SCUSA

Certe volte ci sono situazioni in cui io rimango senza parole. Ultimamente mi e` successo molte, troppe volte. Oggi e` una di quelle. Per fortuna ci sono persone che le parole le hanno, perche` forse stare zitti significa assuefarsi alla violenza e quella e` la cosa peggiore che potrebbe succederci.

Una di queste persone e`  Stefania Cava, giornalista ed autrice di un bellissimo blog intitolato DajeStefa`

Per questo le ho chiesto il permesso  di copiare sul mio blog cio` che ha scritto su quello che sta succedendo ad Aleppo, Siria e vorrei che  leggeste questo brano cosi` nella sua bellezza e crudezza allo stesso tempo. Di mio non aggiungo niente altro, non servirebbe. Ha detto tutto lei.  Da parte mia solo un grazie ed un momento di riflessione.

“C’è da chiederti scusa, piccino. In ogni lingua del mondo, da ogni parte di sta Terra maciullata che dovremmo lasciarvi in eredità, e che invece vi stiamo rosicchiando fino all’osso. Scusa per ogni volta che non vi abbiamo permesso d’esser bambini, scusa per tutte le infanzie che vi abbiamo rubato. Sotto ad una bomba, dietro il coltellaccio di un miliziano di Daesh, costringendovi ad esser sempre più grandi, sempre più in fretta. Scusa per le cose orrende che vi permettiamo di vedere, scusa se l’odio pare essere l’unica lingua che ci sta davvero a cuore insegnarvi, scusa se al posto delle favole della buonanotte ci sono spintoni, manate, il suono martellante di un bombardamento. Scusa, perché non c’è modo di fermare sta taranta che accelera ogni secondo, che ad ogni giro di giostra coinvolge altri paesi, altri bambini, altri dolori. Scusa, perché vi mettiamo al mondo con la promessa di proteggervi, ma ci dimentichiamo di quanto spesso la soluzione a tutto stia nel vostro pugno stretto di neonati, nei vostri occhi di bambini che vedono il mondo in un modo che noi ci siamo dimenticati. C’è una cosa, che mi schiaccia il respiro da che ti ho visto: qualche anno fa, toccava ad un’altra foto, ad un’altra bambina. Aveva quattro anni, come te. Come te era siriana, come te ne aveva viste abbastanza da riempire un paio di vite. Aveva le braccia alzate sopra alla testa, lo sguardo terrorizzato: la fotocamera pareva un fucile, e nel dubbio si era arresa. Quegli occhietti erano pieni di paura, ma vivi. A distanza di due anni, il tuo viso sporco di sangue, polvere e rassegnazione, mi fa tremare il respiro. Rubarvi l’infanzia non era abbastanza. Scusaci, se t’abbiamo portato via pure la speranza.”

 

Annunci

2 pensieri su “SCUSA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...