Il ritorno

Eccomi tornata alla base. Sono a casa, ma quale casa?
Sempre presa dal solito dilemma: se casa sia qui negli States, dove c’e` la mia vita con mio marito e mia figlia e le mie cose, oppure in Italia, dove ci sono mia mamma, mio fratello, la mia famiglia estesa ed i molti amici che mi aspettano ed hanno ancora piacere di vedermi dopo tutti questi anni . Con loro e` tanto facile riprendere i fili di un discorso e di una risata anche dopo tanti mesi: sguardi di complicita`e silenzi pieni di affetto che fanno bene al cuore. Mi mancano molte persone che sono rimaste in Italia, mi farebbe piacere nasconderle in valigia e portarmele tutte qui.Non e` possibile, ma sarebbe un regalo se ci venissero a trovare tutti gli amici. Quando li invito vorrei che mi dicessero: arrivo domani!
Comunque ora sono da questa parte dell’oceano e ringrazio per la tecnologia che mi permette di percepire le distanze come minori di quello che in realta` sono e che invece il mio corpo soffre. Caspita, dovrei essere ormai abituata al Jet lag, invece quando torno qui ho l’energia di un mollusco per un bel po’ di tempo: svegliarmi alle 4 di mattina ed arrivare alla sera e` una faticata. Non soffro invece per niente quando sono in Italia, mi domando se alla fine io sia comunque geneticamente “programmata” sull’ora Italiana, nonostante i miei 19 anni americani.
Il ritorno mette in luce vantaggi e svantaggi della mia vita qui e mi fa paragonare con fresche memorie come si vive in Italia e come invece si vive qui. Non voglio ripetere molte delle cose che ho gia` detto in altri post, quindi queste sono le NEW ENTRY

In Italia non si e` mai fisicamente soli.
Che uno lo voglia o no, si e` sempre circondati da gente.
Sono tornata qui da tre giorni e le mie interazioni con estranei sono state minime. Sono andata al supermercato e anche li` non ho avuto la sensazione di essere in mezzo alla gente. I supermercati sono grandi, le attese alle casse minime e comunque non si conosce nessuno, quindi c’e` sempre quel silenzio, che in Italia uno sogna. Un vantaggio? Non lo so, sinceramente. Penso all’Esselunga o agli altri super dove sono andata il mese scorso. Innanzitutto lo spazio nelle corsie e` minimo, quindi le persone per arrivare agli scaffali devono fare delle vere e proprie gimcane con i carrelli, ma si incontra sempre qualcuno che si conosce o anche no, allora le corsie diventano luogo di socializzazione e chiacchierate, scambi di consigli e ricette. Alle casse c’e` sempre quel caos disordinato che definirei creativo, ma alla fine funziona e si inganna la coda con altre chiacchiere. ( Che si compri del cibo buono e che riempirei il carrello di tutto, quello lo sapete gia`). Le strade delle citta`brulicano di gente: anche se si vede e percepisce la crisi economica e al posto di molti negozi ci sono tristi serrande chiuse, questo non impedisce alle persone di uscire e camminare a tutte le ore del giorno e della notte.
In Italia e` facile organizzare qualcosa con gli amici, non bisogna pianificare a mesi di distanza
Ho visto tanti amici e con nessuno di loro ho dovuto pianificare troppo l’incontro. E dire che io ero in vacanza e loro no, ma per un aperitivo e due chiacchiere con una vecchia amica c’e` sempre tempo. Che bello e come mi manca questo modo di vivere qui. Ho rivisto i miei compagni di scuola del liceo: siamo riusciti a mettere insieme un gruppo di nove persone in pochi giorni. Ci incontriamo tutte le volte che torno: siamo cambiati da allora, siamo sempre un po’ piu` vecchi e con le nostre storie sulle spalle, ma il piacere di vederci rimane uguale e non e` un amarcord un po’ patetico, ci piacciamo anche come siamo adesso.
Con alcune persone e` proprio bastata una telefonata e dopo poche ore eravamo insieme. 
Qui no!
Capita a fagiolo che ho appena finito di pianificare con un’amica una uscita a pranzo tra una settimana. Pianificare, appunto! Planner alla mano! Altra differenza, qui per incontrarsi si deve andare a pranzo in Italia basta un caffe`!
In Italia l’inquinamento acustico e` a livelli allarmanti
Il silenzio della mia casa vicino al bosco  l’ho rimpianto molto e specialmente durante le notti in Italia. 
E` mia convinzione che anche le auto e specialmente i motorini abbiamo marmitte che in America sarebbero illegali. Ma non c’e` “il disturbo della quiete pubblica” ? E che dire delle campane delle chiese? Ed i treni? E le voci? Sono tornata e mio marito mi dice che parlo troppo forte..oddio e` bastato meno di un mese? Ma e` vero che in Italia tutti parlano forte come se fossero soli sulla terra ed a tutte le ore. L’appartamento dove sto quando sono in Italia e` in centro citta` ed anche al mare vivo in mezzo al paese, ma accidenti: quanto rumore arriva dalla strada!  Della musica ad alto volume ho gia` anche parlato, non voglio ripetermi, ma credo di aver reso l’idea.
L’Italia e` bella, ma la gente che ci vive ed i politici se ne fregano

L’Italia ha delle bellissime citta` e paesaggi mozzafiato, ma l’incuria con cui e` tenuta fa male al cuore. Cantieri aperti per anni e mai finiti,sporcizia ed erbacce da ogni parte. Cura maniacale del proprio spazio privato e di quello che sta fuori della porta chissenefrega! Allora vanno bene le feci dei cani e l’odore di urina sui marciapiedi, la spazzatura lasciata fuori sul pianerottolo, tanto non e` casa mia?
Tutti si lamentano, ma poi sono i primi a fregarsene!
Qui all’opposto, fuori casa e` tutto perfetto, se c’e` qualcosa da nascondere e` dentro casa.
In Italia gli aereoporti sono da terzo mondo
Malpensa 2000 e` uno degli aereoporti piu` brutti e disorganizzati che io abbia mai visto. Costruito alla fine degli anni novanta, sembra che lo abbia disegnato un bambino di 5 anni: pareti di un colore verde deprimente, pochi bagni e sempre sporchi e puzzolenti, pavimentazione con ostacoli, cosi` e`proprio facile spingere i bagagli, personale invisibile o maleducato, parcheggi caotici, devo continuare? Adesso ci stanno gia` spendendo fior fior di quattrini in vista dell’EXPO del prossimo anno.
Un modo forse per correggere gli errori fatti, penserete. Direi di no, la perversione continua. Per volare negli Stati Uniti c’e` un’area apposita, ma non e` segnata da nessuna parte e se uno non sa, non la trova! Per arrivarci bisogna passare attraverso il check in degli internazionali per altri paesi, percorrere un lungo corridoio, poi lasciate le valigie, bisogna ributtarsi nella folla di gente ancora con tutti i bagagli per arrivare agli imbarchi. Anche li` ho una domanda: ma perche` per arrivare ai gate bisogna passare DENTRO il duty free? 
Ritorno al problema bagni e vi racconto cosa mi e` capitato domenica. Area imbarchi internazionali:3 bagni donne, due intasati, conseguenza ..fila. Vedo una inserviente che spinge un carrello pieno di scope e detersivi. Mi avvicino e la chiamo gentilemente con uno “scusi Signora!” non si gira e continua a camminare. Ripeto: “scusi Signora” , continua a far finta di non sentirmi , cambia direzione e scappa a gambe levate ( distanza tra me e lei 2 metri). Devo commentare ulteriormente o lascio a voi?






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4 pensieri su “Il ritorno

  1. Pingback: Ci si vede da me? – Un' alessandrina in America

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