Cucinare con il cuore


la mia torta con il pan di spagna, alla ricerca del gusto della torta di pasticceria 
Se non fossi andata a vivere dall’altra parte del mondo forse avrei continuato a non cucinare oppure a cucinare senza cuore.
Era quello che succedeva prima.
La mia famiglia è Piemontese. La famiglia dalla parte di mia mamma è alessandrina, anche se la famiglia di mia nonna materna viene da Premilcuore, in provincia di Forlì,  nel cuore della Romagna.
La mia parte paterna è  invece di Castelnuovo Belbo, un paese della provincia di Asti, e lo è da secoli.
Mentre non ho avuto la fortuna di trascorrere molto tempo con i miei nonni paterni, che morirono entrambi quando ero ancora molto piccola, anche se come in un sogno mi ricordo la mia nonnina, a cui sempre di più vengo ad assomigliare fisicamente, e le migliori patatine fritte mai assaggiate che lei preparava, ho ricordi molto vivi dei miei nonni materni e anche della bisnonna con cui ho trascorso molto tempo.
La casa dei miei nonni è la casa dopo poi ho vissuto anche da più grande, quando tutti i vecchi ci avevano lasciati, e dove vive ancora la mia famiglia, ma incredibilmente, nonostante siano passati molti anni, alle immagini della casa com’è ora si sovrappongono le immagini della cucina della nonna, del tinello , dei mobili di legno verniciato e del tavolo al centro del tinello dove si preparava la sfoglia per fare la pasta fatta in casa, perchè la cucina era in realtà un cucinino dove a malapena c’era lo spazio per muoversi e lì non si poteva cucinare.
Mia nonna e la mia bisnonna cucinavano benissimo. Mia nonna mi aveva insegnato a preparare la sfoglia facendola diventare sottile con movimenti di braccia e mattarello! Mi ricordo ancora come ero brava e “slap”, “ slap”, il rumore della pasta che si assottigliava diventando sempre più larga. Poi quando ormai era un velo la arrotolavamo su se stessa per tirarne fuori i “tajaren”, tagliandola a coltello fine fine. A casa mia si preparavano anche “l’agnulot” ( gli agnolotti) con la ricetta di Alessandria, senza verdure. Per me quelli sono sempre stati gli agnolotti veri, anche se ogni tanto mio papa` cercava di riportarci sulla “dritta via” per lui e andavamo in un pastificio di Nizza Monferrato, dove preparavano gli agnolotti secondo la tradizione del suo paese, con le verdure dentro, e li compravamo lì perche ormai non c’era nessuno dei vecchi dalla sua parte che li poteva preparare.
Preparare la pasta e gli agnolotti fatti in casa era come un gioco e mi divertiva moltissimo, ma non pensavo allora che mi stessero dando in mano una parte di storia, di tradizione e molto cuore.
Con quello che vi ho raccontato, con l’esempio di cotanta famiglia, potreste pensare a che cuoca sopraffina io sia stata fino dall’inizio della mia vita indipendente. Ecco non proprio, perchè nella mia famiglia si è saltata una generazione.
La mia mamma ha pregi a non finire, ma a parte le milanesi, che fa benissimo, non è che sappia cucinare molte cose. Lei è stata mandata all’università e studiare è sempre stato quello che le è stato richiesto dai suoi, intanto in casa c’era sua nonna, che io chiamavo “la nonnona” ( che poi era minutina e bassa bassa, non certo-ona) che si occupava di tutto e poi più tardi mia nonna, quando era andata in pensione.
Ed io? Io mi sono sposata e non sapevo fare quasi niente, perchè oltre alla pasta fatta in casa, non è che avessi imparato molto altro, purtroppo la vita mi aveva portato via tutti i nonni ancora troppo presto, i ricordi si erano sbiaditi e poi non avevo mai cucinato: “Tu studia”, era quello che mi veniva ripetuto. Mangiare a casa mia non aveva più una posizione centrale nella vita di ogni giorno. Mia mamma lavorava, mio papà pure e la nostra dieta era molto essenziale..diciamo così.
Poi mi sono sposata con un buongustaio, proveniente da una famiglia dove il mangiare continuava ad essere super importante sia quotidianamente che nelle grandi occasioni: le feste comandate, le molte occasioni per intrattenere gli amici dei figli, il volontariato all’Oftal: il ricordo delle donne della famiglia di mio marito si materializza nella visione di loro che cucinano.
Metà piemontese, metà bolognese da parte di padre: anche la parte paterna ha avuto nella formazione culinaria di mio marito una qual certa importanza e molta importanza nell’amore per la cucina che ora mia figlia ha. Il quaderno di ricette della seconda moglie di mio suocero è diventato il compagno di avventure in cucina di mia figlia, da quando era ancora piccolina.

La tradizione si tramanda

Nonostante la mia incapacità a preparargli molti piatti, ci ho messo sempre la buona volontà e mi si è appiccicata addosso la bella abitudine di invitare gli amici a cena per stare insieme.
In quel senso cucinavo con il cuore già allora, il cuore pieno della felicità per le occasioni, che ancora molti amici ricordano.
Ero abbonata a “La Cucina Italiana” e,insieme a mio marito, gli inviti diventavano un’occasione per preparare elaborati piatti, con combinazioni da grandi cuochi, ma non certo tradizionali.
C’è voluto l’attraversamento di un oceano e la difficoltà trovare gli ingredienti buoni, l’essere messi di fronte a una cucina definita “italiana”, che italiana non è, per fare diventare il mio cucinare proprio proveniente dal cuore.
Il cuore che mi ha portata a riscoprire la tradizioni specialmente della mia regione, delle mie regioni, se aggiungiamo anche le mie lontane radici romagnole.
Ho voluto scoprire di più , assetata di conoscenza e dalla responsabilità molto forte del volere trasmettere quasta mia conoscenza a mia figlia, cosicchè lei non si dimentichi e possa a sua volta trasmettere questa conoscenza ad i suoi figli, visto che siamo ormai lontani dai luoghi delle nostre radici.
E mi sono messa a cucinare con il cuore. Non cucino tutti i giorni con esso. Molto spesso cucinare per me è mera sopravvivenza, cerco di preparare cose sane, ma non ci metto niente di più.
È quando scatta la memoria per un piatto che facevano o a casa mia o molto più spesso a casa di mio marito che il cuore prende il sopravvento, ma il giudizio sul risultato diventa spietato.
Il cuore non perdona errori e inesattezze.
Per fortuna negli anni sta diventando sempre più facile trovare gli ingredienti anche qui. Fare la spesa non è più deprimente come lo era agli inizi della mia vita all’estero. È vero che sono 20 anni che vivo all’estero, non è da ieri, ma davvero qui si sono fatti passi da gigante nell’offerta e, specialmente negli ultimi anni, la scelta è cresciuta in maniera esponenziale. Ma non solo la scelta, ma anche la qualità degli ingredienti è migliorata. È vero che molto spesso ciò che si trova sono copie degli originali, ma pazienza non si può avere tutto ed il cuore quello lo

preparando i rabaton

La crostata con la farina di castagne, pere e cioccolato

sa perdonare…

Io e mio marito cuciniamo. Pur avendo una famiglia piccola, composta solo da tre persone negli USA, di cui una come sapete è via la maggior parte del tempo, quando ci riuniamo celebriamo l’evento intorno ad una tavola. A queste occasioni si aggiungono gli inviti e le feste, quando magari siamo lontani dall’Italia perchè non siamo potuti tornare, ma per essi non cuciniamo piu` con la “Cucina Italiana”, aperta sull’ultimo numero della rivista, siamo diventati tradizionalissimi. Il menu lo scegliamo dalla memoria o, riconoscendo i nostri limiti, da un libro che da 30 anni ci accompagna nelle nostre sperimentazioni : “Le ricette regionali italiane”.
Ammetto di essere anche un po’ malata…mi piace comprare libri di cucina e sfogliarli. Poi però finisce che uso sempre i soliti, perche` il cuore sa dove andare , citando Susanna Tamaro: “Va dove ti porta il cuore”.

Sto raccogliendo le mie ricette del cuore, quando le faccio le aggiungo ad un file,  e se hanno bisogno di essere migliorate, le evidenzio. Mi piacerebbe che esse diventassero qualcosa di più di parole su un foglio di quaderno, anzi di file nel computer. Vedremo se ci riuscirò.
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13 pensieri su “Cucinare con il cuore

  1. Quello e` il rischio. Cucinare cose amate, fatte con il cuore, ma sempre le stesse…per quello sto sperimentando..anche con cose che se fossi in Italia andrei a comprare al negozio. Molte volte escono schifezze sai…mica sono sempre da fotografia!!!

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  2. Che bella cucina che hai. E soprattutto, che bei sorrisi. Il cuore ce lo stai mettendo tutto.
    Per me preparare qualcosa insieme a mia figlia è un modo di comunicare. Le piace tanto quando facciamo qualcosa insieme.

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  3. Bellissimo!!!
    Io sono una frana in cucina, quello che sa fare tutto è mio marito perché ha imparato le ricette tradizionali dalla nonna. Ad esempio, a Natale a casa nostra non possono mancare gli agnolini fatti in casa; una volta a settimana mio marito prepara gli gnocchi di patate. Io mi limito alla pasta per la pizza e qualche strudel di mele! Lo facciamo per mantenere la nostra tradizione ed insegnare ai nostri figli le nostre radici.
    Tu sei bravissima!!!

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  4. Anonimo

    Dai, Claudia! Un bel libro di cucina piemontese e possibilmente pubblicato in USA, poi anche qui. Più cucina monferrina per tutti! (e langarola ecc ). Sarebbe bellissimo. Potresti anche aprire un bel blog di cucina in lingua inglese, così potresti “educare” un po' di palati anglosassoni. OK, non snervo più e torno a farmi gli affari miei. 😉
    Buona domenica.
    Maria Grazia

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  5. Maria Grazia, per quanto riguarda la tua idea di un blog di cucina. Guarda ce ne sono molti e molto belli, ma te ne indico uno speciale che trovi nella lista dei blog che leggo. E` quello delle Ambasciatrici del buon gusto, un gruppo di donne italiane in giro per il mondo , di cui faccio parte anche io. buona lettura!

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