A spasso per le università nel mondo. Prima puntata: Italia- Irlanda

esnirelandlogo_0Mia figlia si sta per laureare. A maggio indosserà  la cappa ed il tocco e si unirà ai circa 4000 studenti del suo anno, che condiveranno con lei quella giornata.

La cerimonia sarà nello stadio universitario, quindi all’aperto e io comincio già ora ad incrociare le dita perchè non nevichi. Qui nel Wisconsin può succedere ( ed in effetti due anni fa è successo). Ma di quello vi racconterò allora.

Ora vorrei rispondere a Bean Far Away ed ad altri lettori ed amici curiosi di come sia studiare all’università negli USA e quali siano le differenze maggiori tra l’esperienza universitaria in USA ed in Europa.

Bean Far and Away  mi ha fatto rendere conto del fatto che mai mi ero fatta questa domanda. In effetti una risposta su questo argomento potrebbe essere molto utile anche ai genitori i cui figli vorrebbero studiare all’estero.

Ora che mia figlia ha fatto una esperienza all’estero in Francia, ho informazioni sufficienti per confrontare i vari approcci allo studio universitario in vari angoli del mondo.

Per carità: si tratta sempre di una visione super parziale  e di  sensazioni che gli studenti hanno ricevuto “sulla loro pelle”, ma meglio di niente!

Prendetela come uno spunto su cui lavorare di più se l’argomento vi interessa.

Inizierò  con un’esperienza di Erasmus in Europa dall’Italia. Per questo ho chiesto l’aiuto della più cara amica italiana di mia figlia, sua coetanea e studentessa del Politecnico di Torino, che ha vissuto la sua esperienza in Irlanda, dove tornerà anche a frequentare il quarto anno ( il primo dei due della laurea magistrale).

Ecco come Serena ha risposto alle mie domande.

  • Secondo te quali sono le differenze maggiori tra le università in Irlanda e quelle italiane?

In Italia all’università studi molto, ma spesso rimane tutto in teoria. In Irlanda ci tengono a mostrarti le cose che stai studiando applicate alla realtà e spiegarti l’uso che ne viene fatto.

Parlando dell’università più in generale, in Irlanda, l’offerta formativa extrascolastica era vastissima: squadre di qualsiasi sport, una super palestra a prezzi agevolati per noi studenti, vari club di cui si poteva far parte per fare volontariato, imparare nuove lingue o semplicemente trovare nuovi amici. In Italia a queste cose non viene dato molto peso.

 

  • Cosa ne pensi dei professori in italia e in Irlanda? Preparazione? Disponibilità verso gli studenti? Altri elementi che vuoi elencare?

Sinceramente è in questo campo in cui io ho riscontrato più differenze.

In Italia, dalle scuole elementari in poi bisogna rivolgersi ai docenti chiamandoli per cognome oppure semplicemente Professore, questa seconda opzione è la più usata all’università. Si mantiene quindi un notevole distacco tra gli alunni e il docente, anche per quanto riguarda la corrispondenza mail. Può succedere, anche se devo ammettere che è raro, che i professori non siano molto disponibili per ulteriori spiegazioni di un argomento già affrontato in classe, ritenendo quella spiegazione esaustiva.

In Irlanda i professori vengono chiamati per nome (io non credo neanche di saperli i nomi dei miei professori italiani) e hanno un tono super amichevole anche nelle mail. Con noi ragazzi stranieri hanno anche sempre dimostrato molta disponibilità, venendo in contro ai nostri problemi sia di comprensione che logistici (hanno spostato degli esami perché alcuni di noi avevano già prenotato i voli per tornare in Italia). Purtroppo, a essere sincera, ho avuto la sensazione di una preparazione un po’ inferiore rispetto ai professori italiani, più superficiale.

  • Ambiente universitario: raccontami delle tue sensazioni quando sei seduta in classe in Italia e all’estero.

Quando sono arrivata in classe al Politecnico il primo anno ero in un’aula con altri 350 ragazzi circa e con quegli stessi ragazzi ho poi seguito quasi tutte le lezioni dell’anno. In un posto come il poli, se non fai subito amicizia e non ti trovi delle persone (magari anche più grandi) che ti aiutino, è facile “perdersi” e sentirsi solo un numero.

In Irlanda l’università era grande per i loro standard, ma per noi è stato un po’ come tornare al liceo, quando in classe conosci tutti e sei sempre gli stessi per tutte le lezioni della giornata. Sicuramente il fatto di trovarsi in una città esclusivamente universitaria ha aiutato, perché anche fuori dalle aulee incontravi sempre (o quasi) le stesse persone e quindi si è formata una specie di “famiglia” che ti faceva sentire sempre tranquillo.

 

  • Semestri con esami alla fine o corsi con varie sessioni di esami. Quale sistema preferisci?

In Irlanda a fine corso, per esempio a dicembre, bisogna dare un esame finale per ogni materia che spesso vale circa il 60% del voto, a cui bisogna sommare i voti di vari progetti fatti durante il corso. Se si dovesse fallire l’esame, e quindi avere un voto totale inferiore al 40% si deve ridare l’esame a agosto ma si potrà solo più avere il voto minimo (40%).

In Italia abbiamo la possibilità di ridare uno stesso esame quante volte vogliamo (se la politica dell’università prevede la possibilità di rifiutare un esame) una volta che abbiano seguito il corso. Questa cosa sinceramente la trovo molto comoda, almeno hai la possibilità di migliorare la tua preparazione se non è sufficiente o se il voto non ti piace. Alcuni professori permettono anche di fare progetti extra (facoltativi) che possono far guadagnare fino a due punti sul voto finale. Nella mia università non abbiamo esoneri, ma devo ammettere che li vorrei proprio, soprattutto in esami con molto materiale da preparare.

 

  • Alla fine università all’estero verso università in Italia, chi vince?

Domanda super difficile, per la mia esperienza (e anche secondo altre mie amiche che sono state in Spagna) una preparazione come quella offerta al Politecnico la trovi difficilmente. Detto questo, io sono super convinta che un’esperienza in un’università estera sia d’obbligo, ma sinceramente completare tutto il  percorso penso sia forse troppo.

Noi possiamo lamentarci di tante cose (tipo che non so se avrò mai un lavoro decente in Italia) ma non posso lamentarmi delle possibilità di preparazione che ci vengono offerte.

 

  • Non so se i costi universitari siano stati diversi per te, per noi per esempio studiare in Francia è costato lo stesso che se fosse rimasta qui, perchè abbiamo pagato le tasse universitarie all’Università americana, ma non so ( e non so se lo sa lei) quanto costi l’università in Francia per un franceseo uno studente europeo che la faccia tutta in Francia. Tu sai quanto costa l’università irlandese ad un irlandese o ad uno studente straniero che la scelga per frequentarla tutta lì?

Allora io ero in Erasmus e quindi ho pagato le tasse al Politecnico, ma so che nella mia università costa circa 3000 euro per tutti gli studenti europei, un di più per gli altri ma non so quanto. Il prezzo varia ovviamente anche in base al corso che segui, ma penso sia sempre attorno a quella cifra.

Lì ho conosciuto anche dei ragazzi francesi ed essendo Erasmus anche loro pagavano le tasse alle università francesi e mi pare di ricordare, ma non ci giurerei, che pagassero tanto quanto noi in Italia.

Grazie Serena!

E voi cosa ne pensate?

 

 

 

 

 

 

10 commenti Aggiungi il tuo

  1. NonPuòEssereVero ha detto:

    Ho scritto ieri un post sull’università. Credo che il discorso sia un po’ più specifico nel senso che io per esempio ho studiato in Italia, ma cambiando uni è camniato completamente il modo di studiare 😉

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    1. clapessa1512 ha detto:

      Ma davvero? Ammetto di essere un po’ indietro a leggere. Lo cerco!

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  2. trentazero ha detto:

    La mia omonima ha un’esperienza simile alla mia, condivido quasi tutto! 🙂

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    1. clapessa1512 ha detto:

      Mi sarebbe piaciuto avere anche la tua esperienza, ma da quello che ti ho visto scrivere da quando ti conosco, avevo capito che l’esperienza scozzese era simile

      "Mi piace"

  3. Bean far away ha detto:

    Cara, grazie per questo post un po’ personalizzato ;-). Il distacco coi professori in Italia è una cosa che mi ricordo bene, la sensazione di dargli sempre un po’ fastidio. L’esperienza con le università straniere io l’ho vissuta “di striscio” nel senso che quando aspettavo mio figlio ci siamo trasferiti a Princeton, e col mio pancione non avendo niente da fare né ancora grandi amicizie, mi trascinavo alle open lessons, mi sedevo in fondo e osservavo con immensa ammirazione la passione con cui i professori spiegavano la loro materia alle fertili menti dei loro studenti. Va be’ che Princeton è Princeton, ma mi venivano i brividi.
    Adesso che mio figlio deve scegliere dove studiare siamo andati a in Inghilterra (che gli è sembrata tutta vecchia, e te credo, è cresciuto a Tokyo lui…), qui in Svizzera dove viviamo adesso e anche in USA dov’è nato perché “lui vuol far l’amerregano”. Qui in CH era molto simile all’Italia (forse più efficiente). Si enfatizzava quanto rigorosi fossero li studi, quanta gente dopo il primo anno smettesse e il tutto era presentato da professori in giacca e cravatta, con tanto di Rettore seduto al lato immobile come un papa (secondo me era una statua). Poi quest’estate siamo andati a zonzo per gli USA a visitare universities. Grande contrasto con tutta la solennità europea. Ci si è innamorato. Non è che non studino, anche se forse è vero che in Italia noi studiavamo di più (tutta teoria, è vero), ma è che hanno proprio un altro modo di dare fuoco alle micce. Per esempio a Boston University c’era un open day simile a quelli a cui eravamo stati in CH, ma erano gli studenti a presentare la scuola, con le magliette dell’università e i pantaloncini corti, altro che cravatte, parlavano di come avevano cambiato major, del supporto ricevuto dai loro counsellor nello scoprire quello che davvero avrebbero voluto diventare. C’era PASSION! E poi prima di portarci a fare un giro per il campus hanno detto che siccome ci sarebbe stato parecchio da camminare, sarebbe stato meglio fare prima un po’ di stretching: tutti in piedi nel teatro dell’università e uno-due-uno-due, tutti giù a ridere. Era fantastico. È proprio un motore diverso. Quando eravamo a visitare l’università di St. Gallen c’era uno studente di economia che aveva fatto un semestre a UVA (uni of virginia), allora sono andata a parlargli e chiedergli le differenze che aveva trovato. Mi ha detto quello che pensavo: che non imparano di meno, ma che in Europa “you are only as good as your latest grade”, mentre in the US dietro ai voti c’è la persona, e quella che si laureerà sarà la persona, con un bagaglio più ricco e vario che dei semplici voti.
    All this of course doesn’t come cheap… ma a Boston ci ho proprio lasciato il cuore.
    Sono dilemmi di ragazzi fortunati con tante opportunità, e cos’altro possiamo offrire loro come genitori? Tantissimi auguri a tua figlia per la sua laurea e un abbraccio a te!
    (P.S.: hai visto sul mio blog che ho incontrato Roger Federer? ma che figo! ciao!)

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    1. clapessa1512 ha detto:

      Tutto vero! Devo però ancora beccare mia figlia per una visione dall’interno dell’Università americana. Un saluto cara!

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    2. clapessa1512 ha detto:

      Carissima, aspettavo a risponderti perche` volevo avere sotto mano le risposte di mia figlia e ora finalmente le ho. Le sue impressioni rispecchiano parecchio quello che hai scritto tu nel tuo commento. Spero leggerai il post e spero tanto che ora il futuro del tuo ragazzo sia piu` chiaro di quanto fosse qualche mese fa. Un abbraccio.

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  4. Francesco ha detto:

    Ho letto i tuoi articoli. Molto interessanti, bravissima!
    Ciao!

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