Gli ascensori della mia vita

Image result for ascensoriMai aprire la ricerca di Google per scoprire le parole chiave con cui i lettori che non conoscono ancora il tuo blog, arrivano a leggerti.
Mentre alcune ricerche sono logiche: differenze tra italiani e americani, dove e` stato girato Happy Days ( tra parentesi l’altro giorno e` morto Al Molinaro , l’attore che interpretava il proprietario di Arnold, il bar di Happy days) altre lasciano stupiti.  Tempo fa era stata la volta della frase sibillina” chi non mi segue sto arrivando!”, oggi apparentemente cercavano degli “ascensori vecchi” e sono arrivati da me.
Ebbene la sapete una cosa? Questa volta io un post sugli ascensori lo scrivo davvero.
Venite, venite: qui si parla di ascensori vecchi e nuovi, americani ed italiani.
C’erano una volta le case degli anni 60 del boom economico italiano, specialmente quelle dei luoghi di villeggiatura, dove a volte per risparmiare, non si metteva ancora l’ascensore. E` successo nel condominio al mare dove la mia famiglia possiede un micro appartamento e dove mia mamma sono 30 anni che ad ogni assemblea condominiale ripropone il solito punto da mettere all’ordine del giorno: l’ascensore. Un ascensore che non potrebbe mai essere installato, non c’e` posto, ma rimane nella sua lista dei desideri.
C’era una volta  un appartamento in centro citta` che una coppia di sposini che aveva comprato in una di quelle belle case che pero`, dietro ad una facciata signorile, rivelavano ancora una situazione da anni trenta del secolo scorso. Niente riscaldamento, bagni ( una parolona…cessi) sul pianerottolo, ma prezzi competitivi in un palazzo che dall’essere di una singola proprieta` era stato suddiviso per essere venduto e che chi comprava ristrutturava. Noi avevamo acquistato un appartamento in facciata, al terzo di tre piani, dove c’eravamo solo noi, visto che le altre ali del palazzo, quelle su cortile, di piani ne avevano solo due. Di soldi dopo la ristrutturazione ce n’erano rimasti proprio pochi, se non zero, ma eravamo giovani e senza figli. La tromba delle scale era amplissima e di ascensori se ne sarebbero potuti mettere eccome, ma l’ascensore interessava solo noi a quanto pare e avremmo dovuto mettercelo a nostre spese. Siamo partiti per gli USA senza aver messo alcun ascensore, ma mi ricordo gli anni in cui tornavo in Italia e rimanevo mesi con mia figlia piccola, quando dovevo lasciare il passeggino in cortile, portare su in braccio lei, metterla nel lettino perche` non le succedesse niente di male, poi dovevo tornare giu` a prendere le borse della spesa, tornare su a posarle, poi tornare giu` e portarmi su il passeggino, che non poteva essere lasciato nell’androne poiche` era aperto verso il cortile con i gatti che potevano dormirci dentro o farci i bisogni. Insomma una situazione non molto confortevole. Sopravvivevo perche` sapevo che si trattava di pochi mesi, ma non so cosa avremmo fatto se mai fossimo tornati a vivere in Italia in quegli anni.
Abbiamo venduto casa qualche anno dopo e mi domando se ora l’ascensore e` stato messo…
C’era una volta la casa di mio marito. Anche quella era in centro citta` e in essa c’e` l’ascensore piu` vecchio di Alessandria.
E` un ascensore bellissimo, come questo nella foto, ma piu` piccolo.
Sono sempre rimasta affascinata da quella scatola di vetro e legno che saliva e scendeva traballando, meno quando c’ero dentro io. Mi ricordo che sia mio papa` che mia mamma non lo volevano mai prendere con la scusa che tanto un po’ di scale non gli avrebbero fatto male. Non credo che mia mamma ci sia mai salita sopra, specialmente negli anni piu` recenti, quando i rumori provenienti dagli ingranaggi non lasciavano molte speranze di arrivare al piano.
C’era una targhetta al suo interno che riportava la portata massima, tre persone, aggiungo tre persone magre. Se il peso superava quello stabilito, l’ascensore non partiva neanche.
La casa di mio marito era diventato il nostro pied a terre italiano dopo che avevamo venduto la nostra.
Quando arrivavamo carichi di valigie, le caricavamo in ascensore, poi chiudevamo la porta e salivamo al piano per chiamare l’ascensore che arrivava carico di valigie. La scale le facevamo lo stesso, ma almeno non carichi come muli. Ultimamente , nonostante l’ascensore fosse controllato regolarmente, la sua eta` si stava facendo sentire. Qualche volta la porta a vetri, che veniva chiusa accostandola facendo cosi` toccare i contatti, si apriva da sola e l’ascensore rimaneva bloccato tra i piani. Quando arrivava al piano di casa di mia suocera, l’ultimo, si fermava un momento come a riprendere fiato per poi darsi un’ultima spintarella e sbuffando arrivare a destinazione. Se si cercava di aprire la porta prima di questo ultimo saltino, la porta esterna non si apriva per sicurezza. C’era sempre il dubbio se saremmo mai arrivati o avremmo dovuto aspettare di essere liberati dai vigili del fuoco. Di buono e` che  non si puo` soffrire di claustrofobia in un ascensore cosi` e per le lunghe attese…c’era anche un seggiolino che si poteva tirare giu` e sedercisi sopra.
C’erano una volta gli ascensori con gli interni di alluminio dei condomini moderni italiani che comunque un certo senso di claustrofobia a me continuano a darlo.
C’era una volta a Taormina un ascensore che si infilava nella roccia e dall’hotel Capo Taormina scendeva al livello spiaggia e quando l’ho preso mi sono sentita per un attimo come se scendessi agli inferi ( non mi dite che non mi ero fatta suggestionare dalle tragedie greche vista al bellissimo anfiteatro)
C’era una volta a New York un ascensore che, velocissimo, ti portava in cima alle Torri Gemelle. Quando salivi, per la velocita` lasciavi lo stomaco qualche piano piu` sotto e quando arrivavi ti ritornava su, fermandotisi in gola e dandoti un certo qual senso di nausea.
Ci sono gli ascensori che in tutte le altre citta` del mondo ti portano in alto e ti fanno vedere panorami mozzafiato, da grattacieli, torri e da altri luoghi dove io, dopo l’11 settembre 2001 non riesco piu` a salire.
Ci sono gli ascensori americani che si fanno un baffo dei pesi delle persone, che se dicono 10 persone, in realta` sopporterebbero il peso di 20 persone di peso medio.
Ci sono gli ascensori con le musichette soft jazz e quelli dove un Italiano in vacanza come te, ti riconosce senza che tu abbia aperto bocca e ti fa domande in Italiano.
Ci sono ascensori dove girano anche scene di film e dove gli appassionati di Grey’s Anatomy come me, sanno che i protagonisti potrebbero avere del sesso sfrenato….perche` non si sa mai come, ma rimangono bloccati sempre li`…
C’e` l’ascensore del dipartimento di lingue dell’universita` che nei dieci anni passati a lavorare li` e` stato piu`a lungo rotto che funzionante, che e` cosi` lento che se hai dimenticato qualcosa in ufficio e sei gia` giu`…meglio che ti fai le scale a piedi, che tanto fa bene!!!!
Ci sono gli ascensori della mia vita….

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6 pensieri su “Gli ascensori della mia vita

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