Saldi!

Saldi! Saldi! Fai shopping negli Usa!

12 gennaio, Alessandria News
MILWAUKEE – Ad Alessandria e nel resto d’Italia questo è il periodo dei saldi. È sempre stato così, ma specialmente negli ultimi anni la gente, se deve comprare qualcosa di non essenziale, aspetta che ci siano i saldi. Mi ricordo che, quando vivevo in Italia, gennaio e luglio erano mesi di strade piene e persone con grandi borse, ma nello stesso tempo era una corsa contro il tempo. C’era prima l’attesa per l’agognato inizio che era alla metà di gennaio e che ora, anno dopo anno, viene anticipato sempre di più. Poi chi aveva una taglia normale sia di scarpe che di abiti, riusciva a fare acquisti solo nei primi giorni e con sconti del 20% o 30% al massimo. Non mi sembra che sia più così, complice la crisi, e che anzi la gente sempre di più aspetti sconti ancora più convenienti verso la fine del periodo dei saldi.

Guardo la televisione italiana da qui e trovo strano che ogni volta che iniziano i saldi il telegiornale debba rimarcare che si può pagare con la carta di credito e che si può cambiare il capo comprato, avverta di controllare che ci sia un prezzo di partenza e che lo sconto sia effettivamente un ribasso. Perché ci si deve sempre aspettare la fregatura? Perché probabilmente quello è stato l’andazzo per molti anni. Abbiamo anche tollerato la maleducazione di certi commercianti e di certi commessi quasi infastiditi dal dover aiutare il cliente. Anche lo sconto sottobanco al cliente prima dei saldi ufficiali è inconcepibile qui: sconto che (è capitato a me) molte volte sembra che ti venga fatto come un privilegio, ma alla fine risulta molto inferiore a quello dell’apertura ufficiale dei saldi, magari il giorno dopo.

Qui negli Stati Uniti l’esperienza dello shopping per abiti e accessori è decisamente diversa, che sia meglio o peggio lo lascio decidere a voi. Ma è vero comunque come molto stia cambiando anche in Italia, finalmente! Negli Stati Uniti entrare per guardare in un negozio senza poi comprare è normale. Questo in tutti i negozi, siano essi locali o parte di grandi catene. Se il negozio è parte di una catena ancora di più si entra senza sentirsi osservati e si esce senza allarmare nessuno. Se invece il negozio è più piccolo, di solito ti viene chiesto se vuoi essere aiutato e se cerchi qualcosa in particolare, ma se dici che sei lì solo per guardare, l’atteggiamento e il sorriso del negoziante non cambiano e non vieni seguito con fare sospetto.

Puoi toccare e spostare e tante volte, è anche possibile provare un capo di abbigliamento senza chiedere (a meno che non serva un’altra taglia che non è in esposizione). È normale prendere il capo da provare da soli, perché appese ci sono di solito tutte le taglie, non solo la 38 che ti fa sentire male anche solo a chiedere una 42. Se girovaghi per un negozio con le mani impegnate, un commesso solerte ti libererà dal peso preparandoti un camerino, dicendoti il suo nome e chiedendoti il tuo. Se il capo non ti piace, non ti sta bene o non sei deciso sull’acquisto, lo rimetti sulla gruccia e lo lasci appeso fuori dal camerino. Ringrazi, saluti e te ne vai. Se invece ti piace, procedi all’acquisto. Alla cassa di solito ti chiederanno se qualcuno ti ha aiutato e se rispondi di sì, ti chiedono chi. Io che faccio una fatica terribile a ricordami i nomi, di solito inizio a descrivere la persona fisicamente. Poi vedo che passano un codice magnetico che registra il codice del commesso. Mai ti senti obbligato ad acquistare qualcosa e mai che ti facciano sentire in colpa se non lo fai, diventando scorbutici o infastiditi.

Proprio ieri ero con mio marito in un grande magazzino perché lui aveva bisogno di scarpe. Il commesso che ci ha serviti aveva voglia di chiacchierare e alla fine ho scoperto un po’ di cose sul suo lavoro, che sto usando per scrivere questo articolo. Ho scoperto per esempio che i commessi lavorano anche su commissione, ed ecco spiegata la domanda su chi ti ha aiutato, ma anche che devono dare indietro la commissione se il cliente restituisce la merce. (dallo scontrino si può risalire a chi ti ha venduto il capo? Probabilmente). Questo fa sì che la qualità del servizio sia sempre la migliore, ma anche disinteressata, perché se il cliente viene spinto a un acquisto di cui poi si rivela insoddisfatto, restituisce tutto e magari non torna più in quel negozio dove il commesso era stato troppo assillante.

Le clearance (sconti) ci sono durante tutto l’anno. Di solito nel retro del negozio c’è un’aerea dove si trovano cose scontate. Sono cose vecchie? Fuori stagione? Di solito no. Sono cose di cui non ci sono più tutte le taglie o che non fanno parte dell’ultima collezione. Allora sono vecchie, direte voi. Non proprio: molti produttori non hanno solo le due collezioni: primavera-estate ed autunno-inverno, bensì sfornano magari 4 o 5 collezioni durante 6 mesi. Questo fa sì che ad agosto si trovino già maglie di lana nei negozi e che ad ottobre di quelle maglie ne rimangano solo 2 o 3. Allora vengono messe in saldo, di solito al 30%.

Visto questo ricambio ciclico, molto veloce, in molti negozi ci sono anche delle regole interessanti, che ammetto di avere utilizzato e scoperto perché una volta avevo comprato un capo a prezzo pieno e, passando di nuovo di fronte a quel negozio, vedendolo in saldo, sono entrata e mi sono lamentata. Se una persona compra un capo a prezzo pieno e entro 15 giorni il capo viene ribassato, se si ha lo scontrino, ti viene restituita la differenza. Bello no?

Ciclicamente su questi sconti viene applicato un ulteriore sconto, compri allora una cosa al 70% del prezzo iniziale o anche meno, ma a questo punto in certi negozi l’acquisto diventa “final sale” cioè non può essere cambiato o restituito. Appunto restituire, cambiare… quanto è facile e normale! Ne ho già parlato. Alcuni negozi danno un limite di 30 giorni per la restituzione, altri addirittura di 90. Con lo scontrino viene restituita la somma pagata nel modo usato per l’acquisto: contanti o carta di credito. Gli assegni vengono usati poco per pagare acquisti e di solito viene richiesta la presentazione di un documento di cui vengono annotati gli estremi.Se non hai più lo scontrino, in alcuni negozi è sufficiente che passino la carta di credito che hai usato perché il tuo acquisto venga riportato e ti possano restituire la somma pagata, in altri ti viene fatto un buono, ma a quel punto dell’importo corrispondente al prezzo nel giorno della restituzione non di quando l’hai comprato. Quindi sempre meglio tenere gli scontrini!

Come ho detto questo succede durante tutto l’anno, ma aumenta esponenzialmente dal Black Fridayalla vigilia di Natale, quando per favorire gli acquisti natalizi vengono fatti ciclicamente sulle merci degli sconti molto favorevoli. Allora sulle porte dei negozi appaiono cartelli con scritto per esempio: “Today only: 40% off everything in the store” (solo oggi 40% di sconto su tutto il negozio) o simili.

E il 26 dicembre? Il caos. È il giorno delle restituzione dei regali che non vanno e dei SALDI con le lettere maiuscole. Prezzi super stracciati, sconti del 50/60 % per far posto alle cose primaverili che saranno in esposizione pochi giorni dopo, perché qui i grandi saldi sono velocissimi. Dopo pochi giorni non c’è più niente, il rimasto, relegato nuovamente nel retro del negozio.

Moltissimi italiani hanno scoperto lo shopping negli Usa. Tutti quelli che conosco arrivano qui con i bagagli semivuoti per tornare carichi di ogni cosa. Comprare negli Stati Uniti è conveniente in ogni periodo dell’anno: i prezzi sono inferiori e il cambio Euro/dollaro fa le merci ancora più vantaggiose e fa sentire gli europei degli Zio Paperone. Ci sono marchi specialmente gettonati e destinazioni dove sentire parlare italiano è più la regola che l’eccezione: tra qui e Chicago c’è un grande outlet con tutte le firme appetibili. Quando qualcuno viene a trovarci, un viaggetto agli outlet è una tappa obbligata!

Sulla qualità degli abiti ed accessori made in Usa paragonati a quelli made in Italy, ammetto che ci sia una differenza, ma non tale da giustificare la differenza di costo di un prodotto tra i due paesi Solitamente qui c’è un maggior uso di fibre sintetiche e di cotone, rispetto alle più pregiate lane e sete italiane. Inoltre molti marchi americani che vanno anche di moda in Italia, producono non negli Stati Uniti ma in Messico, Taiwan, Vietnam e Cina dove i costi di produzione sono minori, per cui anche la qualità ne risente.

In Italia è anche più facile capire cosa va di moda, mentre qui non molto. Nei negozi si trova di tutto nel bene e nel male! Allora cosa compro qui e cosa continuo a comprare in Italia? Premesso che vivendo qui, i miei acquisti italiani sono soprattutto voglie e non necessità, non venendo in Italia durante l’inverno da alcuni anni, sono un po’ alla frutta con gli stivali, che ho tutti italiani, perché qui non ce la faccio proprio a trovarne che mi piacciano, ma soprattuto che mi tengano caldi i piedi durante i lunghi mesi invernali e reggano la prova neve!

Le scarpe negli Stati Uniti sono o carissime (perché italiane) o proprio brutte. C’è tanto uso di materiali sintetici, perché vegani ed ecocompatibili, e la pelle assomiglia di più a cartone, poi anche la forma lascia a desiderare: gli stivali hanno sempre la gamba larghissima e sagomata. Esistono anche wide (larghi) , ma mai narrow (stretti), perché si vede che le donne americane hanno i polpacci più grandi di noi italiane. Diciamo che difficilmente, io che adoro le scarpe, ho gli occhi che mi brillano davanti ad una esposizione di scarpe e quanto ne provo una, il mio piede mi rende noto immediatamente il suo scontento! Stesso discorso per le borse. Per il resto non mi trovo affatto male qui.

Dopo alcuni anni in cui il cambio dollaro-lira faceva sentire me la zia d’America per cui compravo tutto in Italia, da alcuni anni quando torno ad Alessandria tutto mi sembra carissimo. Ho trovato i miei negozi favoriti negli Stati Uniti, marchi che si adattano bene al mio stile e al mio fisico e posti segreti che condivido con amici e parenti che vengono a trovarci. Questo mi basta per la mia vita qui, dove, come ho detto la settimana scorsa, mi sento sempre molto, troppo elegante. E quando vengo in Italia? Beh, credo di riuscire a mescolarmi bene. Non penso di venire additata come ridicola, dopo tutto sono sempre italiana, e posso leggere le riviste online se voglio ed essere al passo con i tempi. Però rimango sempre io, con il mio stile e i miei colori: non mi metterò mai una maglietta con scritte o pailletes e continuerò a indossare il blu, anche se mi dicono che il rosa è il colore dell’anno.

12/01/2014
Claudia Pessarelli – Marquette University – redazione@alessandrianews.it
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...