Conoscete il Thanksgiving ?

Il giorno del Ringraziamento: la festa di ogni famiglia americana

Pubblicato il 1 dicembre 2013 da Alessandria News ( aggiornato il 24 Nov 2015)
MILWAUKEE – IlThanksgiving ( o giorno del ringraziamento)  è la festa americana che preferisco ed e` il quarto giovedì di novembre Ci sono alcuni motivi per cui la trovo una festa affascinante. Il primo è per il suo significato storico: in una nazione che è grande quasi quanto un continente ed è un calderone di popoli, è importante il ricordo delle origini, dei primi pionieri che sbarcarono dalla Mayflower e si trovarono a contatto con un mondo nuovo, ricco di possibilità, ma anche di insidie. Una di queste fu sicuramente la fame perché le semenze portate dall’Europa non sopravvissero al clima che trovarono qui e non furono sufficienti a sfamare uomini ed animali, che vennero decimati. Un’altra insidia furono le malattie, anche se è un dato di fatto che furono i pionieri a portarle agli indiani decimandoli, oltre che con i fucili, con batteri e virus nuovi a cui i loro corpi non sapevano reagire. ( recentemente sono venuta a conoscenza e ho letto questo articolo: interessante visione della festa da parte di un’autrice “native american” o indiana americana, come si direbbe in Italia. Vi invito a leggerlo..)

Il secondo motivo per cui mi piace il Ringraziamento è che si tratta di una festa assolutamente senza risvolti commerciali ed è la festa di ogni famiglia americana. Il calderone multiculturale e multireligioso americano può celebrare Hannukah o Kwanza o Natale o Ramadan, ma tutti indistintamente celebrano il Ringraziamento. Non ci sono regali associati al Ringraziamento e, a parte qualche decorazione per la tavola, non ci sono spese accessorie al cibo. Mentre noi italiani pranziamo durante le festività, gli americani cenano: per noi il cibo è convivialità e partiamo dalla condivisione del pranzo per celebrare come dimostrano le ore trascorse intorno al tavolo a Natale. Invece per gli americani il cibo in sé non è la cosa pi importante: importanti e centrali sono la preparazione e il simbolismo che si accompagna ad ogni cibo mangiato il giorno del Ringraziamento e poi sicuramente è importante il tempo da trascorrere insieme in famiglia, prima di concludere la giornata a tavola.

Mentre noi italiani per Natale molte volte ci scervelliamo per trovare manicaretti nuovi da associare ai cibi più classici, tutti gli americani mangiano le stesse cose, anche se alcuni dei cibi tradizionali non sono poi molto graditi, ma devono essere comunque presenti sulla tavola. Prima di sedersi a tavola intorno alle 17 ci sono tante altre cose da fare: al mattino si deve guardare la Parata di Macy’s da New York, poi si guarda la partita di football americano il pomeriggio, mentre il tacchino cuoce. Perché è il tacchino il principe del Ringraziamento e deve essere celebrato anche da me, neoamericana d’adozione. Quando i pionieri arrivarono sulle coste dell’attuale Massachusset e si trovarono affamati e privi di sostentamento, da chi ricevettero aiuto? Dalle tribù indiane locali che ostili all’inizio non lo furono affatto. Anche guardando il film di Disney Pocahontas abbiamo imparato quella parte di storia americana. E gli indiani cosa fecero assaggiare agli Europei? Tra le molte cose, un pennuto che gli Europei non avevano mai mangiato o visto prima di allora: il tacchino.

Apro una parentesi personale: se mi avessero detto che, nel 2013, avrei avuto venti tacchini selvatici che vivono nel mio giardino (nella foto a destra), avrei riso di gusto prendendo per matto chi me lo avesse detto. Prima di arrivare qui avevo visto solo fese e cosce di tacchino sui banchi di Boano, la nostra amata polleria alessandrina, invece i tacchini qui sono veramente dappertutto. Ce ne sono due anche nel campus dell’Università dove insegno, che è in centro città: scorrazzano liberi, gli è stato dato un nome e si fanno fotografare come vip dagli studenti (foto sotto a sinistra). I tacchini che vengono mangiati al Ringraziamento sono più grossi dei miei coinquilini. Per ogni buon conto loro se ne spariscono per una quindicina di giorni, ogni anno intorno alla data del Ringraziamento per ricomparire alla metà dicembre: cosa non si fa per salvare le penne, letteralmente!

La preparazione del pranzo del Ringraziamento comincia circa una settimana prima del fatidico giovedì con il viaggio al supermercato per la scelta della “bestia” .A parte chi può permettersi il tacchino ruspante comprato in supermercati boutique, la maggior parte degli americani compra il tacchino surgelato che, essendo sempre di dimensioni ragguardevoli, ci impiegherà 3-4 giorni a scongelare in frigorifero. Una delle marche più comuni è Butterball e si presenta come un asettico involucro di plastica lucida, al cui interno si trova un tacchino perfettamente pulito con sacchettino di accessori (collo e interiora). La prima volta che lo abbiamo visto al supermercato di primo acchito io e mio marito non abbiamo capito cosa fosse anche per le dimensioni, un tacchino cucinato al Ringraziamento pesa in media 8-10 kg.

Insieme al tacchino sono d’obbligo le patate dolci, un tubero dal colore arancione e dalla consistenza simile alle carote: sono chiamate patate ma non sono carboidrati. Le patate dolci vengono cotte al forno e non sono niente male, anzi direi che è uno di quei cibi nuovi per noi che in famiglia abbiamo adottato ben volentieri durante l’inverno. Altri piatti must sulla tavola sono la salsa di cranberries (una bacca locale, in italiano mirtilli palustri, dal gusto acidulo, rossa che fatta bollire con zucchero e acqua forma una marmellata agrodolce buonissima per accompagnare le carni bianche – se siete stati all’Ikea e avete provato la salsina che loro servono con le polpette potete avere un’idea di com’è), la puree di patate e la green bean casserole. La terrina di fagiolini, questo significa, è solitamente abominevole: viene preparata, nessuno la mangia e va a finire direttamente nella spazzatura, invece potrebbe essere buona o per lo meno innocua. Perché abominevole, chiederete voi, se sono fagiolini? Il motivo è che di solito viene preparata con tutti prodotti in scatola. Gli ingredienti sarebbero fagiolini, cipolle e crema di funghi. Quando viene fatta con fagiolini in scatola (secondo il mio modesto parere il maggior insuccesso dell’industria conserviera: acidi, molli…), la crema di funghi della Campbell-zuppa in scatola (chi si ricorda il quadro con la lattina della Tomato Soup di Andy Wharhol , artista della Pop Art, sa di che parlo) e cipolle già fritte e inscatolate (si presentano come patatine fritte): il risultato abominevole è assicurato!

Ultimo passo, metaforicamente parlando, perché a questo punto l’ultima cosa di cui si ha voglia é camminare, sono le pie (pronunciato pai), che sembrano crostate, ma non lo sono. Le più tradizionali sono quella di mele (se leggevate Topolino e vi ricordate di Nonna Papera, vi ricorderete delle sue torte di mele: ecco, sono proprio loro), quelle di pecan (che in Italia chiamiamo noci brasiliane) e quelle di pumpkin (zucca). Non mi dispiacciono quelle di mele (sarà il ricordo di Nonna Papera?), ma quelle di pecan e quelle di zucca… altro che denti alti! Il destino delle pie di zucca è come quello della green bean casserole: dalla tavola alla pattumiera, e non a casa nostra, ma a casa di insospettabili americani. Se ne avessi già incontrato almeno uno a cui piacciono! Eppure vanno a ruba nei supermercati perché bisogna averle sulla tavola.

E come sono le giornate del Ringraziamento di una famiglia italiana in America? Da alcuni anni siamo stati adottati da amici e trascorriamo la festa con loro: hanno una grande famiglia e la giornata è caotica e divertente. Qualsiasi sia il tempo atmosferico, mentre gli uomini guardano la partita, noi donne andiamo a camminare, fa parte della tradizione e ti mette in grado di affrontare quello che viene dopo. La loro casa è su un lago bellissimo e circondata da boschi e sentieri, una bella passeggiata! Anche prima di conoscerli ho sempre avuto bei ricordi della festa: i primi anni, mentre eravamo a Pittsburgh, andavamo a New York a trovare i nostri più cari amici italiani che abbiamo avuto la fortuna di avere vicini per alcuni anni negli Stati Uniti. Eravamo un gruppo di italiani (molti dei quali piemontesi) negli Usa per lavoro ed uno dei ricordi più vividi nella mia mente è la bagna cauda (ma sì, strappo alle regole) mangiata in un appartamento con la finestra a guardare la skyline di Manhattan: sembrava un poster, irreale! Poi ci sono stati i primi anni di Milwaukee, in cui abbiamo celebrato la festa con i nostri vicini di casa e le case aperte, passando da una all’altra in uno scambio caotico di cibi e bambini. A volte la giornata è freddissima, altre volte è primaverile. Abbiamo avuto neve o sole, non importa, sempre una bella giornata. Buona festa del Ringraziamento..o come ormai dicono in molti: Happy Turkey Day!!!!!

1/12/2013
Claudia Pessarelli – Marquette University – redazione@alessandrianews.it
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4 pensieri su “Conoscete il Thanksgiving ?

  1. Mi piace l'idea di avere sempre lo stesso cibo, ovunque, ogni anno.
    Mi ricorda un pò mia zia che da trent'anni (e probabilmente anche da prima) fa lo stesso identico menù per la sera della Vigilia, nè una cosa in più nè una in meno e se proviamo a chiederle di aggiungere o togliere qualcosa ci insulta di brutto!

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