Rabbia, paura e violenza negli Usa

OPINIONI – Negli ultimi mesi negli Stati Uniti c’è stato un crescendo di violenza che ha coinvolto soprattutto persone di colore e poliziotti. L’ultimo in ordine di tempo è stato pochi giorni fa a Dallas, l’ultimo però di una settimana tragica con due morti in due città americane molto distanti tra di loro , ma con un comune denominatore: in entrambi i casi un eccessivo uso della forza da parte dei poliziotti nei confronti di persone di colore, a quanto pare ingiustificata. In entrambi i casi un cellulare ha filmato la scena. In uno dei due incidenti è chiaro che l’uomo in macchina con la compagna e il figlioletto nel seggiolino sul sedile posteriore non era un pericolo per il poliziotto. Perché allora è stato ucciso?

C’è una striscia di sangue che macchia gli Stati Uniti e li attraversa, passando anche da qui, da Milwaukee dove vivo io. La striscia di morti neri disarmati uccisi dalla polizia. Sono stati più di 100 solo nel 2015, cinque volte di più dei bianchi uccisi nelle stesse condizioni.

Tutti i poliziotti sono cattivi? Non lo credo proprio. Però sono spaventati. Tutti. Lo sono perché non sanno se la persona davanti a loro è in possesso di un’arma (il che è legale negli Usa) che può usare contro di loro. E forse sono prevenuti perché è vero, e non lo si può negare, che le zone nelle città americane dove gli episodi di violenza sono in numero maggiore sono quelle in cui vivono persone di colore o ispanici.

È giustificato il poliziotto che spara? Non lo so, so che molti dei poliziotti indagati per le uccisioni di persone di colore disarmate, sono a loro volta di colore. Non credo che siano razzisti nei confronti di persone con cui condividono lo stesso colore della pelle.

Però il razzismo c’è negli Usa. Nonostante Marthin Luther King, un presidente di colore e eguaglianza sulla carta.

Ma c’è razzismo anche al contrario. Dei neri nei confronti dei bianchi.

A Dallas l’altra sera, ad una manifestazione pacifica contro la violenza eccessiva da parte della polizia, un uomo di colore dal tetto di un posteggio con un fucile ha preso la mira e ha ucciso 5 poliziotti bianchi, ne ha ferito altri 7 e due civili. Ha freddamente preso la mira per colpire loro che erano lì a fare servizio per proteggere persone che protestavano. Durante le ore successive, mentre la polizia dopo averlo accerchiato cercava di andare a disarmarlo, questo tipo blaterava che era lì a colpire quanti più poliziotti bianchi poteva. Un pazzo? Un individuo isolato? Lo spererei, ma non ne sono così sicura. È storia di stamattina una serie infinita di Tweets che plaudono alle gesta dell’uomo. E la rabbia sta aumentando e da molte parti si paventa la possibilità di una nuova guerra civile.

Io sono senza parole. Non le ho, non le trovo. Ho cercato di darvi un quadro della situazione e penso a come sono io, che non vedo il colore delle persone, ma le giudico per i fatti e le azioni.

E sono triste: mi sento impotente e sono anche spaventata. Non pensavo che mi sarei trovata in un Paese con ancora questi problemi di integrazione, visto che qui non si parla di immigrati, ma di cittadini come tutti gli altri.

“Black lives matter”: è il motto del movimento che è nato dopo gli episodi dell’anno scorso. “Le vite nere sono importanti”, questa è la traduzione. Certo che valgono, come valgono le vite dei bianchi. Vale la vita di tutti.

L’integrazione non c’è, non ci sarà finché si parlerà di “ bianchi e neri” e in questa opinione anche io ho usato gli stessi termini. La strada è ancora lunga, lunghissima. Spero solo che non sia una strada di sangue.

 

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