Il tempo per pensare


Pubblicato da Alessandria News 6 luglio 2014

MILWAUKEE – Non avrei del tempo da perdere, invece ne perdo sempre tantissimo e purtroppo in qualcosa a cui non posso ovviare. In una settimana ho percorso più di 500 km (350 miglia), trascorrendo troppo tempo in macchina. La cosa più stupefacente è che non sono andata a fare dei viaggi particolarmente lunghi: ho messo benzina tornando da Chicago domenica scorsa, quindi tutto il mio girovagare è stato locale. E questa settimana non è stata diversa dalle altre, questa è la mia media settimanale. Quanto tempo ogni giorno perdo per andare al lavoro o fare spese? Da casa mia non riesco a raggiungere a piedi nessun negozio, solo una farmacia, ma dopo una camminata a passo svelto di 15 minuti in mezzo alla campagna. E pensare che vivo in una città grande, ma non enorme, che si fa vanto di avere dei tempi di percorrenza casa-lavoro brevi, non certo paragonabili a quelli di NY o anche Milano o Roma.

Il problema è che io non vengo né da Milano né da Roma, ma da una città della provincia italiana, dove riuscivo a fare un mondo di cose, in poco tempo, e le giornate mi sembravano lunghissime, anche se lavoravo lontano da casa e dovevo usare la macchina per raggiungere il posto di lavoro, che distava circa 20 km da dove vivevo. Invece qui è tutto dilatato, tempi e spazi. Per fare la spesa devo preventivare almeno due ore o più se devo andare a cercare qualcosa che nel supermercato più vicino a casa, non c’è. Ma non parlo solo di spesa, parlo di tutto, di percorrenze per fare qualunque cosa o arrivare in qualunque luogo. Mia figlia guida, ma non ha una macchina, quindi molto spesso dipende da me, altrimenti sono io che rimango appiedata. Le giornate si passano in macchina.

Ci sono però lati positivi in questa perdita di tempo quotidiana. Riesco a pensare. Se mia mamma legge questo, le viene un colpo, ma ammetto che certe volte arrivo a destinazione con pilota automatico. Vi è mai capitato? Vorrei potermi dotare di qualche lettore mentale che riesca a registrare i miei pensieri, perché mentre guido sono efficientissima. Ripasso mentalmente le lezioni per l’università (e, miracolo, se sono in inglese, il mio inglese è perfetto, tanto che mi ricordo anche parole che fanno tanto “quella l’inglese lo sa!”), penso a post per il blog, mi vengono idee per gli articoli per AlessandriaNews, oltre a cose più terra a terra come la lista della spesa. Riesco ad ascoltare la musica che piace a me (Cold Play a tutto volume), ma soprattutto mi diverto un mondo a guardare le targhe delle macchine, quando queste sono personalizzate.

In Italia ai miei tempi, le targhe avevano ben visibile la provenienza Al, At, Mi, Pt, quindi il passatempo di noi ragazzini (in tempi in cui il seggiolino della macchina e le cinture di sicurezza erano una cosa da fantascienza e si trascorrevano i viaggi in macchina in ginocchio sul sedile posteriore con il naso attaccato al lunotto posteriore a salutare i passeggeri di altre auto, alla faccia della sicurezza) era quello di capire da dove l’auto proveniva, ripassando anche un po’ le province italiane. Ecco perché, essendo io del nord Italia, ho qualche lacuna in geografia a partire dal centro Italia in giù. Rieti e Chieti, erano due bestie grame, e la Sicilia con tutte quelle province! E quando si vedeva una macchina targata CN si allertava il babbo che guidava, perché c’era la nomea che quelli di Cuneo (e ho tanti amici là, quindi scusatemi) non sapessero guidare. Passatempi da ragazzini, appunto, ma qui?

La personalizzazione delle targhe ha raggiunto tutt’altro livello. Vorrei potermi ricordare tutte le targhe che mi hanno fatto sorridere o mi hanno sconcertato. InWisconsin la targa normale porta tre numeri. un trattino poi tre lettere, in tutto quindi ci sono 7 spazi. Uno può decidere di ricevere una targa normale (come abbiamo fatto noi, a cui il concetto di personalizzazione era del tutto estraneo e devo ammettere che anche ora mi sembra un buttare via i soldi, ma meno male che c’è perché altrimenti come farei a scriverne?) oppure di pagare una certa cifra e poterla personalizzare.

Perché la personalizzazione varia dal semplice cognome SMITH-1 a vere e proprie storie da interpretare. Poiché con le consonanti è più facile capire il significato, alle volte le targhe sono una sfilza di consonanti FRVRYNG (forever young) IMSMSMM (I am Sam, Sam I am, libro di Dr. Seuss) sono due che mi ricordo, ma come ho detto mi piacerebbe avere una macchina fotografica che mi permettesse di ricordarmi tutte le targhe che vedo. Credo che prima di venire accettata la targa debba essere approvata. Mi immagino un impiegato che inserisce la targa nel motore di ricerca per vedere se è una parolaccia o qualcosa di improprio in qualche lingua del mondo! Mi domando come facessero prima dell’avvento di internet. So solo che mi aveva fatto morire dal ridere ciò che mi aveva raccontato un’amica della California, il cui figlio più di vent’anni fa aveva cercato di far accettare una targa con un modo di dire bolognese non proprio raffinato e gli era stato rifiutato. O era stato particolarmente sfortunato a trovare uno che sapeva cosa voleva dire oppure avevano già i loro metodi!

Comunque la targa che non mi scorderò mai e che ancora adesso mi lascia perplessa sul suo vero significato è questa: RIP-MOM. La interpretate? Riposa in pace mamma. Sarà questa ad imperituro ricordo di una madre morta (ma lo mettereste sulla targa?) o il vero significato è “finalmente te ne sei andata e mi hai lasciato l’eredità”?? A voi l’ardua sentenza… a me gli incubi di incontrare di nuovo il tizio!

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2 pensieri su “Il tempo per pensare

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