BUON ANNO!

Comunque sia andato il 2014…e` andato,  passato nella storia.
Allora concentriamoci sul futuro ed auguriamoci serenita` e buona salute, per noi e per tutti quelli che incrociano la nostra strada.
Auguriamoci curiosita` ed avventure.
Novita` belle e problemi con soluzioni possibili.
Affetti ed amicizie sincere.
Una lista di buoni propositi fattibili
Ironia ed accettazione. Continua a leggere “BUON ANNO!”

Differenze tra italiani e americani: difetti e pregi dalla culla in poi. Prima puntata: i bambini e le mamme

Sono 20 anni che vivo negli USA: sono anche diventata cittadina americana, ma sono ancora tanto, ma tanto italiana. Sono pertanto in una di quelle posizioni scomode di chi si offende se parlano male degli italiani, ma anche degli americani, ma si puo` permettere pure di mettersi alla finestra e spiare le differenze tra gli uni  e gli altri e ce ne sono!!!!
E allora cominciamo, tanto per divertirci un po’.
I bambini e le loro mamme.
I bambini americani sono diversi dagli italiani e lo sono dalla nascita. Innanzitutto, complici i ben pochi diritti di maternita` che le donne americane hanno, i bambini americani si differenziano in due categorie: quelli con le mamme che lavorano e quindi li lasciano all’asilo a poche settimane di vita e quelli le cui madri si possono permettere di stare a casa, molte di loro veramente lasciando anche ottime carriere e titoli di studio che sono costati soldoni mica da ridere.
Visto che un lavoro e` possibile trovarlo facilmente anche rimettendosi sul mercato anni dopo,molte donne, specialmente dei suburbs, i sobborghi, se solamente le finanze familiari lo permettono,  stanno a casa.
Credo, anzi ne sono certa, che la categoria “madre abitante nel sobborgo” sia una specie umana differente. Esse evolvono e si differenziano quando il bimbo cresce, in soccer mom, dance mom, orchestra mom,…., tiger mom (ne avete sentito parlare vero? Lei e` la somma di tutte le categorie prima elencate spinta al raggiungimento della perfezione, con buona pace delle altre che non riusciranno mai a raggiungerla, anche solo perche` la tiger mom e` orientale e non tutte possiamo esserlo).
 Nota:  non so se sono piu` fortunati i bambini lasciati all’asilo o quelli le cui madri si immolano alla figliolanza fino al raggiungimento della patente ( del figlio).
Della categoria madre abitante nel sobborgo ho fatto parte anche io, con l’attenuante che i primi anni non potevo lavorare e appena ho potuto ho lasciato la figliola all’asilo per qualche ora per riprendermi un po’ della mia vita e poi ho iniziato a insegnare privatamente.
Come me vedo si comportano tutte le italiane che passano di qui e quelle in giro per il mondo: appena il cucciolo ha un’eta` in cui puo` interagire con i suoi simili, li lasciamo qualche ora chi al day care, chi alla garderie, chi alla guarderia..che poi e` l’asilo nei diversi paesi dove la vita ci porta.
Le madri americane no: loro, se stanno a casa, stanno a casa proprio. Si spupazzano il pupo dappertutto fino all’eta` della scuola dell’obbligo, quando lo lasciano con rammarico e vorrebbero posticipare l’entrata a scuola il piu` possibile. Mi ricordo quando nel distretto scolastico di mia figlia avevano fatto il referendum per vedere se tenere il kindergarden- il primo anno di scuola obbligatoria negli USA- a mezza giornata o portarlo a tempo pieno. Durante il dibattito una madre si era alzata e aveva cominciato una filippica accusando  coloro tra i presenti che avrebbero voluto il kindergarden a tempo pieno, di essere genitori degeneri che volevano solo parcheggiare i figli a scuola invece di prendersi le proprie responsabilita`: io quella madre avrei voluto……….@#@#…….invece la fine del suo discorso era stato accolto da calorosi applausi ed il kindergarden alla fine era rimasto di mezza giornata.
La madre americana onnipresente ha pero` delle priorita` ben diverse da quelle della madre italiana. Cibo e vestiario infatti non sono in cima all’elenco come invece lo sono per noi. Continua a leggere “Differenze tra italiani e americani: difetti e pregi dalla culla in poi. Prima puntata: i bambini e le mamme”

Feste

Quando si espatria si deve mettere in conto innanzitutto la lontananza dalla famiglia di origine. Se durante l’anno la lontananza puo` essere sopportata, diventa un dolore durante le feste. Non dico nulla di nuovo vero?
In questi giorni i post su Facebook dei gruppi di expat sono tutti un misto di eccitazione se si ritorna in Italia o di tristezza se in Italia non si puo` andare.
Alla seconda categoria di expat appartengo io. Sono quattro anni che non andiamo in Italia durante l’inverno. Colpa della figlia e della sua scuola prima, colpa di nessuno ora, se non il fatto che non abbiamo piu` una casa nostra ora e ritorniamo in una casa vuota e chiusa, dove i ricordi sono diventati il dolore per persone che non sono piu` con noi

e durante le festivita`questo si sente ancora di piu`. L’ultimo Natale trascorso in Italia e` stato l’ultimo prima che la mamma di mio marito ci lasciasse.
Il Natale successivo erano venuti qui mia mamma e mio fratello, che sono tutta la famiglia che ho e l’anno scorso di nuovo. Invece due anni fa avevamo deciso di andare a sciare in Colorado e devo dire che, nonostante i luoghi fossero bellissimi, il Natale in albergo non e` il mio modo preferito di trascorrere la festa. Ci era mancata la rilassatezza della mattina di Natale in pigiama ad aprire i regali nella nostra casa decorata, davanti al camino schioppettante. Per non parlare poi della cena di Natale quando sembravamo la famiglia del film A Christmas Story dove la famiglia ordinava cibo cinese perche` non aveva organizzato niente:ecco, noi uguale..
Non avevamo prenotato nulla perche` eravamo arrivati li` il giorno prima e ci siamo ritrovati a mangiare messicano in un postaccio perche` era l’unico posto dove avevamo trovato un tavolo ( ci credo!)
Insomma a Natale si sta bene a casa e casa per noi ormai e` qui.
Ma quest’anno a Natale mia mamma e mio fratello non sono potuti venire e nessun altro e` arrivato dall’Italia. La nostalgia per quelle belle feste con le famiglie unite di fratelli, cugini, zii ,nonni e parenti allora diventa ancora piu` forte.
E immagino questo soprattutto per mio marito, che la famiglia grande ed unita l’ha sempre avuta, almeno in apparenza, con tradizioni che dalle sue erano diventate le mie ed avevano incluso anche la mia famiglia. Da dopo sposati  i pranzi di Natale erano sempre stati a casa sua, ma anno dopo anno sempre con meno persone ed incredibilmente quando siamo partiti, il nostro ritorno all’ultimo momento era diventato una scusa per trovare altri luoghi dove ritrovarsi a festeggiare senza di noi.
 Gli ultimi anni i Natali erano diventati un affare di poche persone, anche se sempre era bello poter stare insieme con le persone che effettivamente ci tenevano a vederci. Triste realizzare chi veramente ti vuole bene. Il Natale ti sbatte in faccia la cruda realta`: lontano dalla falsita` della convenienza, la differenza tra chi non vede l’ora che tu scenda la scaletta dell’aereo e chi non solo non e` mai venuto a trovarci qui, pur avendo le possibilita` economiche per farlo, ma che non fa neanche 100 km per rivedere persone che stanno dall’altra parte del mondo, ti viene sbattuta in faccia nella sua chiarezza.
Allora scopri che, con eccezioni che scaldano il cuore, non sempre e` il legame di sangue che fa quella che si deve considerare famiglia.
Ci sono persone che si fanno in quattro per poter stare con noi, che si fiondano il pomeriggio che arriviamo in Italia per poterci riabbracciare e non si fanno problemi a vederci ciondolare a causa del fuso orario, che arrivano da luoghi lontani dell’Italia e non ci fanno andare via senza che acconsentiamo ad una rimpatriata, che ci vengono a prendere o ci portano in aereoporto per poter stare con noi fino all’ultimo momento e che arrivano a trovarci perche` sono in zona ( New York..si` proprio dietro l’angolo).
E` con questo spirito che sto preparando la camera degli “ospiti” , contando le ore che ci separano dall’arrivo dei nostri fratelli, che di DNA in comune con noi non ne hanno, ma che sono piu` fratelli di altri.

Ci si vede da me?

Da quando vivo negli USA una delle cose che mi manca di piu` e` vivere la citta`, cioe` vivere in mezzo alla gente.
In Italia non potevo sfuggire questa caratteristica italiana, questa sensazione del non essere mai soli di cui avevo parlato  dal blog la scorsa estate qui.
Non solo abitavo in centro, ma in centro ci andavo per fare la spesa, fare shopping ed incontrare gli amici.
Quando racconto ai miei studenti la vita italiana per dare loro un’idea di come si viva dall’altra parte del mondo, se parlo della citta` mi si illuminano gli occhi e traspare molta nostalgia nelle mie parole.
A questo aggiungete anche che vengo da una citta` della provincia italiana del nord, Alessandria, dove neanche i mezzi pubblici dovevo prendere ed a piedi arrivavo dappertutto.
E dove l’unica cosa che uno all’esterno potrebbe considerare negativa, ma che ora mi riempie in cuore di nostalgia e` che ogni uscita diventava come una via crucis, con tante fermate a salutare le persone che conoscevo.
Ancora adesso, e ancora di piu` a causa della lontananza, quando torno nella mia citta` e rivedo le facce conosciute ( anche quelle di chi conosco solo di vista) mi piace quella dimensione umana e meno impersonale di quella che vivo qui, anche con i suoi condizionamenti: cioe` il dover sempre essere vestiti e sistemati bene quando si esce ( anche a buttare l’immondizia) e il non potersi permettere “nessun passo falso”( non per niente noi expat apprezziamo molto il poter uscire cosi` come siamo in casa quando andiamo a vivere all’estero, dove questi condizionamenti non esistono proprio)
Ma soprattutto quello che mi manca di piu` qui e` l’improvvisazione e la facilita` di organizzarsi per vedersi tra amici che invece in Italia e `quasi normale, certe volte addirittura perche` ci si incontra e ci si ferma a chiacchierare, decidendo poi di andare a prendere un caffe`insieme o il famoso aperitivo. Al massimo per vedersi si deve fare una telefonata il giorno prima…difficilmente si deve aprire il calendario per organizzare un incontro.
Qui no.
Per vedersi bisogna organizzare sempre e se si esce di solito non si incontra mai nessuno che si conosce.
E allora ci si deve organizzare anche per vedersi tra amiche italiane, perche` non siamo noi che siamo cambiate, ma e` la vita che facciamo qui che ci avviluppa e toglie spontaneita` agli incontri.
Siamo sempre con l’orologio in mano, viviamo ai quattro capi della citta`e dobbiamo anche tenere conto del tempo del “viaggio”.
Ma ieri complice il fatto che molte di noi sono insegnanti all’universita` e siamo ufficialmente in vacanza, ho deciso che era il momento di aprire casa mia per poterci vedere.
Colazione da me per salutarci prima delle feste.
E anche quella e` una novita`: avete mai invitato amiche a casa vostra al mattino per una colazione? Io no, prima volta.
Allora due settimane fa ho mandato al gruppo una email d’invito e in cinque potevano.
Ho preparato la tavola, ho fatto due dolci, ho servito succo d’arancia e caffe` e ci siamo sedute insieme a tavola a chiacchierare per due ore circa.
E` stato bello e a quel punto si vede che siamo italiane. Abbiamo facilita` a parlare di tutto, ridiamo di niente e passiamo dalle piu` grandi scemenze a discorsi seri e intellettuali. Mi manca il vederle piu` spesso, mi manca questo nostro essere  diverse, ma sempre complementari.
Forse mai come nello scherzare la barriera della lingua diventa un freno. Solo ora mi sto liberando dalla paura di essere fraintesa quando scherzo con le mie amiche americane e sono passati quasi vent’anni.