Perche` si studia italiano negli USA?

Life

Lingua italiana: la passione degli studenti Usa

pubblicato da Alessandria News il 23 marzo 2014

MILWAUKEE – Come molti di voi ormai sapranno, insegno lingua e cultura italiana all’università. Mi ha sempre incuriosito sapere il motivo che spinge i miei studenti ad imparare una lingua come l’italiano, che facile non è, come grammatica, e soprattutto non è parlata molto al di fuori dei confini della nostra penisola. Per rompere il ghiaccio, il primo giorno di lezioni a settembre, ci presentiamo e una delle domande che faccio ai ragazzi è spiegare il motivo per cui hanno deciso di studiare italiano. Devo dire che apprezzo la loro sincerità, perché non credo che alcune delle risposte che ricevo sarebbero mai scese dal cervello alla bocca in una scuola italiana.

Molti di loro non sanno niente dell’Italia, magari si trovano un cognome italiano, ma se sono da me è perché non sanno niente della lingua, cioé a casa hanno smesso di parlare italiano nella notte dei tempi. Sì, i cognomi italiani abbondano e, se non sono chiaramente riconoscibili dal cognome, molti di quelli che studiano italiano lo fanno perché sono di origini italiane e vogliono riappropriarsi della lingua dei loro avi. Questo non gli fa che onore.

Se studiare italiano perché si é di origini italiane è una ragione ben valida, chi sono gli altri e perchè si buttano nel vespaio della nostra grammatica? La seconda categoria di studenti appartiene a chi vuole andare a studiare un semestre all’estero e quell’estero è l’Italia. La mia università è collegata a due università americane a Roma (John Cabot e John Felice), un’università americana a Firenze (Gonzaga University) e l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Mentre fare due o quattro semestri di lingua straniera (a seconda degli indirizzi di studio) è obbligatorio da noi, non è obbligatorio scegliere di fare italiano per andare a fare un semestre in Italia. Se così fosse saremmo la lingua straniera più studiata a MU, perché l’Italia è una delle destinazioni preferite per fare quell’esperienza. Tanto di cappello allora per chi decide che parlare la lingua del posto dove si decide di vivere, anche se solo temporaneamente, è una forma di rispetto e di integrazione, che permette di assaporare pienamente tutti gli aspetti della cultura ospite.

Altri studenti si accostano all’italiano perché sono stati in Italia per vacanza con la famiglia e si sono innamorati del nostro Paese, vogliono imparare la lingua per tornarci. Altri ancora hanno amici di famiglia italiani che gli hanno fatto amare la loro italianità, tanto da invogliarli a scoprire di più della nostra lingua e cultura. Poi c’è la categoria di chi è di madre lingua spagnola, o è stanco di studiare spagnolo, ha fatto spagnolo alle superiori e pensa di vivere di rendita prendendo una A (il massimo dei voti) senza troppi sforzi. Purtroppo per loro (e questo lo scoprono presto) se non studiano, la A non la prendono di certo, anzi molte volte sono i peggiori studenti.

L’ultima categoria è quella degli studenti che ammettono di avere bisogno di crediti di lingua per laurearsi e hanno basato la loro scelta su… non lo sanno neanche loro, sono in classe per caso. Risvegliare l’interesse in questi ultimi e` “la sfida”.

Tutto quello che ho scritto fin qui è a proposito di chi fa i corsi di lingua, perché chi fa il corso di cultura ha ragioni diverse. Essendo il corso di cultura sulla storia della cucina italiana, alcuni pensano di fare un corso dove si mangia tutti i giorni… le parole “studente” e “fame” sono legate indissolubilmente. Gli studenti hanno sempre fame! Molto sta al fatto che sopravvivono mangiando alla mensa che è “a la carte” e costa come andare a mangiare da Guartiero Marchesi. Si può scegliere quello che si vuole, ma i soldi vengono sottratti dall’ammontare determinato all’inizio dell’anno e chiamato meal plan. Visti i costi proibitivi dell’università pensavo che i soldi per il mangiare fossero illimitati, invece sembrerebbe di no, altrimenti non si capirebbe come mai molti studenti abbiano nelle loro camere dei forni a microonde e sopravvivano a Ramen Noodles, pacchetti di pasta stile cinese, a cui aggiungere acqua, dal costo irrisorio (50 cents), ma un concentrato di sodio e conservanti. Anche gli amici di mia figlia, già al college, lo confermano.

I miei studenti del corso di cultura, una volta superata la delusione del fatto che non sia un corso di cucina, cominciano ad apprezzare e capire la nostra cultura e la cosa più bella è ricevere le loro email, dopo che il corso è finito, in cui mi ringraziano per aver loro insegnato la cultura dietro al cibo che mangiano (in generale) e a capire tanto durante i loro viaggi in Italia. D’altra parte il cibo è un aspetto molto importante della nostra cultura.

L’ultima categoria di studenti che fanno italiano sono i più motivati. Sono coloro che hanno deciso di prendere un minor in Italiano. A questo punto molti di voi si chiederanno cos’è. Il minor è una seconda disciplina che si può scegliere nelle università americane, mentre il major è la disciplina principale. Quando ci si laurea da undergrade (dopo 4 anni di college), si può scegliere molto: alcuni studenti si laureano con un major, ma altri con due o anche tre e un minor. Per chiarirvi un po’ le idee ho trovato questo documento interessante a proposito, se avete voglia di leggere un po’.

Nella mia università offriamo un minor di italiano. Rispetto al major, un minor richiede anche meno crediti e visto che il nostro dipartimento è piccolino per noi già avere il minor è un successo. Due degli studenti che stanno adesso facendo il minor sono stati coloro che ho intervistato specificatamente per questo articolo. Ne è derivata una conversazione in Italiano sui motivi che li hanno spiinti ad intraprendere lo studio della lingua e cultura italiana: Anna, di famiglia italiana ed Adam, che di origini italiane non ne ha, ma di motivazioni tante. La mia prima domanda naturalmente era rivolta a sapere il motivo per cui avevano scelto l’italiano arrivando all’università e la risposta di Anna è stata perché la sua famiglia è italiana, ma anche perché studia archeologia e arte e l’Italia rappresenta uno dei luoghi al mondo dove la storia e l’arte sono più evidenti. Adam invece è venuto a contatto con la lingua perché uno dei più cari amici del padre era italiano e lo chiamavano zio.

Nessuno dei due sapeva niente o quasi della lingua, per Anna solo poche parole, apprese dal nonno che parlava italiano, mentre il papà no e la mamma è greca e parla la sua lingua madre. La motivazione a continuare ad Adam l’hanno data le lezioni del primo anno di lingua da noi, che lo hanno spinto a scegliere di continuare e poi a decidere di continuare con il minor.
Entrambi sono stati in Italia a studiare.

Adam ha trascorso sei settimane intensissime alla Cattolica la scorsa estate per il programma estivo. Ci siamo anche trovati a Milano quando sono andata in università ad incontrare le persone con cui abbiamo gli scambi e i colleghi di italiano per stranieri. L’ho trovato soddisfatto e perfettamente a suo agio ed il suo italiano così migliorato in poco tempo perchè a Milano, essendo un’università italiana, gli studenti stranieri che vanno a studiare lì arrivano da tutto il mondo, sono inseriti nella vita cittadina, e la lingua comune è l’italiano non l’inglese. Per necessità ha imparato tantissimi nuovi termini ed espressioni che ha “portato a casa” negli Usa.

Anna aveva scelto Roma, l’università John Cabot. Roma è la città eterna e una persona che studia archeologia, storia e arte non può chiedere di meglio. Per Anna l’esperienza linguistica non è stata così positiva. Dalle sue parole “Roma è troppo piena di stranieri e persone che parlano inglese” e poi aveva già fatto troppi corsi di lingua da noi e l’università dove si è trovata non offriva corsi di italiano così avanzati perché lei potesse usare quei crediti. Anna ha trascorso un semestre a Roma senza studiare italiano.

Alla conversazione ha partecipato anche Angela, che andrà in Italia il prossimo semestre, è di cittadinanza italiana, anche se nessuno in famiglia parla italiano e lei è la prima che lo studia, ed ora sta frequentando il mio corso di cultura. Allora ho chiesto ad Angela e Anna, visto che anche lei è nel corso di cultura, che cosa stanno trovando interessante della cultura italiana che stiamo considerando durante il corso. Nessuna delle due aveva idea di come il cibo racconti così tanto delle vicende storiche di un popolo e hanno fatto la considerazione che è una novità per loro apprendere come sia la musica sia la letteratura e l’arte abbiano preso il cibo come riferimento e come da esso si capiscano così tante cose del popolo italiano.

Adam non ha ancora fatto il mio corso di cultura, ma ha frequentato corsi di cinema e letteratura italiana, quindi la sua partecipazione alla discussione è stata molto interessante. Nonostante avessi già ricevuto abbastanza informazioni da Angela, Adam e Anna, ho voluto capire se e come le motivazioni a studiare l’italiano fossero cambiate nei miei studenti di lingua dopo quasi due semestri di studio.

Parte del programma dei nostri corsi è rappresentata da scambi linguistici con madrelingua italiani. Grazie a skype e al nostro laboratorio linguistico sono anni che mettiamo in contatto i ragazzi con chi in Italia sta imparando l’inglese. Gli scambi sono fatti per metà in inglese, dove lo studente americano funge da aiuto per l’italiano, per metà in italiano dove succede il contrario. Le due lingue devono rimanere ben distinte e mai mescolate. È logico quindi che, per stimolare possibili argomenti di conversazione, parte della preparazione che diamo ai ragazzi è culturale. Gli insegnamo dell’educazione, dei negozi, delle feste, degli sport, della sanità. Quando ho chiesto loro che cosa trovassero diverso in Italia rispetto agli Stati Uniti, molti di loro hanno ricordato delle cose dette e strane per loro, il fatto che molti negozi chiudano per pranzo, che al lunedì quasi tutti i parrucchieri siano chiusi, che di notte ci siano le farmacie di turno e che sia le università che la sanità siano pubbliche e che costino molto, ma molto meno che qui.

Sarà interessante sentirli parlare quest’anno, ancora di più perchè gli scambi avverranno con l’associazione Cultura e Sviluppo di Alessandria. Un modo per me per rimanere legata alla mia città d’origine e spero per i miei studenti per capire che l’Italia è fatta di tante realtà che non sono Milano, Roma, Firenze e Venezia, ma sono altrettanto interessanti.

(fotografie per gentile concessione del programma di studio VIA@MU di Maquette University)

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4 pensieri su “Perche` si studia italiano negli USA?

  1. Sono capitata qui un po' per caso, e ho già avuto occasione di leggere molti tuoi post. Ti voglio fare i complimenti per questo bel blog, si vede che dietro c'è impegno, non sono post sbrigativi, anzi approfondisci sempre i diversi aspetti della vita americana, e io ne sono molto incuriosita (ho anche io il mito degli Stati Uniti ;)).

    Entrando nel merito del post, sto studiando il tema dell'emigrazione italiana negli USA per la mia tesi di laurea e ho scoperto che è cosa comune a moltissimi italo americani, ormai di terza o quarta generazione, la volontà di riscoprire le proprie origini, la trovo una cosa bella e giusta per capire chi si è.
    Trovo ancora più da ammirare quei ragazzi che non hanno legami con l'Italia, ma che comunque si buttano a studiare una lingua così complessa solo per il gusto di conoscerla, e non certo perchè potrà servire in un futuro. Ci rende anche un po' orgogliosi sapere che la nostra italianità è apprezzata!

    Per curiosità, la convenzione di cui parli con l'Università Cattolica di Milano a quale programma si riferisce? Perchè io studio proprio alla Cattolica, ma non ho mai sentito niente su Milwaukee.
    Mi piace molto anche il discorso degli scambi linguistici via skype, sembra una bella occasione di confronto tra le diverse culture, oltre che dal punto di vista meramente linguistico. Sarei interessata anche io a un programma del genere, devo assolutamente migliorare il mio inglese, quindi ne approfitto per chiederti se conosci, per caso, un modo, per un privato, di entrare in contatto con un pen friend virtuale.

    Scusa se mi sono dilungata troppo, a presto 🙂

    Virginia

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  2. Ciao Virginia!
    grazie per i complimenti. Se hai letto altri post avrai visto di come molto spesso io mi occupi dell'emigrazione Italiana negli USA,tema molto affascinante e non conosciuto se si rimane in Italia. Se hai bisogno di riferimenti di testi per la tua tesi, fammi sapere( li ho in inglese pero`). Per quanto riguarda la collaborazione della mia universita` con la Cattolica, questa e` abbastanza recente ( mi sembra siano 4 anni): i nostri sono studenti che trascorrono un semestre all'estero per studio e la Cattolica offre programmi in inglese per loro. eccoti il link del programma: http://www.ucscinternational.it/study-programs-ucsc/exchange-program-at-cattolica. per quanto riguarda gli scambi linguistici con Skype, c'e` una delle insegnanti di Inglese della Cattolica che li fa con le sezioni della mia collega ( non so se insegni corsi per crediti o no) certo il migliore modo per mettersi in contatto con loro e` andare direttamente negli uffici di Unicatt e chiedere se ti mettono in contatto con uno studente straniero. stara` a voi poi mettervi d'accordo per il futuro. possono nascere anche bellissime amicizie. Una delle mie studentesse per esempio verra` a Milano a settembre e sono mesi che parla con una ragazza, per cui arriva che avra` gia` un'amica. fammi sapere se tiserve ulteriore aiuto. mi puoi contattare anche con la mia email di lavoro: claudia.pessarelli@mu.edu. ciao!

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