La discriminazione razziale vaccinale

Una notizia degli ultimi giorni che ho trovato sorprendente e che mi sembra giusto far conoscere anche a chi non vive qui negli Stati Uniti è la seguente:

il COVID-19 ha devastato in modo sproporzionato le comunità nere in tutta l’America, ma le stesse comunità sono le meno inclini a vaccinarsi.

Prima di cercare di spiegarvi i motivi che portano a questo scetticismo, vorrei dire che la popolazione di colore ha una probabilità tre volte maggiore di morire di coronavirus rispetto ai bianchi e più di 50000 sono i morti in questa comunità dall’inizio della pandemia.

Questo è causato da parecchi fattori: tra gli altri la salute (ho parlato anche in questo post dell’alta influenza di malattie come diabete, ipertensione ed estremo sovrappeso tra la popolazione afro-americana), lo stato socioeconomico ( molti vivono in grandi famiglie allargate e multigenerazionali, in cui è stato difficile isolare le fasce più deboli), l’accesso all’assistenza sanitaria e l’esposizione al virus correlato all’occupazione, ad esempio lavoratori in prima linea, infrastrutture essenziali e critiche. (dati CDC: Center for disease control and prevention).

A Washington, D.C., i residenti di colore costituiscono circa il 46% della popolazione, ma oltre l’80% delle morti per virus.  A Chicago, i residenti di colore sono morti in una percentuale sei volte superiore a quella dei residenti bianchi.

Di seguito vi riporto i dati che ho trovato in una ricerca dell’emittente televisiva CBS :

“….gli studi condotti suggeriscono che la comunità nera è “meno incline” a fare il vaccino rispetto a qualsiasi altro gruppo razziale, secondo uno studio del Pew Research Center pubblicato nel dicembre 2020. Dei 12.648 adulti intervistati, solo il 42% dei neri americani prende in considerazione di fare il vaccino, rispetto al 63% degli ispanici, al 61% degli adulti bianchi e all’83% degli asiatici americani.”

L’interessante articolo riporta le ragioni di questo scetticismo:

“La sfiducia della comunità nera nei confronti del vaccino e dell’establishment medico della nazione è radicata in una lunga storia di maltrattamenti. La fine del 1900 è stata caratterizzata  dalle scoperte mediche della comunità scientifica statunitense, ma molte di queste scoperte sono state fatte “a scapito della dignità umana dei neri”, ha detto il dottor Reed Tuckson, co-fondatore della Black Coalition Against COVID- 19.

Un esempio: Nel 1951, Henrietta Lacks, una donna affetta da cancro alla cervice, si recò al Johns Hopkins Hospital per cure. Quando i medici prelevarono campioni delle sue cellule tumorali, scoprirono che le sue cellule raddoppiavano di numero a una velocità mai vista prima, rendendole ideali per la ricerca sul cancro. Dal 1951, queste cellule “HeLa”, che prendono il nome dalle prime due lettere del suo nome e cognome, sono state utilizzate per fare progressi nella ricerca biomedica.

Ma le cellule di Lacks furono utilizzate a sua insaputa e senza il suo consenso e la sua famiglia non è riuscita a ricevere alcun finanziamento dalle società che hanno utilizzato le cellule “HeLa” per fare scoperte mediche.

Un altro esempio fu  il Tuskegee Syphilis Experiment, uno studio del 1931 condotto dal Public Health Service e dal Tuskegee Institute che prendeva in esame  la progressione della sifilide negli uomini neri.

Nel 1972, un rapporto dell’Associated Press rivelò che le centinaia di uomini partecipanti furono indotti in errore riguardo all’esperimento e non furono trattati – persino la penicillina fu sospesa quando divenne il trattamento standard per la malattia nel 1947. Gli uomini e le loro famiglie ottennero in seguito un risarcimento di 10 milioni di dollari e benefici per la salute per i loro discendenti dal governo federale, ma l’incidente rimane impresso nella mente della comunità nera.

Insomma sembra proprio che ci sia la paura di essere ancora una volta usati come cavie umane.

Per questo motivo ogni giorno in TV si dà molto spazio a pubblicizzare i vari personaggi noti e meno noti di colore che si sono già fatti vaccinare: dalla infermiera, al medico, all’attore o al rapper famosi.

Specialmente i medici di colore rappresentano un fattore importante per la credibilità del vaccino, ma il loro numero è ancora incredibilmente inferiore a quello dei medici bianchi anche negli ambulatori delle aree a prevalenza di colore.

Purtroppo a non migliorare la situazione c’è il fatto che gli studi clinici per entrambi i vaccini Moderna e Pfizer hanno carenza di partecipanti di colore e indigeni, che rappresentano rispettivamente solo il 10% e l’8% dei partecipanti alla sperimentazione, una mancanza che molti nella comunità di colore hanno citato come un motivo di sfiducia.

A questo proposito il dottor Gary Gibbons, direttore del National Heart, Lung, and Blood Institute presso il National Institute of Health, ha affermato che aumentare la diversità delle sperimentazioni sui vaccini è essenziale per dimostrare fiducia alla comunità di colore e garantire che il vaccino sia efficace per tutte le persone.

Ci sarà bisogno per raggiungere la cosiddetta “immunità di gregge”, il livello al quale il virus non sarà più in grado di diffondersi nella popolazione, che almeno il 75-85% della popolazione venga vaccinata secondo il dottor Anthony Fauci, il direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases

Nel frattempo, c’è una reale preoccupazione che la sfiducia nei confronti del vaccino da parte dei neri americani possa avere un impatto sulla capacità del paese di raggiungere tale obiettivo.

E sarebbe un vero peccato, in primis per loro.

Un altro aspetto tragico della segregazione della popolazione americana di colore.

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Betty ha detto:

    Se posso permettermi una correzione, il tumore di Henrietta Lacks era alla CERVICE, non alla cervicale; la cervice è una parte dell’utero, la cervicale una parte del collo
    Articolo interessante, grazie
    Betty

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    1. Ops! Si’ cervice! Sto da troppo tempo in USA: cervical cancer… correggo! Grazie di averlo notato

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  2. Sempre Mamma ha detto:

    È una cosa veramente triste.

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