Qualita` di vita: differenze Italia- USA

Pubblicato da Alessandria News 29-6-14
MILWAUKEE – Nei miei articoli, in questi nove mesi, vi ho parlato di molti aspetti della vita in una città medio-grande degli Stati Uniti, come Milwaukee, una città che, nonostante il suo milione di abitanti, per certi aspetti, è un paesone e anche un po’ provinciale, proprio come Alessandria. Se molto spesso vi sono sembrata troppo positiva e vi ho dato l’impressione che tutto qui funzioni come un orologio svizzero, non è perché io non veda i difetti e le cose che non vanno, ma è che molto qui funziona bene e la vita quotidiana è oggettivamente più semplice. Se una persona è, come me, di ceto medio e con un introito da lavoro, ed è arrivata dall’Italia e quindi può fare paragoni tra la vita quotidiana in Italia e qui, non può alla fine dire altro che qui si vive meglio. È un dato di fatto.

Ho voluto mettere l’accento però sul ceto medio (o alto, naturalmente) perché se ci sono difetti in questa società, sono sulla poca protezione ai ceti meno abbienti: nella sanità, per esempio, ma ve ne parlerò con attenzione un’altra volta. Lasciamo perdere la ricerca degli ingredienti per cucinare: è vero che in Italia si mangia meglio e l’alimentare costa meno. Ne ho parlato già abbondantemente e da molte angolature. L’obesità che qui è causata dalle povere scelte alimentari perché il cibo spazzatura o il fast food costa meno di latte e frutta. La poca cultura alimentare anche potendo spendere per il cibo. Qualsiasi italiano che viene a contatto con la vita americana si lamenta e si arrangia. Si cucina di più, si fanno cose (come il pane, la focaccia, la pasta fatta in casa) che magari in Italia si scendeva a comprare velocemente in qualsiasi negozietto sotto casa. Ma dopo questo? Se penso a cosa mi rende facile la vita quotidianamente qui, penso subito al cibo? No! Penso a molte altre cose.

Per prima cosa penso alla chiarezza delle regole e delle leggi, che quindi non danno spazio ad interpretazioni personali e, pur essendo certe volte brutali e crudeli, danno una chiara linea di comportamento. Faccio un esempio molto stupido, ma che fa capire come funzionano le cose. Lo stop in macchina. Ci si deve fermare, questo è chiaro. Ma dove è la linea dello stop in un incrocio americano? Almeno un metro e mezzo indietro rispetto all’incrocio stesso. Dunque uno può pensare che fermarsi è sufficiente, anche con mezza macchina oltre la linea… così si può vedere se arriva qualcuno. Eh no, miei cari! Errore, fate così e se vi beccano vi fanno una bella multa, oppure se state cercando di passare l’esame della patente, bye bye, alla prossima volta. Bocciati! Bisogna fermarsi alla linea, mentalmente contare un po’ di secondi e poi avanzare lentamente poco a poco. Vengono seguite queste regole? Sì. Seguendole, anche in città grandi come Chicago (ci sono stata ieri) il traffico è relativamente ordinato, viene data la precedenza ai pedoni o alle biciclette, che devono a loro volta seguire le stesse regole delle automobili. Io ho guidato a Chicago, New York, allora come mai quando sono sull’Aurelia a Finale Ligure o in circonvallazione ad Alessandria, mi sembra di essere in un videogioco? È perché in Italia c’é l’anarchia totale, c’é la regola del più forte: mors tua vita mea!

Poi penso ai servizi che come cittadino che paga le tasse mi vengono dati. Che paga le tasse, ripeto. Perché le mie tasse vengono controllate subito e se ne ho pagate troppe, mi viene restituita la differenza in poche settimane, ma se ne devo ancora le devo subito tutte (ma quello anche in Italia… è quando deve esserci una restituzione che tutto diventa improvvisamente difficile e lento). Le tasse negli Usa sono super chiare, vengono pagate in 4 rate, durante l’anno in corso, e sono basate sul reddito dell’anno precedente. Sono tenute più alte di quello che probabilmente si dovrà pagare, cioè preferiscono averle prima e poi restituirle. Ci sono tasse federali, statali e locali. Quelle locali sono basate sul valore della casa dove si abita e vengono usate dalla città per i servizi locali: dalle scuole, alla polizia alla pulizia strade.

In un sobborgo americano che potrebbe paragonarsi alla Pista o agli Orti (anzi in Pista o agli Orti ci si conosce di certo di più) la gente vive con la porta aperta, il garage aperto e tutto lì ben visibile. Crimini ce ne sono? Molto meno. La polizia passa molto spesso, se ti suona l’allarme antincendio (perché magari hai bruciato l’arrosto) i vigili del fuoco e l’ambulanza arrivano in pochi minuti. La prima volta per un falso allarme non si paga niente, se la cosa si ripete (con un altro falso allarme) dopo poco tempo, ti fanno pagare la chiamata. Mi sembra giusto. Furti ce ne sono pochissimi, d’altra parte è considerato furto anche prendere un giornale dalla buca da lettere del vicino.

Ci si impegna a comunicare alla polizia ogni sospetto, da una macchina che si vede un po’ troppo e non appartiene al vicinato, al rumore molesto che arriva dalla casa del vicino. La Polizia arriva, subito, anche per fare solo un bel fondello ai ragazzini troppo rumorosi mentre i genitori non erano a casa. Apriti cielo e conseguenze se i ragazzini vengono beccati a bere e non hanno ancora l’età per farlo… altro che pacca sulla spalla e “lo diciamo a papà”..

La posta. Tutto viaggia per posta, tutto si paga per posta. Le tasse, le bollette e i conti si pagano con un assegno messo in una busta normale con una affrancatura normale, che si lascia al mattino affrancata (tutti in casa hanno mazzette di francobolli e etichette con il proprio indirizzo di ritorno per non dovere andare in posta a comprarli) nella buca delle lettere, si alza la manovella rossa e il postino quando passa a lasciare la posta, prende quello che si deve spedire.

Le utenze. Quando ci siamo trasferiti da Pittsburgh a qui, con alcune telefonate abbiamo chiuso tutte le utenze della casa vecchia trovandoci tutto collegato a migliaia di km di distanza quando siamo arrivati qui. Non abbiamo perso un minuto di lavoro, non credo di dover aggiungere altro. Documenti, certificati: tutte le procedure sono snellite, ma la volete sapere una cosa? Basta trasferirsi e anche il macchinone burocratico farraginoso italiano funziona e bene! Il consolato italiano di Chicago è una macchina ben oliata con persone gentili ed efficienti! Allora ce la possiamo fare anche noi!!!

Le persone. Mi mancano i miei familiari, i miei amici, mi mancano i bar della Piazzetta dove ci si incontra per un aperitivo e la facilità di incontrare gente che si conosce, che provavo quando vivevo ad Alessandria. Ma gli sconosciuti? Qual è il rapporto che si ha con chi non sa chi sei? Pensateci e vi dico invece cosa succede qui. Sono cose superficiali lo ammetto, ma rendono la vita tanto più facile. Un sorriso, un gesto o un complimento senza secondi fini, oppure una piccola generosità possono cambiare una giornata. Ieri, Chicago, metropoli, cercavamo un posteggio, era tutto pieno. Finalmente vediamo una signora che carica la macchina e pazientemente ci mettiamo ad aspettare, lei ci vede e arriva con il suo biglietto del posteggio. Ce lo allunga e dice “ci sono ancora due ore”. Pay it forward, dai e riceverai. Adesso tocca a noi fare un gesto gentile a qualcuno.

Se camminando ci si incrocia, ci si sorride. È normale. La gente ha un atteggiamento positivo, magari è anche un po’ ingenua nei confronti del prossimo. Noi guardiamo invece sempre un gesto gentile con sospetto a priori. Tenere una porta aperta in un negozio, aspettare che una persona anziana arrivi e non debba aprire una porta pesante, sono atteggiamenti normali e belli. Le armi, le stragi nelle scuole, nei cinema, nelle chiese: lo so succedono e sono purtroppo le notizie che arrivano all’estero e scioccano chiunque, perché che una signora allunghi un biglietto del posteggio a degli sconosciuti non fa notizia, ma a me è successo già parecchie volte qui e mai mi è successo in Italia. O sono particolarmente sfortunata oppure è fuori della nostra mentalità. In Italia le facce incavolate e scure, gli sguardi sospettosi e mai un grazie in risposta ad un gesto gentile tra sconosciuti, questi non me li sono immaginati!

Amo l’Italia e queste mie parole non vogliono essere una critica sterile, basterebbe poco, perché eravamo così… ma dove siamo finiti? Cosa è successo?

PS: la Pista e gli Orti sono due quartieri della mia citta` italiana, Alessandria. Finale Ligure, lo dice il nome e` una cittadina balneare in Liguria, attraversata da una trafficatissima Via Aurelia, stretta e tortuosa, dove vige l’anarchia dei motorini che sfrecciano fregandosene di tutte le regole e potessero ti salirebbero anche sulla macchina!

Nel posto sbagliato al momento sbagliato

Era al parco giochi della sua scuola e stava giocando come ogni bambino deve poter fare: sta lottando da piu` di un mese contro la morte. Ieri sera l’hanno staccata dalle macchine che la tengono in vita, il suo corpo continua a lottare, ma la sua mente chissa` dov’e`? Spero stia giocando come tutti i bambini devono poter fare, anche se non e` piu` nel parco giochi vicino a casa.
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Bere per divertirsi

Ho vissuto la mia giovinezza in Italia ed in Italia ho fatto tutte le cavolate cose che si fanno a vent’anni, compreso bere qualche bicchiere di vino di troppo a qualche festa, ma mai al punto di stare male o di perdere la ragione ( beh una volta ci sono andata vicino e mio marito, allora mio ragazzo, me lo ricorda dopo tutti  questi anni…quei cubetti di ghiaccio infilati giu` nella schiena di cui non mi ricordo, e che non avevo sentito scendere…ma mi ricordo dov’ero e con chi ero e a parte quello non ero ne` persa ne` troppo ridicola, ne` sono stata male dopo). Poi era vino e non superalcoolici. Nessuno dei miei amici si e` mai trovato in brutte o scomode situazioni: non avevamo soldi per comprarci alcool e poi non ci interessava nemmeno. Con quei pochi soldi compravamo qualche bottiglia di vino e passavamo le nostre serate a casa di uno o l’altro, magari con i genitori nell’altra stanza. Eravamo cronicamente senza soldi e spenderli per bere non era in cima ai nostri interessi
Forse ora e` diverso, noi andavamo anche in discoteca alle 22…adesso non credo sia cosi` ..erano altri tempi:niente altro ti fa sentire vecchia loser matura, come questi particolari
La mia tolleranza all’alcohol e` diminuita con il tempo. Adesso mi gira la testa dopo un bicchiere o due di vino e continuo a non bere superalcoolici. Faccio un’eccezione per un goccino di Mirto o Fernet Menta, ma non credo che nessuno si ubriachi con quelli. Se supero i due bicchieri, so gia` che la mattina dopo mi sveglio con un mal di testa feroce, quindi evito 
Tutto questo per dire che quando mi sono trasferita qui  e ho visto quanto l’ubriacatura sembri una componente inscindibile del divertimento, ne sono rimasta scioccata e continuo a stupirmi ogni volta che vado a un party e vedo come tutti bevano fino a perdere ogni remora e limite, arrivando ad essere anche ridicoli e patetici.
Tutte queste persone che all’inizio della festa sono tutti abbottonati e parlano di lavoro e figli ed alla fine sono tutti falsamente amiconi, mah?
Mi da` anche un po’ fastidio, devo essere sincera, perche` la reputo una perdita di tempo..parlare con persone che capisci non ricorderanno ne` te ne` quello di cui avete parlato, la mattina successiva. 
Purtroppo pero` e` la norma quando si va ad un party di americani ( anche di lavoro): il gomito si alza sempre troppo. Non lo so se e`cosi` solo qui in Wisconsin, dove c’e` un effettivo problema di alcool. Non mi ricordo di aver notato queste cose in Pennsylvania.
Certo che ho cominciato a notare queste cose gia` da quando andavamo a casa di amici ed i bambini erano presenti e piccolini.
Anche se la festa era alle 17 del venerdi` il weekend ufficialmente iniziato dava il permesso per un drink, di solito sempre con un superalcoolico.
Tutti alzano troppo il gomito, padri e madri, ma purtroppo le horror story che mi ricordo coinvolgono donne, forse perche` noi donne siamo generalmente piu` minute e sopportiamo meno l’alccol.
…E di horror story ne ho viste!!! Troppo horror da raccontarle, ma ve le potete immaginare. Alcune finite anche in ospedale, non so se altre finite in galera.
Comunque quello che voglio affermare che il fenomeno e` trasversale e coinvolge ogni eta`…diventando sempre piu` patetito, man mano che si invecchia. Vedere una signora gia` da alcune decadi negli -anta buttarsi a sbacciucchiare un uomo ben piu` giovane ( non molto consenziente) o sentirsi ripetere le stesse storie e fare le stesse domande, mi spiazza perche` per me quello non e` divertimento.
In un altro post sull’universita` dove mia figlia andra` ho citato come l’abuso di alcool sia preso in seria considerazione dalla scuola, perche` rappresenta un oggettivo problema. Non so come si possa risolvere il problema se questi ragazzi fin da piccoli sono stati esposti ai genitori che ricorrevano al bere per divertirsi, e` naturale che pensino che ci voglia un booze cicchetto per essere cool. E non so se alla fine questo limite cosi` alto di eta` per poter bene ( 21 anni) sia la soluzione o non piuttosto parte del problema, perche` tutto cio` che e` vietato e` piu`seducente. Voi che ne pensate?

immagine da: stickycomics.com

Il mio viaggio nella cultura USA: oggi parliamo di musei, teatro e musica

Pubblicato da Alessandria News il 22-6-14
MILWAUKEE – Eccomi di ritorno dopo una settimana a parlarvi degli altri modi in cui viene vissuta la cultura a Milwaukee. Dopo avervi parlato di biblioteche e librerie la settimana scorsa, questa settimana vorrei parlarvi di musei, teatro e musica.

I musei. Come la settimana scorsa, devo partire considerando i bimbi e l’attenzione che ad essi viene data e con tutte le ragioni di questo mondo. Insegnando ai bambini l’educazione e il rispetto, dando loro gli strumenti per nutrire la loro innata curiosità, si educano gli adulti futuri. Milwaukee è una città normale, non è New York o Chicago, eppure il numero di musei è strabiliante. Tralascio in questa sede di considerare musei specifici come quello delle moto Harley Davindson che pure attira un certo turismo in città o altri più piccoli come Villa Terrace, che però vale una visita essendo l’unico luogo a Milwaukee con un giardino all’italiana. Il Children museum è specifico per bambini fino a 10 anni e stimola la conoscenza e curiosità con attività specifiche per i più giovani, li fa diventare ranger di un parco nazionale o piccoli giardinieri o ancora agenti immobiliari.

Un altro museo interessantissimo è il Discovery World, museo della conoscenza, la cui sede è prospicente al lago: anche questo rivolge molta attenzione ai ragazzi, ma può essere interessante anche per trascorrere una giornata sul lago, se si sceglie di fare una crociera sul vascello che d’estate troneggia all’esterno, mentre d’inverno si può visitare dentro il museo. Una parte che mi è piaciuta moltissimo è quella che spiega il sistema dei grandi laghi. Il Milwaukee Public Museum è il terzo che vi faccio conoscere. Ci sono stata già parecchie volte e ogni volta ne scopro un angolo diverso. Definito uno dei migliori musei di storia naturale negli Usa, ha sempre qualcosa di interessante da vedere. Delle esposizioni permanenti mi piace moltissimo Old Milwaukee, un viaggio nel tempo che ti trasporta tra le vie della Milwaukee dell’800 (foto a destra), e il giardino delle farfalle; si entra in una stanza enorme dove volano migliaia di farfalle di tutti i colori e specie: i bambini, ma anche gli adulti ne rimangono estasiati.

E poi, come posso non citare il nostro fiore all’occhiello: il magnifico Mam (Milwaukee Art Museum)? Dalla sua indimenticabile architettura (foto in alto), frutto della creatività dell’architetto Calatrava, che assomiglia ad un uccello le cui ali si aprono e chiudono a proteggerne l’interno dal sole, alle esposizioni sia permanenti che temporanee, che meraviglia! Ci torno sempre volentieri, venite a Milwaukee che vi faccio da guida: amo l’arte! A visitare i musei c’è sempre il pienone e molti visitatori, specialmente qui, sono locali: tante famiglie con bambini, tanti ragazzi, tante attività per tutti. Se Milwaukee, città del Midwest, è così, mi immagino lo stesso sia per molte altre città. A parte le grandi città come New York, di cui non serve neanche parlare, Chicago, di cui ho già parlato citando l’Art institute in cui c’è la più grande collezione di arte impressionista al di fuori della Francia, Los Angeles e San Francisco di cui ho già visitato molti musei, anche a Pittsburgh la scena museale è quanto mai presente e vivace. Gli americani amano i loro musei!

Il teatro. Andare a teatro e apprezzarne le sfumature linguistiche per uno straniero è forse “the ultimate goal”, il gradino più alto. Anche io ci sono arrivata dopo molti anni e per questo non conosco molto della scena teatrale cittadina. Però so che di teatri ce ne sono molti e presentano diversi tipi di produzioni dai musical di Broadway alle commedie di Shakespeare. Ai musical ci si può andare anche senza capire bene la lingua, ma le commedie di Shakespeare? Quelle sono di sicuro più ostiche. Il teatro e i musical però sono una parte costante dei programmi scolastici. Dalle scuole elementari in su, i ragazzi possono partecipare alle produzioni teatrali delle scuole. Per mia figlia l’unica esperienza è stata in quarta elementare, dove ha partecipato al musical della scuola in cui era Sponge Bob e dove tutti potevano partecipare senza fare nessuna audizione. Dalle medie in poi però le cose si fanno sempre più serie fino ad arrivare alle superiori dove la qualità del canto e della recitazione arrivano a livelli di tutto rispetto.

Le scuole anche in questo campo diventano i laboratori per i futuri attori di teatro o cinema. Una delle amiche di mia figlia andrà all’università per diventare cantante ed attrice: c’è molta professionalità, preparazione e determinazione nei ragazzi. Molti di questi fanno parte anche di gruppi di Forensic, dove imparano a parlare in pubblico e di solito per fare ciò presentano brevi pezzi drammatici o comici a giudici e competizione dopo competizione, possono anche arrivare al livello federale, come è successo due anni fa alla scuola di mia figlia che, piena di ragazzi talentuosi, è arrivata alle finali di Washington Dc. Ero scettica prima di partecipare a uno di questi programmi e mi sono ricreduta, rapita dalla capacità di questi giovani. Alle produzioni teatrali della scuola non vanno solo genitori e nonni adoranti, esse vengono inserite nei cartelloni della stagione teatrale della città e i pienoni parlano da soli.

La musica. La musica fa parte della nostra famiglia e della sua importanza per la città e i suoi abitanti ho già parlato qui. Qui mi limiterò a citare la Florentine Opera, con un cartellone operistico di tutto rispetto, e il Milwaukee Ballet, il cui recente Romeo e Giulietta di Prokofiev è salito agli onori nazionali per essere stato uno dei migliori mai messi in scena e il cui Schiaccianoci di Tchaikovsky è da sempre sinonimo di Natale. Se volete ascoltare musica moderna non avete che l’imbarazzo della scelta. Tutte le band più famose passano di qui, durante l’anno e durante Summerfest, il più grande festival musicale degli Usa: 10 giorni di musica dal mattino a notte fonda. È venuto anche Zucchero! Che volete di più?

La cultura è tutto questo, prende diversi aspetti e segue gli interessi di ognuno. Una città che offre così tante alternative lo fa perchè la sua popolazione ne fa richiesta e le usa. Non tutti hanno le possibilità di prendere aerei e venire a toccare con mano la nostra storia e la nostra cultura europea, ma non per questo essere nati da questa parte del mondo significa essere inferiori e ignoranti, come qualcuno pensa.

22/06/2014

Sopraffatti dal peso della cultura

Vi ho lasciati domenica scorsa dopo la cerimonia del diploma di scuola superiore di mia figlia.
Pensavo di godermi la serenita` che segue un risultato, che e` il suo senz’altro, ma che e` stato un po’ anche mio e di mio marito. Vi ricordate l’ estate dopo la vostra di maturita`? Quella che, per un ragazzo italiano, almeno ai miei tempi, era la migliore estate della vita? Quella senza responsabilita`e pensieri di studio, in cui, almeno per chi sarebbe andato all’universita`, si viveva alla giornata senza i genitori a soffiare sul collo: <> Non so se sia diverso ora, ma questo e` cio` che ho vissuto io “ai miei tempi”.
E pensavo di riviverlo con mia figlia, invece…
Invece l’universita` americana ti risucchia immediatamente, con mille cose da fare e decisioni da prendere. Decisioni che lo studente deve prendere, per la prima volta, da solo, ma che coinvolgono anche i genitori di rimando
Quando mia figlia aveva preso la decisione di andare a University of Wisconsin, la prima cosa che le era stata detta e` che avrebbe dovuto partecipare a SOAR ( student orientation, advising and registration), due giorni obbligatori per potersi iscrivere ai corsi. A Soar suggeriscono la partecipazione anche dei genitori. Tutti  ci avevano consigliato di andarci quanto prima, per poter avere la scelta completa dei corsi che man mano si riempiono e le sezioni chiudono, rendendo sempre piu` difficile completare un piano di studi con i corsi che vuoi/devi fare.
Cosi` abbiamo prenotato per la sessione di mercoledi` e giovedi`scorsi. Eravamo in tre: io, mia figlia ed una sua cara amica appena arrivata dall’Italia, che volente o nolente, si e` fatta un gran bel ripasso di inglese!. Mio marito e` ancora a mezzo servizio causa ginocchio ed e` rimasto a casa.
Siamo partite sotto un acquazzone terribile e con previsioni del tempo da diluvio universale, invece per fortuna il tempo non ha influenzato molto la nostra esperienza.
Siamo arrivate a Madison dopo un’ora e mezza di viaggio. A Madison capitale del Wisconsin, ci ero gia` stata alcune volte, senza pero`mai entrare nella zona universitaria. Madison e` proprio carina, ricorda vagamente Mantova, con cui e` anche gemellata, non per i monumenti naturalmente , ma per il paesaggio. Anche Madison e` tra due laghi, i laghi Monona e Mendota. La citta` e` molto vivibile: tanti parchi e piste ciclabili e molte attivita` da fare, vive di politica e di universita` Con una popolazione di circa 250000, non so se in essa vengano contati i 42000 studenti dell’universita`. Si` quarantaduemila, non avete letto male. Una citta` dentro la citta`. Nella foto sopra tutta la parte inferiore dai pontili sul lago dove si possono vedere le barche ormeggiate in giu` e poi ancora, e` tutta zona universitaria. Non me la immaginavo cosi` grande. L’universita` dove insegno io potrebbe starci 20 volte sulla superficie di UW. Renata ne aveva parlato nel suo post e me lo aveva anticipato, ma un conto e` leggerne, un conto e`trovarsi alla sera con le gambe molli per il troppo camminare. Ma questo e` successo ieri, secondo giorno, quando dopo l’ubriacatura di informazioni ricevute,  abbiamo deciso di andarcene in giro per il campus a vedere i luoghi dove ( programma delle lezioni sotto mano) mia figlia vivra` e studiera`. Quindi andiamo con ordine perche` anche il primo giorno non ha riservato meno sorprese.

Tutto e` stato molto professionale e su questo non avevo grandi dubbi. Dopo il benvenuto, genitori e studenti sono stati separati. Gli studenti hanno seguito un percorso piu` accademico, hanno incontrato i loro advisors per poter poi scegliere i corsi a cui iscriversi. Ogni advisor li ha incontrati personalmente per capire i loro interessi, valutare i loro test di ingresso ed i corsi AP ( cioe` i crediti con cui arrivano all’universita`) e quello che vorranno studiare. Ho trovato interessante che, nonostante la marea di corsi tra cui scegliere, l’advisor non dice quali corsi fare, ma da` solo delle alternative e dei suggerimenti a grandi linee. Noi genitori ed ospiti siamo invece passati attraverso incontri vari, ad iniziare da come affrontare il distacco dal figlio che va al college,fino a come non alienare dalla vita familiare il poveretto. Mi ha fatto morire dal ridere quando hanno detto che non e` una buona idea, trasformare la sua camera da letto in uno studio yoga o che e` meglio dire al poveretto se devi fare addormentare Fluffy dal veterinario, prima che succeda. Probabilmente se ne hanno parlato ci sono veramente genitori che lo fanno ed io pensavo che fosse solo una cosa esagerata dalle pubblicita`, come questa diIkea.
A seguire hanno fatto altre sessioni con vari scopi: hanno soprattutto enfatizzato la prevenzione dell’abuso di alcohol con le sanzioni che vengono date agli studenti (con meno di 21 anni, che e` il limite legale per poter bere almeno qui in WI) beccati ubriachi o con le false carte di identita` ( fake ID)..con successo? Ho i miei dubbi, ma sembra che stiano per lo meno provandoci,  passando dalla rassegnazione dell’essere elencati non solo ai primi posti per le capacita` accademiche, ma anche ai primi per l’alta percentuali di studenti “underage” che bevono ( il 79%..cavoli!) all’azione. Speriamo! Non che mia figlia sia molto interessata all’alcohol o che beva adesso, ma non si sa mai!
Sessione dopo sessione ad un certo momento mi e`arrivato un sms da mia figlia ” I am overwelmed” sono sopraffatta..non ce la faccio piu`. Quando finalmente ci siamo riviste a cena, anche quella offerta a tutti i presenti dall’organizzazione, aveva gli occhietti lucidi di stanchezza, ma non e` finita li` perche` dopo cena le attivita` sono continuate, studenti da una parte genitori dall’altra. Per gli studenti esse erano incentrate a conoscersi, per cui ogni team leader aveva con se` ragazzi che si sarebbero ritrovati nello stesso dormitorio. Mia figlia ha conosciuto la ragazza che sara` sua vicina di stanza e le ha fatto una buona impressione. Meno male.
Per noi c’erano gruppi di discussione a cui partecipare per avere risposte su quesiti piu` specifici. Perdita di tempo! Mi sono ritrovata con dei genitori con cui non avevo nessun punto in comune, le cui domande erano dirette piu` a saper quando gli sarebbero costate le manicure delle figlie che ai problemi accademici o altre cose piu` sostanziali! Va beh pazienza, forse si impara anche da queste esperienze.
Alle 9:30 finalmente ci siamo ritrovate tutte e tre insieme, senza aver praticamente messo fuori il naso ( a parte sulla terrazza) dal palazzo dove eravamo.
Non vi suonera` strano se vi dico che siamo crollate tutte e tre dopo 10 minuti di chiaccherate e scambi di idee sulla giornata trascorsa.
Ieri mattina sveglia presto e di nuovo a riunioni. Mia figlia ha finalmente finalizzato il suo orario del primo semestre, noi abbiamo ascoltato conferenze su cose piu` pratiche , tipo come pagare la retta o di quanti soldi i ragazzi hanno bisogno per mangiare o altre necessita` e come farglieli avere. Alla fine sono maggiorenni e tutto ( dai conti ai voti) e` sulle loro spalle, noi genitori da ora in poi non potremo piu` vedere o sapere niente. Mi immagino comunque che per la parte monetaria saremo sempre necessari!
Finalmente alle 11:30 abbiamo finito, cosi` abbiamo deciso di fare un giro per il campus. Mia figlia voleva vedere il suo dormitorio, allora mappa alla mano ci siamo incamminate su per la collina, perche` oltre alle distanze a Madison ci sono anche colline! Il suo dormitorio e` in cima alla collina e guarda il lago ed e` in una posizione splendida. Non siamo potute entrare all’interno, ma lo abbiamo circumnavigato e poi abbiamo preso il sentiero che costeggia il lago e permette di raggiungere molte altre zone del campus. Sembra di essere non in una citta`, ma in un parco. Se guardate la foto e` tutta la zona verde che costeggia il lago sulla sinistra.
Poi abbiamo visitato il Quad , considerato uno dei dieci piu` iconici degli USA .university of wisconsin madison
Gambe in spalla abbiamo lasciato l’universita` alle spalle e siamo entrate nella citta` vera e propria percorrendo a piedi State Street che e` pedonale, lunga circa un km ed arriva fino al Capitol Hill dalla cui sommita` troneggia appunto il Palazzo dello Stato. Bella State Street, molto alternativa, negozietti hippie, ristoranti, birrerie, molti posti dove bere e fumare… ( mai visti tanti Hookah bar in vita mia)  ecco perche` non sono molto sicura del risultato dei loro sforzi nel limitare l’alcohol in universita`..troppe tentazioni!
Dopo Capitol hill siamo scese all’altro lago ( Monona) e ci siamo riposate un po’ sulla terrazza del centro congressi disegnato dal famoso architetto Frank Loyd Wright, quello del Guggenhein di NY, che era originario di queste parti lo sapevate?
Si stava bene e per la stanchezza mia figlia si e` pure addormentata e credo anche la sua amica. Svegliarle per farle ritornare alla macchina lasciata al punto di partenza e` stato un po’ crudele, ma indispensabile…
Tanto si sono riaddormentate in macchina tornando verso casa..ma a quel punto ero io che non ne potevo piu`!