Una storia di stupro e privilegi

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Scritto per  Alessandria News 11 giugno 2016

OPINIONI – Probabilmente avrete sentito o letto la notizia dello scandalo giudiziario che sta riempiendo i telegiornali americani di questi ultimi giorni. Se non ne sapete niente, ecco il riassunto di ciò che è successo.

Giovane e promettente atleta della squadra di nuoto della prestigiosissima Università di Stanford in California, una sera del gennaio 2015 dopo una festa, ubriaco marcio, assalta e stupra una ragazza, anche lei cosi` ubriaca da essere semi-incosciente dopo una festa nella casa di una confraternita universitaria.

Lo so, la cosa che salta subito agli occhi è che erano entrambi ubriachi marci.

Due giorni fa gli è stato fatto il processo e la sentenza è stata 6 mesi di prigione e tre anni di libertà vigilata. Insomma un buffetto sulla guancia, paragonato alle sentenze “normali” per stupro .

E gli Stati Uniti sono esplosi di indignazione. Gli Stati Uniti e tutti quelli con un po’ di sale in zucca. Da tutte le parti si sono innalzati cori a dire “se invece di un ricco bianco, fosse stato un ragazzo di colore la sentenza sarebbe stata ben diversa!”. Eccome, ma credo che lo sarebbe stata anche per un “bianco” comune, uno senza le conoscenze.

Invece questo ragazzo si e` trovato davanti un giudice che non solo aveva frequentato la stessa università, ma era anche della stessa confraternita di suo padre e anche lui capitano di una squadra sportiva. Insomma che colpo di… fortuna!

Forse no, però perché sembra che la sentenza, a furor di popolo, verrà impugnata. Il giudice giustamente è già stato dato in pasto all’opinione pubblica che lo sta facendo a pezzettini

Negli Usa non è come in Italia che con tre gradi di giudizio non si sa mai alla fine chi sia colpevole ( troppi casi negli ultimi anni sono stati sul palcoscenico della cronaca per come sono stati gestiti.. non credo sia necessario ricordarli vero?), qui una sentenza può venire impugnata solo se escono nuove prove a discarico di una persona o se si riconosce un vizio di forma, come in questo caso, altrimenti una volta sentenziata la condanna o l’assoluzione, non c’è più niente da fare.

Ecco credo che questa volta qualcosa verrà fatto. Come ho detto il giudice a quanto pare faceva parte della stessa confraternita del padre del ragazzo: le confraternite nelle università americane legano i partecipanti con dei “patti” (non sempre in senso negativo però) che durano tutta la vita. Le confraternite creano network di lavoro, offrono supporto, fanno restare i membri fratelli per la vita, anche se si frequentano università diverse, ma sono anche le sedi di feste scatenate, e… basta riguardarsi il vecchio Animal House per capire, magari un po’ spinto all’eccesso, cosa esse siano per la vita universitaria americana.

Questa volta lo scandalo è stato doppio. Da una parte il giudice che infligge una pena irrisoria, dall’altra parte il padre del ragazzo che scrive una lettera al giudice, per perorare la causa del figlio, che ha fatto accapponare la pelle all’opinione pubblica.

Ecco una traduzione di alcuni passaggi: “(…) la vita di Brock è stata profondamente alterata per sempre dagli eventi del 17 gennaio e 18 (…) ogni suo minuto di veglia è consumato nella preoccupazione, l’ansia, la paura, e la depressione. Glielo si legge in faccia, nel modo in cui cammina, nella sua voce debole, la sua mancanza di appetito. (…)Ora consuma a malapena cibo e mangia solo per sopravvivere. Questo verdetto ha mandato in frantumi lui e la nostra famiglia. La sua vita non sarà mai quella che ha sognato e per cui ha lavorato così duramente nella sua carriera scolastica. Si tratta di un caro prezzo da pagare per 20 minuti di azione in oltre 20 anni di vita. Il fatto che lui ora debba registrarsi come aggressore sessuale per il resto della sua vita, cambierà per sempre dove potrà vivere, chi potrà vedere, il suo lavoro, e il modo in cui sarà in grado di interagire con le persone e le organizzazioni. Quello che so come suo padre è che la detenzione non è la punizione appropriata per Brock. Egli non ha alcuna precedente storia criminale e non è mai stato violento con nessuno prima della notte del 17 gennaio 2015. Brock può fare tante cose positive come essere un pubblico oratore impegnato a educare gli altri studenti nelle università circa i pericoli del consumo di alcol e della promiscuità sessuale. Avendo persone come Brock ad educare gli altri nei campus universitari la società può cominciare a rompere il ciclo di “binge drinking” (eccessivo consumo alcolico fino all’incoscienza) e dei suoi risultati sfortunati. Libertà vigilata, non il carcere è la risposta migliore per Brock in questa situazione e gli permette di ritornare nella società in modo positivo”.

La frase che fa accapponare la pelle “pagare per 20 minuti di azione”. Davvero? Certe volte basta anche molto meno per distruggere una vita. Quanti minuti sono serviti a distruggere la vita di Sara? Certe volte non basta un secondo ed un colpo di pistola? E la vita della ragazza che lui ha stuprato non e` stata alterata per sempre?

E questo è ciò che gli è stato risposto da un altro padre, un padre che dice quello che tutti pensiamo: “Ho bisogno di capire una cosa e parlo come un padre che ama teneramente suo figlio , come Lei ama il suo. Brock non è la vittima qui. La sua vittima è la vittima. Lei è quella ferita. Lui è colui che ha arrecato danno. Posso anche comprendere il tentativo di umanizzare suo figlio parlando della sua vita prima di quel giorno. Non c’è scenario in cui suo figlio dovrebbe essere la figura simpatica qui. Lui è l’aggressore, lo stupratore”.

E lei, che è rimasta anonima per proteggersi, cosa avrà provato a sentire la sentenza e le parole lette dal padre del suo aggressore? La sua vita non è stata alterata per sempre per quei “20 minuti di azione”?

Come madre tutto questo mi terrorizza. Ho riempito, e continuo a farlo, la testa di mia figlia, che ora anche lei è in un’università americana, di raccomandazioni, perché ci sono statistiche spaventose sul numero di stupri nelle università. A proposito di questo argomento avevo scritto un post del mio blogche vi invito a leggere.

E c’è un altro problema altrettanto grande nelle università: il bere. Il bere cosi` colpevolizzato dalla società americana, il bere che diventa allora sempre più desiderabile perché proibito, fino a 21 anni, mentre si può andare a morire con una divisa quando di anni se ne hanno 18.

Il bere che abbassa le difese e rende vulnerabili. Quella ragazza aveva bevuto tanto ed è diventata suo malgrado una preda facile. E lui? Lui ubriaco non avrà più avuto quei freni inibitori che probabilmente non gli avrebbero fatto commettere quel gesto da sobrio.

Di sicuro non ha avuto rispetto per l’altra persona e non è giustificabile, come non è giustificabile il padre che lo descrive come un santo quando santo costui non era, perché l’ubriacatura non ha potuto rendere mostro chi non lo era, ha solamente fatto andare a galla il marcio che era in lui.

Ma come si può cambiare una mentalità basata sul concetto che non ci possa essere divertimento senza sbronza? Non lo so, me lo domando spaventata, dopo che ho riempito per l’ennesima volta la testa di mia figlia di raccomandazioni e per l’ennesima volta mi sono sentita dire uno spazientito “mamma, dai!!!”.

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3 pensieri su “Una storia di stupro e privilegi

  1. drusilladeserto

    “Ma come si può cambiare una mentalità basata sul concetto che non ci possa essere divertimento senza sbronza?”, brava, come facciamo a cambiare questa mentalità?
    I miei genitori quando ero adolescente mi hanno riempito la testa di raccomandazioni, mi hanno inculcato la sana e giusta paura per l’abuso di alcool e l’uso di droghe, mi hanno fatto capire quanto sia importante mantenersi lucidi e non perdere il controllo a causa di sostanze come alcool e stupefacenti tanto che ancora oggi ne ho paura. Spero solo di riuscire a fare la stessa cosa coi miei figli!

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