La citta` ed i suoi muri

milwaukee

Vi capita di viaggiare da punto A a punto B e quando siete arrivati, vi domandate come cavolo abbiate fatto perche` non vi ricordate di aver passato quella strada o quel semaforo?

A me succede sempre dopo un po’ che faccio un certo tragitto. Ho gli occhi sulla strada, spero che se dovessi averne bisogno sarei anche in grado di reagire perche` non e` che mandi messaggi con il cellulare o mi trucchi nello specchietto o mangi, come fanno in molti, mannaggia a loro..solo che , vuoi per la noia o per l’abitudine, la mia mente divaga.

Osservo particolari che mi incuriosiscono, le persone che camminano, o un certo negozio che ha aperto o  e` stato chiuso.

Dopo anni in cui per andare a lavorare viaggiavo principalmente in autostrada, quindi non avevo molto da osservare, adesso ho cambiato destinazione e quindi percorso: la strada e` tutta in citta` e di particolari da vedere e considerazioni personali che ne derivano, ce ne sono tanti.

Cosi` oggi mi sono trovata al lavoro, senza sapere come c’ero arrivata, ma con un sacco di note mentali, che sarebbero state altrettante fotografie se non fosse che guidare e fare fotografie con il cellulare non credo sia molto facile e magari anche pericoloso.

Da casa mia alla nuova universita` e` una strada tutta dritta, lunga 15 chilometri, che attraversa molti quartieri, alcuni dei quali molto vicino a dove un mese fa c’erano stati gli scontri con la polizia per quello che qui chiamano “Black lives matter movement” ( Anche le vite dei neri contano) che avevano fatto notizia anche in Italia.

La prima cosa che si nota, e che puo` sembrare incredibile nel 2016, e` che c’e` veramente un muro invisibile tra le zone bianche e le zone delle persone di colore, basta un ponte o un cartello stradale e tutto cambia, alla faccia dell’integrazione.

Da una parte ci sono belle case e giardini curati, molte donne o con passeggini  o in tenuta da jogging , negozi e supermercati belli ( e anche costosi) per attrarre la clientela che abita nelle case di cui sopra, dall’altra parte  case con le finestre coperte da legni, invece che con vetri, erbacce e devastazione, nessuno in giro e negozi con le grate e i vetri rotti.

Parto da casa mia che si trova nel tipico sobborgo americano fuori citta` dove, come vi ho gia` raccontato, nessuno va in giro a piedi perche` non si sa a piedi dove andare. I giardini delle case sono grandi e ben curati e la gente taglia i prati con i trattori perche` fa piu` figo, noi no , noi abbiamo ancora il tagliaerba a spinta…ma questo e` un particolare irrilevante.

La popolazione qui e` a prevalenza caucasica, con l’eccezione rappresentata dagli indiani, dell’India. Molti abitano qui nella mia area per mille motivi, ci sono ottime scuole, ci sono molti templi per pregare e soprattutto ci sono molti ospedali ( qui molti dottori sono indiani) e la GE ( General Electric) che ha la sua sede a Milwaukee ( non lo sapevate vero?).

Da qui in direzione ovest ( cioe` la direzione opposta al lago) di persone di colore ne vivono pochine, e nei negozi non ci sono commessi di colore. Nessuno, neanche a cercarlo con il lanternino.  Da alcune miglia piu` a est, si`.

Ecco il primo muro invisibile: e`l’ultima fermata degli autobus da Milwaukee. Piu` in la` gli autobus dalla citta` non arrivano, quindi solo le persone dotate di auto possono arrivare dalle nostre parti e questo toglie gia` una discreta fetta di popolazione dall’equazione.

Quando vado in Universita` faccio il tragitto verso est e mi trovo davanti ad un susseguirsi di muri invisibili.

Dopo il muro della fermata del bus, c’e` il muro della 68th strada.

Mi ricordo appena arrivata che mi avevano avvertita di non andare oltre quella linea..quasi ci fossero gli zombie dall’altra parte. Ora che ci passo tutti i giorni,posso dire che  li` non e` affatto pericoloso e che quella divisione fosse comunque retaggio di un certo razzismo ancora ben presente.

Oltre quella linea, ci sono effettivamente solo negozi con il target di clientela di colore. I saloni dei parrucchieri hanno in vetrina i poster con persone di colore e tutte le insegne, anche quelle dei negozi di vestiario, chiaramente richiamano il target pure nei nomi: da Blackbeauty a Hip hop Clothing.

Ai margini della strada si vedono anche negozi che raramente si vedono in altre zone della citta`: prima di tutto  i Pound shop, il monte dei pegni, altri dove convertire l’oro in moneta e poi, totalmente diversi, il proliferare dei fast food: tanti, tantissimi. Non pero` solo Mc Donald o Taco bell, ma catene locali dove fanno pesce fritto ( pesce gatto, per essere precisi) e ali di pollo.

E poi, ed e` una delle cose che mi fa piu` rabbia, il prezzo della benzina e` diverso, anche di 15 centesimi al gallone. In meno penserete voi, no in piu`. Cioe` gia` la gente che vive li` tanto ricca non sara`, pure deve pagare la benzina di piu`?

Verso la 27th strada c’e` un altro muro. Da li` in poi la poverta` e` evidente.infant_53210_06United Milwaukee Scrap wood Le case sono incredibilmente ex- belle case, quelle dove coloro che negli anni si sono spostati sempre piu` ad ovest, prima vivevano. Sono case molto simili a quelle della zona bella vicino all’universita` ed al lago, ma trasandate con legni al posto dei vetri delle finestre, tanti cartelli con scritto “not trespassing” ( non entrare) e giardini incolti.

Ad un certo punto poi c’e` un ultimo ponte, che passa sopra il fiume Milwaukee, oltre quel punto c’e` Shorewood.

Shorewood e` bianca, ricca, multiculturale.

Le stesse case che poche strade piu` in la` cadevano a pezzi, qui sono curatissime e con prezzi da capogiro. I viali alberati sono percorsi da gente che corre( non lo so..ma vivendo negli USA da tanti anni ormai associo la presenza di persone in bicicletta e di persone in tuta e scarpe da ginnastica ad un alto tenore di vita…).

Nei negozi si sentono accenti che provengono da tutto il mondo e si vedono persone di tutte le religioni.

Shorewood e` la zona dove si concentra la popolazione di religione ebraica ortodossa, visto che la sinagoga ed le scuole ebraiche sono li`.

In effetti Shorewood e` una bella cittadina e ci vivono artisti, professori, e gente che vuole dare ai figli una buona educazione, pur rimanendo molto vicina alla citta` dove magari lavora.uwm-0904-downer-quad

E poi c’e` l’universita` , University of Wisconsin, che rimane ai confini tra Milwaukee ( a sud) e Shorewood ( a nord): il campus e` molto diverso da quello dell’universita` dove lavoravo prima. Innanzitutto e` piu` grande e non e` tagliato a meta` da una via di grande percorrenza e traffico come Wisconsin Ave, ma e` piu` compatto, con molti percorsi interni pedonali e poi l’architettura dei palazzi e` dominata dal rosso mattone ed essendo laica, non c’e` nessuna chiesa che ne rappresenta il centro logistico e spirituale.

Ognuno dei campus ha personalita` diverse e se volete tornare a leggere il mio viaggio su Wisconsin Avenue,e qualche informazione su Marquette University. leggete questio mio post

Mentre guido e mi fermo alle decine di semafori che interrompono il mio percorso, come vedete ho tempo per guardarmi intorno e realizzare molte cose, che spero vengano lette da voi, miei lettori, con lo spirito con cui le sto scrivendo, cioe` che la segregazione sara` pure, in teoria, finita da un po’ negli USA, ma in pratica….

I muri ci sono ancora.uwm_air

 

 

 

 

 

 

 

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10 pensieri su “La citta` ed i suoi muri

  1. Nicola

    Anche in Italia ci sono muri e ne nascono di nuovi, nonostante che ci siano molte persone impegnate ad abbatterli. Ma mentre i muri “geografici” sono figli dell’evoluzione di una città (e magari anche si scelte urbanistiche discutibili), altri muri, dentro le teste, sono sempre invisibili ma molto più pericolosi.

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  2. ciacco.29

    I muri purtroppo ci sono ovunque. Non so se nascono prima nella testa della gente o per strada.
    Nella mia limitata esperienza personale, però, devo dire che dalle mie parti almeno fino ad ora “i muri” hanno diviso più le classi sociali che gruppi di persone individuabili per colore, religione o provenienza geografica.
    Da un lato è una cosa terribile, perchè ovviamente non si dovrebbe valutare una persona per la sua condizione economica, nè tanto meno creare delle isole dorate in cui si vive quasi come in un acquario, dall’altra però, mi trovo a pensare che isolare/isolarsi in base all’etnia sia peggio.

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    1. La cosa brutta e` che e` un autoisolamento e c’e` anche un notevole razzismo al contrario….a dirlo sembra di essere razzisti, ma ho sentito storie di genitori che impedivano al figlio di colore di uscire con una ragazzina bianca o ai figli di adottare bambini bianchi. Le coppie miste qui sono ancora veramente poche

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      1. ciacco.29

        Credo che poi, alla fine, si creino meccanismi perversi, difficili da scardinare.
        Magari è una sciocchezza ma le tue riflessioni mi fanno venire il mente la questione del black lives matter: da un alto c’è una maggiore tensione, forse paura, un pregiudizio nei confronti delle persone di colore percepite tutte come potenzialmente pericolose, dall’altro c’è non solo l’essere oggettivamente ma anche il percepirsi “diverse” e soprattutto diversamente tutelate ch eporta rabbia e sfiducia.
        Per dire, a Prato a lungo c’è stata una forte tensione con la comunità cinese, anche perchè è una comunità che tende di per sè a cercare spazi ben precisi nel tessuto della città ed a costruire una specie di “stato nello stato” (niente che noi non conosciamo, fuori dal patrio suolo con le comunità italiane del secolo scorso, e dentro, con le ben note organizzazioni criminali).
        L’impermeabilità non aiutava a superare i preconcetti di nessuno, era funzionale solo al malaffare
        Le cose vanno meglio ora che gang di nordaffricani hanno scoperto come fosse facile rapinare e taglieggiare i membri di una comunità isolata
        Una magrissima consolazione

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  3. Ciao Claudia,
    è molto interessante questa tua riflessione. Quando sono stata per la prima volta negli Stati Uniti, nel 2008, ricordo che mia zia, emigrata lì negli anni cinquanta, mi diceva di non andare a piedi in alcune zone della città che a me, in realtà, non sembravano affatto pericolose. Penso che ci sia una differenza più netta tra le zone “sì” e le zone “no” rispetto all’Italia o anche alla Spagna.
    Mi ricordo che all’epoca mi sembrava un controsenso: un Paese formato da persone di tutto il mondo, di tutte le etnie possibili e così tanti muri.

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  4. Pingback: Un libro per riflettere – Un' alessandrina in America

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