Le amiche/mamme delle expat

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Greta, nella sua introduzione al mio articolo per Amiche di Fuso, mi ha fatto un regalo.
Ecco cio` che ha scritto:
……Lei è stata la mia fatina in questo nuovo mondo, sempre pronta a darmi spiegazioni e ottimi consigli, a introdurmi a cose nuove, a farmi anche un po’ da mamma quando era necessario: vorrei che ci fosse una Claudia là fuori per ogni nuova expat …….
Le sue parole mi hanno commosso e fatto un immenso piacere. Non credo pero` di meritarmele.
Ho aiutato Greta, all’inizio senza che ci conoscessimo, perche` qualcuno lo aveva fatto con me e per questo motivo mi aveva fatto sentire meno sola.
Anche io ho avuto una amica/mamma. Continua a leggere “Le amiche/mamme delle expat”

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Per Amiche di Fuso

amichedifuso-claudiaE dopo aver letto la testimonianza di Francesca, oggi parla la sua mamma: Claudia akaUn’alessandrina in America, nome anche del suo spazio virtuale dove si racconta nelle sue esperienze di vita, lavoro, scuola in USA. 
Io, Greta, ho avuto la fortuna di conoscere Claudia ed è una mamma dolcissima e presente, ricca di interessi e sempre positiva, severa il giusto, aperta verso questa nuova cultura americana che ha dovuto far combaciare con quella italiana nell’educare e crescere Francesca ma sempre vigile con il suo essere una mamma pur sempre italiana.
Lei è stata la mia fatina in questo nuovo mondo, sempre pronta a darmi spiegazioni e ottimi consigli, a introdurmi a cose nuove, a farmi anche un po’ da mamma quando era necessario: vorrei che ci fosse una Claudia là fuori per ogni nuova expat e da questo post capirete che meravigliosa mamma sia. 

Continua a leggere “Per Amiche di Fuso”

Francesca, nelle sue parole

Ecco, ci voleva Greta di Amiche di Fuso per fare parlare mia figlia. Un racconto scritto per loro, che non ha mai voluto scrivere per me, sua madre!
Il suo racconto di come si viva e cresca figlia expat lo lascio leggere a voi qui di seguito o dalle pagine di Amiche di Fuso  io vorrei invece dirvi come si sente una madre a leggere le parole di sua figlia.
Mi sento bene, sollevata: mi ha tolto un peso dallo stomaco. Mi ha anche commossa perche` ho visto scritti per la prima volta i suoi sentimenti nei confronti di noi genitori e, essendo lei una persona solitamente non molto espansiva, mi ha fatto un’immensa tenerezza.
Se c’e` un pensiero che tutti noi expat, madri e padri, rimuginiamo dentro e`” Avremo fatto bene?’, “Cosa togliamo ai nostri figli?”.
Dovremmo invece pensare a cosa gli regaliamo in termini di apertura mentale e maturita` e le parole di Francesca, me lo hanno confermato.
Quindi se avete figli piccoli e siete ancora presi dai dubbi, leggete questo racconto e tirate con me un sospiro di sollievo, perche` ANDRA` TUTTO BENE. EVERYTHING WILL BE ALLRIGHT! Continua a leggere “Francesca, nelle sue parole”

La mia moda

Elleit

C’era una volta….
C’era una volta una farmacista che, dipendente di farmacia pubblica, aveva uno stipendio dignitoso, ma normale, sposata e alle prese con molte spese per la casa da ristrutturare. Eppure quella farmacista in Italia vestiva in boutique, con marchi famosi ( e pure costosi, anche se non come ora): i pantaloni erano tutti di New York Industrie,  i maglioni e giacche di Emporio Armani,Sportmax, Max Mara e soprattutto Max &co. La farmacista aveva scarpe di Prada e borse di Fendi( quelle con le F incrociate..cosi` si vedeva che erano di Fendi). La farmacista ci teneva ad essere vestita bene, anche sotto il camice, con quello che si vedeva nelle vetrine dei negozi della sua citta`, le piaceva la moda e nelle citta` provinciali dove viveva e dove lavorava la conoscevano tutti. “Buongiorno dottoressa” “Come sta dottoressa?” ( il che imponeva anche l’essere vestiti bene per andare a buttare la spazzatura nel bidone in strada). La farmacista spendeva per la moda. La farmacista era anche un po’ provinciale lei stessa ed insicura( ma era giovane e la dobbiamo scusare): non voleva essere diversa, originale e si conformava alla massa.
La farmacista decise ad un certo punto di partire per gli USA a seguire il maritino, un passo che la fa crescere in molti modi e stupisce anche lei stessa. Lascia il lavoro, la citta`..e lo stipendio.. ( in primis, lascia la famiglia…ma questo non c’entra molto con la nostra storia oggi). Bene, immagino capiate dove vado a parare. Non c’e` neanche molta suspance in questa storia:avevate pure capito gia`chi e` la farmacista, no?
Insomma, arrivo negli USA ed entro in crisi acquisti/moda. Per prima cosa non ho piu` uno stipendio ed un lavoro. Mio marito non mi ha mai fatto questioni di soldi, ma senza lavoro psicologicamente non sono piu` indipendente, non riesco per un po’ a spendere per me. Poi oggettivamente ne ho di cose portate dall’Italia e non mi “serve niente”. Essendo pure in dolce attesa..non e` che una donna sia in un momento in cui fa grandi acquisti per se stessa. Se mai costruisce il guardaroba del nascituro. 
Poi non sapevo dove comprare e cosa comprare.
In Italia e` cosi` facile fare shopping, capire cosa va di moda e sapere quali sono i trend dell’anno. Perche`? Perche`in Italia se una cosa non va di moda, non si trova! Secondo voi questo non uccide un po’ la personalita`? E se io volessi mettermi un maglione giallo? Queste due considerazioni sono di una persona che vive lontana ormai da molti anni, allora non mi sarei mai neanche messa in mente di indossare un maglione giallo ( PS: se vi chiedete se ne posseggo uno,la risposta e`no perche` non mi piace molto il giallo vicino al mio viso ne` mi starebbe molto bene..gialla di capelli, gialla nei vestiti? magari no! )
Arrivando negli USA, a Pittsburgh c’era da una parte Sacks’ 5th Ave ( che raccoglie tutte le firme piu` costose della moda internazionale), dall’altra parte Sears ( che viceversa incarna lo shopping dell’americano medio che vuole comprare il trattore taglierba nello stesso luogo dove compra le scarpe e le magliette). O per lo meno cosi` mi sembrava all’inizio, non conoscendo alternative.
Erano anche gli anni in cui il dollaro era fortissimo nei confronti della lira. Sentendomi come un Paperon De Paperoni in gonnella tornavo in Italia a far shopping e non mi sembravano cosi` alti i prezzi… poi stavo in Italia molti mesi ( la bimba deve stare con i nonni, no?) e ritornavo ad essere presa dal vortice: Non ho niente da mettermi. Non sono aggiornata.= Compro.
Le valigie al ritorno negli USA assumevano dei pesi mostruosi ed erano al massimo del numero consentito 2 a testa e le piu` grandi disponibili.
Questo mi ha portato ad avere vere e proprie avventure durante i viaggi..diciamo incubi, che credo molti expat abbiano passato. Ad esempio trovarsi a riaprire tutte le valigie per ridistribuire i pesi eccedenti…
Poi tutto cambio` e l’introduzione dell’Euro forte ribalto` tutto. Tutto si mise a costare e tanto. I prezzi  vennero raddoppiati immediatamente. I furbasti convertirono 1000 lire= un euro, invere il cambio vero era piu` vicino alle 2000Lire =un euro.I numeri cosi` rimasero visivamente uguali, ma accidenti se lo erano . Cosi` un maglione di Benetton che fino all’anno prima si comprava con centomila lire, comincio` a costare 100 Euro( quasi duecentomila).Questo lo sapete, se vivete in Italia e non siete cosi`giovani da non ricordarvi la vita prima dell’Euro ( no Salvini, non sto combattendo la tua battaglia, non voglio tornare indietro, sto solo evidenziando un comportamento che fu generalizzato. Non fu colpa ne` dei commercianti, ne` dei produttori, ne` di chi continuo` a comprare, ma di tutti indistintamente)
Per me a quel punto divento` obbligatorio non basarmi solo sugli acquisti in Italia che divennero piu` eccezioni che la regola.
Anche perche` i viaggi in Italia divennero anche loro piu` rari e come per il parrucchiere, lo stesso valse per i negozi: dovetti trovare delle alternative.
Poi ricominciai a lavorare e dovendomi “vestire” tutti i giorni avevo bisogno di piu` cose, no????
Una cosa che non riuscii piu` a fare e` spendere tanto per un singolo capo. Non ce la faccio! Ho un limite mentale, che mi sono data io, un limite di spesa che non supero. Per quello ho cominciato a fare la caccia al tesoro per fare affari e non compro quasi mai a prezzo pieno.
Cosi`cominciai a girare per negozi e a fare delle scoperte, di cui ora non potrei piu` fare a meno. Negli USA ci sono negozi, che non sono outlet, cioe` non vendono cose dell’anno prima, ma vendono gli ordini cancellati da parte di catene di negozi, o surplus di produzione. Li` si compra benissimo.
Oppure vado nei negozi monomarca, nella parte posteriore dove ci sono sempre i saldi. Saldi di cose correnti. Ne avevo parlato proprio all’inizio delle mie collaborazioni con il giornale italiano, e potete leggere il mio articolo sui saldi, di come le collezioni qui si susseguano velocemente, altro che cambio autunno/inverno e primavera/estate. Capaci che qui dopo 3 settimane si trovi l’invenduto al 50 % di sconto! 
Cosi` quando devo comprare qualcosa di nuovo passo prima da TjMaxx, dove se uno ha fortuna davvero si compra benissimo, dove si possono trovare cose di marche italiane a prezzi bassissimi. Negli anni  ho trovato li` parecchi tesori, compresi una gonna di Prada a 40$, dei pantaloni di Emporio Armani a 70$, un maglione di Les Copains….non continuo per non fare venire l’invidia ai miei lettori.
Il difetto di questi luoghi e` che non sono le boutique dove tutto e` ordinato e ci sono pure le commesse che aiutano. Li` bisogna perderci del tempo per discernere tra la merce normale ( alcune cose proprio straccetti…) ed il tesoro. E se c’e` una cosa che li` non e` facile e` capire cosa va di moda.
Veramente negli USA tutto va di moda, perche` le persone si costruiscono la loro moda. Lo stile e` personale piu` che dettato dagli stilisti.
Cosi` se vedete nelle riviste quelle sezioni ” La moda della strada” e` vero: ognuno si costruisce la sua immagine attraverso i vestiti che indossa.
Quest’anno per esempio qui e` tutto il revival anni ’70 con la moda hippie ed i fiorellini, i vestitoni…ma quelli si vedevano anche 2-3 anni fa!
Anche se non ho piu` l’eta` per fare la figlia dei fiori, questa cosa mi piace tantissimo
E` anche l’anno dei vestiti squadrati MOD degli anni ’60 e dei maglioncioni pesanti che sembrano fatti a mano.
Nei negozi si trova di tutto, anche il maglione giallo!
E ci si sente liberi di esprimersi attraverso i vestiti. Cosi` e` stato anche per me.
La mia moda e` diventata molto piu` personale sia nei colori che nei tagli.
Il mio stile e` evoluto anche per colpa dell’eta`:  bisogna rendersi conto che ci sono limiti e quello che si indossa a 20anni, a 50anni puo` solo sembrare ridicolo.
Cosi` il mio stile ha preso una direzione decisa, che ogni tanto lascio per qualche colpo di testa, tipo la pellicciotta sinteticissima che mi fa sembrare un orsacchiotto di peluche, ma che ho messo lo scorso inverno tantissimo:
Oppure borse, scarpe ed altri accessori con colori vivaci che riscaldano i miei colori base: in primis il grigio che adoro…
Certo ci sono persone qui a cui come si vestono non interessa per niente, che mettono le prime cose che trovano nell’armadio senza pensare a colori o forme.Image result for mom jean Negli USA questo e` molto piu` evidente che non in Italia, dove non si puo` dire che lo stile vada di pari passo con possibilita` economiche. La gente in Italia ci tiene di piu`. Punto.
C’e` un codice silenzioso, non scritto, ma seguito da tutti che da` priorita` all’apparire. Ci piace fare bella figura.
Siamo cosi` geneticamente programmati, pochi scappano da questa verita`.
Anche se si vive all’estero e si diventa magari piu` liberi dai condizionamenti , come e` successo a me, molto spesso si comprano cose pensando di essere ancora in Italia.
Il fatto di aver comprato una gonna di Prada a 40$, fa piacere a me..che so che e` di Prada ( l’ho vista e ho sentito quella sensazione di vittoria ed eccitazione….), ma gli altri vedono una gonna blu, sara` pure un bel tocco di blu, ma e` una gonna normale…
Certo il fatto che spesso io venga fermata per avere informazioni su dove io abbia comprato una certa cosa, mi fa dire di essere riuscita ad unire alla moda il gusto e lo stile, che sono i miei.
Dove vivo si usano gli abiti invernali molto di piu` di quelli estivi e sono 5 anni che non vado in Italia in Inverno. Ci tornero` quest’anno.
Sono curiosa di vedere come mi sentiro`li` con le cose che ho nel mio guardaroba.
Di certo le cose comprate in Italia qui le ho messe, specialmente le scarpe e gli stivali, ma sempre meno sento la necessita` di riempire le valigie quando torno in Italia. Anzi mi stanco a stare nella mia citta` dove tutte le vetrine hanno le stesse cose e tutti in giro sono vestiti nello stesso modo…fondamentalmente poi con cose il cui marchio si veda…chiaramente…come nella mia borsa di Fendi…che deve essere rimasta a casa di mia mamma…se non e` gia` stata buttata via molti anni fa..



what happens in…stays in…

Image result for no violenceC’e` una pubblicita` qui negli USA che pubblicizza la citta` di Las Vegas, nota per i suoi casino` e destinazione comune per gli amanti del gioco , degli spettacoli e magari anche di altri peccatucci. La pubblicita` infatti si basa sulla trasgressione e sul fatto che Las Vegas e` una citta` dove  tutto puo` succedere, ma dove si puo` trasgredire, intanto “What happens in Vegas stays in Vegas”,tutto rimane a Las Vegas.
Rubo, per il titolo del mio post, quella pubblicita`  per parlare non di gioco, ma di violenza sessuale e di come purtroppo ancora si abbia paura di parlare e tutto rimanga nascosto.
Argomento sempre triste, scottante, ma ancora di piu` quando si tratta di stupro nei campus universitari. Continua a leggere “what happens in…stays in…”