del nostro meglio, poi si vedra`! L’unica cosa che non mi sono fatta e` stata quella di crearmi problemi: con una notevole dose di incoscienza, sono andata avanti per la mia strada senza leggere grandi libri o parlare con esperti. Ci sono bambini che parlano dopo perche` imparano due lingue: lei no…boh?

Ogni bambino e` diverso e ha i suoi tempi. Noi possiamo solo dargli gli strumenti per crescere il meglio possibile. Spero di esserti stata un po’ d’aiuto, almeno per quanto riguarda il toglierti il peso del sentirti “imperfetta”, perche` imperfette lo siamo tutte..altrimenti che barba, che noia!!!!

Are you camera ready?

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photo credit :http://www.onegoodthingbyjillee.com/

Non so se vi e` sfuggita l’informazione, nella marea di parole con cui vi travolgo: fra un mese iniziero` ad insegnare un corso intensivo di italiano per l’universita`.
Si tratta di italiano primo livello, corso che insegno da anni. La differenza e` che questa volta sara` online. Le lezioni, le istruzioni per gli esercizi, i quiz, gli esami e pure la mia…persona… devono essere disponibili attraverso uno schermo di computer.
E` da novembre che  mi sono imbarcata in  questa avventura e non vedo ancora il porto d’arrivo.
Cioe` si`, lo vedo…e` vicino e si chiama 18 maggio, lunedi`, ma sono rimasta senza carburante e devo remare, in un mare pieno di squali.
Vi e` piaciuta la metafora? Magari e` un po’ troppo drammatica, ma rappresenta come mi sento ultimamente.
A forza di remare sono stanca: non pensavo ci volesse cosi` tanta attenzione ed altrettanti meeting di lavoro per portare tutto il lavoro che si fa in classe su un computer.
E a questo si aggiunge che il corso durera` 6 settimane e coprira` il programma che si fa in 4 mesi di lezioni “normali”.
Oddio, parlando del vile denaro, c’e` anche da dire che guadagnero` in sei settimane cio` che di solito guadagno in 4 mesi e che mi e` stato riconosciuto uno “stipend”, che nonostante il nome, non corrisponde allo stipendio ( eccone la definzione se vi interessa) per la preparazione.
Lasciando stare il fatto che se non mi vedrete postare niente fino alla fine di giugno, non pensiate che io abbia chiuso casa e che mi sia trasferita in Costarica ( magari)  No! Saro` solo qui a correggere ed insegnare da mattina a sera , ma posso gia` facilmente affermare che i soldi dello stipend me li sono ampliamente guadagnati.
Parola su parola, tutto e` stato messo online. Un lavoro mostruoso perche`, se ci si basasse solo sulla grammatica, il corso diventerebbe una palla mostruosa. Bisogna allora inventarsi attivita` e discussioni per coinvolgere gli studenti e farli sentire parte di una comunita` anche se virtuale. Cosi` abbiamo dovuto inventare degli Alter ego con famiglie, per far si` che gli studenti lavorino con piu` soggeti dei verbi. UN LAVORACCIO!
La ciliegina sulla torta? La settimana scorsa mi hanno filmata per fare dei video di presentazione dei capitoli. Filmata! Ma vi rendete conto?
Ecco come sono andate le cose.
La settimana precedente, meeting per dirmi come sarebbero andate le cose in sala registrazione.
Primo: non avrei dovuto leggere, anche se sarebbe stato meglio non andare proprio a ruota libera per evitare gli UHMMMM che sarebbero potuti accadere per un vuoto di memoria, che qui chiamano spassosamente BRAIN FART ( scorreggia mentale).
Secondo: avrei dovuto cambiare abito ed accessori per far pensare a registrazioni successive.
Terzo: avrei potuto scegliere dove  filmare i video, anche all’aperto o in qualche luogo legato alla tradizione italiana a Milwaukee. Ho deciso di rinunciare a quest’opzione: gia` sapevo che avrei avuto problemi di naturalezza di fronte alla macchina da presa, pensate anche sapere di avere occhi di altri sconosciuti puntati su di me.
Quarto :  avrei dovuto preparare uno sfondo con uno slide show di immagini a narrare cio` di cui avrei parlato.
Insomma, visto che questo e` un periodo di calma piatta per me ( certo!), proprio da stare tranquilli.
Il giorno fatidico arriva.
La mattina cerco di sistemarmi i capelli, avevo cercato di prendere un appuntamento dalla parrucchiera, ma nada de nada..allo specchio una evidente, deprimente ricrescita. Ricorro allo stick temporaneo: copre, ma i capelli si induriscono e solo quello mi da` fastidio. Li lascio sciolti e ricci al naturale sperando cosi` di nascondere piu` difetti possibili di colore e taglio ormai datati e mi sembra di aver fatto pure un buon lavoro. Arrivo anche a usare il ferro per evidenziare alcuni riccioli intorno al viso ad incorniciarlo. Mi trucco un po’, sono ancora moderatamente dorata dopo la vacanza del mese scorso e mi guardo soddisfatta allo specchio.
Parto con la borsa  con 6 cambi (per i 6 moduli del corso) tra maglie, top, canotte e tutto quello che puo` far pensare ad estate ( visto che il corso sara` in estate), ma anche con le mie adorate sciarpone. ( meno male…con il senno di poi).
Arrivo all’universita` e mi dirigo in sala di registrazione. Molto professionale, ma d’altra parte chi mi filmera` sara` uno studente che studia quello, quindi …
Mezz’ora per sistemare luci, schermi, computer su cui passeranno le immagini da me preparate che verranno proiettate sullo schermo, insomma io li` ad aspettare.
Arriva il momento clue. Mi faranno due registrazioni per ogni video e sceglieranno la meno peggio  la migliore. Non c’e` il ciak, ma carinamente e per sdrammatizzare, mi dicono che se voglio me lo vanno a cercare. 
Poi mi danno le dritte per evitare che i miei occhi vaghino per la stanza o che il mio sguardo appaia piu` vuoto di quel che e`. Allora mi dicono di considerare la telecamera lo studente a cui parlo e di essere naturale.
Facile vero? Eccerto! Come no!
Ho un freddo boia, altro che estate! 
Il primo ciak arriva e decido di partire non dal primo modulo , ma da uno di mezzo, che poi sara` inserito nel corso quando gli studenti saranno gia` abituati alla mia erre piemontese ed al mio forte accento italiano quando parlo inglese.
Comincio e alla fine va tutto liscio, l’unica cosa difficile e` veramente guardare la telecamera, senza “vedere” la persona che c’e` dietro la telecamera. Sono anche un po’ conscia della mia gestualita`: non voglio essere rigida come una scopa, ma neanche gesticolare troppo ( che poi dicono che noi italiani gesticoliamo a sproposito).
Tra un video e l’altro mi cambio, cambio anche rossetto, ma rinuncio a cambiare pettinatura…troppo sforzo!
Continuano le registrazioni e ci vogliono due ore per fare tutti i video: alla fine sono morta! Balbetto anche per la stanchezza e il video del primo modulo e` quello che devo ripetere di piu`…altro che naturalezza che si acquisisce con la pratica!
I video non li ho ancora visti nella loro interezza, non so se osero` guardarli mai.
Sono tornata allo studio per fare ancora delle registrazioni audio per altri esercizi e per gli esami e me ne hanno fatto vedere dei pezzettini, dicendo che sono venuti bene e che sono veramente naturale davanti alla telecamera… mah?
Io ho visto solo i difetti: le rughe, l’abbronzatura che pure essendo veramente minima dal vivo, mi fa sembrare incartapecorita, il rossetto che invece di evidenziare le labbra mi indurisce i lineamenti ed i capelli???? Orrore!
La luce sparata sopra di me, ha reso i miei riccioli naturali un intreccio caotico e volante, decisamente piu` l’immagine di una che si era appena alzata dal letto  che una “bella testina”. Avrei potuto evitare il ritocco, tanto sembravo tutta bianca!
Insomma dov’era il mio make up artist? No, non ero certo”camera ready”!
Pero` e` stata una bella avventura e mi ha fatto capire quanto lavoro c’e` dietro ogni programma televisivo o film che vediamo.
PS: non potrete ridere di me: questi video saranno solo visibili agli studenti, sul server dell’universita`…ALLELUIA!

I Cattolici di questo angolo di mondo, alcune considerazioni personali

Image result for catechism clipartHo frequentato la parrocchia in Italia, ho persino conosciuto quello che sarebbe diventato il mio futuro marito all’oratorio. La chiesa quando stavo crescendo era il centro della vita associativa, per molti ragazzi. Alla fine non e` che ci fossero molte scelte: negli anni 70-80 c’erano o le associazioni indirizzate politicamente o la chiesa.A me la politica non interessava, quindi l’alternativa era stata frequentare l’oratorio. E lo ammetto, non e` che fino agli anni delle superiori a casa mia si fosse mangiato pane e chiesa. A parte i sacramenti ed il catechismo, non mi ricordo che si andasse in chiesa la domenica. Mio padre era socialdemocratico, mia mamma crede, ma ha un rapporto con Dio che e` molto intimo, insomma ecco qui che io vengo portata da un’amica ad una festa di Capodanno tanti anni fa del gruppo della parrocchia e li` mi fermo.
Per gli amici, per avere un luogo dove ritrovarsi al caldo e dove poi a poco a poco di cose ne ho fatte, con convinzione, credendo a quello che facevo.Questo e` un lungo preambolo, ma questo pezzo  non vuole essere la storia del mio rapporto con la fede. Quello che vi voglio raccontare oggi e` di come diverso sia il rapporto con la Chiesa qui in America e di come io abbia notato molte differenze con l’Italia. Nel mio piccolo, per carita`, sperando di non scrivere troppe inesattezze.
 In Italia siamo circondati dalla Chiesa. Roma ed il Vaticano sono li` , qui si deve fare un po’ piu` di fatica e alla fine si hanno anche piu` scelte. Se uno decide di essere Cattolico, ha deciso che lo vuole essere davvero, non per tradizione di famiglia. In Italia c’e` sempre stato questo groviglio tra stato e chiesa: prima i patti Lateranensi del 1929, poi il nuovo concordato, che non e` che abbia cambiato cosi` tanto, nel 1984. Ancora adesso la Rai, la televisione di stato che dovrebbe essere laica,  sembra la TV Vaticana.  Quasi tutti i telegiornali parlano del Papa, la domenica mattina, almeno qui a noi all’estero, fanno vedere trasmissioni religiose. E` necessario questo?  Secondo me no. Se credo e frequento la chiesa, non sto a guardare Cristianita` in TV, se invece la Chiesa non la frequento e non sono cattolico, mi ruga un po’ che i miei soldi del Canone vengano spesi per quello.
 E alla fine il fatto che  la Chiesa sia quella che deve pagare per lo stipendio del parroco, il  restauro delle chiese etc etc fa si` che le “normali “ chiese italiane, quelle per intenderci non nelle guide turistiche, cadano a pezzi. I preti veri,quelli che fanno del bene, che sono la maggioranza, non sono come Don Abbondio di Manzoni, ricchi di certo non sono. Questa situazione fa si` che, quando si va a messa, sembri di entrare in surgelatori altro che riscaldare le chiese. Non ci sono soldi per mantenerle e le donazioni durante la messa servono solo per fare il solletico  al problema. I preti invecchiano e non ci sono sostituti. Ci sarebbe quell’ 8 per mille da destinare alla Chiesa cattolica sulla dichiarazione dei redditi…ma la maggioranza della popolazione pensa: perche` bisogna  darglielo che non pagano neanche le tasse sui luoghi di culto e su tutte le loro proprieta`?
Da queste mie considearazioni era nato l’editoriale che ho scritto per  Alessandria New, che come potevo prevedere, ha scatenato un discreto dibattito tra le persone che lo hanno letto.
Per questo ecco qui una visione piu` ampia dell’argomento, sempre tenendo conto della mia personale esperienza, per quello che ho potuto sperimentare personalmente.
Mia figlia e` stata battezzata in Italia, l’abbiamo battezzata perche` ci credevamo, nella chiesa dove ci eravamo sposati, cosi` potevamo avere la famiglia e gli amici vicini a festeggiare l’arrivo della nostra tanto aspettata e desiderata bambina. Appena le vaccinazioni l’hanno permesso, siamo saliti sull’aereo.
Peccato che per me fosse anche la prima volta che tornavo a casa dopo che mio papa` era mancato, solo un mese dopo la nascita di Fra, quando non avevo neanche potuto tornare per il suo funerale, visto che la bimba era troppo piccola.  Insomma il battesimo era stato un miscuglio di emozioni belle e brutte, di certo non preparato: se potessi tornare indietro rifarei tutto come e` stato? Probabilmente no.
I primi anni di USA a Messa ci sono andata poco, non la sentivo. Ero ammaliata dalla coreografia e riuscivo a sapere “dov’ero” nella messa, ma non sapevo le preghiere in Inglese ( e non riesco ad ricordarle ancora adesso in Inglese…io prego in Italiano)
Chiunque sia andato a Messa negli USA avra` poi notato le incredibili differenze con le messe italiane
Alcune a caso, partendo dal presupposto che molte chiese sono state costruite recentemente.
Se si hanno bambini piccoli, ci sono stanze apposite, insonorizzate, dove i genitori vengono rinchiusi con la prole urlante.Ci sono anche messe apposite, di solito ad orari da penitenza: le 5 o 6 di mattina destinate a chi a figli piccoli. 
Le messe sono molto piu` lunghe che non in Italia. Ogni passaggio viene cantato e non solo nelle feste.
Il parroco scende tra i banchi quando fa la predica ( questo non l’ho visto fare nelle cattedrali, ma sempre nelle parrocchie)e fa le domande ai parrocchiani .
..e all’inizio io non capivo niente di quello che diveva ed avevo il terrore che si rivolgesse a me…
Molti civili sono coinvolti e chiamati a far parte della liturgia.
La comunione viene sempre proposta sia con l’ostia che con il vino ( e` l’unico posto dove i ragazzi che abbiano meno di 21 anni possono bere alcoolici legalmente) e tutti i presenti la fanno.
E` incredibile l’organizzazione con cui si procede a fare la comunione. Qui non capita mai la vecchietta che appare dal fondo della chiesa e spintona per fare la comunione per prima, scommetto che ne conoscete una vero?. Tutti procedono secondo l’odine del banco.
Nessuno scappa alla fine della messa, quando ci sono sempre almeno ancora 5 minuti di comunicati su quello che succede in parrocchia. Ogni settimana poi ad ogni parrocchiano viene data una copia del giornale della parrocchia.
Quando sono diventata esperta di Messe americane?
Quando si e` posto il problema di far fare la prima comunione e nostra figlia e ci siamo iscritti alla lista delle famiglie della parrocchia per poter accedere al catechismo.
 A quel punto l’opzione Comunione in Italia non si presentava piu`, visto che, ci vuole preparazione per affrontare questo sacramento, che dovrebbe cominciare a non essere piu` una imposizione da parte dei genitori, ma fatto per convinzione personale.
Eccome….
Il catechismo inizia con l’inizio della scuola a 5 anni, anche perche` la Comunione, mia figlia l’ha fatta in seconda elementare. 
Anche ai miei tempi in Italia, io l’avevo fatta in seconda elementare e la cresima in 5°. Ora non credo sia piu` cosi` in Italia, dove la comunione e` stata posticipata molto e molte volte viene fatta insieme alla cresima alle medie, quando si pensa che il ragazzino capisca costa sta facendo.
Non in seconda Elementare. 
Non quando in seconda devi fare la prima confessione e mia figlia non sapeva che terribili peccati elencare. Che cosa e` un peccato a quell’eta`? Un’eta` in cui molti credono ancora a Babbo Natale e alla Fata che porta i soldini sotto il cuscino quando cadono i denti ( noi Italiani piu` pragmatici abbiamo un topo – quando ero piccola io, magari adesso il topo e` diventato Chef e la fata deve occuparsi anche dei bambini italiani?).
Comunque la Comunione l’aveva fatta ed il vestito l’avevamo preso in Italia, semplice e carino, perche` qui e` obbligo il vestito bianco che si compra nei negozi da sposa ed e` lucido lucido ed ha il velo e tutto il resto, piccole sposine. Tutto un po’ esagerato.
Lei era bella e radiosa, sicuramente presa nella parte di festeggiata. Le nonne erano venute dall’Italia ed intorno avevamo alcuni amici, ma avevamo fatto la festa insieme ad un compagno di scuola di Fra, la cui mamma e` mia amica, semplice in giardino a casa nostra.
Dall’anno successivo era iniziato il catechismo, di nuovo, per prepararsi alla Cresima che sarebbe stata in 4° superiore. Si`, avete letto bene, dalla seconda elementare il catechismo continua regolare ogni settimana per 2 ore e mezza, fino alla fine delle superiori.
Il catechismo in se`e` molto ben organizzato. I catechisti sono molto spesso genitori di bambini compagni di scuola, i programmi consistono anche in opportunita` di volontariato e credo che questo a mia figlia sia piaciuto, ma come lo devo dire…l’hanno tirata troppo per le lunghe e alle superiori la persona che si occupava come responsabile del programma era tutto meno che un esempio per i ragazzi da seguire.  
Una persona fuori dal mondo, rigida e anacronistica. Nel momento in cui avrebbero dovuto avere un esempio forte in cui rispecchiare la loro fede nascente, hanno avuto una persona che li costringeva ad passare i fine settimana a rispondere a questionari e che mandava a casa opuscoli che facevano ridere ( o forse piangere). Come genitore ero esterefatta.
Tanto per citare due opuscoli che sono arrivati a casa nostra e che forse girano ancora per casa, ma non per ottenere cio` per cui erano stati creati.
Opuscolo  1):100 modi per dire di no al sesso.
Cito a caso due punti che mi sono rimasti impressi e non scordero` mai.
“Sono appena andata dal parrucchiere e ho la messimpiega “, “ Non farebbe piacere ai miei genitori”.
Per carita` ci sono anche punti seri, che fanno pensare, ma questi due bastano a fare cadere tutto lo sforzo nel ridicolo.
Opuscolo 2): 100 cose da fare invece del sesso con il proprio ragazzo
dreamstimes
“ giocare a hopscotch”
“ Andare al cimitero e cercare la tomba piu` antica”.
Ammettete che ho richiamato la vostra attenzione?  Cosa ne pensate ? Vi farebbe piacere pensare ai vostri figli che girano per i cimiteri? Lo so…non dovete aggiungere niente.
A me rimane solo da farvi sapere come finisce la storia.
Mia figlia la Cresima non l’ha fatta. Ha fatto tutta la preparazione, ma un giorno ne abbiamo parlato e lei mi ha detto che non si sentiva di farla perche` non si riconosceva in quel modo di pensare. Come darle torto? La preferisco coerente con le sue idee, che falsamente credente tanto per. 
Stara` a lei decidere cosa fare. Io le ho dato quello che ho potuto, ma soprattutto penso di averle dato una testa per pensare.