Location, location, location!

Comprare casa negli Usa: “noi l’abbiamo trovata in tre giorni”

pubblicato da Alessandria News il 4 maggio 2014

MILWAUKEE – Il primo anno e mezzo della nostra vita americana lo abbiamo trascorso in appartamento in affitto, in uno di quei residence che abbondano intorno alle grandi città e noi avevamo scelto Chestnut Ridge. Il residence era abbastanza vicino all’ufficio di mio marito, così lui poteva venire a casa senza trascorrere ore in macchina e passare più tempo con me prima e poi con me e nostra figlia neonata (leggi: togliermi dalle mani per qualche ora quell’esserino urlante!). I residence sono tutti simili uno all’altro. Questo aveva il vantaggio anche di offrire piscina e campi da tennis, palestra e degli appartamenti nuovi di zecca, ma uscendo da lì non si andava da nessuna parte senza la macchina. Comunque non è che io abbia potuto usare molto i campi da tennis, visto che aspettavo un bimbo dopo un mese e mezzo dal mio arrivo e l’ho scoperto proprio il giorno dopo essere stata massacrata in un doppio dove giocavo con tre uomini. Ho usato invece molto la piscina. Certo che, nata nostra figlia, e vedendo che negli Usa ci stavamo bene e non c’era voglia di tornare ancora indietro (e come sapete sono ancora qui!), tutti ci hanno consigliato di comprare casa e non affittare. Erano anni in cui il nostro affitto a Chestnut Ridge avrebbe coperto il costo mensile del mutuo: così ci siamo lanciati alla ricerca della nostra casa.

La maggior parte degli americani vive in case unifamiliari e non in appartamenti. Gli appartamenti sono per i single, le coppie giovani e i vecchi. Questo potrebbe non essere vero per grandi metropoli, ma rimane vero per la stragrande maggioranza delle famiglie con figli in età scolare. La parola magica nel mondo delle agenzie immobiliari americane (Real Estate) è “location, location, location” (posizione). Questa viene evidenziata dappertutto, sia negli annunci sia nei numerosi programmi televisivi che parlano di case (anzi c’è pure un canale qui che è totalmente dedicato a tutto quello che è casa: Hgtv). Location a Pittsburgh o Milwaukee non vuol dire che vedi le montagne o il lago, o l’oceano (beh, a Milwaukee se vedi il lago dalle tue finestre proprio schifo non fa, ma… sì ci sono dei ma per la città). Location vuol dire tante altre cose, soprattutto che la casa è in un buon distretto scolastico, con buona pace di altre caratteristiche che magari ad un italiano farebbero pure più piacere. Questo è il sito della più grande agenzia di compravendita immobiliare della zona e ho aperto la pagina sulla prima casa offerta, senza particolare attenzione, ma se avete voglia di farvi un giro in una casa americana capirete anche di che cosa parlerò nell’articolo.

Vedrete che il distretto scolastico e la scuola superiore sono evidenziati nella descrizione della casa, dopo il numero delle camere da letto e la capacità contenitiva del garage. Questa è una casa grande ma comunque, quando si compra una casa, perché sia facilmente rivendibile, deve avere almeno 3 camere da letto. Questo è vero per la mia esperienza a Milwaukee e Pittsburgh, non voglio dire che lo sia anche da altre parti degli Usa. Magari in Florida e California non è così ma, purtroppo per me, non ho mai vissuto in quei posti. Perché pensare a queste cose quando si compra una casa? Chi, in Italia, compra una casa con il pensiero di rivenderla? Nessuno, credo. E perché invece qui è così? Perchéper gli americani la casa non è un bene rifugio, come per noi in Italia. Molto raramente la casa in cui una famiglia cresce i figli viene tenuta per le generazioni future, anzi! Appena i figli si sposano molti americani vendono e si trasferiscono in villette a schiera più piccole o appartamenti che non richiedano tutte le cure e le spese che una casa comporta.

Il mercato americano è molto vivace e viene tenuto in piedi dai trasferimenti e dalle nuove famiglie, con figli che vanno a scuola. Ecco perché scegliere una casa in una zona con buone scuole diventa molto importante. Ed ecco perché gli americani sono ancora un po’ come i pionieri di lontana memoria e si trasferiscono frequentemente senza mettere radici molto profonde in nessun luogo, ma solo seguendo dove li porta una nuova opportunità di lavoro. E comunque fare un trasloco per un americano non è poi così terribile. Le case americane hanno già tutto il necessario che rimane: cucina con tutti gli armadietti e gli elettrodomestici, lavatrice ed asciugatrice, armadi, luci e tende che non possono essere rimosse.

Così è stato anche per noi. A Pittsburgh abbiamo diretto le nostre attenzioni su un sobborgo dove ci fossero scuole buone e una buona qualità di vita, oltre ad essere una zona ricercata, perché pensavamo di essere ancora lì quando nostra figlia avrebbe iniziato la scuola. A Milwaukee è poi stato lo stesso perché a quel punto sapevamo che questo sarebbe successo. La cittadina dove abbiamo abitato, vicino a Pittsburgh, si chiama Sewickley. Di Sewickley ho già parlato nel mio articolo sui garage sales. Bella Sewickley: grandi viali alberati e un bel centro cittadino con negozietti e ristoranti, che con il passeggino potevo percorrere facilmente a piedi essendo abbastanza vicino a casa. A Sewickley ci sono villone e case normali. Lasciando da parte le villone, di case ne abbiamo viste tante!

Quando si va a vedere una casa negli Stati uniti nella maggioranza dei casi si visitano case abitate. Anzi per un americano vendere una casa vuota diventa molto più difficile. Perché? A mio parere è perché gli americani non hanno assolutamente alcuna immaginazione quindi la seconda caratteristica che una casa deve avere è essere “in move-in condition”, cioè non doverci fare niente, neanche dipingere le pareti! Allora si capisce come tutti gli show che si occupano di home decorating mettano l’accento sulla neutralità. La tua casa ha la moquette rosa o verde (oh sì… quante ne ho viste così)? Scordati di venderla o sii pronto a pagare al tuo acquirente il costo per una nuova moquette.

Negli show televisivi tutte le case assumono lo stesso aspetto: sono tutte uguali! Semivuote e beige. Se i colori neutri sono una prerogativa, lo è anche l’”home staging”, per cui c’è davvero anche una professione (no comment). Che cos’è l’home staging? È la preparazione della casa cosicché chi la va a vedere si possa sentire a casa sua, si possa immaginare con i piedi sollevati dopo una lunga giornata di lavoro, con il profumo di biscotti caldi che viene dal forno! L’home staging copre diversi aspetti. Prima cosa: via tutto quello che è personale. Hai le foto dei figli sul camino? Via. Il campanello riporta il tuo nome? Via anche quello!  Gli armadi devono sembrare grandi, quindi via i vestiti. Hai una libreria e sei un lettore accanito? Con tua buona pace, via molti libri: fanno caos! Hai molti mobili? Via anche quelli! (alcuni suggeriscono di affittare un magazzino e mettere temporaneamente molte delle tue cose lì o venderle in un garage sale). Insomma la casa deve sembrare perfetta per una vita perfetta e se la perfezione vuol dire anche il profumo dei biscotti nel forno, allora ecco che in molte case che ho visto, si ingrassava di un kg solo per il profumo!

Non che tutti applichino le regole che vi ho elencato e devo dire che abbiamo visto di tutto. In alcune case il mio spirito di avventura avrebbe incontrato troppi ostacoli (specialmente per la sporcizia). Quando abbiamo venduto casa per trasferirci qui a Milwaukee, mi ricordo quei pochi mesi come un incubo! Quando l’acquirente viene a casa tua, l’agente ti chiama poche ore prima, la casa deve essere perfetta e tu devi andartene. Io che a quell’epoca avevo la piccolina di 2 anni e mezzo, lascio capire a tutti il mio stato d’animo mentre pulivo casa, la caricavo in macchina e finivo molte volte dalla mia cara amica che mi accoglieva per alcune ore a casa sua. Triste , anche perché amavo la mia casa con tutti i suoi difetti, per averla comprata mentre ancora tutti gli accorgimenti di cui ho parlato non li conoscevo. La mia casa, dove nessuno aveva abitato stabilmente da anni, anche se ancora in perfetto stato, perché la proprietaria viveva ormai in Florida e la usava solo per poche settimane all’anno.

La mia casa, che aveva grandi stanze, ma piccoli armadi e piccoli bagni: due must per un americano! La mia casa, in cui ho fatto da falegname e pittore con uno spirito di rinnovamento che solo l’entusiasmo ti dà. La mia casa, molto italiana con pareti e divani bianchi, molto shabby chic perché riempita dai miei acquisti dai rigattieri e nei garage sale. La mia casa, che abbiamo venduto a degli europei, meno male perché loro,come noi, non conoscevano le “regole”. Ho seguito per un po’ le vicissitudini della mia ex casa. È stata già venduta altre tre volte in 15 anni, so che dopo i nostri acquirenti l’hanno acquistata dei giapponesi (non mi pare che le case giapponesi siano note per avere grandi spazi. Non sono i giapponesi che hanno inventato quelle camere d’albergo di pochi metri quadri?).

Location significa anche che intorno alla casa devono esserci case dello stesso livello e costo simile. Non si vuole comprare una casa grande in una zona dove ci sono piccole casette: non si riprenderanno mai i soldi pagati. Di certo la mia casa aveva un’altra caratteristica che per gli americani (ma anche per noi!) è molto importante: il “curb appeal” cioè come appare all’esterno e dalla strada ed era, semmai, una delle più piccole in una zona con case molto belle. Questo fa sì che se uno vuole, ci sia spazio per migliorie, senza che i soldi messi nella casa la facciano uscire dal valore medio di mercato. È, a quanto pare, una scienza molto precisa.

Di certo quando siamo venuti a vivere qui a Milwaukee e abbiamo comprato casa, eravamo già molto più preparati, anche perché il nostro agente ci aveva intervistati ben bene prima di farci vedere le case e sapeva esattamente la tipologia di casa che cercavamo. Lui era dell’ufficio “relocation” che si occupa proprio del trovare la tipologia giusta di casa prima ancora che tu arrivi. L’intervista era stata fatta al telefono e quando ci siamo visti nessuno ha perso tempo. L’acquirente molte volte ha preso un aereo e ha tempo limitato per scegliere, come era vero anche per noi. Alla fine dei tre giorni di permanenza a Milwaukee, siamo tornati a Pittsburgh con una casa nuova.

4/05/2014
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