Slow food contro fast food: però…

… non spariamo su Mc. Donald. Ma negli Usa l’obesità va a pari passo con il reddito delle famiglia: più è basso, più il bambino è obeso. Manca l’educazione alimentare anche se Ms. Obama ha cominciato la sua battaglia proprio dalle scuole
pubblicato da Alessandria News  25-5-14

MILWAUKEE – Prendo spunto dalla conversazione con un lettore che parlando degli americani affermava di come non si potesse avere rispetto di un popolo che erigeva Mc. Donald a simbolo, per darvi un’idea di come stia lentamente cambiando il mercato del cibo e dell’educazione alimentare negli Usa. Noi italiani ci ergiamo a paladini del mangiare sano e bene, ma il nostro compito non è così difficile, non è vero? Certo non è sempre stato così e la varietà dei cibi sulle nostre tavole ècosa abbastanza recente. Se mi leggete dall’inizio saprete già che oltre ad insegnare lingua italiana, insegno anche un corso di cultura italiana attraverso la storia della sua cultura a tavola. Ecco perché ho avuto la fortuna di studiare le differenze tra i due popoli anche a tavola.

Che in Italia si mangi bene ora, lo sanno tutti: dagli Italiani in patria, agli italiani che come me vivono all’estero a tutti coloro che sono fortunati ad aver provato la nostra vera cucina. Che solo i nostri nonni fino al boom economico, mangiassero molto meno di quello che avrebbero dovuto e che soprattutto fossero semi vegetariani e non per loro scelta, chi ha qualche annetto lo sa e purtroppo ora mi sa che lo stanno imparando di nuovo in molti. Purtroppo appena una qualche crisi economica arriva, si risparmia dove si può e quando si arriva a risparmiare anche sulla qualità del cibo che si porta in tavola, allora bisogna preoccuparsi.

Ecco un esempio, non troppo lontano. Sono sicura che nessuno o quasi di voi conosce il nomeFernanda Momigliano. Fernanda era una scrittrice di novelle romantiche degli anni del fascismo. Era fascista e ebrea e come lei molti ebrei, prima della degenerazione razzista del fascismo. Fernanda scrisse un libro intitolato Come vivere bene in tempi difficili. Questo manuale, scritto ai tempi in cui anche l’Europa stava soffrendo i risultati della grande depressione e l’Italia le follie autarchiche di Mussolini, voleva dare alle donne di casa gli strumenti per risparmiare scegliendo per esempio i tagli di carne meno costosi, ma soprattutto suggeriva alle signore di iniziare ogni pranzo con quella che lei stessa definiva, l’arma segreta: il minestrone, zuppa di verdure poco costosa che ti riempie perché acquosa e ti fa mangiare meno di quello che c’è ( o non c’è) dopo, sempre mantenendo le apparenze intatte, perché se eri fascista mica potevi lamentarti! Adesso per fortuna ci si può lamentare, ma la sostanza non cambia, credo che su molte tavole la minestra sia ricomparsa. Stiamo tornando ad essere vegetariani, perché per noi riempirci lo stomaco di pasta e verdure è l’alternativa meno costosa, è nel nostro dna e nella nostra storia.

Ah, la dieta mediterranea! C’è voluto un medico americano negli anni ’50 a chiamarla così, vedendo che le popolazioni del bacino mediterraneo avevano una bassissima percentuale di malattie cardiovascolari rispetto agli americani. Ma già i Romani mangiavano cibi simili a noi oggi perché era quello che trovavano, mica perché sapevano che faceva bene! Comunque qualsiasi cosa noi italiani mettiamo sulla tavola, di certo diamo molto valore al tempo passato a tavola che significa affetti, convivialità e vita sociale, nutrimento mentale e non solo fisico: per noi il cibo è lento, è slow food.

Non per niente Slow food è nato in Italia: perché noi, come per la dieta mediterranea, abbiamo sempre mangiato cosi`, anche senza saperlo. Slow food ha come messaggio: cibo buono, pulito e giusto dei produttori locali. Questo vuol dire anche di stagione e certamente con una filiera molto corta. E non mi dite che, se anche si va all’Esselunga, alla Coop o altri supermercati e si trova tutto, il nostro naso si storce all’idea di comprare le fragole a gennaio che arrivano da chissà dove o le arance a maggio, per fare solo due esempi. Oppure che andiamo a comprare gli agnolotti dalla pasta fresca, ma i tortelli di zucca li abbiamo mangiati se siamo capitati a Cremona o Mantova. Carlo Petrini, fondatore di Slow food, ha preso un concetto che e` insito nel nostro dna e ne ha fatto un messaggio globale e con gli Italiani ha sfondato la classica porta aperta.

E i fast food in Italia? Noi, ad Alessandria, siamo riusciti anche a far fallire un punto Mc. Donald. Agli italiani non piacciono i fast food: per noi fast food vuol dire piuttosto un trancio di pizza o un toast, lo si capisce subito: il nostro Fast Food è Sfizio, non è vero? Dobbiamo proprio essere disperati per mangiare da Mc Donald, infatti l’Italia è uno dei paesi al mondo con la più bassa concentrazione di catene Fast Food. Da noi non aprono nemmeno! Gli Stati Uniti invece sono la patria della carne. Dai grandi pascoli nelle praterie con i bisonti liberi agli allevamenti odierni, chiunque arriva negli Stati Uniti non può fare a meno di mangiarsi un bel bisteccone o l’hamburger. E che cos’è il fast food tipico se non una versione veloce dell’amore per gli americani per la carne? Di fast food ce ne sono letteralmente ad ogni angolo. Il cibo veloce è solo necessità e basso costo, ma qualcosa sta cambiando anche qui e anche con l’aiuto delle istituzioni, che con la first lady Michelle Obama, stanno mandando un messaggio quanto mai forte alla comunità.

Nel preparare il mio corso ho letto un libro molto interessante, intitolato Fast food Nation, del giornalista Eric Schlosster, da cui è stato tratto un film e che ha dato anche il la a tutta una serie di libri e film su fast food e industria alimentare americana. Per preparare il mio corso ne ho visti e letti parecchi e sono tutti scioccanti! Da Supersize me, il diario delle trasformazioni nel fisico e nella salute di un giovane atletico che per un mese ha mangiato solo Mc. Donald a colazione, pranzo e cena aFood inc., un film sulla produzione alimentare negli Stati Uniti. Alla fine, si capisce che due sono i problemi principali che hanno portato ad un abbassamento drastico della qualità del cibo servito nei fast food, che pure erano partiti negli anni 20 come un’idea niente male: il costo e la produzione di massa. Come si fa a mangiare in un fast food per 4 $ con hamburger, patatine e una bibita? Da dove arriva la carne dell’hamburger, che carne e`, e le patate, con che olio sono fritte? Fatevele queste domande e le risposte non sono buone: per tenere giù i prezzi vi lascio proprio immaginare che cosa mettete sotto i denti.

Però se andare al fast food, costa ancora meno ed è più facile che andare a fare la spesa al supermercato, ecco che vedete dove sta il problema: c’è la fascia più povera della popolazione che si alimenta cosi` o con quello che viene chiamato junk food, cibo spazzatura. Questi sono cibi che non hanno alcun valore nutrizionale, hanno solo la capacita` di riempire la pancia e togliere la fame e costano poco.

Però… Non è vero che la popolazione erige Mc. Donald a suo simbolo, poi le coscienze si sono mosse, anche a seguito di documentari come quelli che ho citato. Le catene di fast food stanno cambiando velocemente e molta più attenzione viene messa su quello che viene servito. Per esempio a seguito del film Supersize me (il titolo deriva dal fatto che per pochi centesimi in più, fino a qualche anno fa si potevano ricevere porzioni di patatine fritte che sarebbero bastate per una famiglia di 4 persone) non vien più offerta questa possibilità. Sono diventate obbligatorie le tabelle nutrizionali e le calorie dei cibi serviti nei fast food. La qualità della carne delle catene classiche, quella non credo sia migliorata, avrebbero dovuto aumentare anche i prezzi e non lo hanno fatto, pero` sono molte le catene che ora offrono più alternative fresche e salutari, altre che attirano un tipo diverso di clientela più attenta a quello che si mette in bocca.  Uno al fast food può decidere di andarci o no, ma a casa o a scuola?

Il problema base è che mangiare sano può costare di più che andare al fast food e non c’è l’educazione alimentare negli Stati Uniti che invece abbiamo ancora noi. Gli americani sono ignoranti in materia. Noi italiani siamo fortunati perché siamo stati messi a contatto con una cucina sana fino dalla nascita, ma loro?  Quando in un supermercato normale ci sono più cibi inscatolati o surgelati, pronti per essere messi nel microonde e mangiati, che cibi freschi: lì sta il problema. Verdura e frutta costano molto di più di un gigantesco pacco di patatine e molte delle volte arrivano da molto lontano, a discapito del gusto e delle qualità organolettiche. Molte donne americane non cucinano: le loro mamme magari lo facevano ancora, ma della mia generazione non molte e non lo insegnano ai loro figli.

E le scuole? Quando mia figlia, ora diciottenne, ha iniziato le scuole elementari, il cibo servito in mensa era solo fritto e servito a bocconcini perché i bambini potessero mangiarlo con le mani. Molti bambini americani non vengono neanche esposti a cibi differenti. Non mangiano verdure perché le verdure che gli vengono messe sotto il naso sono 3: carote, broccoli e cavolfiori sbollentati o peggio crudi e a molti bambini non piacciono (poi i broccoli e cavolfiori crudi sono proprio cattivi a mio parere!) Le patate sono fritte o sotto forma di polpettine che si chiamano tater tods, e la carne viene da qualche parte del pollo, non certo il petto, e si chiama chicken nuggets (da quando ho visto uno dei film citati ho caldamente scoraggiato mia figlia a mangiarle). Qui non si tratta solo di costi, ma di voglia ed educazione!
Molto sta cambiando. Ms. Obama ha fatto moltissimo in questo senso. La sua battaglia contro l’obesità nei bambini, è partita proprio dalle scuole perché i bambini passano molto tempo a scuola. Purtroppo solitamente l’obesità va a pari passo con il reddito delle famiglia, più è basso più il bambino è obeso. Triste no?

A scuola ora sono molte di più le alternative fresche e non fritte e non possono essere vendute bibite all’interno delle scuole. Piccoli passi, ma significativi. Molto fanno le diverse associazioni di volontariato. Tramite il mio corso ho avuto la fortuna di conoscere Greg Leon , chef associato a Slow food Wisconsin. Parte del suo lavoro è di educazione alimentare: insegna alle famiglie con reddito basso che si può mangiare sano e spendendo poco ( meno che comprando junk food) cucinando semplici piatti, basta sapere cosa e quando. Anche i ristoranti stanno cambiando, le porzioni si stanno restringendo, più importanza viene data al gusto. Piano eh? Non pensate che magicamente tutti gli americani siano diventati perfetti. La strada è ancora lunga, purtroppo il messaggio di Carlo Petrini e Slow Food è ancora elitario.

I segnali però ci sono e solo il fatto che il mio corso sia così popolare lo dimostra. Nel mio piccolo cerco di fare qualcosa, cambiando la mentalità dei giovani che mi passano sotto “tiro”: 30 alla volta.

Un’ultima cosa. Perché il titolo del mio post è però… non spariamo su Mc. Donald? Perché Mc. Donald non impersona il diavolo! C’è un aspetto di Mc. Donald che non tutti conoscono. Mc. Donald è dietro le Ronald Mc. Donald house. Ce ne sono moltissime negli Stati Uniti, di solito vicino ai grandi ospedali pediatrici. È un’associazione caritatevole che offre alloggio ai bambini malati lungodegenti insieme alle loro famiglie in vere e proprie case, rendendo più facile meno stressante e più efficace la cura del bimbo malato. Sono o gratuite o viene chiesto un contributo irrisorio di 25 $ al giorno se la famiglia ha i mezzi per darlo. Ecco la ragione del mio titolo. Da far pensare vero?

La versione in Inglese la trovate qui
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3 pensieri su “Slow food contro fast food: però…

  1. Da quando sono qui e vado a fare spesa mi e' parso evidente che il problema di questo paese non e' tanto il mc donald's, ma come dici tu l'educazione alimentare. Vedo la gente (e qui i latini sono tanti, in teoria dovrebbero cucinare!) riempire i carrelli di cibo gia' pronto e surgelato. I colombiani ad esempio sono noti per friggere la qualsiasi. I cubani campano a riso e fagioli, anche quando si trasferiscono qui. Gli americani che conosco mangiano fuori, ma questo lo fanno quasi tutti ormai.
    Peggio mi sento, pochi giorni fa durante uno dei cartoni che vede mia figlia, intermetto con messaggio healthy. Un personaggio dello show prepara una frittata con verdure. Cuoce l'omelette e dentro ci mette i broccoli CRUDI. Ma si puo'? E ti credo che i bambini poi chiedono patate fritte.

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  2. Credo che anche da voi vendano al supermercato quei vassoi con carotine broccoli sedani e cavolfiori crudi con quel terribile vegetable dip, che mi fa rivoltare lo stomaco solo a pensarci. ad ogni festa di scuola dalle elementari in poi viene comprato e nessuno lo mangia, solo e sempre quelle 4 verdure..niente fantasia

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  3. A me le zuppe non fanno impazzire, infatti non le mangiamo mai 😅

    Al di là di questo, nella zona in cui abito io è pieno di Mc Donald (a naso nel raggio di 3/4 km ne conto 5 + 2 Burger King) e sono sempre pieni, ma devo dire che con quello che spendiamo in due per mangiare lì faccio la spesa per almeno tre giorni.
    In ogni caso, sai come la penso: sono tra i pochi attenti alle allergie alimentari e tanto basta per avere il mio plauso, anche se viene da se che non andrei mai a mangiare lì ogni giorno indipendentemente dal costo.

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