Usa: viaggio nella scuola ( i primi passi nell’educazione made in USA)

Usa: viaggio nella scuola

Questo e` il primo di una serie di articoli scritti per il giornale per spiegare la scuola americana a chi non la conosce. Di alcune cose ho gia` parlato in altri post, ma non ne avevo mai parlato dalle pagine del giornale. 
Pubblicato da Alessandria News il 29-9-2014
MILWAUKEE – Con una figlia ormai all’università mi posso guardare indietro e ripercorrere con voi e per voi la sua carriera scolastica, quasi interamente americana e pubblica, visto che è nata qui e da allora abbiamo sempre vissuto negli Usa. Facendo questo, vi racconterò a puntate come funziona l’educazione negli Stati Uniti. Purtroppo per voi, molte volte non riuscirò a non esprimere i miei giudizi personali, spero mi perdonerete. La nostra esperienza è stata ottima, quindi molte volte sarò di parte, specialmente quando sento amiche italiane che lavorano nella scuola e mi raccontano come vanno le cose lì (anche se non è giusto generalizzare da entrambe le parti!).

Allora iniziamo. L’unica differenza tra mia figlia e la maggioranza dei giovani americani è il suobilinguismo e il fatto che, complice la famiglia in Italia, è stata messa su un aereo molto presto e ha viaggiato in Europa, anche per vacanza, molto di più di molti di loro. La differenza è stata sicuramente più eclatante quando era piccolina: le ha aperto la mente e l’ha resa più curiosa verso il mondo al di fuori del suo piccolo quotidiano. Con questo non voglio dire che i ragazzi americani siano ottusi e ignoranti, solo che magari è più difficile avere le possibilità economiche per un viaggio intercontinentale, piuttosto che per un biglietto di treno per andare a Parigi o Vienna o Roma come succede a molti piccoli italiani. E questo non vuol dire neanche che, avendo la cultura così a portata di mano, i giovani italiani siano tutti piccoli geni, filosofi ed esperti d’arte… ohibò! Ma questo è un altro discorso.

Mia figlia, proprio perché non crescesse diversa dai suoi coetanei americani, è stata messa alla scuola materna abbastanza presto, nonostante io all’epoca non lavorassi.  Andava prima 2 e poi, più altina, 3 giorni alla settimana e non ha mai versato una lacrima, anzi le piaceva proprio andarci. Le scuole materne qui sono tutte private, ( errata corrige: leggete il PS sotto, perche` ho scoperto che la mia affermazione non e` vera!) alcune sono parte di catene nazionali, come quella dove avevo mandato mia figlia, altre dipendono da associazioni religiose, altre sono fatte nello scantinato fatiscente di un vecchio palazzo, altre autogestite da privati nella propria casa. Quale scegliere dipende purtroppo dalle possibilità economiche della famiglia, perché la maggior parte delle famiglie americane è formata da due genitori che lavorano e con nonni o lontani o che non si vogliono trovare il fardello di nipoti da crescere, ma i bambini vanno lasciati da qualche parte e anche da piccolini (dire che la maternità qui è tutelata….è dirla grossa!). Ogni tanto si sentono in tv storie raccapriccianti su alcune scuole materne, ma quelle si sentono anche purtroppo in Italia. Mostri crudeli esistono da ogni parte e certe volte si nascondono dietro le facce degli “educatori”.

Nella mia ricerca della scuola materna (vivevo a Pittsburgh allora) ho visto cose… E non si trattava di voler risparmiare: molte delle scuole materne erano ricavate nell’interrato di chiese, scure, tristi e senza finestre, ma non per questo meno costose!!!  Quando finalmente ero arrivata al Kindercare, con le sue grandi finestre, le stanze pulite e moderne, i bambini che giocavano divisi per gruppi di età e necessità, mi si era aperto il cuore.

Quando ci siamo trasferiti qui a Milwaukee, ho scelto la casa dove vivere non solo guardando al futuro (se mi leggete da un po’ saprete che negli Stati Uniti è molto importante per il valore di un’abitazione, il il distretto scolastico dove essa si trova), ma anche al fatto che c’era un Kindercare molto vicino. Le scuole materne iniziano presto a lavorare sul gioco didattico: lettere e numeri sono inseriti abbastanza presto nel curriculum, se questo è presente. A tre anni i bimbi cominciano a prendere in mano gessetti e pastelli e a scrivere le lettere con il loro nome e a contare.  A quattro anni molti distretti scolastici offrono già il K-4, cioè il primo livello scolastico, in cui si comincia a leggere, scrivere e far di conto. Il k-4 è offerto magari per poche ore al giorno, ma già nei locali della scuola elementare. Il nostro distretto non lo offre, si comincia con il k-5 che però è già obbligatorio e segue l’orario della scuola elementare 9-16. Non ho detto che i bambini qui vanno a scuola divisi per calendario scolastico, cioè entra al K-4 a settembre chi ha compiuto i 4 anni dal primo settembre al 31 agosto precedenti e così via.L’approccio è sempre molto giocoso, approccio che comunque viene mantenuto molto in tutti gli anni della scuola elementare, che vengono ricordati dai ragazzi con nostalgia e affetto.

Dal K-5 si esce che si sa scrivere e leggere e si conoscono i numeri. Dopo il K-5 inizia la scuola elementare vera e propria che dura anche qui 5 anni. Ci sono parecchie differenze tra la scuola italiana e quella americana . Queste differenze valgono per tutti i livelli di scuola e, con qualche differenza che vedremo le prossime settimane, non solo per le elementari.

Fatemi elencare le tre a mio parere più importanti:
1) la presenza costante e molto benvoluta dei genitori volontari.
2) si cambiano maestri e compagni tutti gli anni
3) l’educazione è personalizzata.

Allora per la numero 1. Si fa volontariato per tutto. Complici anche orari di lavoro non sempre 9-17, anche molte mamme che lavorano riescono e vogliono fare da volontarie nelle scuole dei figli e così anche i papà. E se non si riesce a fare volontariato durante il giorno, si fa volontariato di sera o se ci sono attività nei fine settimana. I genitori girano per la scuola come se fossero parte del personale. Ce ne sono tantissimi a tutte le ore del giorno. Le entrate sono chiuse e bisogna obbligatoriamente passare dalla segreteria, dove si firma in entrata e uscita, così tutti sanno chi c’è e dove. Io mi ricordo che preparavo ogni venerdì le cartelline con le comunicazioni della scuola alle famiglie, mentre negli ultimi anni invece facevo volontariato nell’infermeria, visto la mia pregressa esperienza come farmacista. Per problemi di responsabilità penale non potevo dispensare farmaci, quello lo poteva fare solo l’infermiera e solo per farmaci portati a scuola dal bambino per particolari patologie croniche. Misuravo la temperatura corporea, pulivo sbucciature fatte in cortile con tanta acqua e sapone e niente altro, consolavo pianti, davo coccole e facevo telefonate quando i bambini erano malati e dovevano essere rimandati a casa.

Ci sono volontari in mensa, ci sono volontari che controllano i bambini durante gli intervalli, genitori sugli scuolabus durante le prime settimane di scuola. Ci sono genitori che aiutano i maestri a fare giochi di matematica e ogni altra attività. Si chiamano Room parents e si organizzano a loro volta dando la disponibilità di orari alla Head room parent, che organizza. La maestra non deve fare che chiedere: ho bisogno di tot genitori alla tal ora e i genitori si presentano. Per i genitori è anche un modo per conoscersi e conoscere gli amichetti dei propri figli e le loro famiglie. È il momento più facile, se si arriva negli Usa per viverci, per fare amicizie con persone nuove, attraverso la scuola dei propri figli.

Per la numero 2. Ogni anno si cambiano maestri e compagni. I maestri si cambiano perché ci sono insegnanti specializzati nell’insegnamento del materiale della seconda, altri in quello della quinta e così via. C’è un solo insegnante per tutte le materie escluse arte, ginnastica e musica (quest’ultima introdotta nel nostro distretto in 4° elementare). Si cambiano anche compagni e questo non lo vedo come un grande vantaggio, ma forse è la mia mentalità italiana che esce fuori… ringrazio infatti che in Italia non sia così altrimenti non avrei ancora amicizie che mi accompagnano da allora.

Ma parlando di mia figlia. Anche lei è riuscita a frequentare un mese di scuola in Italia al Carducci per tutti gli anni delle elementari, esperienza che le ha permesso non solo di parlare italiano perfettamente, ma anche di scriverlo e leggerlo. La scuola americana le permetteva di lasciare prima e quella italiana di frequentare, essendo comunque lei cittadina italiana. E per lei è stata una bellissima esperienza, sia grazie alle due magnifiche maestre che ha avuto, Anna e Simonetta, che riuscivano ad inserirla con naturalezza ogni volta che tornava, sia grazie ai compagni di scuola e amichetti che la aspettavano e avevano voglia di rivederla anno dopo anno, sempre gli stessi. A quell’età è molto importante!

Per la numero 3. L’educazione è personalizzata. Sia che un bambino abbia problemi di apprendimento, sia che all’opposto eccella in una determinata materia, gli sarà affiancato un insegnante di sostegno che lo stimoli a dare il meglio. Questo porta ad un totale inserimento sia di bambini meno fortunati sia dei piccoli geni. Ognuno seguirà il proprio percorso accademico. I semi gettati e che danno i piccoli germogli alle elementari diventeranno vigorosi man mano che i ragazzi crescono. Così nessuno si annoia o è lasciato indietro. Anche chi arriva dall’estero con bambini in età scolare vedrà affiancati ai ragazzi insegnanti Els (English as Second Language) che li aiuteranno nella transizione.

Il motto dell’educazione americana è No child left behind (nessun bambino lasciato indietro). Le scuole americane vengono pagate dai cittadini che vivono in quel determinato distretto scolastico tramite le tasse sulla casa. Questo determina in effetti una qualche disparità nel livello di educazione dei ragazzi americani. Se in una zona ci sono belle case e se le tasse sono alte ci si può aspettare un distretto scolastico di buono o ottimo livello. Gli insegnanti verranno pagati di più, saranno invogliati ad accettare la posizione , quindi anche il livello degli insegnanti crescerà. Cresceranno in proporzione anche le dotazioni scolastiche: computer, ipad etc. Avrete capito che qui si viene assunti per meriti e chiamata diretta, non per graduatorie e che gli insegnanti hanno anche il lusso di poter scegliere… uguale all’Italia vero?

Ma per il No child left behind act, un bambino che abita in una zona meno abbiente della città può frequentare un’altra scuola con l’open enrollment (iscrizione aperta). Succede? Eccome, specialmente alle superiori.

Ne parlerò ancora e molto nelle altre puntate.

PS: aggiornamento agosto 2015. Grazie a Kiara, una mamma del gruppo Mamme italiane all’estero, che ha letto il mio post, sono venuta a scoprire che la mia affermazione sulla non esistenza di scuole materne pubbliche negli USA, non e` vera. La ringrazio molto di avermi dato questa informazione e vi allego qui il link per vedere se rientrate nel reddito e se intorno a voi esistono asili pubblici. Il programma si chiama Head start ed e` governativo. Purtroppo non lo conoscevo perche` mettendo il mio codice postale sono usciti solo 3 asili Head Start nel raggio di 6 miglia, e nessuno a meno di 5 , distanza che avevo messo per la mia ricerca,distanza  che reputo gia`  notevole per portare un bimbo all’asilo. Qualcuno di piu` c’e`nelle aree povere della citta`, ma purtroppo troppo pochi per una popolazione di 2 milioni di abitanti della Greater Milwaukee e assolutamente nessuno nei sobborghi, dove la maggioranza della popolazione vive.

Rimbocchiamoci le maniche e…andate!

Faccio parte di alcuni gruppi su Facebook che si occupano dei fatti della mia citta`. Mi piace tenermi aggiornata su cio` che succede, vedere foto degli angolini belli che anche la mia bistrattata citta` di provincia offre e sospirare di nostalgia, perche` se anche non tornero`  a viverci, rimane sempre il luogo di molti miei ricordi a cui mi lega un affetto particolare.
In fondo mi fa anche piacere vedere  fotografate dai miei concittadini le brutture, le erbacce, il dissesto e gli esempi del  menefreghismo e della maleducazione della gente.
Vuol dire che c’e` una coscienza civica, che alla fine ci sono persone a cui non va tutto bene e che vogliono cambiare e rimboccarsi le maniche.
Scrivo per uno dei giornali locali e ringrazio internet perche` rende possibile il non sentirsi lontani: niente fantascientifico teletrasporto ( magari! mamma verrei a prendermi qualche coccola e avrei un taglio di capelli sempre a posto, visto che il “mio Sergio” e` li`), ma almeno non lontani in spirito..
Sono infastidita e dispiaciuta da come la mia amata citta` sia stata fatta scivolare in basso da tutte le amministrazioni locali, senza distinzioni di colore politico: tutti nel momento in cui si siedono ai posti di comando, si dimenticano di quello per cui sono stati votati e pensano solo o a fare il meno possibile oppure ad avere vantaggi personali.
Non sono diversi dai loro colleghi nelle alte sfere, deve essere una caratteristica italica.
Io non sono di parte: sono quella che da` il voto a seconda del programma, non per ideologia politica, pronta ad andare da un’altra parte se vedo che il mio voto e` stato mal riposto.
Diciamo che ultimamente ho esaurito quasi tutte le opzioni, perche` sono stanca di parole, voglio fatti!
Ma non sono arrabbiata, perche` la rabbia ottenebra le menti e non serve.
Parole, sono inutili le parole: lasciamo che chi e` al potere lavori, poi mandiamoli pure a fanc… se non hanno lavorato bene.
Perche` questo lungo preambolo?
Perche` ieri mattina ero in macchina qui a Milwaukee, WI, USA ,ad un certo punto ho visto ai lati della strada un gruppo di una trentina di ragazzi e mi si sono accavallati in mente tutti questi pensieri..
I ragazzi avranno avuto 14-15 anni forse un po’ meno.
Con i loro giubbetti catarinfrangenti, guanti e grandi sacconi della spazzatura pulivano i bordi della strada ( con la loro insegnante che lavorara insieme a loro). Poi mi sono venuti in mente altri episodi: per esempio i gruppi di volontari che prima dell’inizio dell’anno scolastico vanno nelle scuole dei quartieri meno abbienti, dove magari c’e` piu` carenza di soldi a disposizione e si taglia sul superfluo per dare quello che e` piu` necessario nell’immediato.
Il superfluo allora diventa la “rinfrescata” ai muri ed armadietti: cosi`aziende della citta` sponsorizzano  le iniziative e le persone che lavorano in esse vanno a fare volontariato e dipingono, puliscono, si fanno raccolte di beneficienza per donare …. qualsiasi cosa serva.
Questi sono persino “grandi” gesti, ma ognuno fa quello che puo`: il volontariato diventa il mezzo per far migliorare la cosa pubblica, molto spesso senza ringraziamenti e grandi orpelli. E` LA NORMALITA`.
All’inizio della scuola gli insegnanti chiedono ai ragazzi di portare i rotoloni di carta o i fazzolezzi di carta, le buste e ogni altra necessita` per far funzionare la classe ( No, non la carta igienica!).
I ragazzi fin da piccoli sono stimolati a dare alla comunita`. Mi ricordo mia figlia ed i suoi compagni a raccogliere le foglie e togliere le erbacce davanti a scuola o mandati ad aiutare le persone anziane dell’area a raccogliere le foglie dai prati in autunno. Piccoli gesti.
Qui poi non e` infrequente vedere ai bordi dell’autostrada poliziotti armati con gruppi di detenuti che puliscono  e raccolgono spazzatura.
E mi sono venute in mente le scuole italiane che cadono a pezzi e di come basterebbe che i genitori ed i ragazzi si rimboccassero le maniche e donassero un po’ del loro tempo, o che ci fossero degli sponsor, perche` alla fine la donazione fa fare “bella figura” anche a loro…ah no!Non si puo`.
 Ci sono le responsabilita`: e se poi si fanno male, ma la legge lo impedisce…ma e` il fine settimana, abbiamo lavorato tutta la settimana…ehi, ma paghiamo le tasse, le scuole devono funzionare…quegli insegnanti lavativi: ROMA LADRONA!
Non mi dite che non andrebbe a finire cosi`.
Certo anche qui ci sono i cafoni che buttano per terra, mica sono tutti perfetti, oppure basta che il camioncino che raccoglie i reciclabili o la spazzatura “perda” un po’ di carico…mica molto…eppure io stessa ed altri vicini, raccogliamo e mettiamo nella spazzatura ( qualche giorno fa a Virus ho sentito la storia di una ragazza in Sardegna che aveva trovato della spazzatura in spiaggia e per senso civico l’aveva raccolta e , poiche` non c’erano bidoni della spazzatura in loco, l’aveva caricata in macchina per buttarla nel primo bidone. All’atto fermata dai vigili, si era vista fare una multa di piu` di 160 Euro, perche` lei non era residente li`….ma siamo PAZZI??????)
Se qui uno viene beccato a gettare qualcosa dal finestrino, la passa brutta. Se posteggi in posti non assegnati, sei sicuro che arriva la polizia. La certezza della pena.
Qualcuno potrebbe pensare che tutta questa civilta` sia in realta` motivata dalla paura?  E allora ben venga, se educa sulla lunga distanza a comportarsi bene.
E non voglio dire che non ci siano volontari in Italia e nella mia citta`. Lo so che ci sono. Nella mia citta` i giardini pubblici stanno rinascendo anche grazie allo sforzo iniziale di gruppi di volontari che come i ragazzini americani si sono armati di guanti e tanta buona volonta`.
Quello che manca pero` e` la regolarita` delle iniziative e l’educazione dei piccoli italiani dal basso.  Voglio fare un esempio.
Davanti alla scuola Carducci, I giardini sono incolti, c’e` di tutto per terra. I muri sono sfregiati da scritte. Bene: basterebbe mandare i ragazzini a raccogliere la spazzatura e a togliere le erbacce o con pennello e vernice a trascorrere un fine settimana con i genitori a pulire e a togliere i segni dell’incivilta`. Ci sono incivili che lo rifanno? Bene, anche i volontari lo rifaranno, finche`  ci sara` qualcuno che avra` passato ore a raccogliere spazzatura e dira`…ma ti ricordi che mazzo ci facevamo? e magari non buttera`piu` la cartaccia o imbrattera` il muro.
Se e` qualche legislazione che impedisce di fare qualcosa, allora l’Italia e` proprio messa male.
Mi fa piacere vedere che ora qualcosa si sta muovendo, tante iniziative nei fine settimana per rendere vivace la citta`, ma sempre TANTA , TROPPA polemica.

Post di cittadini che poi prendono vita loro diventanto attacchi gratuiti a questo e quello, perdendo totalmente di vista il concetto iniziale.
Attivita` in Cittadella…ecco si`, ma parliamo dello zuccherificio di Spinetta…ma che c’entra! Non siete contenti che la Cittadella venga aperta?
Mercato dell’Europa… schiaffo ai negozianti locali…ma cavoli!
Le vie del centro sono un colabrodo… abbasso il sindaco attuale.
Armiamoci e partite…vecchio detto…pedonatemi la liberta` nell’averlo trasformato.

Il 100simo post? Come celebrarlo?

Questo e` il mio post numero 100!

Come lo festeggio?
Vi parlo di me? Vi parlo sempre di me..che noia!
Vi parlo di mia figlia ? Ecchepa…direte voi…lo hai gia` fatto, troppo!
Allora sapete che faccio? Vi parlo di mio marito. Il marito expat di una donna expat…non vi ho parlato molto di lui, un angolino se lo merita, ma si` dai! Festeggio il mio 100 post con lui .
Mio marito e` la ragione per cui ora sono expat e sono qui a raccontarvi la mia vita da questa parte dell’oceano.
 L’ho seguito e lo rifarei domani.
 Non mi pento di niente, non guardo indietro ne` dico…e se? Secondo me quella di partire e` stata la migliore decisione che potessimo prendere: l’abbiamo presa insieme e siamo ancora insieme, dopo 27 anni di matrimonio , a guardare al futuro. 
Insieme ora ci riscopriamo di nuovo noi due a essere coppia, dopo 19 anni in cui siamo stati principalmente genitori. Per fortuna abbiamo salvato qualcosa di quello che eravamo prima di avere figli. Non siamo due sconosciuti che devono ricominciare tutto da capo.
Questo ci sta permettendo di riscoprirci e devo dire che non e` male: c’e` rispetto ed amore sincero. C’e`voglia di parlarsi e di stare ancora insieme. Non siamo certo piu` i trentenni che hanno lasciato l’Italia in due, ma..va bene cosi`. 
In mio marito sono sicura ci sono molti tratti comuni ai vostri, di mariti o compagni, se siete all’estero per amore loro. La cosa principale? 
Devono lasciarci libere di volare e sperimentare. Devono dare a noi quelle ali che poi noi potremo dare ai nostri figli.
Mio marito l’ha fatto.
Quando avevo deciso che dovevo dare sfogo alla mia creativita` repressa dagli studi scientifici in farmacia, mettendomi a creare gioelli, mi aveva appoggiata e andava anche  in giro per i mercatini di Shanghai o Hong Kong per potermi portare a casa perle, turchesi e coralli da quei mercati lontani, in modo che i miei gioielli fossero diversi da quelli che fanno qui. Ne ho venduti  di gioielli, ma non a sufficienza per finire tutto il materiale che mi aveva comprato e che gira ancora per casa…magari mi rimettero`.
E quando andavo per robivecchie e portavo a casa mobili dai colori improponibili e passavo le giornate in cui mia figlia era all’asilo a scartavetrare e dipingere e …. chi piu` ne ha piu` ne metta?
E anche adesso che magari sto correggendo, o studiando o lavorando e quando arriva a casa non c’e` niente per cena e pazientemente cucina lui?
Gliene ho fatte passare, pover uomo , e non si e` mai lamentato.
Mi ha sopportato nelle mie crisi e paranoie: nella mia fase” perche` tutti riescono ad avere figli e noi no?” e poi, quando finalmente una figlia l’avevamo anche noi nella depressione post partum, che mi ha resa un mollusco per un annetto buono. 
Che quadretto idilliaco!!!
Piano, piano.
Mica e` stato tutto facile. Qualche bella litigata l’abbiamo fatta. 
E anche io ho sopportato lui.
La tentazione di riempire la valigia e partire l’ho avuta una volta o due….non sono partita pensando a mia figlia, poi per fortuna che non l’ho fatto perche` me ne sarei pentita. E alla fine non immagino la vita senza di lui.

Ritornano e poi ripartono

E` stato un bellissimo weekend. E` stata una gioia avere Francesca a casa con noi.

Le mancavano la sua casa , il suo letto, il ” suo” divano  e, sorpresa, le mancavamo pure noi.
E` stato un weekend tutto casalingo:non ha voluto vedere nessuno dei suoi amici rimasti qui, voleva rilassarsi e non fare niente…anche se un po’ ha dovuto studiare, ma nel suo letto bello grande da dove non c’e` il rischio di volare giu`.
Ha dispensato coccole e ne ha ricevute.
La nostra italianita` si e` scatenata a farle tutti i manicaretti che lei aveva richiesto ( lei ha detto” i freshman 15 *non sono quelli che si mettono al college, ma quelli che uno mette su tornando a casa”..io per smaltire dovro` camminare tutti i giorni ..anche di notte).
Abbiamo parlato, fatto un po’ ( poco) shopping, i nonni l’hanno vista con Skype e sentita per telefono e tutti si sono rincuorati che e` sempre lei ( per mia mamma: ancora piu` bella…ah, le nonne!)
Siamo stati bene.
E non e` stato brutto neanche riportarla all’universita`ieri sera.
La sorpresa per me era gia` stata venerdi arrivando: il vedere una camera molto ordinata ed organizzata, oltre che veramente bellissima. L’hanno resa casa. Credo che a entrambe ( a lei e Karolina) faccia piacere quando gli amici vanno da loro perche` da loro si sta bene.
Abbiamo incontrato anche alcuni dei suoi amici: ragazzi e ragazze con le facce pulite.
E siamo tornati contenti a casa, ma…
contando mentalmente i giorni che ci separano dalla prossima volta che ci vedremo, che tempo permettendo potrebbe essere fra due settimane, quando vorremmo andare a raccogliere le mele magari portandoci dietro anche Karolina!

* i freshman 15 sono i pounds ( circa 6kg) che uno studente americano medio ingrassa arrivando all’universita` il primo anno, mangiando schifezze.

Il figliol prodigo ritorna, ammazziamo il vitello grasso!

Eppure ritornano…
E` passato quasi un mese da quando abbiamo lasciato nostra figlia all’universita`come avevo scritto qui. L’ordine supremo dato ai genitori durante l’orientamento era stato quello di sparire, non girargli intorno, diventare invisibili per un mesetto per renderli indipendenti e fargli sperimentare la nuova vita universitaria. Cosi` e` stato, almeno per noi, che ci siamo limitati a una telefonata con skype alla settimana ( solo per poterla vedere in faccia, specchio dell’anima) e a qualche messaggio. Che bravi, vero?

Noi siamo sopravvissuti, lei anche e finalmente questo fine settimana, scaduto il mese, si sarebbe potuti andare a farle visita. Noi come tutti gli altri genitori.
Parents Weekend!
Al solito tutto organizzato a puntino, ora per ora, con un piccolo problema..noi siamo italiani e la mentalita` ( purtroppo?) e` rimasta tale. Alla lettura del programma per il fine settimana…io e mio marito ci siamo guardati in faccia: MA TU VUOI PROPRIO ISCRIVERTI?
Innanzitutto il clou del programma era oggi, venerdi`. Ma come il venerdi` non e` lavorativo e scolastico?
E gia` questo avrebbe creato qualche problemino. Nostra figlia il venerdi` ha lezioni ininterrottamente dalle 9 alle 15:30, che ci andavamo a fare prima?
Poi il programma consisteva in: visita ai dormitori ( ma se gia` ci vivono!), tour dell’universita` ( ma l’ho gia` fatto!) e l’evento piu` importante : foto con Bucky -la mascotte dell’universita`….whoa!!!!
Domani: visita guidata al Farmer Market ( ma al mercato ci so anche andare da sola, grazie!), e Partita di Football ( biglietti esauriti da maggio… ops!)
Insomma, abbiamo deciso di risparmiare gli 80 $ a testa del programma, ma comunque saremmo andati a Madison domani e dopodomani.
Un mese fa infatti avevamo cercato l’albergo, trovandone uno solo a 10 Km dalla citta`, una comodita` che non vi dico! Preso comunque!
Poi arriva domenica scorsa. Siamo al telefono: “Mamma?”, -si dimmi-“Ma tu e papa` volete PROPRIO venire a Madison?”- Ma noi veniamo per vederti e poter stare con te ( non ci vuole????)- ” E beh… perche`… se non non ti dispiace….. e se non dispiace a papa`…. se mi venite a prendere…io avrei tanta voglia di venire a casa….”
La mia risposta- Non penso ci siano problemi- Ma che risposta le ho dato???
Meno male che eravamo al telefono perche` questa mamma qui ha cominciato a saltare, danzare, ridere…..LA MIA BAMBINA VIENE A CASA!!!!!!!!!!!!!!!!!
Ecco li`, in quel momento, nonostante per un mese io mi sia ripetuta che andava tutto bene, che alla fine non mi mancava poi cosi` tanto perche` e` giusto cosi` e la vita e` anche oggettivamente molto piu` semplice senza di lei…. ecco, nel momento in cui ho saputo che l’avrei avuta a casa per due giorni mi sono resa conto di come mi manchi in realta` moltissimo. Non e` in vacanza, non e` via temporaneamente, quella e` la sua vita, la sua vita staccata da me e da suo papa`.
– Francesca, ma va tutto bene?- ” Si`, certo solo che mi manca la mia casa, il mio letto e mi mancate voi” ( beh in terza posizione….vai!)
Ci credo, un mese a condividere pochi metri quadrati con un’altra persona, con cui va molto d’accordo, ma comunque non c’e` mai privacy, ne` in camera ne` in bagno..lei che da figlia unica non ha mai dovuto condividere nulla neanche con un fratello o una sorella…
La felicita` di averla a casa…senza parole appunto. Mio marito le ha chiesto se voleva qualcosa di speciale da mangiare e le ha proposto un elenco lungo una pagina che le ha mandato come messaggio.
Risposta:”TUTTO”. Ma stai a casa 15 giorni?
” Ma ci sono colazione , pranzo e cena!” ah bene, se la mettiamo cosi` ha ragione
E poi anche le richieste di cibo da portarsi dietro al ritorno…
Insomma siamo italiani no? Anche lei in questo lo e` molto!
Allora si e` andati a prendere la carne per fare il ragu`. Abbiamo preparato le lasagne e gliele abbiamo surgelate a porzioni cosi` lei e Karolina le possono tirare fuori dal freezer e scaldarle per cena, oggi faccio una frittata e la torta di mele,
Sono 3 giorni che cuciniamo…..
Ma non vedo l’ora di abbracciarla oggi pomeriggio!