Casa, dove sei?

Come commento al mio post di ieri ne ho trovato uno di Mamma in Oriente: “Già 19 anni in America?? Quindi il non sapere bene dove sia casa non passa mai…”   che mi ha fatto riflettere e che forse necessita di piu` di poche righe in una risposta ed un po’ di storia.

Quando io e mio marito ci siamo trasferiti negli USA per il suo lavoro, l’intenzione era quella di tornare. L’esperienza doveva essere uno slancio alla sua carriera ed un breve stop alla mia. 
La mia carriera? Io sono farmacista e lavoravo in una farmacia comunale: avevo trascorso parecchi anni precedenti con contratti a termine e supplenze, avevo fatto molti concorsi ed in molti ero arrivata prima degli esclusi..chissa` perche`, vero? Avevo finalmente vinto un concorso, non so se pulito o solo perche` con i turni che facevamo in quella farmacia, quel posto non interessava ( alla fine riflettendoci e se la mia direttrice era coinvolta, per la sua serieta` e rettitudine, propendo per la prima ipotesi). Per 4 anni ancora, ho fatto la farmacista e il lavoro mi piaceva, specialmente il lato umano, per il rapporto sia con le colleghe ed i magazzinieri sia con i clienti. Sono stati anni faticosi: sia per i turni sia perche`, essendo appena sposati,erano gli anni in cui costruivamo come coppia il nostro futuro. Avevamo comprato un appartamento da ristrutturare completamente, in una di quelle belle case del centro, con facciate sontuose, ma all’interno ancora situazioni da dopoguerra. Lavoravo in una citta` diversa e avendo ben 3 ore di intervallo per pranzo, ogni giorno tornavo a casa a pranzo, poi andavo a vedere i lavori nella casa nuova, solitamente arrivando poi al lavoro incavolata perche` magari scoprivo che il progetto invece che appeso per essere visionato, giaceva sotto un cumulo di calcinacci. 
Comunque la casa era risultata bellissima: si era portata via tutti i nostri risparmi, le nostre vacanze, ma doveva essere la casa del nostro fututo e dei nostri bambini. 
Ecco appunto, i bambini che non arrivavano…
Anni di tentativi ed esami, con la risposta: non c’e` niente che non va. Intanto io vedevo solo pance intorno a me.
Cosi` quando a mio marito, l’azienda ha offerto il trasferimento, lo abbiamo preso come un’avventura.
Si parte, si fa un’esperienza diversa, si viaggia poi si torna.
Cosi` siamo partiti con qualche scatolone, con la nostra casetta che ci aspettava ed un’aspettativa di un anno per me, tanto per tenere il tanto agognato posto di lavoro ed una via di fuga aperta se proprio non avessi sopportato di vivere lontano.
Tralascio di elencare le contorsioni mentali e le strette al cuore attraverso cui siamo passati per dirlo alle famiglie: chiunque abbia fatto la scelta di partire mi capisce.
Comunque arrivati negli Stati Uniti abbiamo potuto viaggiare proprio pochino, perche` dopo un mese ho scoperto che il pancione lo avrei avuto anche io.
L’arrivo di un figlio cambia molto le prospettive per il futuro.
Eravamo felici di essere diventati genitori( forse felici non rende appieno l’idea, mettete: estatici, sorpresi, totalmente innamorati di quell’esserino che ora e` una donna),ma ci ponevamo domande sul futuro sapendo comunque che lei avrebbe cambiato le carte della nostra vita.
Addio al mio lavoro: mi sono licenziata e dopo qualche anno ho anche tolto l’iscrizione all’ordine dei farmacisti.
I tre anni di contratto, ci andava bene che fossero diventati cinque e poi a tempo indefinito.
Casa pero` rimaneva l’Italia: la famiglia, gli amici ed i nostri muri.
In quegli anni persino le piante di appartamento erano vive e vegete: mia mamma dopo il lavoro passava da casa nostra, apriva le finestre e bagnava le mie piante, versando qualche lacrima, ne sono sicura. Ed io tornavo, lasciavo il mio povero marito solo negli USA e trascorrevo due mesi in Italia d’inverno e due d’estate, anche per far conoscere a mia figlia i nonni ed i parenti e farla crescere bilingue leggi qui. ” Tornerete?” ci chiedevano tutti. Risposta sicura, senza tentennamenti:”Certo!”.
Poi pero` gli anni sono passati ed il lavoro a mio marito piaceva e molto e non eravamo pronti a tornare.
La casa in Italia era diventata un peso ed ad un certo momento le abbiamo detto addio. E` stato duro! E` vero erano solo mura, ma erano un pezzo di vita che se ne andava per sempre rendendo il filo del possibile ritorno sempre piu` fine.
Convincersi che quello che e` importante sono i rapporti umani e non le cose e` difficile quando la tua vita italiana e` racchiusa in un borsone ( la borsa rossa) che contiene le strette necessita`: shampoo, asciugacapelli, qualche tshirt e ciabattine.
Torniamo meno in Italia. Alcuni nonni se ne sono andati e la scuola di mia figlia ha reso sempre piu` difficile tornare per lunghi periodi specialmente durante l’inverno.
Le vacanze italiane sono state ridotte ad un mese all’anno e forse saranno sempre piu` corte, adesso che mia figlia andra` all’universita` e magari dovra` lavorare o fare corsi durante l’estate.
Ma ancora adesso non so dove e` casa.
Anche perche` ora la nostra vita e` proiettata al futuro ed io e mio marito siamo in quell’eta` che ci fa cominciare a pensare a dove vivremo quando saremo anziani. Lo so e` presto, per carita`, ma i nostri amici italiani fanno gia` progetti per la terza eta` e noi non sappiamo neanche dove saremo.
Nostra figlia e` assoldato che vivra` qui negli USA, sposera` un americano e avra` figli che, solo se avro` la fortuna di vivere vicino a lei e poterla aiutare, parleranno un po’ di Italiano. Saranno quegli italiani a cui i politici vogliono togliere il diritto a votare, e a ragione!
E noi? Rimarremo qui in Wi o andremo a fare i pensionati in Florida ( se sara` cosi`,Donatella arrivo a mangiare i tuoi gelati) o andremo a svernare in Italia per ritrovare quei pezzi di vita che non saranno piu` nostri  o ancora prenderemo un pied a terre vicino a dove vivra` nostra figlia? Chissa`? E poi? Quando non saremo piu` cosi` giovani da poter viaggiare? In Italia ci sono novantenni che vivono indipendenti in citta` dove gli basta scendere da casa e trovano tutto, dagli alimentari agli amici. Qui no! Se non te la senti  piu`di guidare la tua vita indipendente e` finita, devi andare a vivere in quelle senior community che sono l’anticamera dell’aldila`. Mi viene una terrbile angoscia!
E voi se vivete all’estero pensate al vostro futuro? Dov’e` casa per voi?


Annunci

27 pensieri su “Casa, dove sei?

  1. Fino ad un certo punto mi e' sembrato di leggere la mia vita.
    Il tuo finale credo che sara' anche il mio: la vendita della casa che era stata nostra, la bomboniera, il nostro nido.

    Ma casa proprio non so dove sia, non so che fine faranno le mie cose.
    Casa e' un concetto che ho solo nella mia testa e che vede mio marito presente accanto a me.

    Mi piace

  2. Anonimo

    Che bella storia. Anch'io sono via da 20 anni….non sapevo cosa mi aspettasse quando incontrai il mio soldatino americano nel 93 e lo sposai un anno dopo….allora era cominciato tutto come un'avventura (certo!! Avevo 20 anni in meno lol) e adesso a volte mi pesa essere via dalla mia famiglia e dalla mia cultura.

    Mi piace

  3. Grazie per questa “risposta” dettagliata!
    Immagino come debba essere stato difficile vendere la vostra casa…
    I quesiti che ti poni nell'ultima parte non sono certo banali e non deve essere facile trovarvi una risposta. Ti auguro che piano piano la strada ti appaia certa!

    Mi piace

  4. Mi fa un po' paura leggere questa storia, visto che noi siamo partiti 2 anni fa dicendo con certezza che saremmo tornati…e ancora il pensiero di restare qui in Usa per sempre mi mette un po' angoscia….Noi non abbiamo neppure una casa in Italia, eravamo in affitto!

    Mi piace

  5. Donatella

    il tuo post giunge a fagiolo , come sempre. Intanto grazie per la citazione…non vedo l'ora di conoscerti e quando succederà, potrete mangiare gelato fino a svenire…. Stasera mentre passeggiavo i cani dicevo a mio marito quanto mi dispice lasciare questa casa… ci rendiamo conto… ci abito solo da un mese e mezzo e mi sono affezionata subito. Mentre quando ho chiuso la casa in Italia per venire in America non mi sono manco voltata indietro, lo giuro. Non riesco a comprendere il perchè di questa mia inesistente affezione alla patria. Mi mancano solo mia mamma (tantissimo) e mia sorella. Forse sono un'americana nata nel posto sbagliato !

    Mi piace

  6. Dona, spero di incontrarti prima di andare in pensione!!! contaci che appena veniamo dalle tue parti una visita a te e a Tizina e` all'inizio della “to do list”! La casa intesa come muri non mi e` mancata, mi piace molto la mia casa qui! il venderla pero` e` stato come dare un significato definitivo al trasferimento.

    Mi piace

  7. Casa e` dove ci sono le persone a cui vogliamo bene. Poiche` tutti siamo venuti via con un pezzo di famiglia, ma con tanta lasciata indietro, il distacco e l'ambivalenza ci sara` sempre. Il non sapere dove e` casa perche` casa e` ovunque, penso sia del tutto naturale..

    Mi piace

  8. Ciao a te mia omonima! l'importante e` vivere bene dove siamo ora e quello cerco di farlo ogni giorno. diciamo che quando sono fresca di ritorno dalle vacanze italiane, mi pongo di piu` il problema, perche` mi mancano tante persone che sono la` ed e` naturale porsi anche il problema del futuro, che per me` e` sicuramente piu` vicino che per te!

    Mi piace

  9. Anonimo

    Questo post credo rispecchi le emozioni e le sensazioni di molti expat….io è solo un anno che vivo in Olanda ma prima di venire qui siamo stati un anno a Bari (io sono di un paese nella prov.di Roma) eppure nonostante i posti magnifici e il parlare la stessa lingua non mi sentivo a casa…ho sempre sognato e continuo a sognare l'America eppure la paura di non sentirmi a casa neanche li c'è sempre….ogni giorno mi faccio mille domande e chissà se un giorno saprò rispondermi !complimenti per il blog….è sempre un piacere leggerti! Faby

    Mi piace

  10. Interessante la tua storia. La parte finale mi ha fatto venire in mente la storia di una signora che viaggia con me. Poverina lei ha perso il marito e non guida piu' da anni (le vengono come degli attacchi di ansia se guida). Quindi e' totalmente dipendente dai figli (quando ci sono) e da me per il lavoro. Se io sono malato a volte anche lei non va in ufficio. Qui a causa delle distanze se non hai la macchina puoi vivere davvero isolato. A parte questo la tua storia e' simile a quella di molti di noi in Usa. E' difficile stare tra Italia e Usa ma alla fine una delle due diventa la nuova “casa” accogliente. Spero che gli Usa diventino presto la mia casa definitiva ma la strada verso la Green Card sara' lunga…

    Mi piace

  11. Ciao Claudia, come ti capisco! Dopo un po' più di 10 anni in Svezia non mi domando più dove è casa mia, non qui non in Italia, e al futuro preferisco non pensarci….credo che lascerò la Svezia prima o poi, ma non so per dove 🙂 Vedremo, per ora mi godo il “soggiorno” in Scandinavia 🙂

    Mi piace

  12. ciao! non conoscevo il tuo blog e grazie a questo commento sono andata a sbirciare a casa tua! non conosco la Svezia se non dalla bellissima esperienza avuta dai figli di una cara amica italiana, la cui scuola manda gli studenti a Hamstad per poi ricevere gli svedesini in Italia. Ecco i ragazzi si sono pororio innamorati della Svezia e degli svedesi. Credo che tu sia fortunata, anche se mi ha fatto ridere la tua storia dei fagiolini…io ho piantato delle piante di pomodori, quando sono partita per l'italia c'erano 6 pomidoro verdi sulla pianta…sono stata via quasi 4 settimane e tornando sono riuscita a mangiare un'insalata fatta con quegli stessi 6 pomidoro…non credo che ripetero` l'esperimento. l'estate e` corta e non soleggiata a sufficienza anche qui come da te..peccato…mi immaginavo a cuocere grandi salse per consumarli tutti!!!!

    Mi piace

  13. Wowo Claudia. Letto tutto d'un fiato. Già perchè io sono al passo zero. Al tuo passo zero. In Italia avevo un bel lavoro a tempo indeterminato come ingegnere sismico ottenuto grazie alla serietà del mio capo. Tre anni fa io e mio marito abbiamo comperato una bella casa dove far nascere la nostra seconda bambina. Una casa in cui abbiamo messo dentro tanti risparmi. La casa della vita. Lo sai … Mio marito è ricercatore universitario, contratti su contratti e sempre secondo ai concorsi italiani. Diversi concorsi in UK, tutti vinti. Ci hanno fatto capire che era ora di partire. Io ho lasciato tutto per seguirlo e un anno fa mi sono licenziata per aiutare i miei bimbi ad integrarsi e a imparare una nuova lingua. E' stata dura, ma stiamo bene. Siamo sereni e soddisfatti. E' stata la scelta giusta per noi come famiglia. La nostra casa italiana l'abbiamo tenuta e vorrei tornare in futuro. E anche qua tu mi capisci. Ho anche tanto il sentore che più passeranno gli anni più i miei figli vorranno stare qua e la casa italiana sarà un peso? Non lo so. Viviamo l'oggi. Tra 19 anni ti scriverò e ti dirò dove sto abitando!

    Mi piace

  14. Anonimo

    Ciao, che bello questo blog! L'ho scoperto oggi e me lo sto divorando!
    La tua storia è quella che vorrei in parte fosse la mia. L'Italia mi è sempre andata stretta, ma i corsi della vita – una vita con una famiglia meravigliosa e un bel lavoro – mi hanno trattenuta qui. Non so se sarà mai possibile fare il grande salto. Ma intanto abbiamo messo un piede comprando una casa in Florida 🙂 E ora vorrei anche sapere di quali gelati parli e dove esattamente! Grazie, comunque continuerò a seguirti 🙂

    Mi piace

  15. Grazie! Una mia amica sta per aprire a giorni una gelateria a Naples. Lei il grande salto l'ha fatto da pochi mesi dall'Italia alla Florida, spero ti capitera` di passare dalle sue parti. ce ne sono altre due: ti metto qui gli indirizzi, un po' di pubblicita` ne le dispiacera` di certo! M.I.M. Miami International Mall
    1455 NW 107th Av. Suite 132
    Doral, Florida, 33172, USA

    Westfield Broward Mall
    8000 W Broward Blvd,
    Plantation, FL 33388
    Naples – Coconut Point Mall
    23106 Fashion Dr
    Estero, FL 33928

    Mi piace

  16. Ah che duro argomento hai sollevato! Io vivo da 2anni e mezzo a Londra, partire non è stato un problema, sono stata io ad incoraggiare mio marito ad accettare un lavoro qui, volevo fare questa esperienza perché, a differenza sua (5anni in New England) non mi ero mai mossa da Torino e le abitudini italiane mi erano diventate insopportabili. Arrivati qui invece…è stato uno shock! Siamo stati truffati per una casa in affitto, io non parlavo inglese e il paese in cui stavamo non era molto “friendly” con gli immigrati.
    Ora va meglio, mi sto inserendo piano piano, abbiamo cambiato casa e zona è il mio inglese sta migliorando con il volontariato che svolgo al museo. Però… Casa per me è sempre la casetta in campagna in cui sono cresciuta è che è stata costruita pezzo per pezzo dai miei genitori e da me. Stiamo pensando di comprare casa anche qui, per evitare gli affitti stratosferici di Londra, però non c'è la faccio a pensare di abbandonare la mia casa là, e quando mi chiedono che progetti avete per il futuro non so che rispondere ed entro nel pallone. È una vita a metà :-/

    Mi piace

  17. Diventa piu` facile con il tempo, ma e` vero che se si e` legati ai luoghi di provenienza, anche se “sono solo muri” e` duro lasciarli. E` vero che gli affetti e le persone sono molto piu` importanti, ma e` vero che dopo un po' le case parlano di momenti passati e di ricordi e danno sicurezza. Un bacio

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...