Halloween senza bambini

 


Stamattina leggevo il post di Mammacongelo sul suo  primo “vero” Halloween e mi e` venuta una grande nostalgia…era ieri che si andava a fare Trick or Treat e ora e` una festa che guardo da dietro una finestra ( letteralmente..oggi fa un freddo esagerato e i primi fiocchi di neve sono caduti questa mattina)

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BOB E` STATO QUI: educazione civica

Foto di Sabrina Re Fiorentin
Ogni tanto rompo le scatole con l’educazione civica o la sua mancanza in Italia….ecco un cartello trovato da una mia amica in un parco nazionale degli USA: “Bob was here”. ( Bob e` come Mario in Italia, un nome molto comune)

Bob e` stato qui.


“Bob ha visitato il parco nazionale delle Smoky Mountains e gli sono specialmente piaciuti gli edifici di interesse storico. Gli sono piaciuti cosi` tanto che ha scritto il suo nome su un muro. Apparentemente non gli interessava che queste strutture storiche fossero protette dalla legge come parte della nostra storia, cosi` come lo sono la Statua della Liberta` o una casa presidenziale.
Scrivendo il suo nome, Bob ha commesso un crimine. Un altro visitatore ha comunicato il suo atto vandalico ad un ranger ( poliziotto) che ha fatto una multa a Bob. Bob ha pagato 100$. Se questo caso fosse arrivato in tribunale, Bob avrebbe potuto trascorrere sei mesi in prigione e la multa sarebbe stata di 5000$. Se e` vostro desiderio lasciare il vostro segno in questo parco, per favore fatelo in modo positivo aiutando a proteggere e preservare le risorse naturali e storiche”
…..A me ha fatto pensare e lo trovo perfetto, e poiche` Sabrina ha scattato la foto credo che il cartello abbia colpito anche lei….ma non voglio aggiungere niente altro…voi cosa ne pensate?

Noi pendolari transoceanici: una storia solo mezza expat.



Io e Patrizia ci conosciamo da sempre. Facevamo parte dello stesso gruppo parrocchiale, anche se lei e` piu` giovane di me. Lei e Armando, suo marito, anche lui parte del nostro gruppo, si sono conosciuti sotto i nostri occhi, innamorati sotto i nostri occhi, sposati e avuto figli tutto nello spazio di pochi isolati da noi. 
Hanno due figli Francesca, ora ventisettenne e Alessandro diciottenne.
Armando dopo la laurea in ingegneria, ha cominciato a lavorare per una grande azienda ed i primi anni faceva il pendolare tra Milano ed Alessandria, come quasi tutti coloro che hanno lauree con sbocchi non possibili in una citta` di provincia come la nostra.
All’essere pendolare con la grande metropoli presto si sono aggiunte trasferte all’estero, nel frattempo noi ci siamo trasferiti negli USA. Patrizia allora aveva un negozio con suo fratello e trascorrerava la maggior parte del tempo in Italia con i bambini, mentre Armando viaggiava. I viaggi per stare con il marito erano piu` vacanze che altro.
Poi, con i figli diventati piu` grandi , una decisione: trascorrere piu` tempo con il marito, ma ormai con l’impossibilita` di trasferire la famiglia. I figli, ormai alti con gli amici in Italia ed una vita Italiana, non avrebbero mai preso la valigia per trasferirsi. Patrizia pero` si`…ma a tempo determinato…ecco la storia di due pendolari transoceanici. Una storia semi-expat.
Lascio la parola a Patrizia.

Raccontaci la tua vita:

Ci sono gli espatriati, quelli che con coraggio lasciano l’Italia e si giocano il futuro all’estero e ci sono gli ‘espatriati a tempo determinato’ per i quali l’esperienza fuori casa ha da subito una data di scadenza.
E poi ci siamo noi, le mogli di questi ultimi. Donne dalla ‘doppia vita’, o dovrei dire dalla vita ‘dimezzata’… tre mesi col marito in terra straniera e tre mesi in Italia dai figli o dai genitori anziani, in un vortice infinito di su e giù tra la patria ed il paese ospite, valigie sempre in giro per casa e passaporto in mano.

Doppia vita, doppio guardaroba, doppie case, doppio di tutto e soprattutto, sparsi in ogni cassetto, una gran quantità di adattatori elettrici provenienti da più parti del mondo. E ogni volta che vado via da un luogo cado nella trappola dell’oggetto ricordo. Non sempre è un tappeto, un cuscino o una ciotola decorata a mano! Ogni volta mi ritrovo a fare i conti con inevitabili sentimentalismi. Lasciando il paese che mi ha ospitato, e che suppongo non rivedrò mai più, vorrei portare via tutto quello che posso: ricordi, persone, emozioni, colori, cibo, cultura. Purtroppo le uniche cose che si possono impacchettare sono gli oggetti, con drammatiche conseguenze sul peso del bagaglio! Il resto lo si porta nel cuore.

E poi mi sposto attraverso il mondo con la macchinetta del caffè che ‘buono-come-quello-nessun’altra-lo-fa’ (non è vero…. ), o con la planetaria compagna di epiche battaglie per far nascere, crescere e riprodurre la pasta madre e tutti i profumi dei lievitati che mi fanno sentire un po’ meno lontana da casa.

foto da http://www.studenti.it
Come ti senti quando ti trasferisci, hai problemi ad adattarti?

Il lavoro, in questi ultimi tre anni, ha portato Armando in Messico a Citta` del Messico Da subito sono stata accolta nel ‘club delle mogli’, in realtà una grande famiglia dai legami fortissimi. Sarà per necessità o perché non conoscevo nessuno o per il gran tempo a disposizione, ma qui nel Distrito Federal (come lo chiamano gli autoctoni) ho avuto modo di stringere amicizie profonde. Mi sono ritrovata sorella, nipote, zia… e anche nonna!!!
Aiuto reciproco, complicità, divertimento comunitario sono la norma delle mie giornate messicane. E così si esce tutte insieme per la spesa al mercato, un giro al museo o al parco, la passeggiata su Reforma, le sessioni di cucina per scambiarsi le ricette di famiglia o per rifornire il congelatore di tortellini e agnolotti. L’aiuto reciproco non è un’opzione o una scelta, ma quanto di più spontaneo e naturale ci possa essere.

E Armando?

Questo menage fuori dalla norma rispetto alla vita in Italia, ha anche benefici effetti sulla coppia.
E’ bellissimo ritrovare il piacere di accudire il coniuge, di dedicargli un sacco del mio tempo (in pratica quasi l’intera giornata), di pensare come coccolarlo col suo cibo preferito, o non facendogli mancare gli abiti ben stirati nell’armadio. Quando siamo soli in terra straniera, lontani dalle frenetiche impellenze che figli-lavoro-mamma-amici-parenti reclamano, mio marito torna ad essere il fidanzato di un tempo, il confidente, il compagno con cui si condivide davvero la quotidianità. E a me piace tutto questo


Puoi dirmi come hai affrontato l’esperienza di mamma lontana dai figli che crescevano? Come venivi accolta quando tornavi a casa? Che atteggiamento avevano i ragazzi nei tuoi confronti?
Mi spiego: vieni considerata come qualcuno che non puo` parlare perche` non sa?  Scusa la domanda molto personale, ma il rapporto con i figli interessa molte persone ed in effetti e` quello che mi fa rispettare ancora di piu` quello che hai fatto in questi anni. Noi expat tradizionali alla fine l’abbiamo piu` semplice perche` ci muoviamo uniti, trasferiamo il nostro piccolo nucleo familiare. Io poi con solo due destinazioni, ma anche ogni persona che nel mondo parte con marito e figli. Tu invece sei sempre stata quella della vita a meta`, anche se, se non mi sbaglio, stai fuori molto di piu` ora di quando i ragazzi erano piccoli.

Armando ha sempre viaggiato moltissimo per lavoro ed io sono diventata il punto fisso, il perno della famiglia, riferimento certo e sempre presente per i nostri due figli, nonché la ‘casa’ a cui tornare per il marito.
Poi ho chiuso il mio negozio: tanto tempo libero per seguire ancor più i ragazzi che però nel frattempo sono diventati grandi. La prima, Francesca, aveva tagliato da un pezzo il cordone ombelicale andandosene a vivere da sola durante l’universita`. Invece il cucciolo di casa, Alessandro, era in piena adolescenza, quindi in un momento della vita in cui le madri è meglio adottino comportamenti asciutti e ‘decorosi’ verso i giovani ometti in erba. Ho imparato quindi a risparmiargli smancerie e coccole, ma soprattutto ho dovuto accettare che volesse mettere alla prova la propria indipendenza e capacità gestionale della sua vita.

In questo contesto si è presentata l’occasione di un nuovo trasferimento per mio marito. Era l’occasione per seguirlo maggiormente, di stare con lui con permanenze prolungate e di mettere alla prova le velleità del piccolo, magari contando sull’aiuto di una sorella maggiore superindipendente e di genitori (i nonni) ancora in gamba.


Ma, sorpresa sorpresa: parlando con i ragazzi,proprio Francesca se ne esce con un: <>(uuuuuuuuhhhh mamaaaaa!!!!) sottolineo che il mortale commento è uscito dalla bocca di una ai tempi ventiduenne che già da qualche anno conviveva col fidanzato a Milano, in un’altra città. Dimostrazione del fatto che i figli possono mettere distanze chilometriche con la famiglia ma che questa distanza sarà sempre inferiore a quella che i genitori possono mettere con loro.
Unica soluzione: la mamma-moglie part time.
Ti parlo in particolare del Messico poiché le esperienze indiane e qatarine le ho vissute più che altro da turista.
In cuor mio ho ringraziato moltissimo il sig. Zuckerberg durante il primo periodo messicano. Capitava che nel pomeriggio mi collegassi via Facebook con Alessandro, schermata video aperta in un angolo, e mentre cucinavo col pc sul tavolo, vedevo mio figlio che studiava o faceva i compiti dall’altra parte del mondo. Magari neanche ci si parlava, a parte i primi saluti e l’immancabile resoconto sulla giornata scolastica, però eravamo insieme, quasi come se fossimo nella stessa stanza. Whatsapp ha ulteriormente migliorato le cose, al punto che il mio ritorno a casa è diventato più che altro una ratifica, una conferma fisica, un completamento di qualcosa che c’era già stato, che avevamo già fatto insieme, solo che io ero in Messico e loro in Italia: ma io c’ero, ci sono, nonostante fossi lontana. 
C’ero quando Ale doveva far partire la lavatrice a casa dalla nonna, c’ero quando esultante ha ritrovato negli scaffali dell’Esselunga l’amatissima crescia sfogliata, c’ero nella sua notte insonne a dosare medicine quando il mal d’orecchi lo impensieriva, c’ero quando Francesca doveva concepire il regalo per il diciottesimo del fratellino, c’ero quando il mio (di fratello) non trovava un prezzo per le fatture dell’azienda… C’ero. Oramai basta un buon telefono per riuscire a condividere la quotidianità. Il resto, i grandi discorsi, ci sono anche quelli, magari raccontati via mail, nei commenti in posta privata su fb oppure a voce quando ci si ritrova faccia a faccia.
Mi sorprendo, quando torno a casa, nel vedere i miei figli così legati tra loro. Vivono in case diverse, eppure si ‘frequentano’ moltissimo, forse perché costituiscono l’uno per l’altra la famiglia superstite, quindi preziosa. E questo è bello.

Certo è che nonostante tutto, dopo alcune settimane lontana dai ragazzi, inizio a sentire l’impellenza del contatto ‘dal vero’, così come, quando sono in Italia lontana da Armando, mi chiedo e mi richiedo che ci sto a fare dall’altra parte del mondo rispetto all’uomo con cui ho deciso di trascorrere ogni giorno della mia vita.
E capisco che è giunto il momento del turnover…..di riempire la valigia e partire.


Patrizia una domanda ancora: Come definiresti il rapporto di Armando con i suoi figli?Si e` fatto dei  sensi di colpa ad essere lontano?

Sì,sempre! Lui dice di non essere stato un buon padre. Ed io non riesco a convincerlo del contrario. L’esempio, la condotta, lo stile di vita sono i veri ‘educatori’ ,e` piu` importante  la qualita` della quantita` di tempo insieme. Certe sensibilità i ragazzi le hanno assorbite dal padre e sono cose che non si ereditano, ma si interiorizzano solo dopo averle in qualche modo vissute
Vi sarebbe mai stato possibile trasferirvi come famiglia oppure i tempi di permanenza di Armando in un luogo erano sempre cosi` brevi da rendere un trasferimento impossibile?
E si.. all’inizio dovevamo andare almeno con Alessandro, era settembre quando Armando  ha ricevuto l’offerta,  ma a novembre mori` mio papà e le cose si sono complicate.Avevo a quel punto altre responsabilità verso la famiglia e la sua azienda di trasporti, che adesso io e mio fratello portiamo avanti. Sai questa è stata l’eredità più preziosa ricevuta da mio papà: un’azienda sana, rispettata e nel cuore di molti alessandrini.
Grazie Patrizia di questa chiacchierata, mi fa molto piacere condividere con i lettori del mio blog e del giornale la tua storia e questo  vostro modo un po’ diverso di vivere l’espatrio. 
 Si impara sempre qualcosa di nuovo  dagli altri e sono sicura che la tua storia aiutera` anche molte altre famiglie che nolenti o volenti si trovano a dover prendere una decisione simile alla vostra.

USA Viaggio nella scuola superiore: Prepararsi ad andare all’università

Pubblicato da Alessandria News 26-10-14
MILWAUKEE – La scuola superiore negli Usa è “unica”: non esistono il liceo classico o la scuola per periti. Tutto si svolge nello stesso edificio, ma questo non significa che la scuola superiore sia uguale per tutti. Spiegare cosa succede dentro quelle mura non è facile. Da dove partire per spiegarvi? Innanzitutto sfatando un mito, un tam tam che congeda la scuola superiore americana come uno scherzo, mito divulgato da genitori e ragazzi italiani mandati a studiare per un semestre o un anno negli Usa, molto spesso durante la quarta superiore.

Pensateci bene. Vi siete domandati perché mandare un ragazzo a studiare negli Usa o all’estero in generale? Secondo voi è per imparare la matematica o per migliorare l’inglese o altra lingua straniera? Secondo voi tutti gli studenti italiani che vanno negli Usa hanno un livello di inglese così buono da navigare senza problema in corsi di matematica avanzata o di letteratura inglese (magari Sheakspeare) insegnati in inglese? Se dite di sì allora meglio che stiano a casa che costa di meno! Scusate la franchezza, ma questa cosa della scuola facile mi sta sullo stomaco!

Che poi non tutte le scuole e non tutti i distretti siano uguali, quello è anche vero. Qui le classifiche piacciono e se uno le guarda lo vede. Già detto per la scuola media ed elementare, quando le famiglie con figli si trasferiscono cercano di trasferirsi in luoghi con scuole buone, anche a costo di vivere in case molto più piccole di quelle che potrebbero permettersi in zone dove le tasse sono inferiori, ma anche il livello scolastico (leggete i due articoli su AlessandriaNews a questo legati, per capire questa mia affermazione) oppure hanno i soldi per mandare i figli alle scuole private.

Aperto e chiuso questo inciso doveroso, cercherò di spiegarvi per bene come mai questa generalizzazione sulla scuola facile è una bella bugia… Non tutti nascono premi Nobel per la chimica o la letteratura. Ammetterlo è già un passo avanti ed è bene riconoscere le proprie limitazioni o quelle dei nostri figli. Poi ci sono ragazzi che pur intelligenti hanno una intelligenza pratica, mentre farebbero una fatica orba su un libro di latino e greco. Meno male! Altrimenti saremmo tutti uguali e magari nessuno saprebbe aggiustarci la macchina o una perdita in casa.

Ecco per questo benvenuta la scuola americana che non crea status symbol e divisioni tra gli studenti. Essendo tutti sotto uno stesso tetto, gli studenti sono tutti uguali e il giorno del diploma finale tutti sono lì con il sorriso stampato a 32 denti, vestiti tutti uguali e orgogliosi di quello che hanno fatto. Pochi sono gli indizi per sapere che è bravo a scuola e chi meno (leggete Usa: ogni scusa è buona per una bella celebrazione). Ed è bello che sia così. Per carità dietro quella coreografia e quei sorrisi ci sono stati 4 anni duri, duri per ognuno, perché ognuno è spinto a dare il meglio, il meglio che può.

La struttura della scuola superiore funziona in modo simile a quella delle medie. Ci sono materie obbligatorie, chiamate “core” e altre chiamate “elective”. Per diplomarsi bisogna aver raggiunto un certo numero di crediti, suddivisi per area di studio. Anche il numero di crediti necessari per il diploma varia a seconda della struttura scolastica. Cerco di spiegarmi meglio. Innanzitutto a scuola si va sempre (in ogni ordine e grado) a tempo pieno e per 5 giorni la settimana. L’orario di entrata qui da noi varia un po’ a seconda che siano elementari, medie o superiori, ma solo per utilizzare al meglio gli scuolabus, che girano ininterrottamente dalle 6 di mattina alle 9 e lo stesso al pomeriggio, dove prelevano da scuola per primi gli studenti delle medie che (ahimé) sono i primi ad entrare alle 7 di mattina. Ogni giorno i ragazzi stanno a scuola per 7 ore circa, con mezz’ora di intervallo per pranzo.

Ogni distretto scolastico sceglie che struttura dare al suo orario. Per esempio nel nostro si era passati da una struttura tradizionale a una a blocchi. La struttura tradizionale fa sì che vengano insegnate 7 materie diverse ogni giorno, in lezioni lunghe 50 minuti. Alcune sono semestrali altre annuali, quelle semestrali valgono meno crediti. Annuali sono tutte la materie “core” ed alcune “elective”. I blocchi invece concentrano e in ogni quarto di anno scolastico, le materie insegnate sono solo 5.

Confusi? Immagino… non è facile, neanche per me che ci sono passata con mia figlia. Tre materie hanno lezioni lunghe 90 minuti. La quarte e quinta vengono insegnate a giorni alterni. Nel terzo blocco che è più lungo, ci sta anche la pausa pranzo. Anche i blocchi possono variare. Questa è la struttura che hanno nel mio distretto, ma altri distretti hanno blocchi diversi. L’anno scorso ne parlavo con un’amica qui con i figli in un altro distretto e a momenti una non capiva l’altra! Comunque i blocchi portano vantaggi e svantaggi. I vantaggi sono che si possono seguire più corsi (infatti i crediti necessari a diplomarsi sono di più), durante ogni quarto si studiano solo 5 materie invece di 7 quindi si ha più tempo da dedicare a ciò che si studia mentre gli svantaggi, a mio parere, sono soprattutto nel fatto che anche le materie annuali, che con il metodo tradizionale sono “spalmate” su tutto l’anno scolastico, si concentrano in 2 quarti, cioè metà anno, mentre quelle prima semestrali, con i blocchi diventano trimestrali.

Inoltre la velocità a coprire il materiale scolastico è anch’essa aumentata perché con lezioni più lunghe ogni giorno si copre più programma, i test sono più frequenti e anche anche i compiti da fare a casa ogni giorno. Infine, poiché ogni studente ha un piano di studi personalizzato, ad alcuni studenti può capitare di avere matematica il primo semestre di un anno, poi il secondo semestre dell’anno successivo (cioè per un anno non fanno matematica). Apparentemente questo non viene considerato uno svantaggio e infatti i risultati degli studenti negli esami statali non hanno avuto un tracollo, se mai il contrario. In effetti, considerando che tutta la struttura della scuola americana punta all’indipendenza, la scuola superiore assomiglia già molto ad una struttura universitaria.

Ogni materia “core” viene insegnata a livelli diversi, con difficoltà diverse a seconda del livello dello studente. La matematica ad esempio viene considerata molto importante nella scuola americana e viene spinta a cominciare dalle elementari. Il genietto matematico avrà seguito corsi molto diversi da quello che viene considerato normale per uno studente della sua età. Certe volte può anche essere in seconda media e seguire corsi che un altro studente farà in seconda liceo. Alla fine del percorso scolastico avrà raggiunto un livello diverso da quello di un altro ragazzo meno dotato in matematica. La sua bravura in matematica lo avrà portato a seguire anche corsi più difficili in materie dove la matematica è importante come la chimica. C’è un amico di mia figlia che durante il terzo anno delle superiori prendeva la macchina (qui si guida a 16 anni non dimenticatevelo) e se ne andava all’università a seguire quei corsi che la scuola non offriva più perché di un livello troppo elevato per poter essere considerato normale per una scuola superiore. Lo stesso succede per l’inglese (che è come l’italiano in Italia) e i Social Studies (cioè la storia, la psicologia).

Prima di tuffarmi nei diversi livelli di corsi, lasciatemi tornare un attimo alla struttura dell’orario scolastico e ai voti. Alla fine di ogni quarto i ragazzi fanno gli esami (naturalmente oltre ai test durante l’anno scolastico). Il voto nei corsi va a costruire il Gpa (Grade point average) cioè la media scolastica. Il Gpa insieme ad un altro esame che si chiama Act o Sat è essenziale per essere accettati o no in una università. Si viene martellati sull’importanza del Gpa dal primo giorno delle superiori.

Come capirete ad ogni voto corrisponde un Gpa, che sale o scende… a seconda delle “fortune” scolastiche dello studente. Questo fogliettino da me custodito con “affetto”, è stato fatto dall’advisor di mia figlia (l’advisor è un professionista che ha in affido un gruppo di studenti e li aiuta a prendere le decisioni giuste durante il percorso scolastico, perché con tutte le scelte possibili non è facile districarsi…). Era la prima volta che ci vedevamo, mia figlia era in prima superiore. La piramide dice in poche parole, se vuoi aspirare ad una università in cima alla piramide, devi mantenere una certa media. Essendo noi Wi in questo schema considera il sistema universitario pubblico dello stato, ma la sostanza resta. Lo studente non si può permettere di fare cavolate, mai… neanche all’inizio.

La prossima volta vi spiego i corsi Honor e AP, che vedete elencati qui sopra, resistete, ce la faremo!

Mamma, mi serve un appartamento…

gluearts.blogspot.com

          E` arrivato anche quel momento. Un po’ presto, calma …lasciatemi respirare!
L’ho lasciata due mesi fa all’universita` davanti al dormitorio ed era gia` stato un bello shock per la parte ” mamma italiana” che ancora e` presente in me. Dopo due mesi siamo gia` alla ricerca della casa?
Eppure e` proprio cosi`.
Dando per scontato che nel dormitorio ci dovra` stare fino a maggio, cioe` fino alla fine dei corsi del primo anno, ora e` il momento per cercare casa per il prossimo anno.
In teoria uno studente potrebbe rimanere a vivere in un dormitorio anche il secondo anno.
Delle decine di dormitori che l’universita` possiede, due o tre sono per gli studenti del secondo anno.
All’universita` dove va mia figlia pochi pero` decidono per questa opzione, mentre in quella dove insegno io, vivere nel dormitorio rimane la prima scelta anche per gli studenti del secondo anno. Comunque, in ogni caso, ci sono dormitori specifici per freshmen (primo anno) e sophomore (secondo anno). Solo alcune universita` offrono “campus living” (vita nel campus) per tutti e quattro gli anni: di solito sono quelli che qui chiamano “liberal arts colleges”: piccoli, privati e costosi (e molte volte tutti declinati “al femminile”)
Secondo voi, perche` i ragazzi decidono di lasciare la protezione e la relativa facilita` del vivere in un luogo dove: cucinano per te, puliscono i bagni per te e dove le porte sono custodite 24 ore?
Perche`gli appartamenti offrono indipendenza, piu` spazio e costano mediamente di meno del dormitorio, specialmente perche` si puo` cucinare e non si deve mangiare in mensa.
Ma soprattutto fanno sentire grandi e responsabili.
Quindi ha senso che il primo anno si viva dove si possono conoscere persone, fare amicizie e rendersi conto della vita universitaria, ma anche della citta` che circonda l’universita`. Poi pero` scegliere di vivere in appartamento fara` risparmiare le famiglie.
Ma e` solamente la fine di ottobre e gia` si deve pensare ad appartamenti dove entrare il prossimo agosto!
Si`, il mercato e` molto competitivo e molti se ne approfittano. E per trovare un appartamento decente, a prezzi decenti, bisogna pensarci presto.
Organizzazione e  pragmatismo americano: l’universita` ha messo in programma un  incontro obbligatorio per gli studenti per prepararli alla scelta dell’appartamento ed evitare di trovarsi in situazioni brutte. Oggetto dell’incontro: da dove cercare gli appartamenti, a cosa evitare e quali cose chiedere al padrone di casa.
Mia figlia e` stata fortunatissima e lei e` la sua compagna di stanza continuano a volersi bene dopo due mesi di convivenza, cosi` hanno deciso di vivere insieme il prossimo anno.
A loro si e` aggiunta Shelby. Shelby gia` ora praticamente vive da loro …come potete vedere nella vignetta qui sotto. Lo scorsofine settimana Karolina era a casa e Shelby ha dormito sul futon ( il mitico futon) in camera di Fra.
Cosi` le tre grazie F, K& S hanno cominciato a guardare siti e ad andare alle open house ( speriamo che continuino a studiare nel frattempo, perche` questa ricerca sta assorbendo molte loro energie).
E da una settimana che martellano noi genitori. Martellano letteralmente: nell’ultima settimana avro` ricevuto  100 messaggi da mia figlia con foto, link di agenzie immobiliari alcuni pieni di eccitazione altri…meno.
Lunedi` scorso: all’uscita dalla lezione. Ero stata lontana dal telefono poco piu` di un’ora e mi trovo sul cellulare 15 messaggi. Penso:” Ecco, sono diventata famosa, tutti mi vogliono!”
No, erano tutti a raffica da mia figlia:
“Mamma, guarda questo posto! Ho preso un appuntamento per vederlo perche` sembra troppo bello per essere vero, ma se lo e` incredibile”
..link…
“Cioe`..Ma GUARDA  cosa ha”
“E dice pure acqua gas e spazzatura inclusi”
“Alcuni appartamenti hanno pure la lavanderia nell’appartamento”
“Riscaldamento super efficiente”
“Caffe gratis”
“Stampante per copie gratis”
“Stanza per studiare”
“2 palestre”
“Non si puo` fumare”
“Oh ..shit..”
“Ops!non importa “
“Il prezzo era per persona”
“Cavoli!”
Era effettivamente troppo bello per essere vero.
E si`,  la ricerca continua.Adesso sono nella fase di innamoramento totale per un appartamento che secondo noi ( ed i genitori di Karolina) ha qualche problema di location ( cioe` doe si trova).
I genitori di Shelby invece sono presi ad esempio da mia figlia: “Vedi mamma, loro si fidano di quello che lei decide, le danno la responsabilita`”…sara`! Ma vi dice qualcosa che noi e i genitori di Karolina siamo europei e quelli di Shelby, no? Magari mi sbaglio e non e` dovuto al posto da dove veniamo, ma solo a come siamo fatti.
In effetti e` un appartmento grande con i pavimenti di legno ed i soffitti  di 13 piedi ( quasi 4 metri), ma e` sopra due ristoranti take out ( dove si compra il cibo per portarselo a casa), sulla via principale della citta` dove e` risaputo che girano ubriachi  tutte le sere e nei weekend c’e` sempre un gran caos di gente.
Se ha quel prezzo conveniente, non e` perche`……
…mah….dargli le ali per volare,.e` vero! lo diciamo sempre, ma non  per finire impallinate dai cacciatori!
 Vi diro` come va a finire.