Italian Milwaukee

La Milwaukee italiana

16 febbraio- Alessandria News
MILWAUKEE – È da quando ho iniziato la mia collaborazione settimanale con AlessandriaNews che desidero parlarvi della Milwaukee italiana e di come sia possibile essere italiani senza, molte volte, averne il passaporto. Oggi vorrei farvi conoscere questo aspetto di Milwaukee, che magari non è conosciuto come la Milwaukee di Happy Days, ma per me è diventato molto più importante. Sfortunatamente qui non c’è più una Little Italy o un’area a grande concentrazione italiana. C’era fino agli anni Sessanta, mentre ora gli italo-americani vivono sparsi per la città e nei sobborghi, senza nessuna particolare preferenza.

Storicamente le zone in cui c’era una elevata presenza italiana in città erano il Third Ward, Brady Street e il quartiere di Bay View. Il Third Ward (terzo distretto) era la zona dei magazzini e delle fabbriche dove gli immigrati italiani andavano a lavorare e ora è una delle zone più trendy della città con bar, ristoranti, magazzini trasformati in loft, appartamenti costosi e boutique. Al Third Ward c’era la chiesa cattolica Nostra Signora di Pompei, chiesa che fu distrutta negli anni Sessanta per fare posto a un imponente svincolo autostradale, causando la diaspora degli italiani, che vivevano lì intorno. Per tutte le comunità italo-americane la chiesa, con la messa in italiano, è sempre stata uno luoghi di aggregazione e identità, immaginate l’effetto causato dalla distruzione di un simbolo così importante per la comunità italiana di Milwaukee. Ci vorranno quasi 30 anni perché la comunità ritrovi nell’Italian Community Center un simbolo in cui riconoscersi. Il Third Ward è parte della downtown (il centro città) ed è adiacente al lago, ai musei e ai “Festival Grounds”, un’area enorme dove da maggio a ottobre si svolgono decine di festival etnici e musicali. I festival richiamano decine di migliaia di persone ogni giorno. Durante le sere d’estate il Third Ward è un must: vivace, caotico e finalmente con vita all’aperto.

Brady Street è un’altra via ora piena di ristoranti e negozietti destinati ad una clientela giovane, dove però si trovano ancora i due più caratteristici negozi italiani di Milwaukee: Glorioso, il negozio di alimentari, e Sciortino, la panetteria-pasticceria più famosa della città specialmente per le sue torte. La vivacità notturna e il fatto che queste siano le zone in città più simili (se si usa molta fantasia) ad una città europea, fa sì che molti degli italiani che si trasferiscono ora a Milwaukee per lavoro, se non hanno figli in età scolare, affittino appartamenti intorno o in queste due aree. Se decidono di rimanere a Milwaukee più a lungo e crescere i figli qui, giocoforza – e a questo ho già accennato precedentemente – si devono spostare dalla città ai sobborghi, dove le scuole sono migliori.

La terza area storicamente “italiana” è Bay View, che era ed e` una zona principalmente residenziale con casette piccole e dall’aspetto pulito, appena a sud della downtown. I prezzi competitivi delle case, ma anche la presenza di parchi, spiagge e porticcioli sul lago la stanno facendo ritornare in auge per crescerci i figli, ma sta anche trasformandosi in una destinazione notturna, con una tipologia diversa di locali, che devo dire si adatta benissimo all’ambiente alternativo che si respira lì. Molti ristoranti seguono gli insegnamenti dello Slow Food (sì, il movimento nato in Piemonte dalla visione di Carlo Petrini, che sta cambiando il modo di avvicinarsi al cibo, in molte parti del mondo), con cibi organici e prodotti locali, molti servono piccoli piatti, stile tapas spagnole, insomma tutti sono lontanissimi dal concetto hamburger con montagna di patatine, di cui vi ho parlato a proposito di Miss Katie’s diner la settimana scorsa.

Questo per quanto riguarda i luoghi, ma chi sono gli immigrati italiani che arrivarono qui? Da dove arrivavano? Perché si fermarono a Milwaukee? Non è possibile riassumere in un articolo le vite di tutte queste persone, ma posso dire che la ragioni per cui lasciarono l’Italia (la maggior parte di essi tra gli anni dopo la nascita dell’Italia e il 1924 quando fu messo un tetto molto ristretto al numero di immigrati che potevano entrare negli Usa da altri Paesi) furono essenzialmente dovute a “La Miseria”, parola che come un simbolo è stata tramandata di generazione in generazione, senza essere tradotta in inglese. Vi invito a fare una ricerca sull’argomento: è una parte di storia difficilmente sviluppata dai libri delle scuole, ma porta a scoperte molto interessanti. Qui un articolo che trovo un buon riassunto sull’emigrazione italiana in Nord America.

A Milwaukee molte famiglie arrivarono da Porticello, un paesino sulla costa appena fuori Palermo, vicino alla più famosa Bagheria. Ancora adesso la comunità di Porticello è molto ampia e vivace e invece di indebolirsi di rafforza sempre di più, con nuovi arrivati ancora oggi. Sono quasi tutti parenti: cugini, zii e nipoti. Molti sono nella ristorazione, altri no, ma quando chiedi a una persona di origini italiane che non conosci da dove viene e ti risponde Sicilia, potresti vincere una scommessa dicendo di rimando: da Porticello? Non che tutti gli italiani di qui arrivino da Porticello, ma viste le dimensioni non da metropoli di questo ridente paesino siculo, devo dire che la percentuale è ancora più sorprendente. Comunque gran parte degli immigrati a Milwaukee, negli anni di maggiore flusso migratorio, arrivarono dalla Sicilia, e ci arrivarono perché Chicago è vicina e in quegli anni si costruiva la ferrovia oppure perché servivano come lavoratori sottopagati giornalieri.

Prima di loro arrivarono però gruppi di italiani dal Piemonte, dalla Liguria e dalla Toscana. La tipologia di questi immigrati era diversa, ma anche il numero molto inferiore. Erano per la maggior parte artigiani con una professionalità definita: principalmente lavoratori del marmo, scultori e costruttori. Furono loro i primi abitanti italiani del Third Ward. Poi però si spostarono a Bay View, dove ancora adesso si può intravvedere la diversa origine degli immigrati. Per esempio la gastronomia italiana di Bay View si chiama ancora adesso Groppi, cognome di origini lombardo-emiliane, e la famiglia piemontese di David, un caro amico, vive ancora lì.

Lo so che vi chiederete anche se c’è stata la mafia a Milwaukee. Sì certo, ma non ne so molto. Conosco alcuni luoghi mafiosi: il Crestwood Hotel adesso chiuso e conosco un nome che per tutti qui è sinonimo con mafia: il boss Frank Balistrieri “Mr. Big”, morto da una ventina d’anni di cause naturali e nel suo letto, dopo aver passato solo due anni in prigione per evasione fiscale (uhm, non mi sembra nuova questa storia!). La famiglia Balistrieri ora è quasi estinta, ma negli anni del proibizionismo facevano il brutto e il bel tempo, specialmente nella vendita dell’alcool. Ecco cosa ho tratto dalla presentazione del libro Milwaukee Mafia di Gavin Schmitt che qui di seguito vi riporto: “… nei giorni del proibizionismo, i fornitori di alcool non erano Miller, Blatz, Schlitz, e Pabst (ndr: i produttori di birra di Milwaukee). La mafia ne aveva il controllo, e ha fatto il denaro distribuendo alcool anche in zone lontane come il Canada e l’Indiana, così come con la contraffazione,l’estorsione, il racket ed il gioco d’azzardo dai casinò di Las Vegas. Milwaukee aveva i suoi avvocati mafiosi, i poliziotti corrotti, e anche un sindaco partecipò agli affari poco leciti della famiglia. Tra i membri della mafia si trovavano medici, costruttori, proprietari di ristoranti e pompe funebri, presidenti di sindacato, e il più famoso gangster di Milwaukee, Frank Balistrieri. Mentre oraè considerata estinta, questa famiglia di Milwaukee era una volta una forza dominante nel Midwest”. Se vi piace leggere qualcosa a proposito: ecco un interessante e recentissimo articolo sul fatto che uno dei figli di Mr. Big, adesso 65 enne, voglia riottenere la sua licenza di avvocato.

Capite che di mafia non è che se ne parli ancora molto volentieri. Per fortuna accanto ai (pochi in proporzione) mafiosi vivevano tante persone oneste, lavoratrici e sono queste che ancora portano alto il nome della loro italianità e hanno cancellato l’associazione che purtroppo ancora ora viene fatta da troppi, anche a causa di serie televisive molto seguite come The Sopranos: italiano=mafioso!

L’Italian Community Center è oggi il centro della comunità italo-americana di Milwaukee.

Come vedete dalla foto è un edificio imponente, tanto grande da dover essere anche usato come centro congressi, luogo di feste e altro anche da gruppi o individui che con l’Italia centrano poco (la scuola di mia figlia lo userà il mese prossimo per il ballo formale dei ragazzi dell’ultimo anno Senior Ball) per poterne sostenere le spese. All’Icc si trova la sede e la redazione dell’Italian Times, il giornale della comunità, gli uffici di Festa Italiana. ma si tengono anche lezioni di ballo tradizionali e si fanno lezioni di italiano. Festa Italiana è per tutti “Festa” ed è il festival canoro-gastronomico-culturale della comunità che si svolge ai festival ground, cui accennavo prima, e che richiama più di 800mila persone ogni anno da tutto il Midwest, sia italiani che no. Durante i 4 giorni del festival, di solito il terzo fine settimana di luglio. si mangia, si canta, ci si sente parte di una famiglia

Ecco, spero di avervi dato un’idea di quello che potete trovare e non vi sareste mai aspettati di trovare in Beer City Usa. Delle persone che fanno questa comunità e che adesso posso definire miei amici parlerò la prossima volta.

Vorrei approfittare di AlessandriaNews per ringraziare con gratitudine Mario Carini, archivista storico dell’Icc, autore del libro Milwaukee’s Italians, e curatore di una meravigliosa collezione di foto storiche, per avere condiviso con me e i miei studenti dell’università la storia dei primi italiani arrivati a Milwaukee. La sua lezione e l’amore con cui ci ha raccontato la storia della sua famiglia e di tutti gli italiani che sorridenti ci guardavano da quelle vecchie foto, come se li avesse conosciuti personalmente tutti, è stata un’esperienza indimenticabile che ha cambiato sia me sia i miei studenti.

16/02/2014
Claudia Pessarelli – Marquette University – redazione@alessandrianews.it
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