Claudia nel bosco: le (dis)avventure di una ragazza di città!

pubblicato da Alessandria News l’11 maggio 2014

MILWAUKEE – Sono una ragazza di città! Ne sono convinta. Nonostante abbia metà del mio dna proveniente dalle campagne astigiane, con nonni campagnoli e un papà che, nonostante avesse scelto la città per la sua professione (e amore per mia mamma), preferiva di gran lunga passare le sue domeniche a raccogliere nocciole e piantare patate, la mia vita italiana è trascorsa soprattutto in città e la città mi piace! Certo quei cromosomi contadini già avevano fatto un bell’avvitamento doppio quando, appena sposati, io e mio marito avevamo acquistato un appartamento con sottotetto, da cui avevamo ricavato una terrazza sui tetti di Alessandria, mia gioia e orgoglio: fragoline fresche, erbe, fiori… cenette con gli amici sotto la pergola. Felicità pura, ma impegno contenuto.  Poi ci siamo trasferiti negli Usa… e mai avrei pensato di finire a vivere ai bordi in un bosco con “zoo” in dotazione. Ma andiamo con ordine.

Della prima casa di Sewickley ho già parlato; essa ha rappresentato anche una buona transizione tra il vivere in città ed in campagna. La mia casa aveva un “city lot”, cioè un giardino piuttosto piccolino e recintato, situato tra altre case e perfetto per crescerci un bambino piccolo e darmi al giardinaggio. Infatti impediva alla mia bimba di uscire e andarsene e ad altri di entrare, fossero umani o animali! Quando uno vive negli Usa deve mettere in conto che molti dei vicini… non sono umani. Cresciuta a suon di film di Walt Disney, il primo impatto con la fauna locale è di gioia e sorpresa: ti senti proprio Biancaneve e molti degli animaletti sono proprio come quelli dei cartoon. A Sewickley la recinzione e il fatto di essere circondati da altre case impediva a tutti, meno agli scoiattoli (cotolo= scoiattolo è stata una delle prime parole di mia figlia) e agli uccellini di entrare e riempirsi la pancia a mie spese, quindi i miei tentativi nel giardinaggio si rivelavano sempre un successo: tulipani, gerani e un tripudio di fiori. L’unica cosa negativa era la immane quantità di alberi sulla nostra proprietà per cui i nostri fine settimana da fine settembre a novembre trascorrevano a raccogliere foglie, metterle in sacconi della spazzatura perché poi i netturbini passavano a raccoglierli.

Quando ci siamo trasferiti qui mio marito, tra le caratteristiche che la nuova casa avrebbe dovuto avere, aveva messo tra le prime anche quella di non avere tanti alberi in giardino! Aveva già dato abbastanza. Quando abbiamo visto la casa, nonostante fosse inverno e tutto fosse coperto da neve, ce ne siamo innamorati, ma soprattutto ci siamo innamorati del fatto che il nostro giardino posteriore si affacciasse su un bosco, mentre sulla proprietà di alberi non ce ne sono moltissimi. Non pensate alla casa di Heidi tra le montagne: il bosco è proprietà della città e circonda una zona di raccolta delle acque, che in certi periodi dell’anno sembra un laghetto. In inverno quando gli alberi non hanno foglie si possono vedere le luci delle case dall’altra parte, ma d’estate la coltre verde è impenetrabile.

Le proprietà qui non sono recintate, quindi non si vede dove finisce la mia e dove inizia lo spazio pubblico. Quello che non sapevo è che avrei avuto contatti anche troppo ravvicinati con i veri padroni della zona e la mia lotta con loro sarebbe stata impari già dall’inizio. Ingenua, la prima estate ho comprato una cassetta di piantine, le ho piantate con tanto amore e il giorno dopo non ce n’era neanche una! Mi immagino i miei vicini umani a ridacchiarsela dietro le finestre: ehehe, è arrivata l’italiana! Da allora ho imparato: ci sono liste di piante che i miei amici a quattro zampe non mangiano ed ecco perché tutti i giardini del vicinato hanno gli stessi fiori! Altra cosa che ho imparato è che solitamente le erbacce sono molto più resistenti dei fiori e crescono con molta più velocità, per cui se le erbacce sembrano fiori selvatici sono le benvenute!

Ma chi sono gli animaletti che ci rallegrano? Beh innanzi tutto i coniglietti, che sono tanto, tanto carucci, ma hanno la capacità di rasare a zero tutto, poi i cerbiatti. Ce ne sono tantissimi qui, tanto che c’è anche la caccia al cervo (chi si ricorda il film The deer hunter?) perché il ripopolamento ha avuto troppo successo e stanno moltiplicandosi a dismisura. Certo che sono proprio carini, non hanno paura degli umani e specialmente quando sono piccolini e ignari si lasciano avvicinare moltissimo: se ne stanno lì con le loro gambette storte e i loro occhioni, le macchiette sul pelo (sì, Bambi, come quelli di Disney). Se sei seduto in casa loro stanno lì a guardarti dalla finestra, mentre si mangiano le tue piante. Specialmente dopo inverni rigidi come questo appena finito, appena la neve scopre le piante loro arrivano e sembrano gli Unni, distruggono tutto e allora non c’è niente da fare, anche le piante che pensavi che non gli piacessero non sono salve: la fame è tanta!

Per evitare che mangino tutto nei negozi di giardinaggio vendono spray appositi a base di urina. In effetti più di uno mi ha suggerito di mandare mio marito a… sulle piante, ma non vorrei che finisse arrestato per “esposizione indecente”: devo ancora vedere qualcuno dei vicini che per risparmiare gira per il giardino facendo i suoi bisogni sulle piante! Comunque gli spray in commercio hanno un odore terribile. Servono? Secondo me no: mi ricordo di aver piantato dei bulbi di tulipani, ne vedo le foglie, li copro di prodotto repellente, ma non ho mai avuto la gioia di vederne i fiori.

Con gli scoiattoli la lotta è ancora più impari. Questi animaletti così carini in realtà possono fare dei danni abbastanza grandi e soprattutto niente li ferma dal riempirsi la tana di semi e noci. Una delle meraviglie della natura americana è la varietà di uccellini che ci circondano. Non che io sia appassionata e che trascorra ore con il binocolo a guardarli, ma tutti abbiamo in giardino le casettine per gli uccellini e non è difficile vedere arrivare alcune specie con piume di colori vivacissimi: rosse, gialle, blu. Ci sono mangimi speciali che attirano di più l’una o l’altra specie e alcuni attirano specie molto rare come l’hummimbird (l’usignolo) che io pensavo fosse di dimensioni normali e invece è piccolissimo e si muove così velocemente che è molto difficile vederlo. Insomma gli uccellini arrivano, se gli scoiattoli lasciano qualcosa. Io continuo ad aggiungere mangime e che facciano loro il self service. Trovo semmai più divertente stare a guardare gli sforzi degli scoiattoli per arrivare ai semi.

E dei tacchini selvatici, volete che me ne fossi dimenticata? Di loro ho già scritto a proposito della festa del Ringraziamento. Che io li detesti si capiva? Se no, eccomi qui ad esprimere il mio “odio”. Visto che non li avevo mai visti vivi quando vivevo in Italia, ma solo in forma di fesa e cosce, sui banchi della polleria, non mi rendevo conto di come questi “uccellacci” fossero in grado di volare in alto, ma soprattutto di quanto siano distruttivi nella loro ricerca dei vermi. Se (sempre nei miei sforzi di giardinaggio) pianto qualcosa, appena loro vedono terra smossa arrivano lì e con le loro zampacce cominciano a scavare: sebbene non gliene freghi niente delle mie piante, il risultato è lo stesso, dissotterrano le radici e mi lasciano le piante a morire radici all’aria. Contro di loro non c’è niente da fare: un mio vicino ha provato di tutto, anche “sparargli” con una cerbottana… solo per vedersi arrivare la polizia chiamata da un’altra vicina che gli dà addirittura da mangiare e che, da allora, nessuno può vedere!

Questi sono gli animali con cui condividiamo la proprietà, ma non ne mancano altri che si aggirano nei paraggi a notte fonda. Specialmente in estate non è raro sentire azzuffatine e “ululati” che provengono dal bosco, come non è raro vedere “resti” di pranzetti sul prato. Chi sono? Bene, lupi no (quelli sono al nord del Wisconsin e non sembra siano ancora arrivati qui), ma coyote. Eccome! Una mattina ero a prendere il caffè presto sul patio e ne è arrivato uno: non ne avevo mai visti, ma quando ho descritto l’animale a un amico ha confermato, inoltre sapevo che ne avevano avvistati in zona. Poi abbiamo le geese (oche selvatiche), i badger (i tassi) che sono anche l’animale rappresentativo dello stato, i raccoon (gli orsetti lavatori, quelli la cui coda ornava il cappello di David Crockett) che sono belli all’apparenza, ma sono cattivissimi e amano rovistare nella spazzatura, i possum (credo siano gli opossum) che sono topastri bianchi e neri con una coda prensile che amano penzolare dagli alberi e le volpi rosse, di cui posso solo dire che sono proprio belle e vorrei vederne di più.

Purtroppo non è raro che ci dobbiamo trasformare in raccoglitori di cadaveri. Le azzuffatine notturne e la vita in sè lasciano a volte animali morti sulla nostra proprietà e tocca a noi disfarcene. Alcuni anni fa all’inizio della primavera, un pomeriggio, arrivando dal lavoro, mi era venuta voglia di andare in giardino e vedere i fiori che spuntavano. Ho notato sul prato tanto pelo e subito ho pensato che qualche falco si fosse fatta una cena a base di coniglio, poi però dietro un pino ho trovato un cervo morto, trascinato lì, immagino, da uno o più coyote. Sono stata presa dal panico perché mio marito era via per lavoro e tutti gli uffici preposti (quando capivano che l’animale era sulla mia proprietà) se ne lavavano le mani. Alla ricerca di possibili soluzioni ne avevo anche parlato con una mia amica italiana che mi suggerì di fare un buco, riempirlo di calce e buttare il cadavere. Ve lo immaginate? Io che a notte fonda trascino un animale di 200 kg nel bosco e me ne disfo coprendolo di terra. So che, come a me, anche a voi stanno venendo in mente similitudini poco edificanti e stereotipate. Per fortuna uno dei miei vicini che avevo interpellato a cercare una soluzione più pratica si era offerto di fare lui il becchino e aveva portato il cadavere al fondo del bosco, dove nessuno lo ha mai più trovato.

Non è stata l’unica volta che ci è capitato con qualcosa di più grosso di un coniglio o di un topo, ma evito di sottoporvi ad ulteriore ribrezzo. Ah… la natura! Due estati fa un orso bruno è arrivato dal nord del Wisconsin fino a una torre di raccolta d’acqua a due km da casa mia. Spaventato è salito sul traliccio, sono arrivati i veterinari, l’hanno addormentato, tirato giù e riportato al nord. Giuro che se vedo un orso in giardino mi trasferisco di nuovo in città!

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7 pensieri su “Claudia nel bosco: le (dis)avventure di una ragazza di città!

  1. E' bellissimo, per noi che abitiamo proprio in città leggere queste notizie ma capisco che questa situazione sia peggio viverla. Pensa che, alla sera, in montagna, mio marito ed io, andiamo, apposta, a vedere gli animali selvatici e tu li hai sotto casa…Buon fine settimana e, grazie per questo articolo

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  2. non dirlo a me…… poi devi sapere che il mio vicino di casa, che aveva fatto “l'operazione” aveva condito tutto con le sue considerazioni su come fosse successo che la povera cerva si fosse trovata morente vicino all mia casa e avesse scelto di riposarsi vicino alla bocchetta del mio riscaldamento dove fa piu` caldo e i cojote… perche` ( parole sue) lo sai che i cojote non mangiano animali gia` morti…ecco grazie mi serviva proprio conoscere la cronistoria….ed io ero di sopra che dormivo…

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