Da bambine a donne: pensieri sull’adolescenza di una mamma che e` stata figlia

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Mia figlia e` grande ormai ed ha superato la fase di transizione da bambina a donna. Per questo motivo ogni tanto ci fermiamo a parlare degli anni appena trascorsi, alcuni dei quali non sono stati facili, specialmente quelli che corrispondono alla scuola media. Ma non e` cosi` per tutte noi donne?
Vi ricordate come eravate voi alle medie? Io si` ed i ricordi non sono belli. Non ero piu` bambina, non ero ancora diventata una ragazza.
Nei primi anni di vita ero stata una bambina magra, bionda, con i capelli dritti e con gli occhioni blu ( bellina vero?),

 ma che mangiava poco ed ero ormai quasi figlia unica, coccolata come unica nipote da nonni e zii ancora tutti vivi, fino a che dopo 5 anni era nato mio fratello e si era dimostrato ancora piu` difficile di me: non mangiava, era biondissimo e gracilino e tutte le attenzioni si erano riversate su di lui, anche perche` io ce l’avevo messa tutta a mandare il “rompiballe” al creatore quando gli avevo portato a casa da scuola il morbillo e lui aveva solo 3 mesi.
Povero fratellino se l’era vista brutta, pero` ce l’aveva fatta e, anche se ancora adesso e` un po’ rompiballe, gli voglio bene. Pero` negli anni successivi di quell’affronto si era ben vendicato portando lui a casa ogni possibile malattia esantematica che regolamente trasmetteva a me, quindi tanto “santo”nei miei confronti non e`stato!
Comunque nato lui, io , me lo dicono perche` non mi ricordo di questa cosa, mi ero trasformata in un lupo famelico e mi ero messa a mangiare di tutto e di piu`. Questo aveva fatto si` che, io che ora svetto alla grandiosa altezza di un metro e cinquanta centimetri, fossi in 5a elementare la piu` alta della classe. Questo si` che lo posso confermare. Nelle foto di classe e` stata l’unica volta che sono stata messa nella fila dietro.( la foto ce l’ha ancora a casa mia mamma, quindi non posso allegarvela, ma mi credete vero?) Mi ero alzata si`, ma anche allargata parecchio. Alta, grossa, con i capelli sempre legati in una coda da cui usciva una massa riccia e crespa: non ero bella, ma non lo sapevo. Non ero ancora negli anni in cui le ragazzine si guardano nello specchio. Ero una brava bambina, giudiziosa e una donnina, come mi definisce mia mamma parlando di me bambina, avevo amiche care e stavo benone con me stessa.
In prima media pero` tutto cambio`: per prima cosa c’era stata la realizzazione che qualcosa stava succedendo al mio corpo e che mi stavo trasformando. In che cosa? Di certo non ancora in una donna, ma in un essere non ancora definito: un ibrido pustoloso e con gli ormoni a mille. Negli anni delle medie ero perennemente cotta di ragazzini, a loro volta pustolosi e totalmente ignari della mia presenza. Quelli che mi filavano non erano mai quelli che mi piacevano e mi davano pure un fastidio notevole, ma a quanto pare allora la quantita` era meglio della qualita` e negli anni delle medie oltre ad aver perso il peso in eccesso, ho collezionato numerosi filarini e tutti di questo genere: mi chiedevano di “uscire” rispondevo di si`  e poi li lasciavo dopo una settimana senza manco esserci “uscita” una volta!
A quanto pare questa memoria dei filarini deve essere stata una delle cose piu` importanti dei 3 anni delle medie, in cui a scuola le classi erano ancora divise per sesso e le scuole per piani. Questo dimostra quanto io sia ormai vecchia vero? I ricordi di quegli anni sono ormai persi in qualche parte della memoria che non vuole riemergere, se non proprio il ricordo di come io e le mie compagne di scuola trascorrevamo gli intervalli a scuola e della sottoscritta, affacciata con le altre alle finestre interne sul cortile della scuola, a sospirare ” aneliti d’amore” verso i maschi al piano di sotto, che continuavano a giocare ignari della nostra presenza, loro ancora bambini nella testa e nel corpo, felici a pallone.
Triste vero che io di quei tre anni mi ricordi solo quello e poco poco altro e anche quell’altro non e` un ricordo sereno e racconta un malessere interiore, una tristezza diffusa e un pensiero: ” SONO TUTTI CONTRO DI ME E NESSUNO MI CAPISCE”
Un’altra cosa che mi ricordo era cosa pensavo di mia mamma.
Lei era bellissima, giovane ed elegante e magra ed io ero il brutto anatroccolo. Mi sentivo in competizione con lei. Adesso posso capire che si trattasse di competizione, allora provavo solo malessere ad invidia. Non credo di averle mai detto “ti odio” ( anche perche` mi sarei presa uno sganascione da lei e/o mio padre da farmi girare la testa dall’altra parte, loro che non mi hanno mai toccato con un dito, tanto che l’unico schiaffone preso da mio padre in tutta la mia vita, mi brucia ancora sulla pelle, mentre non mi ricordo assolutamente il motivo per cui me lo avesse rifilato), ma il concetto era quello
E voi come eravate? Vi ritrovate in quello che ho scritto?
Allora capita che decennni dopo anche i ricordi di mia figlia delle scuole medie sono confusi, e non belli.
 Ci credo! La mia cucciola si era trasformata in una s….a ed io ero uno dei suoi obiettivi preferiti da colpire.
Come ho detto all’inizio, di questo io e mia mamma e anche io e mia figlia ne abbiamo parlato e riso insieme, ma anni dopo…perche` i ” ti odio” che si dicono alle mamme in quegli anni non sono veri” ti odio”, ma sono un “ti voglio cosi` bene che vorrei tanto essere come te, ma tu sei irraggiungibile nella tua perfezione ed io non so esprimere quello che sento, quindi esprimo questo sentimento con le parole che conosco e sono:ti odio”
Le mamme sono veramente cosi` perfette? Certo! No, non lo siamo affatto, ma dobbiamo sembrarlo davvero agli occhi delle nostre figlie perche` ci riservino un trattamento cosi`!!
Gli anni delle medie di mia figlia sono abbastanza recenti da ricordarmeli, ma abbastanza lontani  da poterne parlare con distacco. Ormai mi trovo una donna vicino, con cui ho un bel rapporto adulto, in cui entrambe siamo arrivate ad accettare l’altra anche per come esprime i suoi sentimenti. Io cerco di non forzarla ad essere quella che non e` e lei si e` rassegnata ad avermi cosi` come sono, che tanto non cambio piu`.
Pero` in quegli anni, mi faceva male, forse perche` non avevo ancora elaborato cio` di cui con distacco sto scrivendo ora, come ogni mamma ero solo stupita della sua cattiveria e della meticolosita` con cui riusciva a colpirmi nei miei punti deboli.
Per me il punto debole era la mia diversita` come straniera ed il fatto che io dentro mi sentissi diversa.
Forse ne ho gia` parlato nel blog, ma io non sono mai stata trattata in maniera diversa perche` straniera, ne` sono stata discriminata come diversa, se mai il contrario. E anche agli occhi delle amiche di mia figlia io dovevo proprio apparire “cool”, visto che l’erba del vicino e` sempre la piu` verde!
Cosi` a lei dava infinitamente fastidio che le sue amiche le dicessero come io ero elegante quando andavo a scuola a fare volontariato e come il mio accento fosse bello e particolare.
Invece io ero solo vestita normalmente perche` passavo dalla sua scuola ad aiutare prima di andare ad insegnare, quindi non ero in tuta e scarpe da ginnastica. Mi ricordo che un giorno mia figlia se ne usci` con un” Mamma mi fai vergognare, sei sempre troppo elegante, mentre le mamme delle mie amiche vestono casual. Ma non puoi venire a scuola in tuta anche tu?”
Lei avrebbe voluto solo essere come tutte le altre, sparire e la mia presenza, la faceva invece emergere. L’anno della terza media poi e` stato durissimo, lei e` entrata in crisi, non so ancora adesso per che motivo, e io sono entrata nel panico pensando che potesse arrivare a farsi del male. Erano anni in cui intorno a noi molte ragazzine erano anche arrivate all’estremo sacrificio, a suicidarsi. Ragazzine belle, normali, senza problemi apparenti con famiglie normali, amiche con cui parlare e nessun episodio di bullismo a conoscenza delle famiglie e delle scuole.
Io quando mia figlia mi ha detto che non stava bene dentro, ho avuto veramente paura e ho reagito subito, senza aspettare e senza minimizzare il suo disagio.
L’ho portata dal pediatra, la quale l’ha ascoltata ( io ero stata fatta attendere fuori) e ha suggerito di portarla da una terapista e cosi` ho fatto. L’ho portata a parlare con una persona che sapeva come reagire ai suoi problemi e valutarli al di fuori della famiglia e con occhio professionale. Dopo poche sessioni la terapista mi ha detto che mia figlia non aveva piu` bisogno di andare da lei e che aveva solo avuto bisogno di acquisire un “metodo” per saper reagire a come si sentiva. Io non ho mai partecipato alle sessioni e l’unica cosa che mi era stata detta e` che mi avrebbe avvertita solo se avesse percepito un pericolo reale, cosa che non e` stata. Neanche le sono mai state date medicine di nessun genere. Dopo anni mi domando se ho esagerato a ricorrere ad uno specialista. Poi mi dico di no- d’altra parte non si va dallo specialista se si ha un male da qualche parte?- ed e` per questo motivo che ne scrivo qui, con il cuore in mano e per la prima volta.
Sperando che non ne abbiate mai bisogno, pero` mi sento di affermare che ho fatto la cosa giusta e l’ho aiutata. Non avrebbe mai parlato con me per come era allora, e come mamma mi sarei fatta coinvolgere troppo: meglio una persona in grado e con gli strumenti adatti a tirarle fuori le cose importanti, magari anche quelle che alle mamme non si dicono. Quindi vi dico che se le vostre figlie/i vostri figli vi chiedono aiuto , dateglielo…non si sa mai che se aspettate possa essere troppo tardi!
Credo che mia figlia dopo quell’episodio abbia capito quanto bene le voglio/ le vogliamo ( perche` mio marito mi aveva appoggiato totalmente nella mia scelta) e abbia sviluppato un rispetto per noi che l’ha fatta crescere la donna forte e sicura che e` ora! Ma ancora adesso non mi ha detto cosa l’aveva fatta andare in crisi e forse non me lo dira` mai. Non importa alla fine. A me basta che lei stia bene.

mia figlia 14enne

io 14enne

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Citta` Del Messico: guida alla citta` non travel blogger: cosa visitare. 1-Centro historico

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foto Dagospia

Io non sono una travel blogger. L’ho gia` detto vero?

Questo come “disclaimer” per fare capire che qui non vi daro` indicazioni precise su come raggiungere un luogo, ma solo idee per non perdervi delle chicche o tesori che, certe guide sottovalutano.
In una citta` enorme come Citta` del Messico, c’e` da perdersi e molte volte non e` bello perdersi, visto che dietro l’angolo, anche in pieno centro rischiate di trovarvi in strade dove tanto tranquilli non vi sentirete. Non mostratevi nervosi: sguardo alto a guardare negli occhi chi vi incrocia e passo svelto, ma sicuro, magari anche solo per tornare sui vostri conosciuti passi.
Dotatevi di una guida turistica con molte illustrazioni in modo che vi dia riferimenti visivi. A me piacciono molto le guide della Eyewitness Travel (1)e da anni mi affido principalmente a loro, anche se quando si occupano di aree grandi invece che di citta` diventano troppo superficiali. Per esempio delle Eyewitness non esiste una guida per Citta` del Messico ( almeno non sul mercato Americano). Ho comprato quella del Messico, cosicche` mi potesse servire anche per le altre zone che avremmo visitato e per futuri viaggi, ma per la citta` mi ha solo dato uno sguardo d’insieme, soprattutto utile prima del viaggio e da riguardare al mattino prima di uscire per la giornata.  Abbiamo fatto parecchie ricerche su internet per trovare una guida specifica per la citta` e naturalmente abitando in USA abbiamo solo trovato guide in inglese, quindi non so a quanti di voi possano intressare. In ogni caso ecc quella che abbiamo comprato alla fine Mexico City An Opinionated Guide for the Curious Traveler  (2) si e` rivelata molto utile. E` scritta da un architetto americano che abita da anni a Citta` del Messico.  Se ha un difetto e` che e` scritta da una persona che ama molto la citta` e ne parla in maniera “troppo” approfondita per chi voglia trascorrerci solo pochi giorni. E` una lettura interessantissima ed intelligente e fa scoprire cose e luoghi a cui altre guide non danno importanza. Io me la sono letta come un libro prima di partire per il viaggio in Messico. Non e` pero` una guida da consultare velocemente camminando mentre si stanno visitando i luoghi. Non lo sapevo, scoperto mentre cercavo la sua guida da linkare qui sul blog, l’autore ha un blog. Accidenti non averlo scoperto prima, ma eccolo per voi
 Una volta che avete la vostra guida, ora sta a voi: quanti giorni avete da dedicare alla citta`?
Noi avevamo 7 giorni per il nostro viaggio e non ci sono bastati, perche` abbiamo voluto visitare 2 zone fuori citta` che ci hanno tolto due giorni alla visita, ma direi che tra i piu` bei ricordi del viaggio metto proprio Puebla e Teotihuacan quindi non mi lamento!
Come vi avevo detto nella prima parte di questi suggerimenti di viaggio, le zone da visitare sono diverse e lontane tra di loro. Abbiamo trascorso 3 giorni interi in citta`  e due mezze giornate per vedere ancora qualcosa e fare un po’ di shopping. Siamo riusciti a visitarne 4 di zone e come ho detto parecchie volte a Citta` del Messico ci sarei rimasta  almeno altri 4 giorni. Abbiamo fatto una scelta tra i musei da visitare per avere invece una visione di insieme e capire meglio la citta`. 
Nel mio racconto citero` le due guide come 1 e 2
Comunque ecco quello che noi abbiamo visto in ordine di importanza ( secondo cio` che mi e` piaciuto di piu`):
1)  El centro Historico
2) San Angel e Coyoacan
3) Pasero de la Reforma e Chapultepec
4) Zona Rosa
Non siamo riusciti a vedere il Polanco e Xochimilco, se non parzialmente e di corsa un museo bellissimo…aspettate non corriamo!
1) Guida alla mano, nel centro Historico partite dal Palacio de Bellas Artes con i suoi giardini. Entrate nell’androne e salite le scale per vedere una bella serie di murales di Diego Rivera ed altri artisti messicani.  Si paga l’ingresso  ed il biglietto si prende all’entrata specificando che si vogliono vedere i murales. Quando siamo stati noi a Citta` del messico c’era nello stesso palazzo una mostra di disegni di Leonardo e Michelangelo provenienti dal Louvre, che noi abbiamo gia` visitato, allora abbiamo lasciato perdere. Presumo che sia sempre cosi`, che il Palazzo, che in realta` e` il teatro dell’opera lirica, serva anche come museo, quindi fate voi la scelta di cosa vedere. A me sarebbe piaciuto entrare nel teatro a vedere la cupola e  il sipario fatto di vetri Tiffany, nominati dalla nostra  guida 2 ma non si poteva.
Uscendo e dando le spalle al palazzo alla vostra destra vi troverete la Torre Latino Americana, che per anni e` stato “il ” grattacielo della citta` e ancora oggi e` si vede da lontano e puo` servirvi da punto di orientamento, in quanto intorno ad essa non ci sono altri palazzi alti ( I grattacieli sono sul Pasero). Dirigetevi verso di essa per prendere Calle Madero, una strada pedonale ricca di palazzi e chiese. Infilate il naso nei cortili e se i portoni sono aperti, entrate. avrete sorprese bellissime di cortili fuori dal tempo oppure di ristrutturazioni incredibili.
Gia` all’inizio della Calle c’e` la sua casa piu` famosa: Casa de Los Azuleios ( casa delle piastrelle) del 1700, incredibilmente intatta nonostante i terremoti, comuni a Citta` del Messico. Proseguite per la calle, che e` il passeggio degli abitanti, ma non aspettatevi bei negozi..non ce ne sono ( c’e` solo Zara- se avete spazio in valigia e vi piace zara scoprirete come i prezzi di Zara in Messico siano piu` bassi che in Italia e MOLTO piu` bassi che negli USA) invece e` piena di negozi di occhiali e farmacie. La domanda e`: sono tutti orbi o malati in Messico?  La ragione e` che moltissimi americani vanno in Messico per farsi curare: dentisti, oculisti e farmacie offrono prezzi che per un americano e anche un europeo sono ridicoli. Rifare un paio di occhiali con lenti costa ( ho letto) anche solo 40 $, negli USA magari pure 1000$. Mi e` venuta una febbre sul labbro e, come farmacista so cosa usare. In USA con la ricetta costo 325$, in italia generico ( unico prezzo trovato su starbene.it  )7.90 Euro in Messico 22 pesos: 1.2 $ tubo da 15 grammi e uno in omaggio…mi sembra che i numeri parlino da soli…
Su calle Madero procedendo verso lo Zocalo, la piazza principale, comincerete a notare che molti palazzi pendono. No non sono i vostri occhi che hanno bisogno di occhiali ( se si`, come ho detto , siete nel posto giusto) e` che pendono davvero. Aspettate un attimo che arriviamo in piazza e vi racconto perche`, qui solo a dirvi che non e` frutto della vostra immaginazione. 
Ad un certo punto incrocerete Calle Isabel La Catolica, girate a destra e procedete qualche metro, sul lato sinistro al numero 30 troverete un palazzo molto bello con un cortile molto particolare. Entrate. al piano terreno nel cortile c’e` un ristorante con cibo ottimo Azul Historico dove potrete assistere, anche senza sedervi a mangiare,   alla preparazione delle tortillas e dove si trovano anche molti altri negozi  ( Pineda Covalin e` una stilista messicana molto famosa) oltre ad un Ostello.
Tornate su calle Madero e proseguite fino ad arrivare allo Zocalo, una delle piazze piu` grandi del mondo, al centro della quale svetta una enorme bandiera, e sulla quale si affacciano tutti i palazzi di cui parlero`.
A sinistra vedrete la cattedrale, al lato opposto a calle Madero il palazzo del Governo e sugli altri due lati palazzi con porticati pieni di gente ( ma quello lo avevate gia` capito, che non vi sentirete mai soli a Citta` del Messico, vero?)
Leggetevi la guida per sapere di piu` sulla cattedrale e sulla sua arte, io vi accennero` solo alla grandiosita` e alla pendenza. Se andate al centro della cattedrale noterete un pendolo con una linea tracciata sul pavimento e delle date.Queste fanno vedere le variazioni di inclinazione della cattedrale ed il suo rischio di crollo finche` non hanno costruito sotto di essa una specie di piattaforma per regolarizzare la discesa del monumento. Perche` questo?
Bene io non lo sapevo, ma Citta` del Messico e` costruita sulle rovine della citta` Atzeca di Tenochtitlán il cui ultimo re, il famoso Monte-zuma e` quello della maledizione che fa venire la caghetta!L’antica citta` a sua volta era costruita su un lago, su isolotti in cui gli edifici erano costruiti con una base di  palafitte di legno infilate nel sottosuolo e circondati da canali ( chi di voi sta pensando a Venezia?) . Cio` che scrive Wikipedia, e` interessante, ma  ancora di piu` e`il sentire la storia raccontata dalla guida durante la visita al Templo Mayor. Morale della favola all’arrivo dei conquistadores, la città azteca viene distrutta e la nuova città ricostruita sulla vecchia, le rovine usate per riempire i canali o per costruire i palazzi nuovi come la cattedrale. In questa foto che ho scattato dall[interno del tempio si possono vedere in primo piano le mura azteche con in secondo piano il lato della cattedrale costruita con le stesse pietre

La citta` vecchia rimane per secoli sotto la citta` coloniale: ogni tanto scavanndo viene fuori qualche pezzo di muro o di artifatti, ma dobbiamo arrivare fino agli anni  del xx secolo perche` si scoprano le rovine della citta` azteca nel cuore di Citta` del Messico e tutto e`dovuto ai crolli causati dai terremoti e dall’instabilità` delle placche su cui gli edifici sono costruiti. Nel sottosuolo c’e` ancora il lago, usato per secoli per dare acqua alla citta`, che si sta a poco a poco prosciugando, e sta rendendo il tutto molto instabile. immaginate ogni isolato come un’ isola e quest’isola scende non in maniera verticale, ma su un lato…diverso per ogni isola. Il centro di Citta` del Messico fa venire il mal di mare..tutto pende ed in direzioni diverse. Dal centro del tempio guardandosi intorno si notano le diverse inclinazioni. Sotto la cattedrale hanno costruito una piattaforma che non puo` bloccare lo sprofondamento, ma almeno la fa scendere dritta!
Noi dopo la cattedrale abbiamo visitato il Templo Mayor, la cui entrata e` proseguendo a sinistra , dopo che si esce dalla Cattedrale. Visita interessantissima da fare prima di visitare altre rovine, capirete molto di piu` della storia del Messico precoloniale. Sperando che capiate lo spagnolo prendete una guida, noi ci siamo uniti ad un gruppo e per due ore lui ha parlato e spiegato e non credo che avrei avuto la stessa impressione e capito se mi fossi affidata solo alla guida scritta. Anche il museo e` molto interessante, soprattutto la parete di teschi
Cotti dal sole e io anche con il cervello fumante per aver cercato di capire spagnolo per 2 ore(…non avendolo mai studiato ho capito l’80 % : mi reputo soddisfatta !) siamo usciti dal recinto archeologico e siamo andati a visitare il palazzo del governo con un’altra serie di bellissimi murales di Diego Rivera
Uno di questi rappresenta la nascita del primo bimbo mestizo ( nato da donna indio e uomo spagnolo): lo vedete piu` chiaro portato sulla schiena dalla madre dietro Cortez?.
Il palazzo e` enorme e molto interessante e da vedere c’e` anche l’antico parlamento.
Abbiamo girato ancora un po’ scoprendo comunque quanto diverso sia l’ambiente che circonda, e solo girando l’angolo di una strada piena di bei palazzi, ci si possa trovare in mezzo a scheletri di palazzi in rovina dopo il terremoto degli anni ’80 e a persone povere di una poverta` che fa male come uno schiaffo in faccia.
Ritornando alla piazza e seguendo le inidicazioni della gruida 2 siamo entrati nella reception dell’hotel Ciutad De Mexico, dove sembra di ritornare all’inizio del secolo XX, con i vecchi ascensori e un incredibile soffitto a vetrata Liberty

Abbiamo girovagato ancora un po’ , poi ci ha pensato l’acquazzone tardo pomeridiano per farci tornare in albergo prendendo un taxi.
Allo Zocalo ci siamo tornati l’ultima sera a cena. Siamo stati ad un ristorante ottimo che si chiama Balcon del Zocalo, cibo ottimo e vista da capogiro, come potete vedere qui sotto dalla foto che ho scattato quella sera

Non e` facile trovarlo, si entra da una strada laterale ed e` dentro l’hotel Holiday Inn, informazione che nessuno da`..per trovarlo abbiamo fatto i portici dello Zocalo avanti ed indietro. Ne vale la pena!
Nella prossima puntata vi cacconto della Citta` del Messico piu` esclusiva e perfetta: San Angel e CoyoacanTornate, mi raccomando!

Pay it forward

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Il pay it forward e` un concetto che mi piace molto. Non esiste il modo di tradurlo in Italiano con un unico verbo. Il piu` simile potrebbe essere ricambiare, ma quando usiamo questo verbo il piu` delle  volte pensiamo ad un favore da fare a chi lo ha gia` fatto a noi. Un modo di sdebitarci “all’indietro”. Invece l’espressione  pay it forward, contiene il termine forward che si traduce con “in avanti”. Il pay it forward e` infatti il concetto di ringraziare per un favore ricevuto, facendone uno ad uno sconosciuto. Secondo Wikipedia sembra che chi ha coniato questa espressione sia  stata Lily Hardy Hammond nel suo libro del 1916 nel Giardino delle Delizie .  Come si puo` vedere nell’illustrazione di apertura del post, i favori si moltiplicano in questo modo in maniera esponenziale. I favori possono essere di tutti i generi e di tutte le entita`. In questo post di un anno fa vi avevo raccontato di come anche a noi fosse successo una volta in una maniera piu` eclatante di altre , ma ogni giorno puo` accadere. Nella seguente tabella sono elencati alcuni modi di agire secondo questa teoria.
Alcune sono cose normali, altre meno e le possibilita` sono infinite.


Nel 2000 c’era stato un bellissimo film con Kevin Spacey e Ellen Hunt che riuscite a vedere su Youtube ( non credo sottotitolato pero`)  e che vi allego qui sopra. Solo allora ero venuta a conoscenza del termine. Ora so che pagare un caffe` ad uno sconosciuto e` una pratica anche in Italia. Si lasciano i soldi al barista per una persona che non se lo possa permettere. Bell’azione senz’altro, ma come potete vedere il pay it forward non dipende dalla condizione economica di chi riceve il piacere.
Cosi` l’altra sera eravamo al matrimonio di amici ed e` successo di nuovo.
E non so, non credo che la cosa sarebbe andata allo stesso modo fossimo stati in Italia.
Stavamo chiacchierando con una coppia di amici della sposa, che non avevamo mai visto.
Era l’inizio della serata, quindi le menti non erano ancora ottenebrate dagli alcolici ( perche` qui succede spesso che alla fine delle serate siano tutti amiconi e promettano il mondo, salvo poi non ricordasi niente il mattino dopo)
Eravamo io, mia figlia e Jeremy, l’eterno boyfriend invitato anche lui.
La coppia chiede cosa fanno all’università e dove vivono, poi lui scopriamo che ha una casa di produzione di film e lei essere l’amica del cuore della curatrice di un museo importantissimo in cui si occupa specialmente di arte francese. Jeremy si laureera` in fisica del suono e tecnica del suono in film e audio produzioni e Francesca si laureera` in Francese e Storia dell’arte. Senza che gli venisse chiesto in quattro e quattr’otto , i ragazzi si sono trovati con dei biglietti da visita in mano e contatti per la loro carriera futura, indirizzi a cui mandare i loro curriculum vitae.

La ragione di questa generosità`? Semplice. Questa settimana anche loro diventeranno empty nester , se non vi ricordate più` cosa voglia dire leggete qui . Il loro figlio andrà all’università` e come ha detto la signora:”sperando che lui trovi sulla sua strada qualcuno che lo aiuti, noi vogliamo fare altrettanto”.

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A noi ci sono voluti alcuni minuti per poter respirare di nuovo e chiudere la bocca

Le Hawaii a Milwaukee

Le conoscete queste lampade ad olio che sanno immediatamente d’estate, che si mettono nei giardini, piantandole nel terreno, e danno quella luce ovattata ed esotica, che fa subito aria di vacanza, richiama ricordi di spiagge di sera con il sottofondo del rumore del mare?
Si chiamano Tiki torch. Hanno i loro antenati nelle torce usate dai romani per illuminare le strade e le case, e poi da li`…sempre finche` non e` stata inventata la luce elettrica.
Su Pinrest ne trovate a iosa, anche fai da te guarda qui.
La parola Tiki, cosi` ci insegna Wikipedia, e` originaria della Nuova Zelanda ( lingua Maori)e della Polinesia, deriva da Tik primo uomo,ed e` una statua di legno a figura umanoide ,ma la Tiki culture e` tutta Americana.
Che cos’e` la Tiki Culture? Consiste in uno stile architettonico, musica, cucina, bevande che richiamano le Hawaii ( che non sono poi cosi` distanti dalla Polinesia) l’ultimo stato dei 50 a diventare parte degli USA nell’agosto 1959.
Fiori di ibisco, collane di fiori, lanai ( che sono delle verande con il tetto, ma aperte ai lati-oltre ad essere una delle isole che compongono l’arcipelago) e tiki lamp fanno parte dell’immaginario esotico-vacanziero degli USA.
Perche` ve ne parlo? Perche` ho scoperto l’altro giorno per caso e proprio dietro casa, che la fabbrica che ha il brand registrato come TIKI lamp e le produce e` qui a MIlwaukee.Image result for tiki brand.

Chi l’avrebbe mai detto?Allora: Haloa dal Wisconsin, paradiso tropicale, specialmente tra qualche mese!

Liebster Blog Award

Prendo una breve sosta dal mio racconto sulle vacanze messicane per rispondere a Gilda di NonPuo`EssereVero che mi ha nominata per il premio Liebster Blog Award. Innanzitutto Grazie! Un premio fa sempre piacere e se lo assegna un altro blogger, che ti legge, fa ancora piu` piacere.
Il progetto Liebster Blog Award è una sorta di premio virtuale tra blogger che ha lo scopo di far conoscere altri blog, scoprendo qualche dettaglio in più su di loro.
Le regole di questo premio sono poche e semplici:
-citare il blog che ti ha nominato
-rispondere alle dieci domande che il blog che ti ha nominato ha posto
-porre dieci domande
-scegliere dieci blog da nominare e comunicargli la vincita cosicche` che possano rispondere a loro volta ad altre dieci domande.

Che lavoro!
Per ora comincio a rispondere alle 10 domande che mi sono state fatte:
Perchè hai deciso di aprire un blog?
Ho cominciato a scrivere degli articoli per un quotidiano online della mia citta` che mi aveva chiesto di far conoscere ai miei concittadini aspetti e curiosita` della vita all’estero negli USA. Questo era 2 anni fa e non sapevo manco cosa fosse un blog..beh scherzo , lo sapevo, ma non pensavo che ne avrei mai cominciato uno. Poi  e` successo che tutti hanno cominciato a dirmi che dovevo raccogliere gli articoli che scrivevo, quello che scrivevo per il giornale e che poteva interessare italiani in Italia era un po’ restrittivo e avrei voluto scrivere di altre cose…e poi che non c’e` niente come scrivere che ti fa montare la testa e ti fa credere che la gente ti legga. Da tutto questo e` nato il blog: Un’alessandrina In America
-Che effetto ti fa scrivere per un pubblico che in maggior parte non conosci?
Mi fa un po’ paura perche` non mi sento all’altezza della stima che i lettori mi danno. Mi leggo e rileggo e alla fine non sono mai soddisfatta, anche se finisce che pubblico lo stesso. E` difficile anche scegliere gli argomenti su cui scrivere perche` il blog assume dei suoi connotati specifici e i lettori si aspettano che tu scriva su certe cose ed anche con un certo stile di scrittura. C’e` una certa ansia da prestazione, insomma! 
-Sei soddisfatto della tua vita in questo momento?
 Si` e no. Si` perche` so di aver fatto tutto quello che potevo, ho la coscienza a posto, sono una persona positiva e sono circondata da persone che mi vogliono bene. No, perche` ho avuto una delusione grande sul lavoro negli ultimi mesi e mi sto leccando le ferite. Ho ancora dei momenti F…Y ( vaffa..) , ma stanno diventando sempre piu` rari
In base a cosa decidi gli argomenti da trattare?
Li decido in base a quello che mi succede o succede intorno a me ed attira la mia attenzione: ci sono periodi in cui sfornerei un post al giorno altri in cui faccio una fatica bestia… non ho una vita cosi` glamour come potreste pensare!!!
Come hai deciso il nome da dare al tuo blog?
 Lo ha dato il giornale Alessandria News al mio primo articolo per loro e con poca originalita` l’ho mantenuto
-Hai mai fatto un investimento economico per il tuo blog? (e no, non parlo di chissà quali cifre, sia chiaro)
No! Non sono cosi` tecnologicamente avanzata da capire se ci potrebbero essere vantaggi ad andare su una piattaforma a pagamento,o investire soldi nel blog: nessuno mi ha detto che sono cosi` brava che dovrei proprio farlo!
Da quando hai un blog, hai conosciuto persone legate al mondo del blog che sono diventate, col tempo, amici e non più solo blogger?
Molte persone conosciute  tramite il mondo dei blog sono diventate piu` che nomi: Greta e Renata, sono proprio in carne ed ossa perche` viviamo vicine e ci frequentiamo, con altre come Valentina, Tiziana, Claudia, Gilda, Mimma, Gianluca, Luciano e molti altri ci si messaggia, commentiamo, parliamo di cose al di fuori dei blog. Con altri non e` scattato un rapporto piu` personale, ma non si puo` essere amici di tutti!
-Cosa cambieresti adesso, se potessi, nella tua vita?
Ci ho pensato un po’ prima di rispondere e alla fine direi Niente. Anche gli scogli da superare fanno parte della vita e costruiscono la persona che sono. Forse mi toglierei 10 anni. E` stupido, lo so, ma essere grande di fronte all’anagrafe, con la mente che ancora ha tanti progetti non e` una gran cosa..
Cosa proprio non ti piace del web?
Non mi piace che, come diceva una fellow blogger e lettrice proprio ieri nel suo blog Diario Dal Mondo , le parole possono essere fraintese nonostante tutte le buone intenzioni e possono diventare come macigni. La presenza ed il sorriro, l’ironia sono difficili da far capire attraverso quello che si scrive e certe volte rischiano di creare solchi e aprire discussioni non volute. Mi fa paura pensare che dietro il profilo di una persona che sembra innocua si possa nascondere una persona cattiva e che con la protezione del web le persone si costruiscano delle false identita` e si sentano forti e protette, permettendosi arroganza e maleducazione.
-Ed invece, cosa ti piace?
Mi piace perche` permette di ritrovare vecchi amici che erano persi , permette di viaggiare e fa conoscere persone interessanti, e` veloce e puo` essere usato per creare cultura.
Le mie domande:

  • Che spazio ha il tuo blog nella tua giornata?
  • Vivi in un luogo dove vorresti restare o da cui vorresti scappare?
  • La tua famiglia legge quello che scrivi, capisce la tua voglia di scrivere e la sostiene?
  • Che interessi hai al di fuori della scrittura?
  • Perche` scrivi?
  • Qual e` l’argomento che hai trattato nel tuo blog che ti ha dato piu` soddisfazioni?
  • Qual e` l’argomento piu` controverso che hai trattato nel tuo blog?
  • Quando scrivi, scrivi per te stesso/a o con in mente una specifica tipologia di lettore?
  • Sei soddisfatto/a di te stesso/a?
  • Se avessi la bacchetta magica, c’e` un luogo dove vorresti essere ora o una persona che vorresti trovarti davanti?
Ecco qui i blog che nomino:
Ce ne sarebbero anche altri, ma c’e` spazio  solo per dieci…
Per favore linkate nei commenti i vostri post di risposta, grazie!