We won’t forget!

Ci sono giorni impressi nella mente di ognuno di noi, in cui ogni istante ritorna vivido in mente, non appena ci si pensa.
Uno di quelli e` sicuramente l’ 11 settembre 2001, per me, che ero gia` qui negli Stati Uniti ,e immagino per molti di voi.
So esattamente dov’ero e cosa stavo facendo, rivivo sensazioni ed angosce con la stessa intensita` di allora.
Questi sono i miei ricordi, oggi 11 settembre 2014, 13 anni dopo, un minuto dopo.
La settimana precedente era stata piena di belle novita`. Mia figlia aveva iniziato il Kindergarden, il primo anno di scuola. Quell’anno la scuola era iniziata prima del Labor day, giornata di festa che cade il primo lunedi` del mese di Settembre, cosa strana perche` di solito la data di inizio e` il giorno successivo per legge qui da noi in Wisconsin.
Comunque con una settimana di scuola gia`alle spalle, il fine settimana del Labor Day avevamo deciso di trascorrerlo a Boston. Era stata una vacanza breve, eravamo stati la` 4 notti in cui eravamo anche riusciti non solo a vedere bene la citta` ( bellissima!), ma anche visitare il pronto soccorso portati in ospedade, pensate,da una macchina della polizia ed un poliziotto gentilissimo.
Si` perche` mia figlia, che in quegli anni si sentiva come una futura etoile di ballo, era caduta sul suo stesso dito, che ora dopo ora stava diventando sempre piu` grosso. Insomma abbiamo fermato un poliziotto il quale ci ha dato un “passaggio”. Niente di rotto, medicazione e via a vedere la balene ( che non abbiamo visto, ma va bene lo stesso: Boston dal mare e` altrettanto bella)
Ma perche` vi racconto questo? Perche` proprio li` a pochi passi da noi, a Boston, in un hotel del centro, i terroristi stavano pianificando l’attacco di una settimana dopo. Da quello stesso aereoporto ( Logan)da cui e` partito l’aereo che ci ha riportati a casa sani e salvi,  sarebbero partiti la settimana successiva quegli aerei, con famiglie come noi, persone come noi che a casa non sono mai tornati.
L’11 settembre 2001 era una giornata da cartolina, qui come a New York. Clima settembrino perfetto, niente umidita`e cielo di un azzurro cosi` intenso da sembrare finto.
La sveglia era suonata alle 6 di mattina, come al solito, perche` qui negli Stati Uniti le giornate iniziano presto presto. Caffe` davanti al telegiornale locale poi, avevo spento la TV per poter preparare la neo-studentessa per prendere lo scuolabus alle 8. E` lo stesso rituale che ho da sempre, non guardo mai la TV dopo le 7 di mattina, Le notizie generali del mondo le vengo a sapere dal telegiornale delle 13 del secondo canale Rai che va in onda in diretta alle 6 qui da noi, ma era ancora troppo presto per l’orrore!
Quindi vado avanti ignara nelle mie faccende, aspettando la mia studentessa che doveva arrivare alle 9 per una lezione di italiano. Allora non lavoravo fuori casa, ma con la figlia a scuola per mezza giornata avevo deciso di dare qualche lezione e Christina era una delle mie studentesse, con cui forse proprio per quel giorno, l’amicizia e` diventata quasi un rapporto di famiglia.
Quando le apro la porta di casa la sua faccia e` strana, mi dice che e` successo un terribile incidente aereo , che un aereo di linea e` entrato in una delle Torri gemelle  di New York e che ci sono sicuramente molti morti. Accendiamo la TV. E chi ha voglia di studiare italiano?
Con gli occhi sgranati dal terrore, dopo poco sentiamo, prima di vedere, l’altro aereo che si avvicina ed entra nella seconda ( non ce la faccio a riguardare quelle immagini, riproposte da ogni tv del mondo, anno dopo anno, e` piu` forte di me, ma non serve: sono li` dentro di me, vivide come non mai e lo saranno finche` vivro`) . Niente piu` dubbi: e` un attacco terroristico.
L’orrore che segue in diretta video, lo conoscete tutti. L’incredulita` nel sapere degli altri aerei lascia senza fiato. Lascia senza sicurezza. Lascia svuotati.
Noi rimaniamo li` inebetite da quello che vediamo, incapaci di muoverci.
Ma cosa sta succedendo? Dove sono? Ce ne saranno altri? Sono qui, sono tra di noi.
La mia famiglia, la mia bambina.. Mio marito non e` in viaggio, lui che e` sempre sugli aerei quella settimana e` in ufficio  qui in sede.
La piccola, la vorrei a casa. La vorrei stringere forte per proteggerla. La scuola dice che i bambini sono piu` sicuri a scuola che a casa, di non andarli a prendere. ( il futuro purtroppo dira` che quello dell’essere sicuri a scuola non e` poi proprio vero, ma allora ci crediamo).
Conto i secondi che mi separano dal rivederla e quando la vedo scendere con un sorrido dallo scuolabus, finalmente riesco a piangere. Lei non capisce, e` ancora troppo piccola. La morte a cinque anni non esiste. “Mamma perche` piangi?”” Perche` sei il mio cucciolo e sono felice di rivederti”.
Lo spazio aereo sugli Stati Uniti e` chiuso e c’e` un silenzio….
Un silenzio che non avevo mai sentito prima: il silenzio dell’angoscia, il silenzio dell’incertezza, il silenzio della realizzazione di non essere invulnerabili.
Durante il pomeriggio cerco di non guardare le notizie in TV troppo, non voglio che mia figlia rimanga traumatizzata, ma le dico che e` successa una tragedia grande che se a scuola ne parleranno ( e giustamente ne hanno parlato, in modo professionale, adatto ai bambini) voglio che lei lo sappia.
Poi la sera mi ricordo di averla portata alla lezione di nuoto. Ci ho pensato prima di andarci, ho telefonato per sapere se ci sarebbe stata, e alla risposta positiva ho deciso che se io, come tutti gli altri abitanti degli Stati Uniti e del mondo, ci fossimo fermati annicchiliti dall’ atrocita` di quello che era appena successo, i terroristi avrebbero vinto.
Ammetto che sia stato molto difficile uscire dal nido sicuro di casa, prendere l’auto ed affrontare il mondo. Sembrava tutto diverso: era come se fosse la prima volta per tutto.
Le strade erano vuote,in piscina pero` la vita continuava, ma dagli spalti nessun chiacchiericcio, solo silenzio ed occhi sbarrati.
Ritrovarsi a cena e la sensazione di felicita` dell’ essere a casa tutti e tre insieme, la potete immaginare.
Ero stata a New York parecchie volte prima dell’11 settembre 2001 e conoscevo molto bene la zona del Business District. Mi ricordo che mi aveva colpito, non tanto la grandiosita` delle torri quanto i giardini intorno , dove c’erano tanti tavolini, tanta vita e tante persone anziane a giocare a scacchi e mi era piaciuto molto anche il giardino d’inverno li` vicino, con le sue palme svettanti di fronte al fiume Hudson.
Sono tornata a New York, qualche anno fa. Come ogni turista non era potuta mancare la visita al cratere dei lavori dove ora svetta la Freedom Tower e ci sono le due piscine del Memorial. Ero andata non per curiosita` morbosa, ma a rendere un omaggio silenzioso a tutte quelle vite perse: piu` di 3000 contando anche i poliziotti e vigili del fuoco che erano intervenuti.
Ma soprattutto ero ritornata nel giardino d’inverno, rimasto miracolosamente integro nonostante la vicinanza alle torri. C’erano le palme e svettavano ancora:erano brutte, rinsecchite sulle punte, ma vive. E ho sentito la speranza…

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10 pensieri su “We won’t forget!

  1. Mi rivedo nelle tue sensazioni. La paura, l'incredulità. Anche per me è stato lo stesso, anche se a New York c'ero stata una volta sola e all'epoca degli attentati ero ancora una ragazzina.
    Comunque complimenti per il blog, ti leggo spesso e molto volentieri!

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  2. Non si puo` dimenticare. Si dice che i nati nella generazione precedente alla nostra, si ricordano perfettamente cosa stavano facendo (o dov'erano) quando sentirono la notizia della morte di JFK. La nostra generazione si ricordera` per sempre quello che stava facendo (o dov'era) in quell'11 settembre!
    Io e Marco stavamo parlando di fare il viaggio di nozze a NY, se il dollaro non fosse stato troppo alto. Ero in banca con mia mamma quindi niente TV o cellulare…
    Esco e mi chiama Marco: niente viaggio a NY.
    Io: dollaro troppo alto?
    M: no, 2 aerei si sono schiantati nelle Twin towers!
    C'erano degli americani in negozio che l'hanno visto in diretta (marco aveva sempre le news accese in TV), non vi sto a raccontare le reazioni….
    Ma non solo: il fratello di Robert, il nostro testimone di nozze, lavorava nella seconda torre crollata, per 2 giorni non e` saputo niente di lui. Poi la sorella ha chiamato Robert dicendogli che il fratello aveva chiamato dal Bronx, due giorni dopo, senza sapere nemmeno come c'era arrivato! Pensa a che shock: uscito dalla torre appena in tempo…. mi vengono ancora i brividi!!!!!
    Grazie per il tuo racconto, Claudia. Un bacio!!!!!!!

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  3. Io ero in Italia e facevo le superiori quando e' successo, ma ricordo la sensazione terribile- anche perche' a NY ci ho vissuto e sulle Torri Gemelle ci saro' salita un centinaio di volte. Ieri il professore per cui faccio da assistente ha dedicato tutta la lezione al 9/11 e alcuni dei filmati che abbiamo visto mi hanno proprio fatto venire la pello d'oca..

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