Tipi da Spiaggia

Lo stabilimento balneare italiano e’ un microcosmo rappresentativo della societa’ , in costume e calzoncini corti.

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DONNE

Ci sono certi post per cui hai  idee, sai di cosa vorresti scrivere, ma non sai come scriverli perche’ non vorresti mai offendere chi ti legge e anche perche’ riconosci certi difetti che vorresti prendere in considerazione in te stessa. Quello di cui voglio scrivere oggi e’ di noi donne italiane, come siamo e quali sono i nostri pregi e difetti.
Insomma sono qui in Italia, con un vasto campionario davanti a me, sia di donne che conosco sia di donne che vedo passare per strada,  per cui lasciarmi sfuggire un’occasione cosi’ ghiotta sarebbe un vero peccato. Allora chiedo venia in anticipo per quello che diro’. Ricordatevi che e’ innanzi tutto autocritica.
Non sono una psicologa e non mi interessa fare neanche un trattato di sociologia. Le mie sono considerazioni da “ombrellone”: superficiali e un po’ maligne, certe volte, ma spero veritiere e le scrivo perche’ alla fine certi sono ancora miei difetti, anche se vivo lontana da tanti anni. Ammetterlo e’ gia’ un passo avanti …o no?
Le donne, noi donne, italiane come siamo rispetto alle nostre sorelle americane, che io conosco in quanto vivo negli Stati Uniti? Come siamo da bambine, adolescenti, donne giovani e poi un po’ piu’ avanti con l’eta’? E poi come diventiamo da anziane?
Quando si ha una figlia femmina, si immagina gia’ nel futuro di avere un’amica in nostra figlia. Io sono stata fortunata. Credo che pur rimanendo sua madre, il rapporto che ho con lei sia di rispetto reciproco e di confidenza, e come me tutte le mie amiche sia italiane che americane. Non vedo differenze. Non ho visto differenze neanche nel crescere figli maschi o femmine tra me e le mie amiche. Quando i bimbi sono piccolini l’unica cosa ridicola che succede in America e’ l’estrema pudicizia un po’ bigotta che fa si che, per esempio, allattare in pubblico sia visto male negli Stati Uniti come se il seno famminile che allatta non sia visto come una madre che nutre il proprio figlio, ma come un seno femminile che puo’ essere oggetto di attenzioni sessuali. Lego a questo l’obbligo sociale ( non credo sia una legge, questo no!) a mettere costumini interi o due pezzi a bimbe, anche di pochi mesi, quando in piscina o in spiaggia. Punti all’Italia dove maschietti e femminucce sono indistinguibili e dove girano anche nudi in spiaggia se piccolini!!!
Poi le bambine italiane crescono e stanno diventando sempre piu’ belle e alte, ad ogni nuova generazione. Complice la migliore alimentazione e soprattutto le bistecche di cui ci hanno rimpinzate le nostre mamme, stiamo crescendo. Io, che sono una tappa e tale mi sento negli USA tra le mie coetanee, qui sto nel mucchio e addirittura torreggio sulle donne piu’ anziane di me, che si rimpiccioliscono e si incurvano molto prima delle americane. Le bambine e ragazzine italiane sono molto belle e lo sanno e per questo perdono la loro innocenza ( non in senso fisico..quello non lo so) molto prima delle bambine americane. Alle medie in USA le ragazzine sono ancora bambine: la moda negli USA per quell’eta’ e’ ancora con disegni di Disney e con principesse. In Italia sono donne. Dagli abiti ai capelli, al trucco tutto e’ piu’ provocante.Io non sono una bacchettona, mai stata, ma chi nota questo e’ mia figlia che di anni ne ha diciotto e ha fatto lei questa considerazione basandosi sulla sua esperienza diretta piuttosto recente.

La moda nei negozi italiani per ragazzine 12 -13 enni e’ scioccante…pizzi, scritte in inglese che dicono cose che, chi l’inglese lo sa leggere, rimane basito. Poi ( e questo maschi e femmine naturalmente) hanno tutti i gadget elettronici possibili ed immaginabili, ultimo modello. In spiaggia ho chiesto ad una ragazzina, che mi pareva avesse l’iphone, se avesse il cavo per ricaricarlo perche’ il mio cellulare stava..morendo. Lei ha guardato il mio fedele 4S e con sguardo sempre piu’ schifato:” io ho il 5Snon quello li’ vecchio”. Ok! Colpita ed affondata!
Il trucco? Ma perche’? E perche’ devono essere cosi’ provocanti a quell’eta’? Non c’e’  ancora tempo per quello? E dove sono le madri: non le vedono quando escono? Forse sono diventate troppo amiche e non riescono a dire di no ed opporsi a quello che le figlie chiedono. Oppure si piegano a tutti i capricci delle figlie per spirito di rivalsa contro i propri di genitori, che quelle cose non gliele hanno date? Non lo so, ma vedo molte ragazzine giovani “troppo tutto”!
All’eta’ di mia figlia le cose si ribilanciano e ridiventano simili agli Stati Uniti, con la differenza che le diciottenni americane a questo punto sono pronte a spiccare il volo mentre le coetanee italiane non ci pensano proprio! La vita italiana dei ventenni di oggi ruota intorno agli amici, a casa, come “ai miei tempi” per maschi e femmine. Causa forse il fatto che si sta bene a casa ( con la mamma che fa tutto) nessuno si schioda. E se la cosa e’ comprensibile se si studia o non c’e’ un lavoro che possa permettere il grande balzo, non lo e’ se il lavoro c’e’. Nessuno dei miei amici con figlie vicine piu’ ai trenta che ai venti le ha sposate, anzi le giovani donne italiane fuggono da rapporti sentimentali stabili e duraturi. Ne avevo parlato un po’ di tempo fa con un’amica con figlia 25enne che mi aveva raccontato come la ragazza non trovasse nessun ragazzo  pronto ad impegnarsi e di come  tutti i suoi coetaneei fossero superficiali ed immaturi. Tutti ‘sti galletti che si pavoneggiano nel loro machismo, sono molto immaturi e hanno molto poco rispetto delle donne; anche mia figlia conferma questa opinione riguardo i ragazzi italiani un po’ piu’ giovani, con cui e’ venuta in contatto.
Parliamo ora delle quantenni-cinquantenni Italiane, cioe’ le mie coetanee. Non e’ facile invecchiare,ne’ in America ne’ in Italia. A mio parere c’e’ troppa rassegnazione all’inevitabile declino negli USA e troppo poco in Italia. Negli USA le donne, che sono bellissime da giovani, invecchiano e si appesantiscono presto. Cominciano a vestirsi da matrone prima del tempo. I Mamy’s Jeans..orrore!!! Pero’ sono piu’ naturali perche’ certe volte noi italiane sfioriamo ( oddio..alcune volte anche superiamo) il ridicolo. Per esempio il ricorso alla chirurgia plastica.Conosco molte donne ritoccate in Italia, quasi nessuna negli USA! Per carita’ ne conosco anche tante non ritoccate in Italia, quasi nessuna delle mie amiche lo e’ e non pensate che io colpevolizzi chi ha i soldi per farsi un ritocchino. Quello che trovo strano e’ che molte di quelle ritoccate lo siano un po’ troppo. Le labbra diventano fecilmente a canotto e le espressioni un po’ stupite..poi se hanno i soldi per pagare botox o filler di collagene o quant’altro..ma perche’ prima non si fanno un  bel giro dal dentista? Alla mia eta’, quando torno in Italia il complimento che ricevo piu’ spesso e’ che ho dei denti bianchi ed un bel sorriso, perche’ alla fine ci si puo’ vestire da Prada o Gucci, ma se aprendo bocca si mostrano denti grigiastri e ..rendo l’idea? Allora meglio vestirsi al mercato ed andare dal dentista.
E quante donne fumano, piu’ degli uomini! E fumano dai 14 -15 anni e non come noi che magari se si fumava, si fumava di nascosto. Mia figlia mi dice che fumare e’ proprio in disuso negli USA,magari girano altri tipi di fumo in alcuni ambienti, ma grazie forse anche alle leggi che ci sono, ormai fumare sigarette e’ proprio da paria.Se mai, le ragazze e donne americane alzano un po’ troppo il gomito (come gia’ detto in Bere per divertirsi)
E le donne italiane possono essere le migliori amiche o le peggior nemiche delle loro simili. Amiche perche’ noi italiane  ci coinvolgiamo da sole nei problemi degli altri e cerchiamo di aiutare in tutti i modi, al limite dell’invadenza. Nemiche perche’ il taglio del colletto e’ uno dei nostri sport preferiti …per il “bene di qualcun altro” una bella coltellata nella schiena non si rifiuta a nessuno! Con le americane invece e’ molto difficile entrare in confidenza, per anni un rapporto rimane sul superficiale e nessuno se la prende se non ci si sente per un po’ o per molto tempo. Le donne in Italia pero’ non sorridono mai, forse non vogliono farsi venire le rughe e non fanno mai complimenti alle altre donne loro coetanee. Negli Stati uniti invece e’ molto facile ricevere complimenti ( ma solo da altre donne) anche sconosciute. Io che ho  adottato questa consuetudine, che trovo generosa e liberatoria e proprio perche’ viene da un’altra donna, senza secondi fini, in Italia vengo guardata con sospetto. E’ mai capitato a voi?
La moda italiana poi e’ molto bella, i materiali sono belli e le vetrine rimandano immagini idilliache di desideri e corpi perfetti. Questa e’ la teoria, poi c’e’ la pratica, che non ferma le cinquantenni dal vestirsi come se di anni ne avessero la meta’. E’ una realizzazione che mi ha un po’ scioccata e mi ha fatto porgere a me stessa domande come: Ma io sono ridicola per come mi vesto? Posso ancora mostrare le ginocchia senza che si possa pensare che io abbia fatto razzia nel guardaroba di mia figlia diciottenne? Non e’ che sembra che io sia in competizione con chi e’ piu’ giovane di me? Allo stesso tempo non sono pronta per i mamy jeans e ci tengo ancora un po’ troppo alla moda da mettere i remi in barca. Pero’ ci sono cose che non metterei mai: paillettes e scritte sulle Tshirt, zeppone e borchie su scarpe e borse, cose troppo strette e troppo corte a mostrare la pancia ( che potrebbe anche essere da palestrata non la mia, ma rimane sempre una pancia –anta).
Poi diventeremo piu’ anziane e diventeremo nonne. Le nonne italiane sono vere nonne, al servizio dei figli e nipoti, pronte a sostituirsi ad asili e baby sitter al bisogno, per permettere qualche fine settimana romantico ai figli o per portare al mare o in montagna i nipoti. Nonne sempre presenti nelle vite della famiglia, a scapito della loro di vita e del povero nonno. Negli Stati Uniti questa figura  si vede solo nelle famiglie italo – americane, altrimenti bye bye. Gli empty nesters, vogliono rimanere tali. La conquistata liberta’ dai figli permette ai nonni weekend romantici e vacanze esotiche, non ai piu’ giovani…  Noi mamme expat con i nonni lontani, siamo gia’ abituate..abbiamo fatto tutto da sole dal primo giorno. Chissa’ che nonna saro’ io? Per ora mi godo la fase da empty nester. Tutti mi dicono che sara’ bellissimo ritrovare il proprio marito e ridiventare coppia. Adesso se penso che fra un mese la “piccola” se ne andra’ mi sembra una assurdita’. Vi faro’ sapere.
PS: poi ci sono post che diventano troppo lunghi come lo e’ questo! Coraggio siete alla fine!
 foto da Giornalettismo.it e Woots.it 

Un viaggio attraverso i sensi

Un viaggio si vive con tutti i sensi, e naturalmente quando si tratta di un viaggio nel proprio paese d’origine a maggior ragione essi vengono stimolati: ritornano alla superficie sensazioni da memorie lontane e se ne creano di nuove. Non sono sempre tutti stimoli positivi, ma per fortuna mi accorgo che cio’ che e’ positivo ancora supera cio’ che e’ negativo, meno male! Sono in Italia in vacanza e annuso, guardo, tocco, ascolto a piu’ non posso e voglio raccontarvi queste mie sensazioni.
Do molta importanza all’olfatto: riconosco il profumo dei gelsi nella campagna che circonda la mia citta’, mi inebria il profumo del mare e della natura ligure, ma anche piu’ terra-terra, mi riempio degli odori di certi negozi, cosa che negli asettici negozi statunitensi non mi capita. Oggi sono entrata in un vecchio colorificio per comprare un blocco da disegno per mia figlia: quel profumo di trementina e di colori che richiama la tradizione, indimenticabile, e’ riemerso dalla memoria facendomi sentire bambina. Entrare in una salumeria, dove c’e’ quel misto di odori , di formaggi e di pelle di salame: se vivete in Italia lo date per scontato, ma vi basta essere lontani che sertirlo e vi fa venire un groppo allo stomaco: mi e’ capitato di andare da Eataly a Chicago alcune settimane fa ed eccolo li’ nell’angolo della salumeria quel preciso odore, che in questa ultima settimana ho annusato vogliosamente e abbondantemente nel mio tour de force  per mangiare tutte le cose che mi mancano normalmente e che adesso deliziano non solo il mio olfatto, ma anche il mio gusto ed i miei occhi,  ma che appena poco fa era una memoria lontana un anno. Per non parlare del profumo del pane fresco e della focaccia che escono trionfanti dale panetterie e l’odore di pesce delle pescherie o dei caffe’ dei bar. E’ un misto di odori e profumi che parlano di tradizioni e di vita vissuta anche per le strade.
Gli odori della citta’ non solo solo profumi purtroppo, lo smog attanaglia le mie narici facendomi mancare il respiro, l’odore di sudore troppo comune qui d’estate a cui non sono piu’ abituata ( non che lo fossi prima, ma adesso mi colpisce ancora di piu’) , quello dei bidoni sempre troppo pieni di spazzatura e quello dell’urina che e’ purtroppo una costante di ogni passaggio solo un po’ piu’ protetto dalla pubblica vista.
Gli occhi seguono il naso, non ve ne siete mai accorti? Alla fine, come gli animali, ci basiamo molto di piu’ sull’olfatto che sulla vista per avvicinarci o allontanarci da qualcosa o qualcuno. I miei occhi comunque vagano curiosi: riconosco le persone come  mie, mie perche’ sono parte della mia stessa gente. Le donne anziane piccole e minute, le mie coetanee troppo  tirate ( mi domando se sarei diventata cosi’ anche io se fossi rimasta qui), le ragazze giovani troppo vistose e provocanti.  Nessuno sorride, le donne guardano le altre donne con un misto di invidia e controllo, molti uomini indugiano un po’ troppo e specialmente su mia figlia. Lei che non e’ abituata, e’ infastidita ed imbarazzata ( assolutamente non lusingata:  e’ troppo Americana), io, che ci sono passata, lo trovo parte del “paesaggio”  e alla fine, poiche’  in America sono invece totalmente invisibile,  tutto questo fastidio non me lo da’… vuol dire che qualcuno mi guarda ancora ( anche se l’eta’ media dell’occhiataro-mi invento le parole- si e’ notevolmente alzata!). I miei occhi indugiano molto sui paesaggi, cosi’ diversi da quelli dell’area degli USA dove vivo. Complici le pioggie che mi dicono, sono state la caratteristica dell’inverno e della primavera passati, tutto e’ straordinariamente, rigogliosamente verde! In macchina ieri ho passato gli Appennini per arrivare al mare e i paesini,molti con castelli,  che si stagliavano contro il cielo blu, non mi sono mai sembrati cosi’ belli. Oggi il mare e’ blu, e non sara’ quello dei Caraibi, ma sa di estate, giochi sotto l’ombrellone, amici mai dimenticati e oziosi pomeriggi senza aria condizionata, ma con il venticello dal mare a rinfrescare e ad invogliare il sonno per un riposino pomeridiano senza pensieri.
L’udito si bea dei diversi accenti ed inflessioni del linguaggio: nella mia citta’ i neh? A chiedere conferma di qualcosa, la erre arrotolata e la cadenza familiare. In Liguria c’e’quel misto di accenti vacanzieri generalmente del nord italia, Milano Torino Genova, gia’ la persone da Bergamo in la’ diventano piu’ rare. Negli ultimi anni si sentono lingue diverse, che invece erano rarissime quando vivevo qui.  A parte le lingue c’e’comunque sempre troppo rumore: direi che siamo ai limiti dell’inquinamento acustico. Io che in USA vivo ai bordi del bosco, con l’unico rumore gli uccellini ( o gli ululati notturni di qualche non specificato essere che non voglio scoprire), non sono abituata. Noi italiani produciamo un sacco di rumore. Parliamo forte, sentendoci come attori su un palcoscenico che devono rendere partecipi tutti delle loro vicende personali, ascoltiamo la musica senza auricolari , abbiamo quei maledetti Ape Piaggio e motorini che fanno piu’ rumore di un aereo,  i cellulari hanno le suonerie piu’ odiose e rumorose del pianeta e mai rispondiamo al primo squillo! Ok qui ho esagerato avrei bisogno io di una suoneria piu’tosta visto  che vengo accusata  da tutti di non rispondere mai al telefono, ma ho reso l’idea vero? E poi ci sono i treni,e la gente che alle tre di notte parla forte come se fosse mezzogiorno,  ma ci sono anche le campane delle chiese e quelle, nonostante battano i rintocchi a tutte le ore e al mattino, specialmente la domenica e nei paesi, vadano in onda delle vere e proprie sinfonie, sono un suono  ben accetto: parlano di tradizioni,morti e vite, nascite matrimoni e vicende umane belle o brutte.
Ed il tatto? Le sensazioni tattili sono meno esplosive, ma ci sono . I legni vecchi dei mobili di casa hanno quella ruvidezza che sa di storia, come sa di storia e vissuto il velluto delle poltrone della nonna. I piedi sono stanchi , ma felici..il caldo dell’asfalto o della sabbia sognifica lunghe camminate, che mi sogno negli States, dove sono costretta ad usare la macchina sempre.

Ho finito  il mio viaggio attraverso i miei sensi, non ho pero’ ancora finita la mia vacanza in Italia e sono  ancora ansiosa di incamerare altre memorie da portare indietro con me e da riconoscere durante il mio prossimo viaggio o in luoghi estranei dove un odore, un colore o un suono mi possano parlare di casa.

Usa: ogni scusa è buona per una bella celebrazione

Questo post e` una versione accorciata e modifcata per il giornale di alcuni post da me scritti per il mio blog. Se mi seguite con costanza vi sembrera` di averlo gia` letto…non proprio, ma non avete tutti i torti. Volevo comunque rendere partecipi i miei concittadini italiani di come si celebra negli USA: ogni scusa e` buona per una celebrazione!

pubblicato da AlessandriaNews il 13 luglio 2014
MILWAUKEE – Lasciate agli americani l’organizzazione delle cerimonie. Ci sanno proprio fare. Possono essere le sfilate per le feste nazionali, dalla parata per il Memorial day, il quarto lunedì del mese di maggio, che commemora i caduti e i veterani delle guerre, a quella del4 luglio, compleanno degli Usa. Possono essere le cerimonie per avvenimenti sportivi, sia a livello nazionale sia delle scuole. O possono essere le consegne di diplomi per qualsiasi risultato, dalle borse di studio ai diplomi, dalle scuole elementari in su. Tutto assume un connotato di festa comunitaria, qualcosa da festeggiare insieme: perché anche che il 100% degli studenti di una scuola si diplomi e nessuno venga lasciato indietro, diventa una festa per tutti e un risultato positivo per la comunità!

L’organizzazione perfetta e la scenografia studiata nei piccoli particolari enfatizza ogni ricorrenza. Vi dico questo perché ormai sono diventata una esperta in celebrazioni, trasformandomi da una persona scettica che le snobbava un po’ in una persona che le vive con gioia in ogni loro istante. In Italia non avevo mai partecipato a sfilate o processioni: le uniche in vita mia forse quelle a Lourdes, quando ero andata a fare i pellegrinaggi con l’Oftal, ma quelle sono particolari e poi ero in servizio. Mai mi sarebbe venuta voglia di andare a Roma a vedere la sfilata del 2 di giugno, devo ammetterlo.

Qui la prima volta che sono andata a vedere una sfilata era perché mia figlia partecipava con la scuola a quella del Memorial day. Era in quarta elementare e vi partecipava con la sua orchestra: violoncelli e contrabbassi su un carro trainato da un trattore e violini e viole a seguire a piedi: una cosa alla buona, una pena da ascoltare. Per fortuna tra il rumore di fondo del pubblico e i suoni dei gruppi che precedevano e seguivano, non era la loro musica il centro dell’attenzione, ma erano comunque lì a porgere rispetto a chi aveva servito in una guerra e alla memoria di chi vi aveva perso la vita. La parata era in un sobborgo di Milwaukee, non in città, ma le strade erano piene di gente, seduta sui bordi con sedie e coperte stese per terra, gente arrivata all’alba solo per partecipare ad un evento comunitario. Alla fine di maggio il clima può essere perfetto o piovere a dirotto, ma il numero di persone non viene influenzato da eventi climatici. Tutti vanno alle parate e sempre rigorosamente vestiti dei colori della bandiera americana, bianco rosso e blu, e tutti sventolano delle bandierine.

A quella prima esperienza ne sono seguite molte altre, il suono dell’orchestra è migliorato, ma l’emozione e gli applausi sono sempre rimasti gli stessi!  Lo stesso succede il 4 luglio, dove la sera un altro momento comunitario è rappresentato dai fuochi d’artificio. Nei vari parchi della città si stendono le coperte per terra, si preparano i panini e si aspetta che diventi notte per guardare tutti con il naso all’insù lo spettacolo.  Che si tratti di celebrazioni di eventi sportivi o scolastici, o di qualsiasi evento comunitario la prima cosa che si fa è cantare l’inno nazionale tutti insieme in piedi con la mano sul cuore. A sottofondo del canto c’è il silenzio assoluto, non un brusio indistinto. È veramente un momento molto partecipato.

Vi parlo di celebrazioni perché oggi vorrei farvi vivere, attraverso le mie parole, una cerimonia che mi ha coinvolta recentemente e con me la mia famiglia, cioè la consegna del diploma di scuola superiore di mia figlia. È la prima cerimonia veramente ufficiale, in cui i ragazzi sono vestiti con la cappa e il tocco, tutti uguali. Ma alla fine di ogni ciclo scolastico la cerimonia per la consegna dei diploma è un momento importante. In Italia non esistono questi momenti. Non c’è mai una celebrazione ufficiale: l’unica che si può avvicinare è quella della laurea, ma anche lì non proprio. Il giorno della laurea c’è anche la discussione, c’è la tensione del dover ancora superare un esame, l’incognita del voto finale. Poi la consegna dell’agognato diploma è una cosa intima, se mai condiviso con quegli altri cinque o sei colleghi che hanno discusso la tesi quel giorno. Alla fine di ogni altro ciclo scolastico si lascia la scuola alla spicciolata, il diploma in segreteria da andare a prendere dopo qualche mese e i compagni visti per l’ultima volta agli scritti degli esami, poi basta. Che brutto! Sembra che la scuola sminuisca se stessa e la sua importanza educativa.

Qui tutto invece reclama l’importanza del ruolo della scuola per creare gli adulti del futuro, per celebrare quello che i ragazzi hanno già ottenuto fin lì e augurargli di fare ancora meglio in futuro. Qui il giorno dei diplomi è solamente un giorno di festa. Gli esami sono finiti, i voti sono stati dati e tutti sono uguali, se non si conosce qualche trucco per capire quali sono gli studenti che hanno ricevuto i voti migliori. La cerimonia viene preparata con molte prove, perché c’é anche una coreografia da rispettare. I ragazzi sono tutti vestiti uguali con cappa e tocco dei colori della scuola e, se ci pensate, è una cosa giusta poiché non si fanno differenze tra chi può permettersi abiti costosi e chi no.

Vi dirò di come si è svolta la cerimonia di mia figlia, ma mi immagino poche differenze tra le varie scuole. La cerimonia si svolge sempre nel palazzetto sportivo della scuola, che è enorme. D’altra parte gli studenti quest’anno erano 350 e se si pensa che ognuno avrebbe potuto portare fino ad otto parenti ecco che si capisce come ci voglia uno spazio così. Dopo l’entrata dei professori, anche loro tutti vestiti con la cappa e il tocco neri, sono entrati gli studenti al suono di una marcia che si chiamaPomp and Circumstances, che è un classico delle celebrazioni della consegna dei diplomi. Si sono sistemati a sedere in ordine alfabetico con i posti già assegnati e una certa enfasi sull’entrata e la camminata. La cerimonia è proseguita con l’inno nazionale cantato dal coro dei diplomandi, vari discorsi, sia fatti da alcuni degli studenti, sia dal preside e da quello che possiamo definire il corrispondente del nostro provveditore.

Il discorso più lungo è di solito quello fatto dal valedictorian, cioè lo studente migliore. Dicevo che bisogna sapere, per capire chi sono gli studenti migliori: essi hanno il tassello dorato sul tocco, invece che con i colori della scuola, e portano anche un cordone dorato al collo.  Comunque dopo i discorsi, ad uno ad uno gli studenti sono saliti sul palco, mentre il professore votato dagli studenti (anche quello è un onore per il professore, cioé l’essere prescelto) leggeva il loro nome e sul maxischermo passava la foto dell’annuario e il momento della cerimonia e della stretta di mano del preside con la consegna del diploma, cosicché tutti, anche chi era lontano dal palco, poteva vedere.Alla fine ci sono stati ancora alcuni ringraziamenti, gli auguri finali e poi un momento simbolico. Il tassello che prima del diploma pendeva a destra del tocco è stato da tutti simultaneamente, spostato a sinistra tra gli applausi calorosi del pubblico.

Qualcuno si domanderà dove e quando avviene il lancio dei cappelli in aria che molti film ci hanno fatto vedere. Lo avevo chiesto anche ai miei studenti dell’università e mi avevano detto che non si faceva più per il caos che comportava, cioè un conto è lanciare in aria il cappello, ma poi riprenderlo? Ero rassegnata e anche un po’ triste, mi aspettavo quel momento da quando mia figlia era andata a scuola il primo giorno 13 anni fa, invece ho avuto una bella sorpresa quando preside ha invitato tutti i presenti a riunirsi all’esterno della scuola per questa tradizione. Felice, perché sono anche riuscita a fissarla in foto.

Dopo la cerimonia i ragazzi si sono rincorsi per fotografarsi in gruppi con gli amici e fissare nella memoria le persone che sono state parte delle loro vite per quattro anni, ma molti per molto più tempo. Molti dei nomi che vedevo passare sullo schermo erano nomi noti, ma le facce barbute dei ragazzi e i visi ormai adulti, non li riconoscevo più. Molti di loro lasceranno la città per andare all’università, ve ne parlerò ampiamente e con nostalgia dall’autunno, quando anche mia figlia se ne andrà. Molti non si vedranno se non i quelle riunioni che fanno tanto film americano dopo 25 anni.

Di certo non sarà come per me e i miei compagni del liceo che ci vediamo ancora ogni estate quando io torno in Italia, perché molti di loro sono ancora ad Alessandria. Per gli americani le strade si separano perché molti di loro, andando all’università in stati diversi, trovano lavoro e famiglia là a non tornano più indietro.

Chissà se i ragazzi si ricorderanno di questa cerimonia o se quelle a seguire cancelleranno dalla memoria questa. Di certo noi genitori ce le ricorderemo tutte. Mi sembra ieri che mia figlia riceveva il diploma di quinta elementare con il suo vestitino a fiori che tanto aveva voluto e che io avevo comprato per non farla sentire diversa dalle compagne, ma che non era proprio di mio gusto. Quando abbiamo trovato le foto di quel vecchio diploma mi ha chiesto “perché mamma mi hai vestita così?”. Devo aggiungere altro?

Partire e` un po’ come…

..schiattare dalla stanchezza per i preparativi! Lo sappiamo tutti e specialmente noi expat, quando il viaggio ha destinazione Italia: viaggio che vuole dire genitori, famiglia e amici e bagagli di dimensioni notevoli. Se si hanno bambini piccoli poi il viaggio ed i preparativi diventano avvenimenti che ci tolgono il sonno per parecchi giorni.Per me e’ passato questo periodo, ma questo non vuol dire che io lo abbia dimenticato. Ci sono certe esperienze e certi viaggi da incubo che non e’ facile scordare, capitato a me e immagino a molti di voi, specialmente se capita di viaggiare noi mamme, sole con figli e specialmente quando questi hanno da un anno a quattro, dopo si comincia a vedere la strada in discesa. Che il viaggio in se’ diventi molto più facile con figli grandi e ‘ un dato di fatto, che necessiti meno pianificazione, anche, ma che i giorni precedenti alla partenza siano caotici ,quello non cambia. Sono qui nella lounge della Delta ad Atlanta e finalmente mi sto riposando.  Non sono ancora alle prese con il jet leg, quello da domani e mi godo il fatto che i bagagli sono partiti e spero arriveranno anche a destinazione. Negli anni ho migliorato molto la mia efficienza..viaggio leggera. La valigia non ha più quelle dimensioni mostruose e quel peso che assumeva qualche anno fa anche perché non compro più molto in Italia. Prima con il cambio favorevole mi sentivo lo zio ( la zia) di’ America , adesso mica tanto e magari mi tolgo una voglia qui e li’ ma non mi rifaccio di certo il guardaroba…se mai cerco di lasciare un po’ di spazio per quelle cose che devono tornare con me e di cui si e’ già parlato, ma che stanno diventando sempre di meno man mano che il mercato americano si adatta ai nostri gusti( o siamo noi che ci adattiamo e ne facciamo a meno). Rimangono una necessita’ gli stivali,ma ahimè andando in Italia d’estate e tornando prima che i negozi abbiano le cose invernali, mi sa che anche questa volta me li sogno. Quello che invece sorprenderà e’ che ci sono tante cose che riempiono la valigia all’andata! Come se in Italia queste cose non ci fossero… Per esempio costumi da bagno, asciugamani da spiaggia, solari e prodotti di bellezza vari viaggiano in andata, molte volte non in ritorno ( perché secondo me c’e un folletto che restringe la valigia mentre aspetta che torniamo negli USA e di solito non ci stanno più ) così ogni volta vengono comprate cose che poi non mi ricordo di avere già e ricompro. Finisce così che ho una discreta collezione di spazzolini da denti, shampoo, detergenti vari, e altre cose che immaginete . Ogni anno la collezione si ingrandisce..dovremmo lavarci almeno quattro volte al,giorno e stare per quattro mesi per consumare tutto l’arretrato. Lo so, lo ammetto, ma cambio? No: anche quest’ anno in valigia ho la mia scorta”fresca” d’annata. Quando torno, a casa di mia mamma, non avendone più una mia, rimane la ” borsa rossa”.. Un borsone enorme che contiene la mia vita in Italia