Annusare i ricordi

Image result for alessandriaA luglio mentre ero in Italia nei miei luoghi, i luoghi dei miei ricordi, avevo scritto un post intitolato Un viaggio attraverso i sensi in cui, tra tutti i sensi, davo un posto particolare all’olfatto.
L’olfatto infatti e`, secondo me,  il piu` potente, quello che piu` ancora della vista ha la capacita` di richiamare sensazioni e far tornare alla mente i ricordi. Perche` parte dal profondo di ognuno di noi, dalla pancia.
Il post aveva ricevuto parecchi commenti e riscontri positivi, era stato  anche scelto da Mamma in Oriente tra i top post Italiani nel mondo ( Grazie!), portando anche nuovi lettori al mio blog.
Pensavo pero` che fosse finita li`: io continuo ad annusare il mondo e come me molti altri.
Invece ieri mi e` venuto spontaneo usare di nuovo il verbo annusare in un mio commento alla foto che  un’amica della mia citta`,Lella Amelotti, aveva messo su Facebook.
Poi proprio ieri sera, coincidenze o no, nel libro che sto leggendo ora ” La Vita e` un viaggio” di Beppe Severgnini,anche l’autore da` molta importanza all’olfatto come potente richiamo dei ricordi.

Insomma una catena di piccoli episodi che hanno avuto oggi la loro ciliegina sulla torta: Lella ha usato il mio verbo e ha scritto una bellissima riflessione, che voglio condividere con voi, con il suo permesso.
La ospito con tanto piacere.

Annusare il passato
Ha ragione Claudia spesso capita di avere la necessità di annusare il passato, i profumi, gli odori, quella sensazione di antico ma sempre nuovo perché fa parte di te non solo dei tuoi ricordi ma anche e soprattutto del tuo modo di sentire la vita
Proprio quando sei li mezza rincoglionita da una notte quasi insonne e cerchi di produrre qualcosa di commestibile per svegliarti zac ! Quel latte messo a bollire sul fuoco ti fa scattare ”l’annusamento” .
Non è una questione di rimpianti o di mancanza di qualcuno o qualcosa, è una questione di profumi che da tempo immemore non senti più e non sapresti nemmeno riprodurre perché tutto è scomparso nel tempo per un irreversibile progresso a cui manca il rito e non solo il mezzo principale fonte dei tuoi profumi del passato.
Nonostante il fresco pungente di un mattino di settembre ironicamente novembrino, ti siedi sotto il portico con la tua tazza in mano e come un ‘can da trifula’ annusi, poi ti incavoli e pensi che quel profumo, quel sapore di latte scaldato su un piccolo fornello ad alcool, in quelle quattro pareti immersi tra le vigne è ormai irripetibile, non c’è più ma siccome hai ancora quella briciola di neurone della fantasia, chiudi gli occhi e fai un rewind
La salita è ripida ma non ti importa, la tua biciclettina rossa con il contropedale che a perdere un giro voli in terra, ti porta su, su, su verso la collina quel tuo piccolo paradiso dove se ti sporchi chi se ne frega, se ti avventuri nel bosco scavalcando la siepe nessuno ti dice niente (anche perchè tu non lo sai mai ti controllano tutti lo stesso ), il paradiso delle ciliege raccolte sull’albero del vicino perché fregarle è meglio che prendere quelle dell’albero tuo, quello dei ravanelli mangiati anche con la terra attaccata che a lavarli devi scendere e poi risalire quindi fa niente e poi l’incanto della volpe con i volpacchiotti che ti viene a salutare tutti i pomeriggi passando lenta e impettita tra i filari mentre la nonna ti chiama piano e ti dice…anduma an cà acsè a la disturbuma nenta…. ma lei, la volpe, come ti passa davanti si gira, ti guarda e poi prosegue con dietro la fila dei suoi cuccioli come se volesse dirti …t’am dai nenta fastidi sta pùra an do t’ei….
In fila indiana davanti a te nonno Giacomo che pedala con forza, dietro la nonna Rina che arranca non per fatica ma perché avete appena finito di ridere come due cretine per quel signore che in piazza ha preso una sventolata per terra perché parlando non ha visto il gradino, tu in mezzo non per protezione ma perché quel maledetto foglio di carta che ti hanno messo sotto la maglia per non prendere aria e freddo non te lo devi togliere per la ventesima volta anche se ti da un fastidio nero ! sei sotto controllo armato se lo togli niente pane e latte all’arrivo !
E all’arrivo il latte sul fornellino ad alcool per te e la nonna ed il caffè nella napoletana per il nonno, che profumo ! E che sapore diverso era quasi un sapore d’avventura !
Così il profumo del latte si confonde con quello dei ricordi, dei pensieri buoni, delle sensazioni semplici, di quelle che non fanno male anzi aiutano a rallentare il passo per vedere oltre che guardare, ascoltare oltre che sentire e poi trattenere con i profumi, i colori, le voci, gli occhi, le mani.
La tazza che hai tra le mani s’è raffreddata, sul pino s’è svegliata la congrega di volatili misti e fa un casino della malora tanto che lo sento io che son sorda, la gazza arriva sul cancello per vedere se c’è qualcosa di utile e Maya, la gatta di Dona si stiracchia un po’ infastidita dal traffico inusuale sotto la cascina dei due quattro zampe che vivono con me e, strano, non abbaiano forse hanno annusato un passato non loro e gli è piaciuto.
Annusare il passato rende il latte profumato anche quando non lo è e qualche volta riesce anche a profumare una giornata uggiosa che non avrebbe avuto alcuna fragranza.

Lella Amelotti


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2 pensieri su “Annusare i ricordi

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