Usa: ogni scusa è buona per una bella celebrazione

Questo post e` una versione accorciata e modifcata per il giornale di alcuni post da me scritti per il mio blog. Se mi seguite con costanza vi sembrera` di averlo gia` letto…non proprio, ma non avete tutti i torti. Volevo comunque rendere partecipi i miei concittadini italiani di come si celebra negli USA: ogni scusa e` buona per una celebrazione!

pubblicato da AlessandriaNews il 13 luglio 2014
MILWAUKEE – Lasciate agli americani l’organizzazione delle cerimonie. Ci sanno proprio fare. Possono essere le sfilate per le feste nazionali, dalla parata per il Memorial day, il quarto lunedì del mese di maggio, che commemora i caduti e i veterani delle guerre, a quella del4 luglio, compleanno degli Usa. Possono essere le cerimonie per avvenimenti sportivi, sia a livello nazionale sia delle scuole. O possono essere le consegne di diplomi per qualsiasi risultato, dalle borse di studio ai diplomi, dalle scuole elementari in su. Tutto assume un connotato di festa comunitaria, qualcosa da festeggiare insieme: perché anche che il 100% degli studenti di una scuola si diplomi e nessuno venga lasciato indietro, diventa una festa per tutti e un risultato positivo per la comunità!

L’organizzazione perfetta e la scenografia studiata nei piccoli particolari enfatizza ogni ricorrenza. Vi dico questo perché ormai sono diventata una esperta in celebrazioni, trasformandomi da una persona scettica che le snobbava un po’ in una persona che le vive con gioia in ogni loro istante. In Italia non avevo mai partecipato a sfilate o processioni: le uniche in vita mia forse quelle a Lourdes, quando ero andata a fare i pellegrinaggi con l’Oftal, ma quelle sono particolari e poi ero in servizio. Mai mi sarebbe venuta voglia di andare a Roma a vedere la sfilata del 2 di giugno, devo ammetterlo.

Qui la prima volta che sono andata a vedere una sfilata era perché mia figlia partecipava con la scuola a quella del Memorial day. Era in quarta elementare e vi partecipava con la sua orchestra: violoncelli e contrabbassi su un carro trainato da un trattore e violini e viole a seguire a piedi: una cosa alla buona, una pena da ascoltare. Per fortuna tra il rumore di fondo del pubblico e i suoni dei gruppi che precedevano e seguivano, non era la loro musica il centro dell’attenzione, ma erano comunque lì a porgere rispetto a chi aveva servito in una guerra e alla memoria di chi vi aveva perso la vita. La parata era in un sobborgo di Milwaukee, non in città, ma le strade erano piene di gente, seduta sui bordi con sedie e coperte stese per terra, gente arrivata all’alba solo per partecipare ad un evento comunitario. Alla fine di maggio il clima può essere perfetto o piovere a dirotto, ma il numero di persone non viene influenzato da eventi climatici. Tutti vanno alle parate e sempre rigorosamente vestiti dei colori della bandiera americana, bianco rosso e blu, e tutti sventolano delle bandierine.

A quella prima esperienza ne sono seguite molte altre, il suono dell’orchestra è migliorato, ma l’emozione e gli applausi sono sempre rimasti gli stessi!  Lo stesso succede il 4 luglio, dove la sera un altro momento comunitario è rappresentato dai fuochi d’artificio. Nei vari parchi della città si stendono le coperte per terra, si preparano i panini e si aspetta che diventi notte per guardare tutti con il naso all’insù lo spettacolo.  Che si tratti di celebrazioni di eventi sportivi o scolastici, o di qualsiasi evento comunitario la prima cosa che si fa è cantare l’inno nazionale tutti insieme in piedi con la mano sul cuore. A sottofondo del canto c’è il silenzio assoluto, non un brusio indistinto. È veramente un momento molto partecipato.

Vi parlo di celebrazioni perché oggi vorrei farvi vivere, attraverso le mie parole, una cerimonia che mi ha coinvolta recentemente e con me la mia famiglia, cioè la consegna del diploma di scuola superiore di mia figlia. È la prima cerimonia veramente ufficiale, in cui i ragazzi sono vestiti con la cappa e il tocco, tutti uguali. Ma alla fine di ogni ciclo scolastico la cerimonia per la consegna dei diploma è un momento importante. In Italia non esistono questi momenti. Non c’è mai una celebrazione ufficiale: l’unica che si può avvicinare è quella della laurea, ma anche lì non proprio. Il giorno della laurea c’è anche la discussione, c’è la tensione del dover ancora superare un esame, l’incognita del voto finale. Poi la consegna dell’agognato diploma è una cosa intima, se mai condiviso con quegli altri cinque o sei colleghi che hanno discusso la tesi quel giorno. Alla fine di ogni altro ciclo scolastico si lascia la scuola alla spicciolata, il diploma in segreteria da andare a prendere dopo qualche mese e i compagni visti per l’ultima volta agli scritti degli esami, poi basta. Che brutto! Sembra che la scuola sminuisca se stessa e la sua importanza educativa.

Qui tutto invece reclama l’importanza del ruolo della scuola per creare gli adulti del futuro, per celebrare quello che i ragazzi hanno già ottenuto fin lì e augurargli di fare ancora meglio in futuro. Qui il giorno dei diplomi è solamente un giorno di festa. Gli esami sono finiti, i voti sono stati dati e tutti sono uguali, se non si conosce qualche trucco per capire quali sono gli studenti che hanno ricevuto i voti migliori. La cerimonia viene preparata con molte prove, perché c’é anche una coreografia da rispettare. I ragazzi sono tutti vestiti uguali con cappa e tocco dei colori della scuola e, se ci pensate, è una cosa giusta poiché non si fanno differenze tra chi può permettersi abiti costosi e chi no.

Vi dirò di come si è svolta la cerimonia di mia figlia, ma mi immagino poche differenze tra le varie scuole. La cerimonia si svolge sempre nel palazzetto sportivo della scuola, che è enorme. D’altra parte gli studenti quest’anno erano 350 e se si pensa che ognuno avrebbe potuto portare fino ad otto parenti ecco che si capisce come ci voglia uno spazio così. Dopo l’entrata dei professori, anche loro tutti vestiti con la cappa e il tocco neri, sono entrati gli studenti al suono di una marcia che si chiamaPomp and Circumstances, che è un classico delle celebrazioni della consegna dei diplomi. Si sono sistemati a sedere in ordine alfabetico con i posti già assegnati e una certa enfasi sull’entrata e la camminata. La cerimonia è proseguita con l’inno nazionale cantato dal coro dei diplomandi, vari discorsi, sia fatti da alcuni degli studenti, sia dal preside e da quello che possiamo definire il corrispondente del nostro provveditore.

Il discorso più lungo è di solito quello fatto dal valedictorian, cioè lo studente migliore. Dicevo che bisogna sapere, per capire chi sono gli studenti migliori: essi hanno il tassello dorato sul tocco, invece che con i colori della scuola, e portano anche un cordone dorato al collo.  Comunque dopo i discorsi, ad uno ad uno gli studenti sono saliti sul palco, mentre il professore votato dagli studenti (anche quello è un onore per il professore, cioé l’essere prescelto) leggeva il loro nome e sul maxischermo passava la foto dell’annuario e il momento della cerimonia e della stretta di mano del preside con la consegna del diploma, cosicché tutti, anche chi era lontano dal palco, poteva vedere.Alla fine ci sono stati ancora alcuni ringraziamenti, gli auguri finali e poi un momento simbolico. Il tassello che prima del diploma pendeva a destra del tocco è stato da tutti simultaneamente, spostato a sinistra tra gli applausi calorosi del pubblico.

Qualcuno si domanderà dove e quando avviene il lancio dei cappelli in aria che molti film ci hanno fatto vedere. Lo avevo chiesto anche ai miei studenti dell’università e mi avevano detto che non si faceva più per il caos che comportava, cioè un conto è lanciare in aria il cappello, ma poi riprenderlo? Ero rassegnata e anche un po’ triste, mi aspettavo quel momento da quando mia figlia era andata a scuola il primo giorno 13 anni fa, invece ho avuto una bella sorpresa quando preside ha invitato tutti i presenti a riunirsi all’esterno della scuola per questa tradizione. Felice, perché sono anche riuscita a fissarla in foto.

Dopo la cerimonia i ragazzi si sono rincorsi per fotografarsi in gruppi con gli amici e fissare nella memoria le persone che sono state parte delle loro vite per quattro anni, ma molti per molto più tempo. Molti dei nomi che vedevo passare sullo schermo erano nomi noti, ma le facce barbute dei ragazzi e i visi ormai adulti, non li riconoscevo più. Molti di loro lasceranno la città per andare all’università, ve ne parlerò ampiamente e con nostalgia dall’autunno, quando anche mia figlia se ne andrà. Molti non si vedranno se non i quelle riunioni che fanno tanto film americano dopo 25 anni.

Di certo non sarà come per me e i miei compagni del liceo che ci vediamo ancora ogni estate quando io torno in Italia, perché molti di loro sono ancora ad Alessandria. Per gli americani le strade si separano perché molti di loro, andando all’università in stati diversi, trovano lavoro e famiglia là a non tornano più indietro.

Chissà se i ragazzi si ricorderanno di questa cerimonia o se quelle a seguire cancelleranno dalla memoria questa. Di certo noi genitori ce le ricorderemo tutte. Mi sembra ieri che mia figlia riceveva il diploma di quinta elementare con il suo vestitino a fiori che tanto aveva voluto e che io avevo comprato per non farla sentire diversa dalle compagne, ma che non era proprio di mio gusto. Quando abbiamo trovato le foto di quel vecchio diploma mi ha chiesto “perché mamma mi hai vestita così?”. Devo aggiungere altro?

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2 pensieri su “Usa: ogni scusa è buona per una bella celebrazione

  1. Bello questo post! Ho cominciato a leggere il tuo blog un paio di settimane fa, e devo dire che mi piace molto il tuo punto di vista. Sono un’americana che studia l’italiano, e mi interessano le tue impressioni e il modo in cui scrivi i tuoi opinioni così equilibrati e ben pensati. Riesci a descrivere sia il bene sia il male degli USA. Pian piano sto leggendo anche i vecchi post. Complimenti, davvero, Claudia!

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