Let’s party! Italian o american way

Cosa fanno, cosa mangiano e bevono e che musica ascoltano i ragazzi americani e italiani alle feste? Un compleanno negli Usa, dove i padroni di casa non hanno offerto né da mangiare né da bere e con un gran numero di infiltrati e una in Italia, all’oratorio, con tartine e torta
pubblicato da Alessandria News il 10 agosto 2014
MILWAUKEE – Questo post è scritto a quattro mani con mia figlia perché è lei l’esperta festaiola. Ci è sembrato interessante paragonare come i ragazzi della sua età vivano le feste tra amici in Italia e negli Stati Uniti. Mentre eravamo in Italia per vacanza, lei è stata invitata alla festa di compleanno dei 18 anni di una ragazza amica di amici. Pochi mesi prima, era stata invitata a quella dei 20 anni del suo ragazzo, fatta insieme al compagno di alloggio. Confrontandole, per scrivere questo articolo, abbiamo trovato che, tutto sommato, le due non sono state così tanto diverse anche se, prima che lei andasse a una festa in Italia, io pensavo che sarebbero state invece un’esperienza totalmente diversa. Da qui in poi è mia figlia che scrive, i miei commenti sono quelli in corsivo.
Ciao! Vorrei cominciare descrivendovi la festa americana. Prima di tutto devo avvertirvi che, fino ai 21 anni, negli Stati Uniti, non si può bere alcool (questo però non ferma i ragazzi dal farlo). Quindi a quella festa… ahem… “non c’era alcool” (appunto). Così come non c’era niente, ma proprio nient’altro di illegale (lo sapevo che sarebbe stato così, ma alla fine uno si deve fidare dei propri figli, no? Altrimenti si mette in dubbio anche la propria capacità educativa). A parte questi piccolissimi dettagli, la festa è trascorsa abbastanza tranquillamente. Era una festa particolare, a tema, dove tutti dovevano vestirsi come se si fosse negli anni ‘40. Questo perché i due ragazzi compivano entrambi vent’anni e 20 più 20 fa 40! Io avevo scelto di vestirmi come Rosie the Riveter, la ragazza simbolo di quegli anni, che rappresenta tutte le donne che lavoravano durante la Seconda guerra mondiale (foto a destra), altri erano vestiti con pantaloni ascellari dotati di bretelle, i ragazzi, o gonne a vita alta, le ragazze, con le calze con la riga dietro e come sottofondo musicale c’era la musica swingdi quegli anni. La musica non era ad alto volume, quindi non disturbava i vicini. Solitamente, e specialmente in città, il rumore è il motivo per cui viene chiamata dai vicini la polizia. Poi la polizia arriva e magari scopre qualcosa che non ci doveva essere e allora è lì che si possono creare problemi.
Diciamo che ci è andata bene (non sai come sono contenta io!). Oltre a quello, era una festa perfettamente normale. Gli ospiti sono arrivati verso le nove e mezzo di sera e sono rimasti fino a circa le due di notte. Una cosa che ho notato è che i padroni di casa non hanno offerto né da mangiare né da bere. Se uno voleva, si portava la sua bottiglia di “succo” e il suo pacchetto di “caramelle” (evvai! ma avete capito cosa sono il succo e le caramelle, vero?). E per questo non si pagava assolutamente l’entrata (cioè fatemi capire: ti invitano ad una festa a casa di qualcuno e ti devi portare da bere e mangiare? La nonna di mio marito che organizzava banchetti faraonici ad ogni festa e anche per semplici ritrovi domenicali sarebbe morta se avessimo fatto pagare gli invitati). Ho anche notato chenessuno ha portato dei regali per i festeggiati. Questo era dovuto al fatto che tante persone non conoscevano neanche i festeggiati, ma avevano scoperto della festa da qualcun altro, i classici infiltrati. Questi si riconoscevano anche perché non erano vestiti da anni ‘40 (mah? mandarli via non usa?). Percentuale di infiltrati… direi il 30%.
In quell’alloggio, che a malapena contiene i cinque ragazzi che ci vivono, ci saranno stati circa 50 scatenati universitari, costretti a festeggiare anche fuori dalla porta e sulla strada. Per fortuna, quasi tutti quelli che vivono nell’area sono studenti come loro e quindi abituati al caos. Alla fine della festa, tutti sono andati a casa, a parte un amico che ha dormito lì e nessuno ha aiutato a pulire l’alloggio. Il giorno dopo, avrò buttato via cento bottiglie di “succhi” di tutti i generi. Non sapevo che esistessero così tanti frutti diversi (che spiritosa mia figlia).
Passando alla mia esperienza italiana, da quello che ho capito, è abbastanza normale fare la festa in un oratorio di una chiesa… cattolica, cosa che non verrebbe mai in mente a un 18enne americano (dal punto di vista di madre credo che la scelta di un oratorio o altro spazio, che eviti un’orda di giovani scatenati, vada più che bene. Poi chi ha una casa così grande da farci delle feste con cinquanta persone?). Detto questo, l’essere, in pratica, in chiesa non ha impedito l’uso di “succhi” di ogni genere, che però non sono vietati in Italia (e quindi benedetti anche). Detto anche questo, c’erano sicuramente dei ragazzi minorenni anche lì. Allora, per darvi un’idea della serata, anche qui si arrivava alle 9,30 di sera però c’era da mangiare. Non era sicuramente una cena da seduti, ma la mamma della festeggiata aveva preparato tartine, insalata di pasta e delle ciotole di patatine. Dopoc’era pure la torta con le candeline (e qui mi ritrovo). Neanche qui si pagava l’entrata (e ci credo!) ma tutti hanno portato dei soldi per il regalo, che avevamo preso io e la mia amica. Gli italiani alle feste sono uguali agli italiani non alle feste. Cioè fanno un gran casino. La musica, che era sotto i miei standard, (ho notato anche io che i ragazzi italiani ascoltano molto pop ritmato e rap, mentre i ragazzi americani sono più per musica più impegnata, in cui i testi sono importanti) era così forte che quando eri dentro l’oratorio dovevi tapparti le orecchie.
Fuori dall’oratorio, gli ospiti urlavano qualsiasi cosa e distruggevano tutto ciò che era alla loro vista. Avranno fatto 80 “selfie” con la povera Madonna, davanti alla chiesa e non voglio sapere quanti ragazzi (che avevano bevuto un po’ troppo “succo”) avranno fatto i loro bisogni sui muri esterni della chiesa. Detto questo non pensate che la mia esperienza sia stata negativa, anzi mi sono divertita molto. I ragazzi parlavano con tutti anche se non si conoscevano e non mi sono mai sentita esclusa, anche se conoscevo pochi di loro. Mentre alla festa americana, anche se conoscevo più gente, avrò parlato con un totale di sei persone. La festa italiana è finita verso le 4 di mattina e parecchi, compresa me, hanno dormito lì in oratorio, circondati da zanzare che ci cantavano la ninna nanna. Il giorno dopo, abbiamo aiutato un po’ a pulire ma siamo tutti scappati per le 8, perché alle 9 c’era la messa. Alla fine, posso dire che le due esperienze sono state ugualmente divertenti e neanche tanto diverse. A parte qualche dettaglio, i “succhi” erano gli stessi, la gente era simile, e l’atmosfera era positiva.
Allora cosa ne pensate? Io mi ritrovo nella festa italiana, naturalmente. Anche noi facevamo le feste in oratorio, ma anche nella casa in campagna, specialmente in estate, e a casa di qualsiasi amico che avesse una casa grande. Il cibo era importante però e non si bevevano alcoolici, specialmente all’età di mia figlia. Al massimo c’era qualche bottiglia di moscato ed è veramente difficile prendersi la sbronza con il moscato! Mi sembra strano il fatto che in Usa si faccia pagare l’entrata ad una festa, a meno che non sia stabilito prima che uno compra le cibarie e le cose da bere e poi si divide. Ma davvero nessuno mangia alle feste qui e se fai pagare da bere che festa è? Poi in Italia non credo che uno possa portare altre persone alla festa senza dirlo prima al padrone di casa. Mi sbaglio?

Che nessuno qui porti regali me ne ero già accorta. Una cosa che mia figlia non ha detto è che in Usa alle feste non si balla, perché i ragazzi americani non sono abituati in quanto non vanno in discoteca. Le discoteche come le intendiamo noi non esistono, si chiamano club, ma sono aperti solo a chi ha più di 21 anni perché si serve alcool e appunto qui non si può bere fino ai 21 anni. Quando ho fatto notare queste differenze ai miei studenti dell’università, mentre si parlava dei passatempi dei ragazzi italiani, mi hanno detto che qui negli Stati Uniti non usa proprio andare ai club che sono visti come posti un po’ di malaffare.

Ecco, speriamo di avervi dato un’idea di come i ragazzi si ritrovano qui negli Usa e voi certo ne sapete più di noi di quello che succede in Italia. Let’s party, allora! Italian o american way.


PS:quando mia figlia parla di caramelle nel post non senso parli di pasticche, quanto piuttosto di spinelli. Nelle feste americane sono sicura che di spinelli  ne girino abitualmente, perche` i ragazzi non fumano abitualmente sigarette. Non sono sicura che lo stesso succeda nelle feste italiane, o per lo meno non credo sia successo alla festa italiana a cui e` andata mia figlia, in un oratorio nello specifico. Certo che i ragazzi che fumano sigarette in Italia sono molti di piu`!!!

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5 pensieri su “Let’s party! Italian o american way

  1. quando ho fatto il mio scambio in USA (16/17 anni) sono stata a parecchie feste e devo confermare che alcolici e canne erano sempre presenti, così come i tantissimi imbucati. non sono sicuramente tutte così le feste americane, così come quelle italiane non sono sempre in oratorio, ma sicuramente la mia esperienza in USA rispecchia quella di tua figlia

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  2. Non sono mai stata negli Usa, ma mi è bastato il Capodanno a Zurigo e in molte altre città è davvero .. morto .. gente ferma, che pensa solo a bere,poca musica.. e io non sono una che ama bere, ne i botti di capodanno.. però la gente sembra tutta impostata, ecco!! Non so se ho reso l'idea.. qui in Italia siamo abituati in maniera dversa 🙂

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