Un giovane americano ad Asti!

Oggi vi propongo un post scritto a quattro mani attraverso l’oceano. Sempre lei la nostra cara “inviata” in Piemonte: Toni.
Le avevo chiesto tempo fa di intervistare sua figlia che vive in una realta` opposta a quella di mia figlia. Mia figlia italiana in USA, sua figlia americana in Italia. Pero` immagino che come me avrebbe ottenuto una visione parziale: le nostre figlie sono totalmente immerse nelle realta` che vivono e le vedono come la migliore possibile, vivendo l’altra solo come turisti in patria.
Invece lei ha trovato Cap un ragazzo americano 19enne che sta facendo un’esperienza italiana di un anno ad Asti e lo ha intervistato. Questa e` l’intervista che ne e` derivata, a cui io non ho cambiato niente, mi sono limitata a tradurla e ogni tanto, perche` e` piu` forte di me, aggiungere delle note di autore mie personali.
Alcune cose mi trovano d’accordo altre meno. In ogni caso e` un punto di vista di un ragazzo catapultato in una realta` diversa. Gli manchera` l’Italia quando tornera` in Michigan? Secondo me molto. Chissa` se questa esperienza lo avra` cambiato? Di sicuro gli avra` aperto gli occhi: molti americani pensano che al di fuori dei loro confini esista il nulla….non sara` cosi` per Cap!


Cara Claudia, continua la serie delle nostre esperienze di vita parallele —la  tua di italiana in America e mia di americana in Italia- che ci ha portato ad avere anche due figlie di eta` simili che stanno ora finendo la loro adolescenza e vivono due vite con situazioni speculari l’una all’altra.
Che cosa diventa allora il sentimento predominante: l’essere adolescente, o l’attrazione culturale dell ‘Italia nei confronti dell’America e viceversa?
Ed è qui che Cap entra nella  nostra storia.
Cap è un ragazzo americano, che sta vivendo temporaneamente ad Asti. Dopo aver finito le scuole superiori negli Stati Uniti la scorsa primavera, ha scelto di trascorrere quasi un anno di vita e di andare a scuola ad Asti, ospitato da una famiglia locale. Ha posticipato di un anno la sua entrata all’università, al fine di avere questa esperienza di vita.
A chi meglio di lui potevo fare la domanda su cosa significa essere adolescenti a contatto con due culture diverse, quali sono le differenze e quali le similitudini tra l’essere adolescenti in Italia e negli USA
Un pomeriggio della settimana scorsa, davanti ad una birra artigianale (Nda: essere liberi di bere a meno di 21 anni…vediamo cosa dira` su quello Cap!), abbiamo discusso i suoi pensieri sulla “ Teenagerhood. Italia-USA”. Ecco la mia intervista:
Io: Allora Cap, dopo quasi nove mesi di vita qui in Italia, trovi un sacco di somiglianze con ‘casa’?

C: In un primo momento, subito dopo l’arrivo stavo con gli occhi spalancati, cercavo cose familiari, somiglianze a cui poter fare riferimento. Penvavo che fosse il modo giusto per ambientarmi. E che poi successivamente avrei cercato le differenze.Mi sbagliavo completamente. Ora, dopo essere stato qui per un po’ ho visto che ci sono più differenze di quanto mi aspettassi e le somiglianze sono molto rare.

Io : Qual è stata la prima volta in cui ti sei reso conto che l’Italia non era il “Kansas”? ( nda: referenza a frase detta da Judy Garland nel Mago di Oz per citare esperienze totalmente diverse da quelle vissute precedentemente)
C: E’stato probabilmente gia` dai primi giorni … Naturalmente, ho cercato altri ragazzi della mia eta`e ho cercato di relazionarmi con loro utilizzando l’iconica “high five”. Lei sa che in America un “high five” è uno schiaffo a mano aperta. Ebbene, in Italia è uno schiaffo a mano aperta più un colpo dato con le nocche … gesti simili, ma alla fine completamente diversi. Un gesto semplice, invece anche li` differenze (nda: e quanti di noi negli USA sono rimasti con il collo proteso ad aspettare il secondo bacio sulla guancia che non sarebbe mai arrivato???)

Io: Una volta che hai imparato il “dammi un cinque” italiano, e poi?

C: Beh, ci sono un sacco di somiglianze, ma solo a livello superficiale … come per esempio tutti i giovani ragazzi sono pronti a parlare di: 1. una bella ragazza 2. Automobili.

Io: … e le ragazze?

C: Secondo me loro sono molto diverse dalle loro coetanee americane. Le ragazze italiane che ho incontrato sono molto più volitive, più indipendenti rispetto alle ragazze americane della stessa età. Forse ha a che fare con il fatto che vi sia più un sistema matriarcale qui … non so.

Io : ..e ragazzi?

C: Beh, penso che in generale i ragazzi italiani siano più maturi. Ma, una cosa ho notato, è che gli italiani sembrano molto piu` interessati  alle ragazze dei ragazzi americani ( nda: Cap ha usato in inglese il termine “predatory” che anche se non si conosce l’inglese e` chiaro cosa voglia dire…a caccia!!!)

Io : Come si incontrano i ragazzi italiani?

C: Quella è stata una differenza molto grande che ho notato ed una che mi piace molto. La mia famiglia italiana vive in un appartamento in periferia. I ragazzi si incontrano al bar, senza pianificare gli incontri. Io questo lo adoro. Nel centro di Asti, tutti i ragazzi passano il tempo a fare le vasche e si fermano davanti  ai “caffe’” del centro (definirli “bar” non sarebbe il termine giusto perche` per un Americano bar ha un altro significato… i bar italiani sono molto di piu`: sono sono caffetterie che servono alcool) ( nda: oh se lo sappiamo bene!) in modo da incontrare un gruppo di amici in un posto e poi, dopo un po’ ,passare ad un altro luogo, dove incontrare altri amici. Si vengono a conoscere  un sacco di persone. Si incontrano nuove persone attraverso quelle che conosci gia`, sempre passeggiando all’aperto per la citta`.

Me: Non succedeva in Michigan, dove vivevi?

C .: Assolutamente no. Le distanze da noi sono enormi; si deve guidare o essere portati in macchina. Quindi molto dipende da chi organizza se ha una macchina. E se ha alcool. Questa è una grande differenza per noi, anche.

Io: Qual è l’età legale per bere?

C: Ora è 21 anni. E finalmente ne capisco la ragione… quando si deve guidare per fare qualsiasi cosa, è molto importante che chi guida non abbia bevuto. Ma, qui, non solo non si ha bisogno di guidare,ma non si ha il rigoroso divieto di bere. Quindi è tutto molto più agevole. Se incontro gli amici, ho una birra, quando ne incontro altri, magari ne bevo un’altra, tutto muovendomi da un luogo ad un altro della citta`. La socializzazione italiana e` “mobile” mentre  in America, è più “sedentaria”.
Poi, c’è il fatto che bere qui è più un evento di socializzazione,come tutto il resto: mangiare, bere, parlare. Non c’è l’emozione del bere fine a se stesso, solo perché è illegale, che e` il motivo per cui i ragazzi americani bevono quando non hanno ancora l’eta` per farlo.
Ma sia qui che negli USA se si viene beccati a bere e guidare vi è tolleranza zero. Così nessuno vuole correre questo rischio. Se uno e` il guidatore designato non beve e basta.
Io: Gli italiani sono sempre impressionati da quanto in America gli spazi siano grandi. Le dimensioni delle nostre case, le distanze tra una cosa e l’altra. L’Italia ti e` sembrata piccola?

C: Si`… ma in senso buono. Penso che negli Stati Uniti abbiamo grandi case perché passiamo il nostro tempo in esse, invitiamo la gente a farci visita e socializziamo nelle nostre case. Qui, sembra più normale uscire. La casa è dove si dorme, ci si cambia di abiti e si mangia. Ma la tua vita è ‘fuori’.

Io: Quali altri differenze ci sono tra gli italiani e gli americani?

C: Beh, penso che in generale, gli italiani sono più formali, più gentili ( nda: boh? E` sicuro?). E certamente hanno un diverso senso del tempo: meno fretta, sono anche meno puntuali. Negli USA, è importante essere efficienti. Qui è importante essere socievoli.
In America sono i soldi che ti mettono in cima alla scala dei valori, ma qui, non credo che sia una questione di denaro. Gli italiani sono più interessati al potere. E` importante chi ha conoscenze e relazioni più di chi ha soldi.
Gli italiani danno anche molta importanza a come si presentano: devono essere ben vestiti, fare una ottima prima impressione, devono essere magri e ben curati. Ma, sono più flessibili. Come la polizia qui … i poliziotti sono severi, ma se ti fermano che stai facendo qualcosa, sono più umani, ti trattano come un individuo. Essi fanno una ramanzina e poi ti mandano a casa.
Gli insegnanti, anche. Sono più severi e vengono rispettati di piu` che in un liceo statunitense.

Io: Come sono le scuole, sono diverse?

C: In Italia sono molto più avanzate. Ho finito le superiori in quattro anni come e` normale negli USA. Ma se mi paragono ad uno studente del quarto anno di liceo italiano (qui gli anni di superiori sono cinque) in scienza e matematica in particolare, ero molto indietro. Penso che il liceo italiano sia più organizzato come le nostre universita`: mentre il liceo statunitense richiede una quantità enorme di compiti e cose da studiare,ma non mette molta enfasi sulla comprensione, il contrario succede al college. ( nda: io qui non sono molto d’accordo perche` dipende anche da dove si fanno le scuole superiori e sul livello dei singoli corsi che si fanno. Certo lo studente americano medio e` molto piu` ignorante –in cultura generale- di uno studente italiano. Mi stupisce che Cap invece parli di matematica e scienze. Dice pero`:….)
Non c’è quasi nessuna separazione in corsi di livelli diversi; ognuno è spinto a puntare verso l’università, anche se non si e` bravi  a scuola. Ma il livello di compiti in classe è “dumbed down”( nda: praticamente dice che e` diretto al livello dei meno dotati, e` appiattita verso il basso) , in modo che gli insegnanti devono orientare il loro insegnamento al minimo comune denominatore della classe. Il che e` contraddittorio.
Sono rimasto impressionato dalla divisione scuole italiane per studi … ci sono scuole superiori orientate all’agricultura, la meccanica, l’ospitalità … così come quelle piu` normali ma sempre divise in orientamenti: scienza, arte, lingua, ecc
Credo che in America abbiamo un sacco di regole e regolamenti, ma ciò che si apprende meglio, è come girarci intorno.

Io: Ora che sei quasi alla fine del tuo soggiorno in  Italia , cosa dirai ai tuoi amici quando tornerai in Michigan a proposito della tua esperienza?

C: Penso che chi viene qui come turista non potra`mai veramente capire l’Italia. Devi vivere qui per comprenderla veramente.
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3 pensieri su “Un giovane americano ad Asti!

  1. no..hai ragione! agli stranieri piacciamo comunque, con tutti i nostri difetti. Si vede che abbiamo piu`pregi. A parte gli scherzi io l'ho sempre detto. in Italia essere liceali/universitari e` bellissimo: hai liberta` di muoverti, vedere amici, tante possibilita` intorno a te di viaggiare, indipendenza. Mia figlia lo sapeva gia` dalle estati italiane, ma lo ha scoperto di nuovo l'anno accademico appena finito, trascorso in una citta` media universitaria, dove ha potuto provare l'indipendenza fisica di non dipendere da un'auto ma di potersi muovere facilmente per poter vedere amici. Non credo che da ogni parte degli USA sia come qui, da noi, ma questa e` quell che io ho conosciuto per mia figlia e mi ha sempre fatto dire che , se essere bambini e` molto meglio negli USA, viceversa la necessita` di muoversi in macchina, il clima infelice e la mancanza di luoghi di aggregazione adatti ai giovani non accompagnati limita molto l'essere adolescenti qui

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  2. Non ho strumenti e non potrei dire. Quello che so è che essere bambini in Italia adesso è molto più limitante che esserlo quando lo ero io e non solo perchè ci sono esigenze o timori oggettivi maggiori o diversi. Molto è cambiato nella testa delle persone

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