L’alluvione del ’94, pochi mesi prima di partire per gli Usa

Ecco l’opinione per Alessandria News, novembre 2015

Sono partita a febbraio, da una città ancora ferita, quando l’odore dell’alluvione era ancora così forte. Quando ritorno, quell’odore lo sento ancora e tra i molti profumi buoni che sento e mi mancano, questo rimane un pugno nello stomaco

OPINIONI – Sono passati 21 anni da quella domenica quando le acque del Tanaro invasero le strade di Alessandria e si portarono via cose, ma soprattutto molte, troppe persone. Ognuno di noi che visse quel giorno non può dimenticare. Per me poi quei mesi sono stati gli ultimi vissuti in Italia e sono partita dopo poco, da una città ancora ferita. Non è possibile dimenticare l’acqua nelle strade, dove galleggiava di tutto, anche i prosciutti e le forme di parmigiano dei negozi di via San Lorenzo. Non è possibile non ricordare la Piazzetta piena di fango, di cose accatastate, ma anche di persone arrivate da ogni parte ad aiutare.

Non è possibile, anche perché, ancora oggi, in certi angoli, nonostante tutti gli anni passati, si può sentire, improvviso e acuto, l’odore della nafta dei serbatoi delle caldaie del riscaldamento che invase con l’acqua la città e che ha impregnato i muri del centro. Io lo sento ancora. Ognuno di noi ha le sue storie e si ricorda esattamente cosa successe in quei pochi giorni. Ecco la mia storia.

Erano due giorni che pioveva, il fiume era gonfio, ma non era la prima volta che succedeva. Ad Alessandria non si pensava affatto che l’acqua potesse arrivare con così tanta potenza, non dalla parte del Tanaro. Non se lo aspettava il sindaco, Francesca Calvo, che la sera prima era a passeggio in corso Roma, la via dello shopping: l’avevo incrociata, me lo ricordo ancora, era in giro con i figli; non se lo aspettavano i negozianti del centro che quella mattina avevano aperto le serrande se erano pasticcerie o fiorai o giornalai; men che meno se lo aspettavano i cittadini.

Non me lo aspettavo di certo io, che ero a casa da sola. Mancavano pochi mesi alla partenza per la mia nuova vita negli Stati Uniti e mio marito era infatti già nell’ufficio nuovo, non sarebbe tornato in Italia a chiudere le valigie per ripartire di nuovo, se non due settimane dopo.  Quella mattina stavo stirando, quando improvvisamente la luce saltò. Nonostante questo fatto, che comunque non era totalmente strano perchè ogni tanto la luce saltava, mi ero preparata, ero andata a Messa in centro alla Chiesa di San Lorenzo, dove non mi sembra mancasse ancora la luce, poi ero andata a pranzo dai miei in Pista, dove tutto era normale e l’acqua non sarebbe mai arrivata.

Mi ricordo che tornando da messa io e mia mamma avevamo persino comprato le paste da Giraudi in fondo a via San Lorenzo (c’e` ancora il negozio? non mi sembra, vero?), per dire, la totale normalità di una domenica italiana. Per i miei era una festa il fatto che io fossi con loro e mi potessero coccolare un po’.

Durante il pranzo avevamo guardato Telecity, ma non mi ero allarmata più di tanto. Non posso credere ora di essere stata così superficiale. Ma lì era tutto perfettamente normale.  Anzi, preccupata che la luce fosse ritornata in centro e io avessi lasciato qualcosa di acceso, ero tornata a casa nel primo pomeriggio per spegnere tutto. A casa mia però quel pomeriggio non arrivai mai perché, attraversando piazza Garibaldi, avevo visto persone che toglievano l’acqua dall’ abitacolo delle auto, salvate appena in tempo dall’arrivo del Tanaro . Mi ricordo di aver chiesto ad un signore dove avesse la sua macchina e lui mi disse: via Lumelli. A questo punto era chiaro che l’acqua era troppo vicina.

Avevo le chiavi della macchina in borsa con me e nonostante a posteriori penso di aver corso un bel rischio, ero comunque andata nel garage sotterraneo in via San Francesco dove la tenevamo per portarla via e salvarla, con il rischio di rimanere bloccata lì. Mi ricordo la fatica a tornare verso la Pista con l’acqua già all’angolo dei Giardini davanti a quello che allora era Cangiassi. L’acqua sarebbe arrivata anche sotto casa mia di lì a poco e in tutto il centro città. Mi è andata bene, ma che incosciente!
A casa ci tornai solo il giorno dopo, quando l’acqua era ormai scesa e aveva lasciato la distruzione dietro di sè.

Ero arrivata sotto casa, pensando di trovare il disastro, invece l’isolato dove essa si trovava era asciutto, incredibilmente asciutto. Via Trotti, tra via Modena e via Bergamo, è su una collina. Chi di voi se n’è mai accorto? Non io. Eppure è bastato quel poco perché l’acqua non arrivasse. Certo era nelle cantine, ma rispetto ai danni subiti da tantissimi miei concittadini non posso che dire di essere stata fortunata. Mia suocera, che abitava in via Piacenza, non lo era stato altrettanto, ma come l’acqua si fosse insinuata nelle strade aveva comunque rivelato come Alessandria non sia piatta come si crede.

Il giorno successivo, il martedì, ero dovuta tornare al lavoro, essendo io in farmacia a Valenza. Valenza non era stata toccata dall’alluvione e poiché neanche io lo ero stata direttamente, ero dovuta tornare, invece di poter dare un aiuto più fisico e concreto a chi ne aveva bisogno. A parte il fatto di aver dovuto fare un giro pazzesco, passando dall’autostrada entrando da Alessandria Sud per uscire a San Michele, dove il casello era fuori dall’acqua, mi ricordo che tutto intorno c’era la distruzione, l’acqua ancora alta nei campi, la ferrovia divelta, gli animali annegati e le loro carcasse sparse da ogni parte.

Mi era venuta in mente una cagnolina, Luna, che il capodanno precedente era scappata dagli Orti, dove il suo padrone la lasciava in un recinto insieme ad altri cani e che io e mio marito avevamo trovato e portato a casa, spaventata e frastornata dai botti. L’avremmo tenuta, ma naturalmente non era nostra e dopo alcuni giorni, quando ci eravamo ormai affezionati a lei, per l’annuncio sul Piccolo, avevamo trovato il suo legittimo proprietario. Luna probabilmente è morta nell’alluvione, sarebbe vissuta di più con noi, ma è la vita!

Il cuore in quei giorni era pesante e pieno di ricordi delle persone che erano morte e conoscevi e di quelle che non conoscevi, ma erano della tua città, quindi parte della tua famiglia allargata.

Sarei partita per gli Stati Uniti pochi mesi dopo, a febbraio. Sarei partita in tempo per vedere la città rimboccarsi le maniche e lavorare, dopo un Natale senza luci e musiche per le strade, ma ancora ferita e frastornata.

L’altro giorno parlavo con un amico alessandrino e gli ho chiesto consiglio su un argomento da trattare per questa “opinione”. Mi ha risposto: “perché non scrivi degli odori di Alessandria quando torni?” Sono tornata molte volte da allora, ma forse perché sono partita quando l’odore dell’alluvione era ancora così forte, io quell’odore lo sento ancora e tra i molti profumi buoni che sento e mi mancano, questo odore rimane un pugno nello stomaco e questo editoriale è nato dal suo ricordo.

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4 pensieri su “L’alluvione del ’94, pochi mesi prima di partire per gli Usa

  1. “… la regione più colpita: il Piemonte. La città più colpita: Alessandria”. Era un mantra. Ogni telegiornale ripeteva sempre queste parole.
    Un massacro. Io non potevo immaginare come fosse un alluvione, Matera, in cima a una collina, non può allagarsi. E mi sono sempre chiesto come mai ci sono le vittime. L'acqua non dà tutto il tempo di allontanarsi?
    Ero a Matera e ho dovuto aspettare alcuni giorni per tornare a Cremona. Il ponte sul Po era chiuso.
    “… la piena è passata senza danni a Piacenza e a Cremona…” Non era vero. Il ristorante sotto il ponte è andato distrutto, così come le società di canottieri.
    E tornando a scuola trovai esposta la bandiera con la fascia nera a lutto.
    Ogni volta che sento nominare Alessandria (anche quando ho cominciato a leggerti) mi risuona sempre in mente quella frase “…la città più colpita… Alessandria in ginocchio…”

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  2. Anonimo

    Oh cribbio! Certo che ti è andata bene! Con quello che hai fatto per l'auto, potevi davvero vederla bruttissima. Ma è andata bene, meno male. E tutti noi abbiamo sottovalutato quanto stava succedendo quella domenica. Ma lo possiamo raccontare! Dai che quando vieni trovi il ponte nuovo post alluvione! 🙂
    Maria Grazia

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