Adattamento e condizionamenti culturali

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Quando ci si trasferisce all’estero, ci si deve adattare agli usi e costumi del paese ospitante, anche se questi ci sembrano strani e certe  volte li troviamo addirittura stupidi.

Ne ho accennato nel post in cui parlavo di come qui negli USA nessuno alzi la voce e se questo succede, tutti si allarmino.
Ne ho parlato in molti altri post e come me, molti expat notano situazioni che ai nostri occhi italiani e` difficile capire.

Io comunque lo trovo un aspetto positivo dell’espatrio: venendo a contatto con culture diverse, cambiamo anche noi e ci trasformiamo in persone migliori, piu` tolleranti e anche piu` elastiche mentalmente perche`riusciamo a bilanciare gli eccessi senza rinunciare a quello che siamo. Almeno questo succede a molti espatriati.
Una delle esperienze che sicuramente ci mette di fronte a consuetudini diverse e` quella di avere un figlio in un paese straniero.
Poiche`, sia durante la gravidanza, sia quando i bimbi sono piccolini, noi donne siamo in un periodo di fragilita`, questo ci pone davanti a molti problemi, che se siamo all’estero, magari non sappiamo come risolvere e ci lasciano spiazzate in quanto nessuno prima di noi in famiglia ci e` passata.
Quei consigli ( richiesti o no) che solitamente ci vengono elargiti a piene mani dalle nostre mamme, amiche , sorelle italiane, dove viviamo valgono poco.
Allora, che alternative ci sono per noi quando viviamo all’estero?
1) Sperare di avere delle amiche italiane che ci sono passate prima e si sostituiscono alle mamme, sorelle, amiche per darti consigli..ma che ci lasciano la possibilita` di sparire, per periodi di decompressione, se diventano troppo invadenti.
2) fare un sacco di domande al ginecologo, pediatra del paese dove si vive per carpire ogni informazione necessaria all’integrazione nostra e del bimbo.
3) frequentare gruppi di mamme autoctone che sanno tutto sul crescere i figli nel luogo dove vivete.
4) fregarsene ed andare per la propria strada, comportandosi come se si fosse ancora in Italia e sentendosi in questo modo delle aliene.
Ecco la quarta alternativa , io non la seguirei…ci sono consuetudini in ogni paese che vanno rispettate e seguite, che siano quelle macroscopiche, come quelle che ci raccontano le blogger dai paesi musulmani, come le Mammeneldeserto sia quelle che dimostrano che noi rispettiamo i nostri ospiti, perche` si`: noi siamo ospiti dei paesi dove viviamo.
Io ho avuto una figlia prima di FB, whatsapp, skype e agli albori di internet, ma siamo sopravvissute ve lo assicuro e ho applicato tutti i punti 1-2 e 3 della mia lista.
All’inizio ero naturalmente frastornata e confusa.
Gia` ogni neo mamma ha dubbi a palate: con il primo figlio e da qualsiasi parte si viva. Anche se si rimane in Italia, e` un continuo chiedersi: “Sara` giusto quello che faccio?”. I bambini non arrivano corredati da un libretto di istruzioni: piangono. Quella e` la loro voce. Se non piangono, generalmente vuol dire che stanno bene o che non hanno bisogno di niente.
A far vacillare quelle poche sicurezze che avevo dall’aver visto le mie amiche in Italia quando avevano avuto bimbi, erano appunto gli usi e costumi diversi.
Sono arrivata negli USA e dopo un mese ero incinta. Vi lascio immaginare il mio inglese! Avevo difficolta` a fare domande, ma con tutto il coraggio in me, le ho fatte. Sono le risposte dei medici ed infermieri che mi avevano sorpresa.
Come? Non ho bisogno della bilancia per pesare il bebe` prima e dopo la poppata?
Come? Non si sterilizzano i biberon ed i ciucci e basta lavarli in lavastoviglie?
Come? Non si lavano i panni separatamente con il Napisan?
Come? Non esiste l’Amuchina?
Poi ho capito che siamo noi gli esagerati in Italia, che consideriamo molto spesso il bambino come un essere “da sterilizzare”. Non e` vero! Il bimbo deve accrescere le sue difese immunitarie e per questo deve venire a contatto con i normali microbi con cui veniamo a contatto noi adulti. Non tutto e` giusto di certo, ma, oh come si vive meglio.
Certo parliamo di bambini che non abbiano problemi. Quando avevo posto queste domande al pediatra, mi aveva detto che bilancia e sterilizzazione si usano anche qui se il bimbo e` nato prematuro o ha problemi. Io non so in Italia, ma qui le prime settimane della vita del bimbo si sta piu` dal pediatra che a casa! Se il bambino non cresce bene lo vedono subito.
Viceversa io non ho mai applicato una delle regole qui: cioe` quella di svegliare mia figlia per poppate quando era l’ora presunta, ma lei dormiva. Forse sono stata fortunata perche` lei quando aveva fame si svegliava ed era come una sirena, ma quando dormiva giammai l’avrei svegliata. Magari le cose sono cambiate da quando e` nata mia figlia, ma mi ricordo che  mi avevano detto di allattarla ogni 2 o 3 ore…. Cioe` sarei dovuta stare praticamente sempre con lei attaccata al seno. Eh no grazie. Mi ricordo che in Italia si iniziava con 6 poppate al giorno e cosi` ho sempre fatto e presto lei da sola si e` adattata ai 5 pasti, con un lungo intervallo di notte che ha permesso a tutti di dormire la notte.
Quando e` cresciuta un po’ di piu`, diciamo verso dall’anno e mezzo in poi, quello che ha sempre combattuto e` il sonno.
Secondo me le sembrava di perdere qualcosa se si fosse addormentata e il riposino del pomeriggio e` stato il primo a partire, ma anche alla sera e` sempre stato difficile farla dormire.
In quello abbiamo sempre seguito l’orario italiano.
Mio marito e` sempre tornato tardi dal lavoro e perche` potesse stare un po’ con sua figlia, lei non e` mai stata messa a letto alle 20.
In quello ho sempre invidiato le mie amiche americane. Io non ce l’ho mai fatta. Un’altra cosa che ho sempre fatto e` farla addormentare nel lettone, ma solo perche` le ho cominciato a leggere librini da quando era molto piccola, poi ho inventato fiabe che le raccontavo.
Quello e` sempre stato un nostro momento: ci sedevano sul letto, l’abbracciavo e cominciavo a raccontare. Come avrei fatto a farlo con lei nel suo lettino? Raccontavo finche` le si chiudevano gli occchi, poi arrivava mio marito e la portava nella sua stanza. Non ha mai dormito con noi, neanche quando era malata.
Ho sempre invidiato chi portava i figli nel letto, chiudeva la porta e se ne andava.
A me non e` mai successo, tutte le mie amiche americane lo hanno fatto.
Forse me lo sono potuto permettere perche` di figli ne ho avuto una sola. Chissa`.
Di differenze nel crescere dei figli all’estero ce ne sono tantissimi anche piu` avanti, quando i bimbi crescono.
L’inesistente canottiera, il fatto che i bambini vengano portati all’aperto anche a temperature polari, la maggiore indipendenza da subito, tutte queste cose a mio parere sono solo un esempio del modo diverso di essere madri: non migliore, non peggiore solo diverso.
Chi va a vivere all’estero e ci cresce un figlio, viene influenzato dalle abitudini diverse. Noi non siamo piu` madri totalmente italiane.
Lo rimaniamo invece a tavola.
I nostri bambini possono vivere da ogni parte, ma noi saremo sempre li` a cucinare per loro nel modo in cui siamo state abituate noi. Non dico che rifiutiamo gli omogeneizzati, ma se possiamo le pappe dei nostri bambini sono fatte con il brodo fatto da noi ed il piu` possibile naturale e quando crescono non ci accodiamo volentieri alle altre mamme per un viaggio a mangiare da Mc Donald.
Lo facciamo una volta ogni tanto, per socializzare, ma cercando di non farlo diventare un’abitudine. In questo modo cresciamo dei buongustai…non ci scappa.
PS: mentre cercavo un’illustrazione da mettere in questo post ho trovato questo link. Anche se le differenze di cui parlo in questo post non sono le stesse trattate dal link ( di quelle avevo gia` trattato in 2 altri miei post del blog) e` sempre interessante leggere altre opinioni.
E voi come siete? Siete mamme ancora italiane  o vi siete adattate agli usi e costumi di dove vivete? Se avete avuto figli nati in Italia e figli nati all’estero, avete notato differenze  tra le vostre esperienze di mamme?
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2 pensieri su “Adattamento e condizionamenti culturali

  1. Saggio pediatra! E` vero che come ho detto sopra ” un bambino non arriva con il libretto di istruzioni” e le paure di noi mamme sono tante: ha freddo, ha caldo,ha male al pancino, ha fame.I bambini piangono: il pianto, questo sconosciuto.All'inizio non ci si capisce, poi la mamma impara la lingua del neonato, come se imparasse una lingua straniera e finalmente riesce a leggerne le sfumature diverse.
    Mi immagino il tuo pianto incazzato che diceva un” Mamma lasciami dormire”pur senza parole..poco cambia con l'eta` pero`: ora mia figlia ringhia quando oso svegliarla!!!!

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