Una mattina

E` una bella mattina soleggiata, di un’estate in Wisconsin. I bambini sono a casa da scuola, ma i genitori che lavorano devono comunque lasciarli a casa e meno male che ci sono i summer camp e gli asili funzionano.

C’e` un’eta` di mezzo, quella in cui i ragazzini sono troppo grandi per l’asilo e troppo piccoli per guidare la macchina, quella in cui la bicicletta significa liberta` di muoversi e di raggiungere le amiche/ gli amici al summer camp, quella in cui si e` grandi abbastanza per essere lasciati legalmente a casa da soli dai genitori.

E` una mattina cosi` in un sobborgo di Milwaukee, Wi, ma potrebbe essere qualsiasi parte degli immensi Stati Uniti, quelli dei sobborghi senza marciapiedi e delle distanze non percorribili a piedi.

E` una mattina cosi` e c’e` una ragazzina di 12 anni che deve andare al summer camp. Inforca la bicicletta e parte. I genitori le avranno probabilmente ripetuto mille volte ” Non dimenticarti il casco”, ma lei nell’invincibilita` che si prova a quell’eta` non lo indossa ed esce.

Pedala e probabilmente ha la testa tra le nuvole, pensa al divertimento, magari ha gia` una cottarella per il ragazzino brufoloso, tutto intento a cercare di catturare i Pokemon e che manco la vede. Fatto sta che ad uno stop non si ferma lo attraversa senza guardare e nello stesso momento arriva una macchina. L’impatto e` violento, non c’e` nulla da fare per l’automobilista, non ce la fa a fermarsi, nonostante freni, eccome se frena.

La ragazzina viene sbalzata dalla bici , cade e batte la testa, ma non solo. Situazione disperata, e` in coma. Lotta per due giorni, poi muore.

Io quella ragazzina non la conoscevo. L’ho vista sorridente sulle foto dai giornali, un bel sorriso, quegli spaccamondo che si possono avere solo a quell’eta`, quando ci si sente invincibili e padroni del mondo, prima che l’adolescenza cominci ad offuscare le nostre certezze.

Non conoscevo lei, ma conosco la sua migliore amica, che e` la figlia di nostri cari amici.

E se non posso neanche immaginare il dolore dei suoi genitori e dei familiari,  conosco il dolore che la sua migliore amica sta provando e so del lutto che si sta spargendo a tutti quelli coinvolti da questa storia.

Come si fa a spiegare a quell’eta` la morte? Come si fa?

Allora credo che sia importante il supporto psicologico, che viene dato in questi casi, come nei casi di stragi.

E spero che il supporto sia esteso anche ai genitori degli amici, perche` il compito piu` arduo sta a loro. Devono spiegare la morte ai loro figli, quando invece i nostri figli vorremmo proteggerli ancora per un po’.

E spero che il supporto psicologico venga anche offerto ai fratelli e sorelle degli amici, se sono di eta` simile, perche` riescano a metabolizzare il dolore che i loro fratelli provano e non vengano anche loro risucchiati in una spirale di depressione.

Era mia intenzione scrivere un post allegro, visto che ultimamente sembra che invece io riesca a scrivere solo di disgrazie, e anche stavolta non ce l’ho fatta.

Pero` volevo fare queste considerazioni, perche` molte volte non ci rendiamo conto del dolore sommerso che i nostri figli provano di fronte al lutto che li sfiora, riuscendo solo a tirare un sospiro di sollievo che non e` successo a loro e magari offrendo un abbraccio in piu`.

E` tutto quello che possiamo fare?

E` successo quache anno fa anche a mia figlia. Il fratello piu` grande di un suo amico e` morto di overdose. Uno choc pazzesco, per chi pensava che il problema droga fosse solo per altri . Mi ricordo il suo sguardo perso in quei giorni ed i suoi racconti del funerale, con la mamma dell’amico che l’abbracciava forte. Io mi ero sentita totalmente impreparata a gestire una situazione cosi`. Avevo offerto una spalla ed un abbraccio, chissa` se avevo fatto abbastanza?

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5 pensieri su “Una mattina

  1. Quante vite stravolte in un attimo. La sua, quella della sua famiglia, dei suoi amici, quella della persona che non ha potuto evitare l’impatto, travolgendola. Quella è l’eta in cui devi iniziare ad allungare il filo lasciandogli spago, perché devono crescere…anche se in cuor tuo hai paura e sai benissimo che l’eccessiva audacia potrebbe prevalere sulla ragione…

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  2. Ciacco.29

    Noi abbiamo perso il figlio di amici 5 anni fa, aveva 5 anni, un incidente in mare. Uno strazio infinito per tutti e una scia di problemi infiniti perché la sorella di ritiene responsabile.
    È stato difficile spiegarlo a nostro figlio perché a 5 anni la morte non esiste, è un concetto davvero molto astratto. Ciononostante è una parte della vita e non si può che affrontarla. Quante domande ci siamo fatti però è quanta paura sonno trovare il modo giusto per guidarlo

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    1. Spero lo abbiate trovato, ma mi immagino le notti insonni per trovarlo. Alla fine, e non e` retorica la mia, forse e` proprio l’amore per i nostri figli che sopperisce alle parole che non ci sono, perche` morire quando non si e` ancora vissuto, non si puo` concepire

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