Ma gli shock culturali sono solo i nostri?

foto di MonferratoMio

La catena di post iniziati dalle Amiche di Fuso ,a cui avevo partecipato anche io con piacere  qualche settimana fa sugli shock culturali che noi italiani subiamo quando ci trasferiamo all’estero, mi ha permesso di venire in contatto con un’altra expat. La differenza e` che lei e` una expat americana su suolo italiano!
 E oggi e` mia ospite nel blog.
Vi presento Toni.
Le nostre vite sono abbastanza speculari: ci siamo trasferite nel paese dell’altra negli stessi anni, entrambe abbiamo lasciato il nostro lavoro precedente per seguire nostro marito( ma suo marito e` italiano, quindi lei non ha adottato solo un paese, ma anche una famiglia italiana!!!),abbiamo una figlia unica della stessa eta`, bilingue e totalmente inserita nel paese d’adozione, e ora lei vive nella mia parte d’Italia( meno male che lei non proviene dal Wisconsin altrimenti questa storia avrebbe quasi dell’ incredibile).
In Piemonte lei e` diventata  con parole sue  a muratore’s apprentice/interior decorator/ tourist guide” ( un apprendista muratore, decoratrice d’interni, guida turistica).
Ci stiamo scrivendo in inglese, e questo mi fa un po’ ridere. Le ho detto che mi sento un po’ sotto esame, ma alla fine e` giusto: come a me , che sono immersa nella lingua inglese tutto il santo giorno, fa piacere rilassarmi “in Italiano” a lei fara` piacere rilassarsi “in Inglese”
Toni ha anche scritto un libro di ricette piemontesi, ha un sito web” Monferrato MIO” e sta iniziando un blog tutto suo. Si e` insomma reinventata, come abbiamo fatto tutti noi expat.
Leggendo il mio post le e` venuta voglia di condividere con me e con voi  i suoi 5 shock culturali in Italia, se pensavate che solo noi all’estero trovassimo cose strane nel modo di vivere del nostro paese d’adozione.
Eccoli con parole sue:
1 La Pausa Pranzo. Sono in giro per commissioni in citta`ed improvvisamente mi trovo davanti a porte chiuse, persino chiuse in faccia a me. Ho fatto solo due delle cose sulla mia lista,ma devo sedermi in un bar a rileggermi l’International Herald Tribune per 3 ore, prima che io possa finire le altre oppure sono costretta ad andare a casa e riprovare un altro giorno. 
2.Abbigliamento Ore 08:00 di mattina a Milano. Sono al parco con il mio cane, Elvis. (Abbiamo vissuto a Milano, i miei primi anni in Italia). Io indosso felpa e jeans. Altre donne passeggiano con i loro cani, ma indossano tailleur e tacchi. Presumo che andranno in ufficio dopo aver portato a casa i cuccioli – fino a quando vedo alcune di loro piu` tardi  in panetteria / drogheria / alimentari. 
3.Le bollette Come cavolo ( liberamente tradotto da:how on earth) fate per pagare le bollette? Bollette con modulo postale ?? 

foto di Vadoavivereamiami

Per fortuna, ho avuto una portinaia che mi ha aiutato molto Mio marito, mammone come era, non aveva nessuna idea di come fare. ( nota a Toni: esiste la domiciliazione in banca delle bollette. Spero che tu adesso lo sappia, ma capisco che all’inizio possa essere un problema..leggi il mio post qui e vedrai come la penna ti possa rimanere a mezz’aria anche di fronte ad una cosa semplice come compilare un assegno, quando sei in un paese straniero…)
4 Documenti di identita` (nota a Toni non so se intendi Codice Fiscale)  OMG ( Mio Dio)… Ore, giorni in coda. Permesso di soggiorno: — Ho trascorso ore aspettando  dalle 6 del mattino a Torino con un gruppo di nigeriani molto profumati,solo per scoprire che il mio passaporto aveva il timbro scaduto. Il carabiniere mi ha spedita in Svizzera, al fine di ottenere un timbro sul mio passaporto e rientrare … La Carta d ‘Identità ancora peggio perche` nel momento in cui l’ho  avuta in mano, ci siamo trasferiti a Asti, e ho dovuto ripetere tutta la trafila.
5.Il parcheggio selvaggio e contromano ..oh ci sono così tanti candidati per l’ ultimo posto a disposizione in questa lista, ma cercherò di limitarmi alle prime cose che mi hanno stupita e confusa. E allora metto: le auto parcheggiate sui marciapiedi – e, nella direzione “sbagliata”. 
Ecco i miei cinque shock culturali,  ma ti prego permettimi di aggiungere un numero 6, perche` e` importante. Quando incontro una persona nuova, mi è stato insegnato (brava bambina americana che io sono) di allungare  la mano per una calorosa stretta di mano e dire il mio nome. In risposta, invece ricevo una molle e penzolante  mano inerte e un “Piacere” sussurrato (un amico australiano mi ha addirittura detto che pensava che”Piacere”, fosse un nome molto comune in Italia …)
Grazie Toni! Immagino che sia stato difficile limitarsi a 5/6 , perche` come per noi all’estero anche vivere in Italia non deve essere molto semplice per uno straniero. Basta chiedere ad ogni italiano di dire se conosce molte delle leggi vigenti e si otterrano degli sguardi interrogativi. Tutti si lamentano dei posteggi selvaggi, ma sono i primi a farlo. Noi donne italiane all’estero apprezziamo molto il fatto di poter uscire senza doverci vestire come se dovessimo andare ad una festa, ma in Italia quasi ci sentiamo di dover sottostare a questo festival dell’apparenza che ci circonda..insomma ad ognuno il suo.
Spero che Toni abbia voglia di nuovo di condividere altri aspetti della sua vita italiana con me cosi` poi io li posso condividere con voi. Credo che nulla ci permetta di capire a meglio noi stessi come l’ osservarsi dall’esterno,senza le edulcorazioni che la memoria e la nostalgia creano.

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18 pensieri su “Ma gli shock culturali sono solo i nostri?

  1. a Roma non ho mai guidato. Siamo sempre arrivati in treno e poi noleggiato un'auto per uscirne e proseguire le nostre vacanze. L'anno scorso pero` ho guidato a Firenze…e non me la sono mai fatta cosi` sotto( premetto che io vado dappertutto…Chicago, NY, LA, SF ..nessuno problema)e regole della strada, la gestione delle rotonde…sono concetti del tutto estranei ai fiorentini… mamma mia, che incubo!

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  2. La pausa pranzo a Bergamo e Milano o non esiste o se esiste dura sicuramente meno di tre ore… Per il punto sei non sono d'accordo… O Forse è stata sfortunata… Mi ha fatto invece sorridere quando dice che portiamo i cani a passeggio in tacco 12, è vero che in Italia teniamo molto alle apparenze…

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  3. quando invece abitavo in Italia ed ero in farmacia. avevo purtroppo una pausa cosi` lunga, ma non potevo fare nessuna commissione nei negozi o uffici pubblici perche` anch'essi erano chiusi.E penso Toni si riferisca a quello..non chi lavora in aziende o uffici, dove pause cosi` lunghe non sono mai esistite

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  4. Devo dire erolucy.com che qua a Miami ci siamo in tante latinoamericane, l'immigrazione piu' grande in latinoamera e' stata quella europea, specificamente italiana, spagnola e portughesa, abbiamo imparato bene a vestirci anche per andare al supermercato, immaginate che noi diciamo: Posso uscire senza mangiare ma senza trucco MAI!!! lol.

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  5. Come noi italiane Diana! Io la trovo una forma di rispetto per gli altri, oltre che per noi stesse. Poi fa stare bene, a qualsiasi eta`. Io sono presentabile anche quando sono in casa, non si sa mai chi ti puo` arrivare alla porta. A parte qualche volta l'aver portato mia figlia a scuola in pigiama sotto il cappotto, ma solo perche` non avrei dovuto neanche scendere dalla macchina ed erano magari le 7 di mattina, io appena mi alzo, che debba uscire o no, mi lavo e mi trucco. Certo un trucco leggero, ma mi tolgo la faccia da notte e non mi spavento quando la mia immagine si riflette nello specchio! poi se so che non devo uscire per qualche ora indosso dei leggins comodi ed una maglietta/maglione vecchio che mi lasci libera di lavorare in casa senza preoccuparmi se si rovina o sporca.Se capita pero`che si buchi, non lo metto piu`, non mi sentirei bene

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