Sei di Alessandria se….

Abito negli Usa ma… sono di Alessandria!

pubblicato da Alessandria News il 9 febbraio
MILWAUKEE – Se mi leggete da un po’ dalle pagine di AlessandriaNews, sapete la mia storia di alessandrina trapiantata dall’altra parte dell’Oceano Atlantico e poi ancora un po’ più in là, nel Midwest degli Stati Uniti, da dove cerco di tenere viva la mia italianità, le mie origini piemontesi e ancora più specificatamente alessandrine. Sono nata e ho vissuto ad Alessandria, dove ho giocato, ho studiato, mi sono innamorata, ho lavorato, mi sono sposata e ho camminato per le sue vie, anche piene del fango dell’alluvione del 1994. Da quando vivo lontana, e sono ormai 19 anni, sento il legame con la mia città di origine, ancora più profondamente, anzi mi sono accorta di tenere ad Alessandria proprio da quando sono partita. Prima era lì, a mia disposizione… senza una gran fatica da parte mia!

Quando alcuni giorni fa, tramite un post su Facebook di una mia amica, ho scoperto dell’esistenza del nuovo gruppo Sei di Alessandria se… fondato da Fabio Torti, mi sono iscritta e devo dire che le emozioni non sono mancate in questi pochi giorni. Ad Alessandria (lo so dovrei dire “in” Alessandria per essere totalmente alessandrina, ma mi scuserete: insegno Italiano e devo essere corretta…) torno tutti gli anni e mi fermo un po’, quel tanto da sentirmi tornata a casa e rivedere la mia famiglia e i miei amici, che non mi hanno dimenticato, anzi. Sarà nel nostro dna, che ci fa un po’ chiusi e sospettosi verso l’esterno, ma generosi con gli amici, se le amicizie si sono rafforzate, come se la lontananza non importasse e non importasse se ci sentiamo o no tutti i giorni o tutte le settimane.

Certamente internet e con esso la nascita di Skype, Facebook, Whatsapp, Viber e tutti questi strumenti che ci permettono di comunicare in tempo reale da tutte le parti del mondo, senza differenze di fuso, ha reso molto più semplice sentirsi vicini e partecipi delle realtà cittadine anche da lontano. AlessandriaNews, il mitico Piccolo, gli app sul cellulare che mi fanno sapere anche se ad Alessandria piove c’è la nebbia o il sole non fanno che aiutarmi a colmare un vuoto e una nostalgia che mai avrei pensato di provare.
C’è stata prima la nascita di Alessandria-Lisondria, e con il suo sito, magnifico e riuscitissimo esperimento di ricerca storica di Sergio Ivaldi, con le sue foto meravigliose, le cartoline e le poesie, e adesso Fabio Torti. Grazie a loro e a tutti i post dei membri di questi due gruppi, ci sono stati momenti di sorpresa e di rimpianto, di tenerezza e di rabbia. Non credo di essere le sola a provare questi sentimenti, ma essendo lontana, questi vengono ingigantiti.

Soprattutto quello che mi ha fatto tenerezza è che i miei ricordi sono anche quelli di molti altri e che i personaggi che abbiamo incrociato in piazzetta, piuttosto che in corso Roma o i nostri insegnanti, i pediatri, i commessi dei negozi che “facevano” il negozio stesso hanno lasciato il segno e non sono passati invano. Per esempio la signora in bicicletta, che andava in mezze maniche anche a dicembre, non sapete quante volte è stata nei miei pensieri, quando tornavo ad Alessandria per le vacanze di Natale da qui, dove gli inverni sono così rigidi. Sudando nel cappotto, mentre tutti rabbrividivano dal freddo, pensavo a lei e a come avrei tanto voluto seguire il suo stile di vita, non facendolo solo perché mi sarei presa un accidente… io! Quando l’ho rivista nella foto postata, mi è venuto un nostalgico nodo in gola.

Tante cose e tante scoperte mi hanno emozionata in questi giorni di lettura di molti post del gruppo: chissà con quante di queste persone ho condiviso le vasche di corso Roma o con quante di loro mi sono trovata fianco a fianco ad aspettare un amico sotto l’obelisco della Piazzetta o in fila da Cercenà. Molti di noi rimpiangono le stesse cose che non ci sono più: il suono della sirena di Borsalino a mezzogiorno per me, durante i mesi di studio per gli esami in università, significava il momento in cui alzavo gli occhi dai libri per pranzo… quel suono, inconfondibile! Ora che vivo qui il sabato a mezzogiorno suona una sirena che prova il sistema di allerta per i tornado (per fortuna, raramente qui si passa dalle prove al doverla usare per un effettivo rischio, ma tant’è si è pronti), e mi sembra di essere ancora nella casa dei miei alla mia scrivania. Quanto sono potenti i ricordi!

E quanto sono potenti i sapori: il legame diretto tra sapori, odori e cervello è dimostrato! La mia memoria olfattiva, crudele, mi trasporta anche ora dentro la panetteria di via Trotti, o da Sandroni (oh la focaccia! Non si può replicare… chissà, sarà l’acqua o una ricetta segreta che non è quella che viene messa sui libri di cucina) oppure in pasticceria da Gallina o sotto i portici della Galleria da Meardi e i suoi favolosi chantilly… e naturalmente tutti gli altri dolci che tanti hanno ricordato, che abbiamo grazie alle favolose pasticcerie dalla città. Tutte le volte che qualcuno viene qui a trovarci da Alessandria sa che ci fanno felici se ci porta i baci di Gallina… e chissenefrega… si`, lecco anche la carta! E tutte le volte che torno a casa, non vedo l’ora di mangiarmi una bella “sleppa” di focaccia e un bel piatto di agnolotti.

Ma quando torno, come mi sento? Strana all’inizio, come un attore che va a vedere uno spettacolo di cui era protagonista e di cui ora è solo spettatore. I ricordi sono ancora tutti lì, le persone care anche, ma certe volte faccio fatica a riconoscere dove sono. Anche la cattiveria di alcuni commenti ai post del gruppo, che Fabio cerca di stemperare con una buona dose di diplomazia, dimostrano che il rimpianto per i bei tempi andati, in alcuni si è trasformata in rabbia per ciò che è cambiato. Non dico che su alcune cose non si debba provare rabbia. L’estate scorsa mi è capitato di andare a piedi dal centro gli Orti, passando vicino allo stadio: che incuria, sporcizia, erbacce…non me la ricordavo Alessandria così! Rabbia è stato il mio sentimento, lo ammetto! Corso Roma con le saracinesche giù mi deve avere fatto cosi` impressione, che ho sognato la mia città… io che non mi ricordo mai i sogni, mi ricordo quanto ero angosciata in esso!

Dove vuole arrivare questa qui? Chi è per dirci chi siamo e dove dobbiamo andare? Lei se n’è andata! Non voglio dare ricette per soluzioni a nessuno, non è il mio posto e e poi, mi dispiace, non ho ricette magiche! Ho preso carta e penna virtuali stamattina, spinta da un moto di affetto per tutti i miei concittadini, buttando giù due pensieri sparsi su quello che questi due giorni di lettura mi hanno fatto provare, sognare, rimpiangere, e altro…

Vorrei solo concludere dicendo di non lasciare scivolare nella rissa mediatica questo esperimento ben riuscito, usiamolo invece per essere uniti, partecipi, magari anche utili e dimostrare che la popolazione alessandrina, dovunque sia, vuole che la sua città viva. Una città che e` cambiata, senz’altro, in peggio. Forse… ma questa è la realtà. Discorsi di pulizia etnica sono discorsi estremisti da qualunque parte vengano. Io vivo in un Paese, gli Stati Uniti, nato da un crogiolo di popoli. Un secolo fa gli Italiani erano considerati sporchi, ignoranti, selvaggi, ma sono riusciti a cambiare le cose e ora se dici che sei italiano ti adorano. Forse invece di combattere i cambiamenti si dovrebbero aiutare, dirigendoli sulla strada giusta? Solo un pensiero buttato lì. Qui dicono “embrace the changes, don’t fight them”.

Buona domenica: mangiatevi un cannoncino di Zoccola anche per me, leccatevi la carta dei baci di Gallina o prendetevi un Marocco al bar… voi che potete. Con tanto affetto.

9/02/2014
Claudia Pessarelli – Marquette University – redazione@alessandrianews.it
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