Di come mia figlia sia cresciuta bilingue senza grande fatica, ma con un po’ di testardaggine da parte mia e di mio marito

Durante gli anni di Pittsburgh e per alcuni anni a Milwaukee, non ho lavorato. Ho fatto la mamma. Lasciando il lavoro in Italia e non potendo lavorare qui , sia perche` il mio inglese era pessimo all’inizio e  solo passabile dopo alcuni anni di permanenza , sia  per il fatto che la mia, come molte lauree scientifiche europee, vale zero per le leggi degli Stati Uniti ,mi sono presa una lunga vacanza.
Beata te! Come vorrei anche io! ….Calma, calma!
 Dopo alcuni mesi di euforia  e un’attivita` frenetica da ape operaia: <>, <>, la novita` non e` piu` novita` e, come tutti quelli che il lavoro non ce l’hanno piu` per mille possibili motivi, mi sono trovata  a rimpiangere le levatacce, le lunghe notti di turno in farmacia, i colleghi ed anche solo l’idea del lavoro in se`.
Adesso posso dire che uno degli aspetti positivi del non lavorare in quegli anni e` stato il potere vedere crescere mia figlia e il condividere ogni attimo e scoperta con lei. In questo sono stata fortunata.
Non lavorando ho potuto trascorrere lunghi periodi in Italia, il che ha permesso ai nonni lontani di  stare con la nipotina, e ha dato la possibilita` a mia figlia di crescere  bilingue senza che io facessi dei grandi sforzi. 
Quando mi chiedono come si fa a crescere un figlio bilingue, le mie risposte derivano solo dalla mia esperienza personale e non dall’essere un’ esperta in materia.
Ammetto di aver comprato in Italia un libro sul bilinguismo dei bambini, ma non credo di essere andata oltre  il secondo capitolo: certe volte la pratica vale molto di piu` della teoria. Alla fine,presentandosi una qualche situazione nuova,mica potevo dire: <>
Un altro fattore che   influenza molto la possibilita` per un bambino di diventare bilingue, quando si vive in un paese diverso da quello di origine dei genitori, e` appunto la composizione della famiglia, cioe` l’esposizione alle diverse lingue che si puo` dare al bambino. 
Se comunemente si dice”lingua materna” ci sara` un motivo. E` la mamma che da` la prima lingua che il bambino parla, per ovvi motivi!
Noi siamo stati fortunati in questo, perche`entrambi  siamo italiani e in casa si e` sempre parlato , ed ancora oggi e` cosi`, l’italiano.
Ho molte amiche e amici  che hanno matrimoni con persone che parlano una lingua diversa e sicuramente per loro non e` stato altrettanto facile: quindi ci sono storie di successo e storie di insuccesso. Ognuno ha buone ragioni per avere il risultato che ha ottenuto, nessuno puo` giudicare. Per questo motivo mi attengo al raccontarvi la mia di storia.
Avendo due genitori che parlavano la stessa lingua, mia figlia non ha iniziato a parlare piu` tardi di quello che e` normale per un bambino che vive in Italia..anzi! Se e` stata pigra, lo e` stata nel camminare: andava dappertutto, veloce come in vento, ma solamente  gattonando o usando i mobili di casa come le liane di Tarzan!
Come molti genitori mi sono annotata in un quadernetto le sue prime parole dopo “nanana”: si`, perche` mia figlia non ha detto mamma o papa` come tutti i bambini del mondo, ma con il ditino teso ha detto “nanana”, indicando una banana! E va bene, incassiamo questo..come segno di amore per mamma e papa`!
Per i primi 20 mesi della sua vita, mia figlia poteva essere da qualsiasi parte del mondo, ma era fondamentalmente italiana e circondata, se non con qualche eccezione, da persone italiane: i nonni viaggiatori, gli amici in Italia e a Pittsburgh, i colleghi e le mogli dei colleghi di mio marito, quasi tutti o italiani o che parlavano italiano.
 A 20 mesi abbiamo deciso di farla andare ad una scuola materna per qualche ora al giorno, cosicche` non avesse problemi  di integrazione
Avremmo potuto aspettare ancora un po’ perche` si dice  che fino ai 3 anni i bambini con riescono realmente a giocare con gli altri bambini. Qui vanno molto di moda i play-dates ( appuntamenti per giocare), ma dalla mia esperienza ,sono piu` per le mamme che cosi` riescono a “giocare” con le altre mamme, piuttosto che per i bambini.
Insomma e` andata all’asilo e, tra un raffreddore ed un altro,-perche` cosi` piccoli si beccano tutto, ma poi non perdono piu` un giorno di scuola- , ha imparato l’inglese.
Non mi ricordo quando ha cominciato a parlare inglese, ma sono sicura che quando ci siamo trasferiti a Milwaukee e lei aveva 3 anni, non ha avuto problemi a farsi le prime amichette, due bimbe che abitavano nella casa di fianco alla nostra.
E poi c’erano le cassette ( i DVD allora non esistevano ancora, pensate un po’) dei film comprate in italia e visti su un registratore  multistandard perche` qui la TV non e` PAL, i libricini italiani e quant’altro potevo racimolare che mi permettesse di farle ascoltare la lingua parlata da altri  e non solo da noi genitori
Allo stesso tempo  guardava  alla tv americana i cartoni animati che le piacevano molto e che erano anche molto educativi.
Quando sono stati gli anni della scuola elementare per mia figlia, la scuola americana mi ha sempre permesso di toglierla da scuola un mese prima della fine delle lezioni perche` potesse fare un mese di scuola in Italia, essendo lei cittadina italiana.
Cosi` a Maggio si arrivava ad Alessandria  ed il giorno dopo, via a scuola alla Carducci.
Per l’intelligenza della dirigenza scolastica della scuola e delle maestre Anna e Simonetta, che sono state in grado di inserire mia figlia nella classe come se fosse con loro per tutto l’anno scolastico, l’esperienza scolastica italiana e` stata piu` che positiva.
I compagni aspettavano che arrivasse, le scrivevano durante l’anno e cosi` lei ha imparato a leggere e scrivere in Italiano come per gioco e senza fare sforzo.
Poi arrivarono gli anni della ribelliione …e del non volersi sentire in alcun modo diversi dagli altri e il parlare una seconda lingua, avendo genitori “diversi”, fa parte delle cose NO.

Gli anni in cui, per farle parlare italiano, io e mio marito testardi continuavamo a ripetere: “Non capisco” ogni volta che lei iniziava a parlarci in inglese.

Mia figlia un accento in Inglese non l’ha mai avuto, come non ce l’ha in italiano( se mai ha un po’ della erre alessandrina). Quando era piccolina  se in Italia gli amichetti le chiedevano dove abitasse e lei candida rispondeva in “America”, piu` di una volta non e` stata creduta.
Io e mio marito le abbiamo sempre parlato con un italiano corretto, da adulta, mentre non ci siamo mai intromessi nel suo apprendimento dell’inglese: quello lo abbiamo sempre lasciato alla scuola e agli insegnanti americani.
Come ho detto precedentemente, la scuola americana e` stata sempre molto aperta all’idea che lei avesse una seconda lingua da apprendere. D’altra parte la scuola americana e` decisamente multiculturale e sono tantissimi i bambini con genitori di paesi diversi che, come noi, vogliono che i figli imparino la loro lingua di origine
Come mia figlia, molti altri bambini della sua scuola elementare partivano, chi per l’India, chi per la Francia, che per la Corea o altri paesi.
Se si vuole far fare ai propri figli l’esperienza della scuola in un altro paese, secondo me  bisogna farla durante le elementari, per mille motivi…tra cui anche il fatto che il cervello fino a 10 anni di eta` si dice incameri nozioni molto piu` facilmente.
Siamo stati testardi e fortunati: anche le tempistiche  sono state giuste.
Proprio ieri ho avuto un incontro con uno studente dell’universita` che mi ha voluto incontrare perche` la prossima estate ha intenzione di andare a a studiare in Italia e il motivo principale e` imparare la lingua.
Lui e` cittadino americano ed italiano, con il papa` italiano e la mamma americana, ma di genitori italiani. E` vissuto in Italia fino ai 4 anni poi e` tornato negli Stati Uniti. Allora parlava esclusivamente italiano.Tornando qui i genitori lo hanno inserito a scuola e forse per facilitare il suo apprendimento, hanno smesso di parlargli in Italiano.
E lui ora l’Italiano l’ha perso…lo capisce, ma non lo riesce piu` a riprodurre. Era troppo piccolino quando e` andato via dall’Italia.
Le sue sorelle che hanno fatto un po’ di scuola in Italia, lo parlano ancora benissimo.
Ora vuole riappropriarsi della sua lingua ancestrale e questo gli fa onore. Come lui molti dei miei studenti che sono di origini italiane.

Questi sono i ventenni  del 2013.Molti hanno cugini da andare a trovare in Italia, legami da riallacciare e internet e skype che permettono delle relazioni a lunga distanza,
Adesso che mia figlia di anni ne ha diciotto non si vergogna di essere un po’ diversa ,anzi credo che le faccia molto piacere questa sua doppia cultura. 
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5 pensieri su “Di come mia figlia sia cresciuta bilingue senza grande fatica, ma con un po’ di testardaggine da parte mia e di mio marito

  1. Molto interessante l'esperienza del mese di scuola in Italia: anche a me in futuro piacerebbe proporla alla mia bimba che ora ha solo 18 mesi e, più o meno come la tua allora, presto inizierà l'asilo qui in Germania. In pratica, però, come siete riusciti ad inserirla nella scuola italiana senza fare l'iscrizione per l'intero anno scolastico? Avete fatto richiesta al dirigente scolastico o vi siete semplicemente rivolti alle insegnanti?

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  2. ho mandato mia mamma ad informarsi prima e glielo hanno permesso. l'inserimento e` avvenuto in una classe dove una mia amica aveva il figlio, che mia figlia conosceva. giusto perche`non si sentisse sola, poi come ho detto e` stata accolta benissimo da tutti.certo Adesso che ci penso, a posteriori, mi domando a livello sicurezza ed assicurazione come abbiano fatto passare mia figlia. A noi non interessava che ci dessero alcuna pagella o promozione. Il mio suggerimento e` informati nella scuola dove vorresti mandare tua figlia in Italia molto in anticipo e vedi cosa ti rispondono. Sono anche passati piu` di 10 anni, le cose potrebbero essere cambiate!

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  3. Bellissimo post e tanto, tanto interessante. A volte si ha bisogno di leggere esperienze vere e sincere, sull'approccio col bilinguismo.
    Anche noi viviamo la stessa condizione, ovvero la lingua italiana in casa, essendo io e mio marito entrambi italiani e la lingua portoghese fuori!!
    Interessante la possibilità di un mese di scuola in Italia, anche se non credo oggi sia così facile. Mio figlio è ancora piccolo, ma un domani… tentar non nuoce 😉

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  4. oh mamma mia..ero in Italia quando hai lasciato il tuo commento a questo post e non l'ho mai visto! oggi l'ho postato di nuovo e ho notato il numero dispari di commenti. scusa il mio silenzio. spero che tu possa far fare al tuo bimbo la stessa esperienza di mia figlia. per tanto che uno possa fare a casa lo scrivere ed il leggere sono molto piu` facili per un bimbo se fatto con latri coetanei come gioco..oppure magari ora con qualche giochino al computer? non so…

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