Editoriale del mese: la piazza

Una piazza, una visione

Quando spiego ai miei alunni americani che cos’è la piazza e che significato ha nella cultura e nella vita italiana vedo i loro occhi illuminarsi. Ma il progetto di piazza Santa Maria di Castello che ho visto mi lascia perplessa: così è fredda, non ha anima

OPINIONI – Quando spiego ai miei alunni americani dell’università che cosa è la piazza e che significato ha nella cultura e nella vita italiana, vedo i loro occhi illuminarsi. Riconosco anche un po’ di invidia per qualcosa che qui non esiste. Il fatto che molte volte nella lingua italiana il termine “piazza” sia anche considerato sinonimo di popolo o società, ci dovrebbe fare ragionare. La piazza è il nostro luogo di ritrovo, di aggregazione e qualcosa che gli architetti hanno sempre cercato di valorizzare nei secoli. Non per niente, se ci riflettete, dove si trovano nelle città italiane i palazzi più belli e rappresentativi? Dove è più facile trovare i bar con i tavolini fuori che invitano l’aggregazione? Dove si fanno le manifestazioni e i concerti?

Ad Alessandria abbiamo belle piazze (molte) e brutte piazze (poche). Le mie preferite? Sono quelle dove l’idea di piazza si riflette, cioè sono quelle vissute dalla gente. La piazzetta, piazza Marconi, i portici di piazza Garibaldi sempre pieni di gente: questa è la piazza per me.

La settimana scorsa ho visto pubblicati da un’amica i progetti per rivalorizzare piazza Santa Maria di Castello. La mia prima reazione è stata un grande sospiro di sollievo. Finalmente! Santa Maria di Castello, uno dei gioielli di Alessandria.  Da sempre relegata in una piazza, che piazza non è mai stata. Posteggio? Sì, Caotico Brutture? Tante: per esempio edifici costruiti senza nessun rispetto per la struttura della piazza e il fondo stradale sconnesso e impraticabile per chiunque abbia problemi di deambulazione, qualsiasi essi siano, anche essere un genitore con un passeggino da spingere.

Così da sempre la chiesa è stata lì da sola, per molti anni anche in uno stato di decadenza indicibile, e di gente intorno (se non per andare a messa) io non ne ho mai vista.  Non credo che la situazione sia cambiata, se non in peggio, negli ultimi anni se non nel fatto che finalmente la chiesa sia visitabile anche nei suoi sotterranei e la Regione Piemonte abbia investito in essa un po’ di soldini per la sua ristrutturazione

Il rifacimento della piazza quindi, da alessandrina, non può non rendermi felice. Il progetto che ho visto, però, mi lascia perplessa e lo fa perché, dalle illustrazioni, la piazza, pur risolvendo forse il problema d’impraticabilità, non risulta molto accogliente e vivibile. È fredda: non ha anima.

Considerato che con tutti quei piani a diversi livelli non sarà più possibile, credo, entrarci in macchina, perché non ammorbidirla con un bel giardino e delle panchine? Secondo voi quei muretti sotto il sole cocente dove nelle illustrazioni si vedono persone sedute saranno in realtà… piene di gente?  Posso esprimere i miei dubbi?

E l’illuminazione? Ho visto nei progetti dei lampioni che sembrano quelli che qui usano per illuminare l’autostrada. La piazza è antica, nel quartiere più antico della città. Un quartiere, il Rovereto, vivace e pieno di attività… la piazza dovrebbe essere il suo cuore pulsante e ripeterne l’atmosfera, non penso che ci si sia arrivati appieno con questo progetto.

Spero che aprano altri bar e che i ragazzi che arrivano da fuori e vanno a dormire all’ostello o i turisti che hanno voglia di arrivare fino ad Alexala scoprano una città amata dai suoi cittadini che la vivono appieno.

Permettetemi di aprire una parentesi personale: la prima volta che ho visitato New York e sono arrivata alle torri gemelle c’erano intorno tanti alberi con tanta gente seduta sulle panchine e persone anziane che giocavano a scacchi. È un’immagine di pace che mi è rimasta impressa e devo dire che l’11 settembre, dopo l’orrore per quello che stavo vedendo, il mio secondo pensiero è andato a quegli alberi e alle persone che li “vivevano”.

Quando penso ad Alessandria, penso ai luoghi dove incontro le persone che, come dicevo il mese scorso, per me rappresentano la città. La mia paura è che invece si arrivi ad avere un luogo freddo e deserto, dove nessuno potrà costruire delle memorie.

Spero di cuore di sbagliarmi.

11/06/2015
Claudia Pessarelli – redazione@alessandrianews.it
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2 pensieri su “Editoriale del mese: la piazza

  1. Sai una cosa, Claudia? il tuo post mi ha fatto riaffiorare alla mente una riflessione che tempo fa era sorta in me dopo mezzo secolo di cittadinanza alessandrina: da tanti anni a volte sembra che agli amministratori pubblici noi alessandrini diamo un po' fastidio.
    Piste ciclabili che portano via spazio dove i ciclisti e gli automobilisti -che continuamente si scambiano i ruoli- non hanno mai avuto alcun genere di conflitto,e create senza senso nè condivisione con i cittadini; cestini portarifiuti allocati per le strade il giorno prima delle elezioni ( e parlo degli anni 2000, non del 1800) e la cui posa mi ha offeso; da anni gli ausiliari del traffico che girano come veri avvoltoi a guardare la scadenza del gratta e parcheggia; un parcheggio in piazza della Libertà tra i più cari che io mi trovi ad usare; una raccolta differenziata sgangherata; si fanno scelte urbanistiche che poi le amministrazioni successive non riescono a gestire o a mantenere e noi cittadini quindi abbiamo sotto i nostri occhi continuamente l'inefficienza.e l'inefficacia; ma sai quante fontanelle pubbliche non funzionano? Le fanno e poi non le gestiscono, tu arrivi perchè hai bisogno di acqua e non ne viene fuori dal rubinetto. Vengono posti avveniristici tabelloni elettronici informativi, dopo un po' si guastano e non vengono riparati. Siamo pieni di totem , in città, che celebrano l'inefficienza. E non mi vengano a parlare di patto di stabilità o di dissesto perchè è da anni è così. Quando, ormai sempre più raramente, in città vedo fare qualcosa di nuovo, mi preoccupo un po' perchè facilmente potrebbe essere rapidamente degradabile e non recuperato. E poi ci organizzano le maratone di bande e majorettes anni ‘70 nel 2015…. Certo, non si può accontentare tutti e la classe politica è costituita da noi cittadini. Ma per me è sempre più difficile giustificare queste situazioni. Siamo tra due fiumi, si stanno facendo dei lavori di riqualificazione urbana (vedi Santa Maria di Castello) in relazione alla costruzione del nuovo ponte sul Tanaro e a nessun amministratore è venuto in mente di considerare un accesso – e quindi un utilizzo da parte dei cittadini- al fiume? Viene da chiedere quanto conoscano del mondo i nostri concittadini, quando diventano amministratori: tante città creano spiagge in cui i giovani e non corrono a frotte (vedi Berlino) e noi lungo il Tanaro abbiamo muraglioni di cemento armato. Ma anche fuori porta, probabilmente, non andiamo: neanche fermate degli autobus un po’ attrezzate e che arredino la città come si vedono in città con noi confinanti. Scusami, Claudia, ma il tuo post mi ha fatto partire per la tangente… mi fermo qui con la lamentazione. Ma confermo che qui, nonostante tutto, mi trovo bene, eh! e per ora non riusciranno a farmi desistere e farmi andare via. Anche perchè io vivo agli Orti e in un attimo arrivo all'argine del Tanaro, con un po' di arrampicata e di sbarre sotto cui passare e mi faccio una bella passeggiata lungo il fiume quando ne ho voglia. 😉 E gli argini ora sono veramente rassicuranti; e la loro manutenzione non mi risulta sia a carico del comune.   
    Ciao!
    Maria Grazia

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