Too MUCH stuff: outing

Troppe cose… tante cose inutili…tante cose che non si buttano via perche` potrebbero servire..e non servono mai, ma stanno a riempire cantine ed armadi. Oggi mi sento sopraffatta, schiacciata e sconfitta. Ho perso la battaglia e la battaglia mi ha lasciata senza energia.
Vi e` mai capitato di sentirvi cosi`?
A casa mia non si butta mai niente: da quando mi ricordo non e` stato mai buttato via niente. Io pensavo di essere diversa, ma alla fine sono come “loro”: i miei avi, con qualche moto di ribellione molto sofferto, ma in misura molto inferiore a quanto avrei mai dovuto e dovrei.
In cantina ho un baule di vestitini di mia figlia che ora ha 18 anni, per i nipotini..io ho mai usato le mie vecchie tutine per lei? NOOOO! Spero di non diventare nonna per almeno ancora un po’ di anni..andranno di moda ancora i suoi vestitini che hanno gia` 18 anni ora? Lei vorra` metterli ai suoi bambini? Non credo proprio e lo so! Ma non riesco a disfarmene, come ho tenuto seggiolone e lettino, ma per fortuna non i seggiolini  della macchina ed il passeggino che sono stati venduti ad un garage sale, l’unico che ho mai fatto! Questo per fare un esempio, ma potrei continuare. Che me dite di borsate di Tshirt vecchie tenute per farci stracci da pulire??? Per quante vite, visto che uno magari uno straccio lo puo` anche lavare?.
Se almeno avessi sposato un uomo opposto a me, invece se mai e` ancora peggio! Si tengono viti e chiodi, pezzi di legno e metallo e poi via via e non si butta niente, anche se e` rotto, perche` si potrebbe aggiustare, anche se poi si e` gia` sostituito con qualcosa di nuovo… se poi, le cose rotte venissero davvero aggiustate..allora mi andrebbe bene, ma di solito( per mancanza di tempo, naturalmente, ma nessuno gliene fa una colpa) rimane tutto li` rotto per mesi? anni!
 ..E la carta , i documenti? Vi e` mai capitato di vedere un programma intitolato”Hoarding”? Io due o tre volte, poi basta, perche` mi angosciava terribilmente : perche` quella e` una vera e propria malattia, ma dove si passa dall’essere “sano” all’essere “malato”? Qual e` il limite tra il non volere buttare via cose vecchie che davvero potrebbero servire e l’essere patologico? No, non credo di essere a livello patologico, anche perche` la mia casa e` pulita e se e` incasinata e` nelle aree “di servizio”: cantina, armadi e lavanderia sono i miei punti deboli..a cui aggiungo anche i documenti e la posta..butto via, ma tengo sempre troppo. L’altro giorno mi domandavo se avessi dovuto tenere tutte le lettere di accettazione ed i documenti anche delle universita` dove poi mia figlia non e` poi andata. Ero gia` pronta con un bel sacchettone per mettere tutto nel riciclo, ma ho fatto l’errore di chiedere ” conferma” a mio marito: <> Cosa mi ha risposto?< >NOOOO!!!

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TV a confronto: Italia o Stati Uniti?

Alessandria News pubblicato il 1 giugno 2014
MILWAUKEE – Lo ammetto: ho la tv italiana e per sapere le notizie internazionali leggo il Corriere della Sera, La Repubblica o gli altri giornali online. Al mattino la routine è svegliarci alle 6 (qui le giornate iniziano molto presto, lo avevo già detto?) guardare il telegiornale del secondo canale Rai in diretta poi girare sul canale locale per sapere quello che succede qui, se ci sono ingorghi o incidenti in autostrada, guardare le previsioni del tempo e sapere come vestirci. Posso dire che se so qualcosa di quello che succede nel mondo, lo so attraverso la tv e i giornali italiani. La nostra però non è una famiglia tipica, allora cercherò di dimenticarmi che parlo, leggo e scrivo in 2 lingue e ne “capisco” quattro per immergermi nei panni di una tipica americana e capire se avrei le stesse possibilità di sapere quello che mi circonda (non solo all’interno dei confini regionali). Risposta secca, devo ammetterlo? No.

E non perché non esistano canali o giornali che danno un panorama generale di quello che succede fuori dall’orticello di casa, ma solo perché se fossi una americana media di sicuro guarderei prima di tutto le tv locali e sarei contenta così. Di canali locali qui ce ne sono quattro e sono le affiliate locali delle grandi compagnie di telecomunicazioni nazionali: Abc, Nbc, Cbs e Fox. In ogni città degli Usa dalle medie dimensioni in su, queste sono presenti: cambiano nome, ma offrono gli stessi programmi durante il giorno ad esclusione dei telegiornali locali. In una giornata tipica il telegiornale inizia alle 5 di mattina e finisce alle 7 o alle 8 a seconda delle diverse emittenti. Di seguito inizia la trasmissione nazionale con programmi che assomigliano molto ad Uno mattina (dei miei tempi, se esiste ancora), un misto di notizie, gossip, moda. (a proposito, Amanda Knox è una star anche qui: diciamo anche che il sistema giudiziario Italiano una gran bella figura non l’ha fatta, a prescindere dalla sua colpevolezza o no).

Queste vengono trasmesse in diretta “central time” (- 1 ora dal fuso di NY). Essendo registrate negli studi delle emittenti a New York, anche da noi possono essere trasmesse in diretta, mentre ammetto di non sapere quello che succede sulla costa ovest degli Usa (dove le ore di differenza sono tre in meno).
programmi mattutini degenerano sempre di più nel gossip man mano che la mattinata avanza e si aspettano che solamente il pubblico femminile li guardi, ahimè! Consigli su diete e cosa comprare per migliorare il proprio guardaroba abbondano (… e ne hanno bisogno!) A seguire ci sono le soap operae dalle 15 alle 18,30 di nuovo telegiornale, poi fino alle 22 sit-com o serie televisive. Alle 22 inizia l’ultimo telegiornale della giornata. Infine alle 22,30 iniziano i Late Shows: un misto di satira, ospiti e musica. Difficilmente reggo oltre i primi 15 minuti, il divano mi concilia il sonno e se anche penso di guardarli, difficilmente mi ricordo qualcosa.

Per guardare la tv si può optare per quella via cavo o per la parabolica. In entrambi i casi vengono offerti pacchetti vari con una quantità immensa di canali. Peccato che per poter avere qualche canale interessante, bisogna prendere i pacchetti più costosi, a meno che uno non sia interessato solo al football dei college o al canale di pesca oppure sia un patito delle televendite, allora può spendere meno, ma non molto. A tutto per noi va aggiunto il costo dei canali Rai e per par condicio Mediaset (pacchetto: o tutto o niente), ma almeno abbiamo Rai News 24. Sapete però qual è il lato positivo del vedersi i canali italiani da qui? Sono senza pubblicità! Mediaset è comunque quasi inguardabile: ogni tanto tirano fuori dei film degli anni 80 con Boldi o Edwige Fenech che fanno rivoltare le budella. Io guardo solo Le Iene. Rai international invece non è niente male (nei momenti o giorni in cui la guardo) perché è una scelta di trasmissioni dei tre canali principali quindi riusciamo a vedere trasmissioni come Ballarò, Report, Che tempo che fa e nei fine settimana anche quelle sul turismo e l’agricoltura che mi servono molto anche per preparare le lezioni dell’università .Fino a qualche anno fa invece la Rai spendeva soldi per un canale specifico per gli emigrati che faceva pena: era un insieme di trasmissioni che nutriva tutti gli stereotipi che si possono avere su chi è emigrato. Lì devo dire meno male per i tagli di budget in Rai.

Torniamo alla tv americana e alla quantità abnorme di pubblicità. Nonostante la barcata di soldi che paghiamo per guardarla, l’unico canale senza pubblicità è Pbs (Public Broadcasting Service) che sopravvive di donazioni. È un canale bellissimo e molto interessante, peccato che non abbia nessun telegiornale. Gli altri canali sono tutti commerciali e hanno più pubblicità che trasmissioni. Ogni sette minuti di programma ce ne sono tre di pubblicità, allora molto spesso registriamo una trasmissione per poter volare attraverso le pubblicità (ah… e le pubblicità vengono trasmesse ad un volume molto più alto del resto delle trasmissioni, così ci si sveglia, se per caso si stava facendo un pisolino!!!)

Gli americani sono molto schematici e organizzati. Le trasmissioni sono lunghe o 30 o 60 minuti e iniziano all’ora o alla mezz’ora, senza fallo: puntualissime. Per registrare una trasmissione della Rai dobbiamo almeno preventivare un’ora in più perché non inizia mai e non finisce mai quando dovrebbe. Ma noi italiani non siamo così in tutto? Abbiamo inventiva e creatività anche per quanto riguarda la lunghezza dei programmi, un programma lungo 50 minuti? Ci sta!

Cosa è più importante al mattino se non sapere leprevisioni del tempo? Con buona pace del colonnello Bernacca e dei suoi successori, qui le previsioni del tempo sono una cosa seria e una scienza esatta. Se dicono che a mezzogiorno piove, ma alle 7 di mattina vi siete svegliati che c’è il sole, portatevi l’ombrello dietro e pure se dicono che arriva aria calda dal Golfo (del Messico) o fredda dal Canada, credeteci perché potreste morire dal caldo in un caso o surgelarvi nell’altro e il tutto nel giro di pochi minuti (provato!). Non vi dico quando ci sono previsioni di nevicate in inverno! Innanzitutto in quei giorni il telegiornale inizia alle 4 di mattina (perché poi ???), poi vengono mandati i giornalisti ai quattro angoli delle città e i poveretti infreddoliti devono fare dei reportage dettagliati su ogni fiocco di neve: “Ecco a voi Jenna K. che ci parla da West Bend… dicci Jenna com’è la situazione lì?” e Jenna da West Bend con il suo metro rigido in mano, misura e dice di come in quei dieci minuti siano caduti ben 2 cm di neve: il tutto detto con toni da scoop televisivo e toni tragici da fine del mondo. Tre ore così. Può essere caduto il mondo là fuori ecchisenefrega, ma sappiamo esattamente quanta neve è caduta a West Bend (n.d.a: ridente, d’estate, cittadina a mezz’ora da qui). Legate alle previsioni del tempo naturalmente ci sono le condizioni stradali, solitamente lette da una gentil rassicurante signora.

Se è una giornata normale tutte le notizie si ripetono ogni 15 minuti, quindi capirete che tra seguire le nuvole e le pubblicità, non è che rimanga molto tempo per il resto. E il resto cos’è? Per fortuna Milwaukee è abbastanza tranquilla quindi le notizie generalmente sono qualche incendio, la solita azzuffatina fuori da qualche bar, l’ennesimo arresto per Dwi (driving while intoxicated = guida sotto l’effetto dell’alcool) e ogni tanto purtroppo l’omicidio tra gang rivali in certi quartieri della città dove è meglio non andarci. Fuori da quello il nulla: cioè le notizie dal resto degli Stati Uniti e dal mondo passano scritte veloci sotto lo schermo e basta. Anche i servizi giornalistici sono diversissimi dai nostri, durano 30 secondi o poco più: addirittura c’è un segmento del telegiornale dove cercano di infilarci il più alto numero di notizie in un minuto con il cronometro che scandisce i secondi. All’americano medio interessa quello che lo coinvolge direttamente, e poi gli Stati Uniti sono così grandi. Se invece succede qualche tragedia nazionale allora non si vede e sente niente altro anche sulle tv locali: come mastini i giornalisti non mollano la presa.

Non tutti gli americani sono così, se lo affermassi sarei superficiale e scorretta. Ho molti amici che guardano giornalmente Cnn o altri canali nazionali, che hanno notizie per 24 ore al giorno come Nbc news, Cbs news, Fox news e Abc news. Se uno vuole proprio morire di noia c’è anche un canale, C-Span, che manda i lavori del congresso 24 ore su 24. Fox news è una tv smaccatamente conservatrice e repubblicana, le altre secondo me sono meno di parte, anche se mio marito afferma che tutte cercano di portare l’acqua ad un certo mulino. Come format credo che Rai News 24 li abbia copiati.

Cnn e le altre emittenti di notizie sono di certo molto interessanti e le notizie vengono date, ma la velocità di ogni singola notizia quella rimane, che a uno piaccia o no. Anch’esse sono divise in programmi lunghi un’ora. Ad ogni ora si alternano alla scrivania “host” (padroni di casa) molto conosciuti che sono anche bravi giornalisti, riconosciuti per il loro lavoro di reporter, come ad esempioChristiane Amanpour, che mi piace moltissimo. Ci sono ospiti che vengono chiamati a discutere un certo argomento e sezioni in cui vengono riportate le notizie, ma non vengono quasi mai intervistati direttamente i soggetti dei servizi. È un giornalismo sicuramente più scarno e battente di quello italiano. Non esistono trasmissioni come Ballarò o Porta a Porta. Se ci sono dibattiti su certi argomenti, il dibattito avviene con ospiti in studi televisivi diversi e in città diverse e non dura mai più di 10 minuti in totale, altrimenti il pubblico si stancherebbe e cambierebbe canale: ore di trasmissione sul Cavaliere, su Renzi o sul Maalox di Grillo? Non penso proprio! E poi mai ho visto degenerare una discussione ai livelli a cui siamo abituati in Italia, non è nelle loro corde, e se i toni si alzano, c’è la pubblicità a calmare i bollenti spiriti.

Per quanto riguarda gli altri programmi tv, la scelta è sempre varia e il fatto che le serie tv americanesiano e siano sempre state trasmesse dalla tv italiana non fa che rimarcare come la qualità e l’inventiva siano incredibili. Da Happy Days Grey’s Anatomy tante generazioni sono cresciute in Italia con la tv americana. Anche il format dei vari giochi ha sempre avuto origine statunitense: Mike Bongiorno ha ci ha introdotti ad essi fin dagli anni ’50 e continuiamo ora a guardare prodotti marchio Usa con Master Chef, Ballando con le stelle, X factor e altri.

A che ora la famiglia americana guarda il programma più importante della giornata, quello trasmesso in prime time? Alle 19. Noi che abbiamo mantenuto i nostri orari italiani, alle 19 siamo ben lontani dall’essere già seduti davanti alla tv e ce li perdiamo tutti… però siamo pronti per Ballarò alle 21 (purtroppo senza Carosello!).

1/06/2014

Bagels’love!

AMO LA BUONA CUCINA!
Lo ammetto e ammetto che mangiare e` una delle mie debolezze.
Di certo e` la piu` evidente.
Sono curiosa di scoprire e provare cibi nuovi, perche` ogni cibo parla del popolo da cui ha origine. Assaporare un cibo nuovo ed etnico e` come fare un viaggio nella storia e nelle tradizioni del popolo che ha inventato quel cibo, e senza muoversi da casa.
Se avete letto il mio post su Slow food sapete che cerco di essere anche attenta alla storia del cibo ed alle ragioni che portano una persona a mangiare questo o quel.
Pur essendo italiana, non mangio solo italiano

Per tutti questi motivi era gia` un po’ che volevo scrivere un post sul cibo che mi ha conquistato qui negli USA e di cui sentirei la mancanza se non lo avessi a disposizione, poi stamattina ho letto il post di Mamme nel deserto sui falafel, la loro scoperta in Kuwait, e ho preso la palla al balzo per parlarvi della mia scoperta culinaria in terra americana: i bagel
I bagel sono una specie di panino a forma di ciambella rotonda con il buco, fatti con un impasto lievitato che prima viene bollito e poi viene messo in forno. Il risultato e` questo pane che ha un impasto molto denso e non si mangia freddo, ma deve essere tagliato longitudinalmente a meta` e tostato a casa, solo allora diventa buono..e quanto buono! 
L’origine e` ebraica ed essi sono state introdotti in America da immigrati polacchi arrivati a New York, dove a detta di tutti si continuano a gustare i bagel migliori e dove anche io li ho mangiati  la prima volta.
 Il tradizionale bagel e` quello senza niente ( plain), ma naturalmente le varianti che ora vengono offerte sono moltissime , alcune dolci (ai mirtilli o all’uvetta), molte salate, quelle che preferisco.
Tra i bagel salati darei la palma d’oro a quelli con i semini di sesamo, altri non mi fanno impazzire: per esempio quelli con la cipolla ( e dire che le cipolle mi piacciono molto …la focaccia ligure alle cipolle? buona!) perche` le cipolle sul bagel sono croccanti e un po’ bruciate.
In ogni caso i bagel sono la morte del cream cheese ( il Philadelphia).
 Secondo me un bagel tostato caldo e con il cream cheese gia` rappresenta in se` l’apoteosi della cucina americana. Ma non ci si puo` fermare li`.
L’ingrediente mancante per gustare il bagel in modo tradizionale e` il salmone affumicato.
Cosi` l’ho mangiato a NY la prima volta, dove e` scoppiato l’amore!
I Bagel sono molto comuni, si comprano in ogni supermercato sia preconfezionati (..ecco non rovinatevi l’esperienza di provare un bagel la prima volta comprandolo pieno di conservanti) sia al banco della panetteria.
A New York ci sono posti particolarmente rinomati per la bonta` dei loro Bagel. Absolute Bagels e` quello dove siamo andati noi 20 anni fa, quindi ben prima che fosse scritto l’articolo che vi allego e che mette quel negozietto come primo della lista ( ma la fila di persone fuori della porta c’era gia`).
Poiche` non tutti possono andare a NY, se siete negli Stati Uniti , molto comune e` una catena Bruggels’ Bagels che  fa dei bagel niente male.
Il momento tradizionale per mangiare i bagel e` la prima colazione, ma io non li disdegno mai.
Certo le calorie che la densa pasta del bagel vi fa ingurgitare ( ad essa vanno aggiunte le calorie del cream cheese e di tutto quello che volete aggiungerci sopra) non sono poche, ma ogni tanto si puo` fare.
Non pensatemi a mangiare bagel tutti i giorni: il mio giro vita, che gia` subisce notevoli attacchi causa ore passate in macchina e il clima  che qui non favorisce l’attivita` fisica all’aperto per molti mesi all’anno, sarebbe in condizioni ancora peggiori di quello che e`. Pero` i bagel sono a portata di mano e se voglio posso andarmeli a comprare, e qualche volta cedo, specialmente se li vedo che mi chiamano con il loro profumo dai banchi della panetteria.
Forse l’ultimo Bagel, l’ho mangiato un anno fa e non indovinereste mai dove. A Milano!Ed era pure buono. Ero andata a visitare l’Universita` Cattolica per conoscere i colleghi di italiano che insegnano agli studenti che dalla mia universita` trascorrono un semestre all’estero a Milano ed un mio studente che era li` al momento mi ha portata per pranzo ad un bar americano della zona dove il menu era pieno di variazioni sul tema bagel.  Sembrerebbe che i bagel stiano diventando comuni anche in Italia, lo sapevate? Se avete voglia di cimentarvi nel farli ho trovato la ricetta di Giallo Zafferano che di solito e` molto preciso.
Sono la sola a adorare i bagel? Non credo! fatemi sapere cosa ne pensate se li avete provati

Slow food contro fast food: però…

… non spariamo su Mc. Donald. Ma negli Usa l’obesità va a pari passo con il reddito delle famiglia: più è basso, più il bambino è obeso. Manca l’educazione alimentare anche se Ms. Obama ha cominciato la sua battaglia proprio dalle scuole
pubblicato da Alessandria News  25-5-14

MILWAUKEE – Prendo spunto dalla conversazione con un lettore che parlando degli americani affermava di come non si potesse avere rispetto di un popolo che erigeva Mc. Donald a simbolo, per darvi un’idea di come stia lentamente cambiando il mercato del cibo e dell’educazione alimentare negli Usa. Noi italiani ci ergiamo a paladini del mangiare sano e bene, ma il nostro compito non è così difficile, non è vero? Certo non è sempre stato così e la varietà dei cibi sulle nostre tavole ècosa abbastanza recente. Se mi leggete dall’inizio saprete già che oltre ad insegnare lingua italiana, insegno anche un corso di cultura italiana attraverso la storia della sua cultura a tavola. Ecco perché ho avuto la fortuna di studiare le differenze tra i due popoli anche a tavola.

Che in Italia si mangi bene ora, lo sanno tutti: dagli Italiani in patria, agli italiani che come me vivono all’estero a tutti coloro che sono fortunati ad aver provato la nostra vera cucina. Che solo i nostri nonni fino al boom economico, mangiassero molto meno di quello che avrebbero dovuto e che soprattutto fossero semi vegetariani e non per loro scelta, chi ha qualche annetto lo sa e purtroppo ora mi sa che lo stanno imparando di nuovo in molti. Purtroppo appena una qualche crisi economica arriva, si risparmia dove si può e quando si arriva a risparmiare anche sulla qualità del cibo che si porta in tavola, allora bisogna preoccuparsi.

Ecco un esempio, non troppo lontano. Sono sicura che nessuno o quasi di voi conosce il nomeFernanda Momigliano. Fernanda era una scrittrice di novelle romantiche degli anni del fascismo. Era fascista e ebrea e come lei molti ebrei, prima della degenerazione razzista del fascismo. Fernanda scrisse un libro intitolato Come vivere bene in tempi difficili. Questo manuale, scritto ai tempi in cui anche l’Europa stava soffrendo i risultati della grande depressione e l’Italia le follie autarchiche di Mussolini, voleva dare alle donne di casa gli strumenti per risparmiare scegliendo per esempio i tagli di carne meno costosi, ma soprattutto suggeriva alle signore di iniziare ogni pranzo con quella che lei stessa definiva, l’arma segreta: il minestrone, zuppa di verdure poco costosa che ti riempie perché acquosa e ti fa mangiare meno di quello che c’è ( o non c’è) dopo, sempre mantenendo le apparenze intatte, perché se eri fascista mica potevi lamentarti! Adesso per fortuna ci si può lamentare, ma la sostanza non cambia, credo che su molte tavole la minestra sia ricomparsa. Stiamo tornando ad essere vegetariani, perché per noi riempirci lo stomaco di pasta e verdure è l’alternativa meno costosa, è nel nostro dna e nella nostra storia.

Ah, la dieta mediterranea! C’è voluto un medico americano negli anni ’50 a chiamarla così, vedendo che le popolazioni del bacino mediterraneo avevano una bassissima percentuale di malattie cardiovascolari rispetto agli americani. Ma già i Romani mangiavano cibi simili a noi oggi perché era quello che trovavano, mica perché sapevano che faceva bene! Comunque qualsiasi cosa noi italiani mettiamo sulla tavola, di certo diamo molto valore al tempo passato a tavola che significa affetti, convivialità e vita sociale, nutrimento mentale e non solo fisico: per noi il cibo è lento, è slow food.

Non per niente Slow food è nato in Italia: perché noi, come per la dieta mediterranea, abbiamo sempre mangiato cosi`, anche senza saperlo. Slow food ha come messaggio: cibo buono, pulito e giusto dei produttori locali. Questo vuol dire anche di stagione e certamente con una filiera molto corta. E non mi dite che, se anche si va all’Esselunga, alla Coop o altri supermercati e si trova tutto, il nostro naso si storce all’idea di comprare le fragole a gennaio che arrivano da chissà dove o le arance a maggio, per fare solo due esempi. Oppure che andiamo a comprare gli agnolotti dalla pasta fresca, ma i tortelli di zucca li abbiamo mangiati se siamo capitati a Cremona o Mantova. Carlo Petrini, fondatore di Slow food, ha preso un concetto che e` insito nel nostro dna e ne ha fatto un messaggio globale e con gli Italiani ha sfondato la classica porta aperta.

E i fast food in Italia? Noi, ad Alessandria, siamo riusciti anche a far fallire un punto Mc. Donald. Agli italiani non piacciono i fast food: per noi fast food vuol dire piuttosto un trancio di pizza o un toast, lo si capisce subito: il nostro Fast Food è Sfizio, non è vero? Dobbiamo proprio essere disperati per mangiare da Mc Donald, infatti l’Italia è uno dei paesi al mondo con la più bassa concentrazione di catene Fast Food. Da noi non aprono nemmeno! Gli Stati Uniti invece sono la patria della carne. Dai grandi pascoli nelle praterie con i bisonti liberi agli allevamenti odierni, chiunque arriva negli Stati Uniti non può fare a meno di mangiarsi un bel bisteccone o l’hamburger. E che cos’è il fast food tipico se non una versione veloce dell’amore per gli americani per la carne? Di fast food ce ne sono letteralmente ad ogni angolo. Il cibo veloce è solo necessità e basso costo, ma qualcosa sta cambiando anche qui e anche con l’aiuto delle istituzioni, che con la first lady Michelle Obama, stanno mandando un messaggio quanto mai forte alla comunità.

Nel preparare il mio corso ho letto un libro molto interessante, intitolato Fast food Nation, del giornalista Eric Schlosster, da cui è stato tratto un film e che ha dato anche il la a tutta una serie di libri e film su fast food e industria alimentare americana. Per preparare il mio corso ne ho visti e letti parecchi e sono tutti scioccanti! Da Supersize me, il diario delle trasformazioni nel fisico e nella salute di un giovane atletico che per un mese ha mangiato solo Mc. Donald a colazione, pranzo e cena aFood inc., un film sulla produzione alimentare negli Stati Uniti. Alla fine, si capisce che due sono i problemi principali che hanno portato ad un abbassamento drastico della qualità del cibo servito nei fast food, che pure erano partiti negli anni 20 come un’idea niente male: il costo e la produzione di massa. Come si fa a mangiare in un fast food per 4 $ con hamburger, patatine e una bibita? Da dove arriva la carne dell’hamburger, che carne e`, e le patate, con che olio sono fritte? Fatevele queste domande e le risposte non sono buone: per tenere giù i prezzi vi lascio proprio immaginare che cosa mettete sotto i denti.

Però se andare al fast food, costa ancora meno ed è più facile che andare a fare la spesa al supermercato, ecco che vedete dove sta il problema: c’è la fascia più povera della popolazione che si alimenta cosi` o con quello che viene chiamato junk food, cibo spazzatura. Questi sono cibi che non hanno alcun valore nutrizionale, hanno solo la capacita` di riempire la pancia e togliere la fame e costano poco.

Però… Non è vero che la popolazione erige Mc. Donald a suo simbolo, poi le coscienze si sono mosse, anche a seguito di documentari come quelli che ho citato. Le catene di fast food stanno cambiando velocemente e molta più attenzione viene messa su quello che viene servito. Per esempio a seguito del film Supersize me (il titolo deriva dal fatto che per pochi centesimi in più, fino a qualche anno fa si potevano ricevere porzioni di patatine fritte che sarebbero bastate per una famiglia di 4 persone) non vien più offerta questa possibilità. Sono diventate obbligatorie le tabelle nutrizionali e le calorie dei cibi serviti nei fast food. La qualità della carne delle catene classiche, quella non credo sia migliorata, avrebbero dovuto aumentare anche i prezzi e non lo hanno fatto, pero` sono molte le catene che ora offrono più alternative fresche e salutari, altre che attirano un tipo diverso di clientela più attenta a quello che si mette in bocca.  Uno al fast food può decidere di andarci o no, ma a casa o a scuola?

Il problema base è che mangiare sano può costare di più che andare al fast food e non c’è l’educazione alimentare negli Stati Uniti che invece abbiamo ancora noi. Gli americani sono ignoranti in materia. Noi italiani siamo fortunati perché siamo stati messi a contatto con una cucina sana fino dalla nascita, ma loro?  Quando in un supermercato normale ci sono più cibi inscatolati o surgelati, pronti per essere messi nel microonde e mangiati, che cibi freschi: lì sta il problema. Verdura e frutta costano molto di più di un gigantesco pacco di patatine e molte delle volte arrivano da molto lontano, a discapito del gusto e delle qualità organolettiche. Molte donne americane non cucinano: le loro mamme magari lo facevano ancora, ma della mia generazione non molte e non lo insegnano ai loro figli.

E le scuole? Quando mia figlia, ora diciottenne, ha iniziato le scuole elementari, il cibo servito in mensa era solo fritto e servito a bocconcini perché i bambini potessero mangiarlo con le mani. Molti bambini americani non vengono neanche esposti a cibi differenti. Non mangiano verdure perché le verdure che gli vengono messe sotto il naso sono 3: carote, broccoli e cavolfiori sbollentati o peggio crudi e a molti bambini non piacciono (poi i broccoli e cavolfiori crudi sono proprio cattivi a mio parere!) Le patate sono fritte o sotto forma di polpettine che si chiamano tater tods, e la carne viene da qualche parte del pollo, non certo il petto, e si chiama chicken nuggets (da quando ho visto uno dei film citati ho caldamente scoraggiato mia figlia a mangiarle). Qui non si tratta solo di costi, ma di voglia ed educazione!
Molto sta cambiando. Ms. Obama ha fatto moltissimo in questo senso. La sua battaglia contro l’obesità nei bambini, è partita proprio dalle scuole perché i bambini passano molto tempo a scuola. Purtroppo solitamente l’obesità va a pari passo con il reddito delle famiglia, più è basso più il bambino è obeso. Triste no?

A scuola ora sono molte di più le alternative fresche e non fritte e non possono essere vendute bibite all’interno delle scuole. Piccoli passi, ma significativi. Molto fanno le diverse associazioni di volontariato. Tramite il mio corso ho avuto la fortuna di conoscere Greg Leon , chef associato a Slow food Wisconsin. Parte del suo lavoro è di educazione alimentare: insegna alle famiglie con reddito basso che si può mangiare sano e spendendo poco ( meno che comprando junk food) cucinando semplici piatti, basta sapere cosa e quando. Anche i ristoranti stanno cambiando, le porzioni si stanno restringendo, più importanza viene data al gusto. Piano eh? Non pensate che magicamente tutti gli americani siano diventati perfetti. La strada è ancora lunga, purtroppo il messaggio di Carlo Petrini e Slow Food è ancora elitario.

I segnali però ci sono e solo il fatto che il mio corso sia così popolare lo dimostra. Nel mio piccolo cerco di fare qualcosa, cambiando la mentalità dei giovani che mi passano sotto “tiro”: 30 alla volta.

Un’ultima cosa. Perché il titolo del mio post è però… non spariamo su Mc. Donald? Perché Mc. Donald non impersona il diavolo! C’è un aspetto di Mc. Donald che non tutti conoscono. Mc. Donald è dietro le Ronald Mc. Donald house. Ce ne sono moltissime negli Stati Uniti, di solito vicino ai grandi ospedali pediatrici. È un’associazione caritatevole che offre alloggio ai bambini malati lungodegenti insieme alle loro famiglie in vere e proprie case, rendendo più facile meno stressante e più efficace la cura del bimbo malato. Sono o gratuite o viene chiesto un contributo irrisorio di 25 $ al giorno se la famiglia ha i mezzi per darlo. Ecco la ragione del mio titolo. Da far pensare vero?

La versione in Inglese la trovate qui

Cerimonie made in USA

Lo spunto per questo post nasce dal fatto che due giorni fa io e mia figlia siamo andate alla cerimonia per la borsa di studio che le e` stata data per meriti e per essere di origine italiana, ma puo` essere applicato a tutte le cerimonie made in USA perche` se c’e` una cosa che gli americani sanno fare sono le cerimonie. Ve ne raccontero` un’altra fra meno di un mese, quella del diploma di scuola superiore di mia figlia, per ora invece vorrei fare un escursus su alcune di quelle che abbiamo avuto la fortuna di vivere in tutti questi anni all’estero. Dalla scuola alle feste civiche in calendario, ogni occasione e` buona per ritrovarsi come comunita` e festeggiare insieme.
Mentre vi lascio alle parole di Lucy per quanto riguarda la cerimonia di passaggio alla scuola elementare, cerimonia che noi non abbiamo avuto ( ma che carini che sono nella foto quei bimbi con la cappa ed il tocco??), la prima che mi ricordo e` quella del diploma di scuola elementare di mia figlia, poi quella del diploma di scuola media e molte altre nel frattempo; alcune per lei ed una importante per me e mio marito, quando siamo diventati cittadini americani.
Tante cerimonie, tutte condivise con altre persone, perche` la cerimonia e` comunitaria, mentre in Italia non ne avevamo mai avuta nessuna!
Per noi, il diploma di scuola superiore? L’ultima volta che vedi i tuoi compagni di scuola e` agli scritti della maturita`, poi alla chetichella si passano gli orali ed il diploma, te lo vai a prendere in segreteria alcuni mesi dopo.
La laurea? Un affare semi intimo, un po’ cambiato dai miei tempi, almeno per la mia recente esperienza con la cerimonia della mia figlioccia alla Statale di Milano, ma sempre vissuto al massino con le poche persone che hanno discusso la tesi quel giorno…e se c’e` felicita` dopo, di certo prima della discussione c’e` ancora una buona dose di fifa.
In America, ogni passaggio si celebra con una grande festa e grandi discorsi. Se ci sono stati esami da superare, quelli sono finiti ed il giorno del diploma e` solamente una festa delle famiglie e della comunita`.
La bandiera e` sempre presente, come lo e` anche il canto dell’inno nazionale: tutti in piedi e con la mano sul cuore.  D’altra parte ogni giorno di scuola inizia con il pledge of allegiance, mentre non mi pare che in Italia l’inno nazionale si intoni a meno che non si tratti di una partita della nazionale di calcio( sic!). Ancora prima di diventare cittadina americana, mi piaceva molto quel momento comunitario: ascoltare il canto dell’inno con tutti in piedi, in tutte le occasioni. Bello e sentito! C’e` molto senso della patria qui!
Anche la bandiera e` sempre molto visibile e non solo sugli edifici pubblici: ogni casa ne ha una ed essa  viene ripetuta all’infinito, anche come motivo di decorazione su tutto, dai tovaglioli per i picnic , alle t-shirt ai costumi da bagno. C’e` un orgoglio incredibile anche ad indossarla, non solo a rispettarla.
Della nostra cerimonia di naturalizzazione ho molti bellissimi ricordi, ma soprattutto quello che non dimentichero` mai sono le parole del giudice che ha presenziato alla cerimonia: ricordatevi che ora fate parte di una nuova comunita`, ma non dimenticatevi mai da dove venite. Belle parole vero?
Come detto le cerimonie sono molto sentite, anche le parate come quelle del Memorial Day o quella del 4 di luglio e sono sempre una festa per tutti.
Per molti anni qui non sono andata a nessuna parata. Ditemi se e` una cosa comune in Italia? Non ero abituata. Poi un anno mia figlia ha partecipato alla parata del Memorial Day con la sua scuola di Karate ed un’altra volta con l’orchestra della scuola e naturalmente siamo andati a vederla. Se siete negli USA e non avete mai partecipato ad una parata, vi consiglio di farlo quanto prima. La parata del Memorial Day ricorda i veterani e tutti quelli che sono morti per la patria: il pubblico si assiepa sul persorso ed applaude, sventola bandiere mentre passano i gruppi di veterani e i ragazzi delle varie scuole, chi suona nella banda, chi passa facendo mosse di karate. Che sia bello o cattivo tempo, la parata e` sempre una abitudine da rispettare.
A scuola le varie cerimonie si allungano a mano a mano che si “invecchia”. Mi hanno detto che quella del diploma sara` lunga due ore, mentre la laurea puo` arrivare anche alle 6 ore. Vi diro` a giugno per il diploma.
Quello che posso gia` dirvi e` che nulla e` lasciato al caso e non c’e` mai improvvisazione. Vengono fatte le prove nei giorni precedenti e ci sono arrivate gia` lettere con le direttive da seguire: dall’ora a cui presentarsi a scuola, a dove posteggiare e quando togliersi di torno dopo la cerimonia. ..e naturalmente le direttive di come lo studente si deve vestire ed atteggiare