Tutti pazzi per il Natale

Pubblicato da Alessandria news il 15 dicembre 2013
MILWAUKEE – Mia figlia è stata una campionessa nello sfruttare tutte le tradizioni che il Natale annovera sia qui negli Stati Uniti sia in Italia. Come risultato lei, quando ancora ci credeva, riceveva regali da tutti: Saint Nick(tradizione di qui), da Santa Clause (che le portava i regali a casa qui) da Gesù Bambino (quando si arrivava in Italia per trascorrere le feste) fino alla Befana. Insomma chi più ne ha più ne metta, ma come si fa a superare la delusione negli occhi dei propri figli quando Saint Nick non porta loro i regali… perché nessuno in famiglia lo sa, come è capitato a noi? Ops! Mica puoi dire che Saint Nick fa discriminazioni perché sei Italiano e, mentre porta i regalini ai compagni di scuola, non li porta a te?

Ma andiamo con ordine. E per raccontarvi un po’ di come siano le feste qui devo partire da un po’ lontano… dal giorno successivo ad Halloween, cioè il primo novembre. Da un mondo decorato in arancione e nero, zucche e lanterne, ragni e mostri si passa il giorno dopo in Winter Wonderland (il paese magico dell’inverno). La prima cosa che si nota andando a lavorare il 1° novembre, che qui non è festa, è che l’80% delle radio private ha cominciato la maratona della musica natalizia: sempre solamente musica natalizia per due mesi! Poiché non mi risulta che noi Italiani siamo grandi estimatori di questo genere musicale , il primo anno dopo il mio arrivo negli Stati Uniti ne ero rimasta entusiasta, la musica mi metteva in uno stato mentale di pace e altruismo. Chi non ha mai canticchiato Jingle bells? Ti fa immaginare un paese magico coperto di neve, tu sulla slitta con una folta coperta di pelo in grembo e una buona cioccolata calda,il freddo non ti tocca (non si trema dal freddo nell’immaginario) e tutto è bianco, pulito e puro.

Adesso invece non la sopporto più: è come quando hai fatto indigestione di un cibo e ti viene nausea solo all’idea, ecco io sono un po’ così con la musica di Natale. La centellino negli ultimi giorni prima del Natale, ma prima mai! Qui a Milwaukee fa ancora relativamente caldo i primi giorni di novembre. Il relativamente è riferito a quello che prova un Italiano quando si trasferisce qui e a quello che ci aspetta dietro l’angolo, diciamo che siamo ancora abbondantemente sopra lo zero e questo fatto comporta che si vedano molte persone ancora in giro in maglietta con le mezze maniche e mentalmente il Natale e l’inverno siano ancora l’ultimo dei pensieri.

Eppure dopo esserti fatto una cultura musicale natalizia durante il tragitto in macchina, se entri in un qualsiasi negozio pensi: dove sono? Dalla sera alla mattina nei centri commerciali sono apparse luci, ghirlande, alberi di Natale giganteschi. Tutte le vetrine sono decorate benissimo con neve finta, slitte e quant’altro ti possa invogliare a comprare qualcosa di caldo. Di solito nella zona centrale del centro commerciale vine costruita la casa di Babbo Natale (Santa Clause o Santa, per gli amici) dove un signore barbuto, panciuto e sornione trascorre le sue giornate a fare fotografie con bambini elegantissimi e solitamente spaventatissimi e piangenti, dopo che le madri li hanno messi in braccio di questo sconosciuto.

E qui eccoci alla tradizione numero 2 delle famiglie americane: le fotografie dei bambini con Babbo Natale. Il suddetto signore viene infatti pagato profumatamente per farsi fotografare con i bimbi e le file che si formano per 5 minuti di foto sono immense, specialmente nei fine settimana. Se si hanno o si sono avuti figli piccoli ci si ricorda molto bene in quali condizioni ci si muove: passeggini, cambio pannolini, spuntini. Al bambino, per non farlo sudare, si toglie e mette religiosamente il cappottino mentre ci si tiene addosso il proprio per mancanza di una terza mano, di spazio e di quant’altro, così i genitori (specialmente le madri perché i padri solitamente spariscono in queste situazioni) sudano come sotto al sole di agosto, perché i centri commerciali hanno la temperatura inversa alla stagione in cui si è e se ad agosto si vorrebbe avere un cappottino con sé, a dicembre la temperatura è quella di una spiaggia assolata.

Le vedo: le madri stoiche e sorridenti con rivoli di sudore a intaccare questa immagine di serenità festaiola, i bambini annoiati e stanchi di stare in fila e che se hanno già 3-4 anni probabilmente pensano: “alla mamma gli è dato di volta il cervello, mi dice di non parlare agli sconosciuti e adesso è tutta sorrisi ad invitarmi a sorridere , sedermi in grembo e a parlare a questo qui”. E cosa fanno gli americani con le fotografie dei figli? Le tengono per ricordo direte voi. Quando hanno già 8-9 anni mica le faranno più le foto con Babbo Natale! Sbagliato! Le moltiplicano in grande numero e le spediscono come biglietti d’auguri natalizi.

Tradizione numero 3: gli americani e i biglietti d’auguri. Per prima cosa devo ammettere di non essere stata mai contagiata dalla follia della foto con Santa e poiché ho solo una figlia, non ho animali domestici e mi sembra tutto molto ridicolo (vedi foto), non ho mai mandato biglietti d’auguri con la nostra foto in giro e mi immagino anche la reazione dei miei familiari e amici italiani se mai avessero ricevuto una foto nostra così agghindati. Ma ne ho ricevuti tanti! Perché gli americani mandano biglietti di auguri a centinaia e spendono barcate di soldi per questo motivo!!!

Così i primi anni, poiché mi sentivo ospite in un paese straniero e non volevo sentirmi diversa, ho scritto anch’io decine e decine di biglietti, poi ho smesso e ora sono molto meno stressata. Se ci sono persone a cui voglio fare gli auguri prendo il telefono e faccio sentire la mia voce, o mando un messaggio personale e non una di quelle email terribili in cui sei parte di una lista di decine di persone. Il business dei biglietti d’auguri negli Stati Uniti èa dir poco stravagante: c’è una catena di negozi che si chiama Hallmark che vende solo ed esclusivamente biglietti, di tutti i generi e per tutte le occasioni, ecco il loro sito così ve ne fate un’idea: www.hallmark.com.

Non so se esista qualcosa di simile in Italia, perché non mi risulta che noi italiani mandiamo tanti biglietti d’auguri. Sarà che qui negli Stati Uniti le distanze sono grandi e forse mandando un biglietto ci si sente più vicini?Ma no… non è neanche vero quello perché ricevo biglietti dai miei vicini di casa che vedo ogni giorno o da amici con i quali ci si scambiano gli auguri di persona. Nessuno di costoro è però italiano e questo rinforza la mia idea: noi non mandiamo biglietti. Al biglietto in sé molto spesso è associata una lettera. La prima volta che ne ho ricevuta una è stato da una famiglia che abitava vicino a noi trasferitasi ad Atlanta. La lettera era un sunto di ciò che era capitato loro dalla partenza. Pensando che la lettera fosse diretta a me personalmente , leggendola ho pensato a quanto fossero stati carini a farmi partecipe di ogni piccolo particolare della loro nuova vita e cosa ho fatto? Presa carta e penna e, a mano, ho risposto.

Anno successivo nuova lettera, molto particolareggiata: ci mancavano solo le date delle vaccinazioni dei figli e quante visite dal dentista avessero avuto. Mi sono insospettita perché non è che fossimo così amiconi da avere l’esigenza di ricevere così tante notizie… e poi mai si faceva menzione al mio nome, ma la lettera era indirizzata genericamente “dear Friends” (cari amici) e così ho scoperto che questo tipo di lettera è molto comune ed è un’altra abitudine (strana) di qui: molto autocelebratoria e con lo scopo di dare un’idea di famiglia perfetta.

Comunque i primi biglietti d’auguri arrivano con un tempismo perfetto il giorno dopo ilRingraziamento perché dopo aver celebrato e fatto shopping , durante quei giorni si decora la casa per le feste. Quale feste? Dipende. Per essere politicamente corretti (frase che qui va molto di moda) le feste invernali. L’albero in questo è politicamente corretto, in quanto non richiama ad una religione e può essere decorato in modo differente senza offendere chi non condivide le stesse tradizioni. La prossima settimana vi parlo dei personaggi che si incontrano qui nel mese di dicembre.

15/12/2013
Claudia Pessarelli – Marquette University – redazione@alessandrianews.it
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2 pensieri su “Tutti pazzi per il Natale

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