Lavoro e responsabilita`: un’Americana in Piemonte

Image result for babysitter cercasiL’americana di cui leggerete la testimonianza e` Toni, la mia amica  che vive in Piemonte. Ve la ricordate,vero? E` lei che aveva scritto gli shock culturali che ,come americana, aveva incontrato trasferendosi in Italia, dopo che aveva letto i miei di italiana, quando mi sono trasferita all’estero. 
Da allora e` nata una collaborazione tra di noi, che abbiamo vite simili e conosciamo bene il luogo dove l’altra vive.
Questa collaborazione dara` altri frutti a breve. 
Per ora vorrei solo condividere cio` che ha scritto oggi, dopo aver letto il mio editoriale per Alessandria News, diventato post per il mio blog, sul lavoro giovanile.
Senza togliere nulla ai commenti che molti miei lettori italiani hanno voluto lasciare, sia al giornale, sia sul blog, sia nei gruppi dove il post e` stato pubblicato, mi sembrava interessante dare evidenza al suo punto di vita, che parte da un modo di vivere opposto a quello che ho sperimentato io e che porta al fatto che ancora mi sembri strano questo voler lavorare a tutti i costi cosi` giovani. 
Io alla fine il primo lavoro l’ho avuto come tirocinante in farmacia, cosa che era obbligatoria per laurearsi, ma di certo non ero stata pagata per quello, ed il primo lavoro pagato l’ho avuto solo dopo la laurea.
Lei che invece ha sperimentato durante la sua vita americana il poter lavorare gia` da giovanissima eta`,  adesso non trova le stesse opportunita` in Italia per la sua figlia diciottenne e questo la lascia altrettanto a bocca aperta.
Lascio pero` a lei la parola:
“In America ci sono molti “lavoretti” che possono essere fatti per un paio d’ore, per integrare le la paghetta ricevuta dai genitori: vendite part time, imbustare la spesa nei supermercati, vendere gelati durante la stagione calda.
 Da quando avevo 14 anni, ho sempre avuto un lavoro dopo la scuola, in luoghi che potessero darmi qualche soldino in tasca , ma soprattutto mi facessero sentire molto responsabile: ho fatto la babysitter, la dogsitter, sono andata a fare commissioni per gli anziani, sono andata a fare pacchetti  nei negozi per Natale. 
Non ci sono quelle possibilità qui per mia figlia. 
L’ Esselunga non ha nessuno che imbusta la spesa ( nda: Toni, l’imbustatore e` una figura professionale che sorprende ogni italiano che si trasferisca da queste parti. Ti invito a leggere Mammacongelo e te ne renderai conto anche tu), i nonni sono le babysitter italiane ( nda: specialmente in paesi e citta`piccole, mentre in grandi citta` si tende ad avere una nanny adulta e non si darebbe la cura dei propri figli ad un ragazzino che non guida neanche) e lo fanno gratuitamente, i figli adulti fanno le commissioni per i genitori anziani, e gli addetti alle vendite avvolgono tutto loro(che siano salame o regali). 
E ‘un peccato, perché vedo che i ragazzi italiani non sembrano sviluppare per questo motivo un senso di indipendenza.”
E secondo voi si arrivera` mai in Italia la possibilita` di far lavorare i ragazzini in questi modi?
Io saro` scettica, ma penso di no.
Il mio scetticismo si basa sul fatto che non vedo la societa` italiana aprirsi molto a lavori ,tutto sommato, non essenziali: non serve l’imbustatore quindicenne, come non serve in un supermercato avere il ragazzino che lava i pavimenti o quello che riassortisce gli scaffali. Costoro costano: perche` assumere un lavoratore cosi` “limitato” quando lo stesso lavoro lo fa` la commessa che sta alla cassa, quando ha finito il suo turno, che cosi` e` stanca e allora ti risponde brusca o non ti guarda neanche in faccia? . E questo apre il vespaio del customer service…E dove mettiamo le assicurazioni, le tasse etc.etc.? Insomma sono due societa` strutturate in maniera diversa.
E voi che ne pensate?

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10 pensieri su “Lavoro e responsabilita`: un’Americana in Piemonte

  1. Nato e cresciuto in Italia, negli States non ci sono mai stato e ho vissuto lo stesso choc culturale della tua amica.
    Avrei voluto lavorare a partire dai 14 anni e non mi è stato mai permesso, e non perdono ancora oggi i miei per avermelo sempre impedito.
    E' un'esperienza insostituibile, molto formativa.
    Il ragazzo italiano sceglie un percorso di studi “al buio”, senza avere una minima idea di come può essere fatto il mondo del lavoro in un ambito o in un altro. Spesso sbaglia per questo e diventa difficile cambiare più avanti.
    La vita concepita a compartimenti stagni come in Italia, dove prima si dovrebbero completare gli studi e poi cominciare a lavorare, è qualcosa che detesto, ed è una delle cause più forti dell'attuale sfacelo economico. E' un modello che non funziona.
    L'autostima che si acquista da ragazzi sapendo di poter avere una piccola indipendenza, di poter fare qualcosa di utile, guadagnare qualcosa e poi comprare quel che si desidera senza doverlo chiedere a mammà e a papà, io ci ho messo 20-30 anni in più per acquisirla.
    Qui si tende a pensare che far lavorare i ragazzi che studiano sia un maltrattamento. Spesso i genitori non vogliono che i figli acquistino questa autostima, che siano indipendenti, perché li vogliono a vita sotto la loro ala protettrice.
    O, almeno, questa è la mia esperienza.
    Mi piacerebbe leggere anche il blog della tua amica e l'articolo che hai scritto, dove li trovo?

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  2. La mia amica non ha un blog, sono io che sto incitandola a scrivere per il mio dando il suo punto di vista di americana in Italia. Comunque Luciano, concordo con te, tutto vero quello che dici! E come e` anche vero quanto la mia mentalita` stia cambiando da quando vivo qui. Meno male!

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  3. Dì alla tua amica che la figlia può tranquillamente dare ripetizioni se è in grado.
    I miei amici ed io ci abbiamo tirato su quanto serviva per i nostri sfizi senza troppi problemi negli anni dell'università e, per quanto posso vedere, ora c'è addirittura chi cerca anche solo un aiuto per i compiti dei ragazzini di elementari e medie.
    Certo se vuol farle fare l'imbustatrice la vedo dura.
    Quanto a lavori più seri sarebbe bello se prevedessero dei mini jobs sul modello tedesco (che però si presta a non poche forzature e scorrettezze quanto a cumuli e limiti).
    Ma temo che il problema sia culturale: di datori di lavoro, genitori ed anche ragazzi. In fondo come scrivevi nel tuo post neanche voi, che pure vivete negli Stati Uniti, avete lasciato che vostra figlia lavorasse fino all'università.

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  4. Forse non ho capito, mi sembrava si parlasse dell'opportunità di trovare un lavoretto per imparare ad avere dei soldi propri da gestire e degli appuntamenti/orari/impegni da rispettare ed in questo senso non vedo differenze tra fare al baby sitter, la cameriera o dare ripetizioni.
    Se invece il punto era trovare un lavoro in una struttura organizzata professionalmente, allora temo che il problema prima che culturale sia proprio economico.
    MI spiego: nella situazione attuale, vista la situazione economica generale e lo stato della domanda e offerta di lavoro credo che sia improbabile che un datore di lavoro assuma se non ne ha una necessità più che cogente e quindi, nel caso, non cerca un ragazzo che abbia una disponiblità per poche ore a settimana. Del resto se anche lo facesse, immagino si presenterebbero persone più che adulte ed anche decisamente molto preparate per la mansione, quindi niente ragazzino.
    E questo senza contare il carico esorbitante della burocrazia e dei controlli.
    La ragione per cui mi ero permessa di scrivere ciò che ho scirtto è che, mi sembrava, la tua amica nel cercare un lavoretto per la figlia non tenesse conto di quella che è la situazione attuale del posto in cui vive e cercasse qualcosa che non c'è, mentre potrebbe suggerilre ambiti dove, anche culturalmente, è considerato normale che un ragazzo guardi se è alla ricerca di un minimo di autonomia.
    Insomma capisco che tu, vivendo negli States, trovi normale e anche carino avere chi ti imbusta la spesa, ma non credo che in molte zone di Italia sia un servizio altrettanto ricercato anzi, ti dirò, da Carrefour avevano iniziato a farlo fare alle cassiere ed hanno smesso perchè la gente mugugnava. Paese che vai,….

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  5. Non scusarti!Tu hai perfettamente ragione. Forse non hai letto il mio post, di cui questo e` la continuazione: io avevo lanciato la pietra con un editoriale per il giornale per cui scrivo ( come volontaria…non sono giornalista!) sulla diversa situazione italia-usa ben conscia delle differenze che tu elenchi in maniera perfetta e delle difficolta` che la situazione economica attuale presenterebbe ad un sistema all'americana. Questo non toglie che praticamente nessuno ( con pochissime eccezioni) dei figli dei miei amici italiani neanche lavora per fare babysitter o dare ripetizioni, mentre qui e` l'opposto. Le ragioni potrebbero essere molte: dall'estrema concorrenza anche per lavori saltuari alla diversa mentalita` e resistenze a intaccare sia la sacralita` della scuola che quella delle vacanze….

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  6. Vent'anni fa era normale nel mio paese che i ragazzi (soprattutto i maschi) durante le vacanze avessero un lavoretto, dal meccanico, dal dottore, dal salumiere ad esempio portavano la spesa a casa delle vecchiette. Non è che si ricevesse lo stipendio, giusto la mancia. Poi qualcosa è cambiato. Forse la paura di essere denunciati per sfruttamento del lavoro minorile? O il fatto che i ragazzini proprio non escano più soli di casa, figuriamoci andare a lavorare.

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  7. Sarebbe bello poter avere queste stesse opportunità anche qui. Ma ho notato che l'obiettivo da noi è quello di sfruttare il lavoratore per più tempo al minor costo possibile.
    Come apprezzo anche quelle regole fiscali sui permessi per l'immigrazione, trovo l'idea del visto turistico e lavorativo qualcosa di molto intelligente che potremmo adottare anche noi. Questo limiterebbe certamente anche varie condizioni di accattonaggio che si verificano in Italia.
    Siamo passati da essere la culla della cultura al paese dei furbi, e poi che furbi.

    Il Diario di Cristina

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  8. perfettamente d'accordo con te. Ma in questa particolare situazione, al di la` dei soldi, e` proprio la mentalita` di tutti che e` diversa qui: quella dei ragazzini che cercano di lavorare e quella dei loro genitori per cui e` normalissimo che i figli lavorino ogni giorno anche dopo la scuola

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