Le American Girl

Ormai le American Girl sono diventate un impero: i loro negozi sono sparsi per il mondo ed il mercato dietro di loro è immenso.

Se avete una figlia femmina probabilmente le conoscete.

Ma ne conoscete la storia?

Ve la racconto io perchè vivo dove sono nate.

Le American girl sono nate qui in Wisconsin grazie a una piccola compagnia di produzione di giocattoli, che aveva creduto nell’idea di una professoressa e scrittrice in pensione di Chicago, Pleasant Rowland, che aveva pensato le storie di queste ragazzine per insegnare la storia ed il potere delle donne alle bambine americane nel 1986.

Io sono arrivata a vivere negli Stati uniti nel 1994, capite che allora eravamo solo agli albori di questa fantastica storia di imprenditoria americana.

Solo due anni dopo la Mattel (quella della Barbie) avrebbe comprato i diritti di produzione delle American Girl cambiandone il destino e facendole diventare internazionali.

La prima volta che ho sentito parlare delle American Girl era stato attraverso i loro libri.

Già allora i libri si trovavano nelle librerie, ma le bambole venivano solo vendute tramite catalogo.

 La mia figlioccia, che si era trasferita negli Stati Uniti con la famiglia, era in età scolare e li leggeva con tanto piacere. Mia figlia era appena nata, ci sarebbe voluto ancora qualche anno prima che anche lei ne venisse stregata, ma non in maniera ossessiva, per nostra fortuna e delle nostre tasche.

Le  American girl originali erano 3: Kirsten, Samantha, and Molly.

E rappresentavano le ragazzine le cui famiglie erano immigrate dai diversi angoli del mondo ed erano arrivate con le loro tradizioni su questa sponda dell’oceano nei diversi periodi storici americani che facevano da sfondo alle loro avventure. Ogni American Girl aveva 6 libri, venduti in un cofanetto rilegato, che le raccontavano. Ogni  gruppo di libri iniziava con il volume “Meet… “  per poi proseguire con simili avventure per tutte.

Ora le American girl sono parecchie e coprono tutta la storia americana:

Era coloniale (1690-1765)

1764—Kaya

Era rivoluzionaria (1765-1800)

1774—Felicity and Elizabeth

La scoperta del West (1801-1860)

1812—Caroline

1824—Josefina

1853—Marie-Grace & Cecile

1854—Kirsten

Guerra civile (1861-1865)

1864—Addy

Industrializzazione e immigrazione (1900-1914)

1904—Samantha & Nellie

1914—Rebecca

Tra le guerre mondiali (1920-1939)

1934—Kit and Ruthie

Seconda Guerra mondiale (1940-1945)

1944—Molly and Emily

Storia recente (1946 – giorni d’oggi)

1954—Maryellen Larkin

1964—Melody Ellison

Quando mia figlia le ha scoperte esisteva solo un negozio, quello di Chicago.

Mi ricordo ancora la prima volta che ci siamo entrati. Forse ero più impressionata io di mia figlia. Forse perchè quando sono cresciuta, il massimo era avere una bambola Furga. Chi se le ricorda? E mi ricordo la mia mamma che alla mia Sheila faceva i vestiti e mia nonna tricottava le maglie. Altro che negozi di moda solo per loro! Quanto l’ho amata la mia Sheila e ancora ora mi ricordo quando sparì e credo che a farla sparire fosse stata la nanny che avevamo allora, in una excalation di cattiveria che l’aveva portata infine a chiudere mio fratello di pochi mesi in bagno, lasciandomi urlante a 5 anni fuori dalla porta chiusa ed lasciandoci soli in casa. Lunga storia che ricordo ancora con orrore oggi.

Piccolo inciso, ma per dire che allora eravamo già fortunate se avevamo una bambola, e se sperimentavamo (alzi la mano chi non ha infilato le forbici nella testa di una bambola…) ne vivevamo con le conseguenze, cioe` una bambola calva o con i capelli stile Twiggy.

Quando sono entrata nel negozio di Chicago mi sono trovata davanti il reparto ospedale, il reparto parrucchiere, lo stilista etc. Tutto per le bambole, con persone che per lavoro pettinano le bambole o ne aggiustano una gamba staccata. Un mondo fantastico, ma di consumismo al massimo livello!

Come dicevo in precedenza il fenomeno American girl ci ha toccati solo superficialmente. A 8 anni Francesca aveva ricevuto come regalo di Natale dal nonno, la American girl a sua immagine, la new entry di quegli anni. Era effettivamente bellissima e molto somigliante. Ma non ci ha giocato molto: non è mai stata troppo per le bambole, neanche per le Barbie. La sua American girl è ancora bellissima, chiusa nella scatola e perfetta, lasciata per i nipotini se mai ne avrò.

A Chicago si capiva quando ci si avvicinava al negozio dell’American girl perchè quasi tutte le bambina camminavano orgogliose con le loro bambole, rigorosamente vestite come loro.

Infatti il mercato si era ingrandito tantissimo, specialmente con le bambole somiglianti alle bambine e con gli accessori.

Una volta ero andata persino all’outlet  che è ad un’ora da qui ( allora era l’unico, ora ce ne sono tre negli Stati Uniti) per vedere cosa c’era! Era stata una delusione perchè era come un negozio di vestiti firmati, decisamente troppo cari per vestire una bambina in crescita costante.

Lo ammetto sono sempre stata un po’ tirchia e molto alla mano sui vestiti che le ho comprato finchè non è diventata grande, poi a lei non sono mai piaciuti i colori pastello che imperversavano lì.

Comunque mi ha sempre sorpreso il fenomeno American Girl che mi piaceva tantissimo nelle intenzioni della sua creatrice, ma che credo si sia perso negli ultimi anni.

Ora i loro negozi sfavillanti sono in tante città come New York e persino a Dubai, ma quante bambine ne leggono ancora i libri?

4 commenti Aggiungi il tuo

  1. Sempre Mamma ha detto:

    Non conoscevo questa bambola. Negli stati uniti non scherzano con i giochi e tutto ciò che ci gira intorno. Io ho potuto assistere al fenomeno delle Lol surprise in negozio ed era un vero delirio. Costano un botto, sono piccole, hanno la testa gigante, vestiti in plastica, accessori microscopici…. Incomprensibile, ma geniali.

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    1. Moky queste sono molto molto belle! Ieri cercavo le foto che avevamo fatto a Francesca quando l’aveva ricevuta e naturalmente non l’ho trovata! Quando la trovo la aggiungo e ti taggo

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  2. momrenata ha detto:

    Non ne ho mai sentito parlare (per fortuna). Ma mia figlia non è mai stata tanto amante delle bambole.

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    1. Come ho scritto neanche la mia, ma non ci posso credere che non siete mai entrati nel negozio di Chicago… anche solo per vederne la follia (e la folla)

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