Cibo, studio e nostalgia

artemagazine

Sono stata in silenzio in questo ultimo periodo, presa da mille impegni ( il corso online di cui vi ho raccontato nel Post” Are you camera ready?” e` sicuramente uno tra i colpevoli), ma anche da una infinita tristezza.
Hanno drasticamente abbassato il numero di crediti di lingua straniera necessari per laurearsi nell’ universita` dove insegno, facendo crollare ( o cosi` dicono…) il numero di studenti che si iscrivono, in quanto molti arrivano dalle superiori gia` con i crediti necessari. Per questo motivo a priori,  hanno deciso di tagliare tutte le posizioni part time ed io sono una di queste.
Questo vuol dire che dopo 10 anni di onorato servizio saro` a casa. Non insegnero` piu`, per lo meno non al college. La cosa che mi stupisce e` che i miei corsi sono sempre tutti pieni: anche questo online a 15 giorni dall’inizio e` chiuso. Mi hanno insegnato a insegnare online: il corso ha successo e buttano tutto alle ortiche. Non voglio essere polemica, ma spero che questa piccola spiegazione vi possa far capire il mio stato d’animo. E se mi dispiace non insegnare lingua, soprattutto mi dispiacera` non insegnare il corso di cultura italiana che ho creato dal nulla.
Cinque anni in cui ho studiato tanto e respirato cultura e cibo, con entusiasmo e curiosita`.
La mia creatura.
Ecco vorrei qui rendergli omaggio e farlo conoscere anche a voi, amici miei.
Da dove e` partito il tutto?
Sono partita dal concetto: il cibo come parte di una cultura.
La piu` immediata: quella che parte da una necessita` primordiale, la sopravvivenza. La piu` immediata, ma che si trasforma presto perche` evolve a seconda del paesaggio e dipende da esso e dalle sue risorse.
Si trasforma nella storia di un popolo e lo riflette.
Cinque anni fa neanche si pensava all’EXPO, che apertosi ieri, usa il cibo come soggetto: Nutrire il pianeta energia per la vita.
Allora era un concetto nuovo: c’era solo un corso simile negli USA. Mi ero messa in contatto con il docente di quel corso, che si era rivelato molto disponibile, ma avevo voluto dare un taglio personale al mio corso e piu` volto al sociale. Ho parlato di ricchi e banchetti, ma anche di poveri e pellegrini. Di storia e tradizioni, ma anche di paure e scetticismo a mangiare qualcosa di nuovo.
Mi sono occupata degli immigrati che hanno lasciato l’italia nei vari periodi della sua storia e perche`. Chi erano? Perche` lasciavano l’Italia? Da dove arrivavano e che cosa si portavano dietro? Ma ho anche considerato la linea sottile che faceva restare e come si viveva in Italia da contadini. Ho usato un film bellissimo per raccontare la storia dei contadini del nord italia ricco dell’inizio del novecento: L’Albero degli Zoccoli di Ermanno Olmi e ho visto la sorpresa e lo choc negli occhi dei miei studenti, abituati alle comodita` a vedere come si viveva allora e come le tradizioni, di cui avevamo parlato quando ci eravamo occupati del Medioevo, fossero sopravvissute intatte attraverso i secoli, come ad esempio la macellazione del maiale a dicembre che avevamo gia` visto negli Arazzi Trivulzio.

foto Giovanni Dall’Orto 2009


Ecco  sono stati sempre gli occhi dei miei studenti il termometro del mio corso. 
E sono sempre stati interessati anche se magari si aspettavano piu` ricette da me e non ne hanno avute molte…
Dal canto loro hanno anche fatto delle ricerche su argomenti diversi: dalla relazione tra cibo e religione alle DOP, IGP e alla contraffazione dei cibi. Un corso che lascia molto e cambia anche un po’ il modo di vivere di questi ragazzi: tramite me vengono a contatto con Slow Food e, se non posso pensare che tutti da quel momento in poi, si trasformino in persone che non mangiano niente che non sia biologico, di sicuro sono messi di fronte ad un approccio nuovo al cibo.
Ho insegnato questo corso 3 anni di seguito ed il corso si e` riempito in 2 giorni ogni anno. Quest’anno ho avuto 40 studenti e ricevuto altre 5 richieste che ho dovuto rifiutare perche` l’aula che mi avevano assegnato non avrebbe potuto contenere legalmente piu` persone. Nessun corso all’universita` ha avuto un successo maggiore. E tutto va alle ortiche.
 Ed io che me ne faccio della mia voglia di parlare di questo argomento, della mia voglia di studiarlo ancora?
Ditemi che ne faccio?

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20 pensieri su “Cibo, studio e nostalgia

  1. La delusione è forte, ti fanno preparare un corso che ti richiede tanto impegno e poi on se ne fa nulla.
    Certo, cosa te ne fai? Prima di tutto ciò che hai dato in questi anni non è andato perso. Quel che hai insegnato resterà per i tuoi alunni e verrà tramandato.
    Forse era solo arrivato il momento di cambiare. 10 anni in un posto sono tanti. E se è vero come raccontate in molti che in America si perde un lavoro e se ne trova un altro, entrambe le cose dall'oggi al domani, vuol dire che ci sono opportunità migliori che ti aspettano.

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  2. 😦 sai già qnt mi dispiace e trovi ingiusta la cosa.. Il corso deve essere stupendo: perché non proporlo ad altre università portando i tuoi numeri di super apprezzamento? Sciocchi a lasciarsi scappare un'insegnante con così tanta passione 😛
    Un abbracciooo!

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  3. Che peccato! Quando sono le lingue e le culture e la comprensione mutua che potrebbero evitare tante guerre … peccato davvero per tanto lavoro perso. Ma non puoi offrire il tuo corso online altrove? A qualche associazione? Io pure ormai insegno solo inglese perché l'italiano ha subito un drastico calo di alunni negli ultimi anni purtroppo, sempre a causa di politiche sbagliatissime di cui ora i 'capi' si pentono. Coraggio! Il mondo online è comunque in grandissima evoluzione, magari davvero riesci a trovare un altro posto che voglia offrire il tuo corso.

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  4. grazie Luciano per le tue parole.Purtroppo nei dieci anni che ho insegnato in quell'uni e` stato fatto un lavoro di crescita del programma con tante promesse ed impegno non solo mio , ma anche della mia collega…. e` il crollare di tutto che fa ancora piu` male della mia situazione personale

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  5. perchè non provi a trasformare il tuo studio e tutti gli appunti e le note presi in questi anni in un bel libro semplice e chiaro da proporre a studenti stranieri?
    Forza e coraggio, anche qui in Germania grandi tagli e mercato saturo nell´insegnamento dell´italiano

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  6. Anonimo

    Sicuramente è una grana trovarsi senza lavoro così, dopo paradossalmente essersi preparati con scrupolo per il corso on line. Ma non è pensabile che una come te resti inoccupata tanto tempo. Resisti un po' allo scoramento, che l'occasione giusta arriverà di certo!
    Maria Grazia

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