Buon Natale o Buone Feste?

Stati Uniti: meglio “Buone feste” che “Buon Natale”

pubblicato da Alessandria News il 22 dicembre 2013
MILWAUKEE – Come ho anticipato la scorsa settimana, con il lungo ponte della festa del Ringraziamento inizia lastagione delle feste nelle famiglie americane. È già da un mese che nei centri commerciali si respira aria festiva e si ascolta la musica natalizia: tutti hanno proprio voglia di vedere applicate queste sensazioni e il primo passo è la decorazione della casa.  Quando chiudono i negozi diHalloween (negli Stati Uniti è molto comune vedere aprire negozi temporanei e stagionali), nello stesso luogo nel giro di alcuni giorni aprono i negozi interamente dedicati alle decorazioni natalizie, che poi lasceranno il posto a negozi che vendono costumi da bagno: perché alla fine di gennaio da qualche parte è già estate! Il giorno successivo al Ringraziamento si fa shopping per i regali, ma il sabato e la domenica si fa l’albero e si decora la casa per le feste. E siamo ancora a novembre.

Anche noi, come una buona percentuale di americani, abbiamo una casa unifamiliare, come quelle che si vedono in molti film, ma nonostante i miei anni di permanenza negli Stati Uniti, non ho ancora perfezionato l’arte della decorazione. Quando siamo arrivati qui negli Stati Uniti abbiamo comprato un albero artificiale perché, io che parlo alle mie piante, non potevo sopportare di avere un albero vero a cui vengono tagliate le radici e che é quindi destinato a morire. Facendo così però ci siamo privati di una delle tradizioni natalizie, quella di andare al vivaio e tagliare l’albero prescelto oppure anche solo andare all’angolo della strada dove a decine si trovano improvvisati venditori di alberi e ghirlande Pazienza: ci ha sempre fatto anche comodo, trascorrendo in Italia il Natale, non avere un albero che avrebbe perso aghi e sarebbe ingiallito senza neanche essere “vissuto”.

L’albero è solo una parte della decorazione della casa: i corrimano delle scale vengono inghirlandati, così come il camino, dove vengono messe la calze che cominciano ad essere riempite da Saint Nick il 6 di dicembre. Se gli americani sono molto attenti a non urtare la sensibilità di quella parte della popolazione che non è cristiana e l’albero in sé è politicamente corretto e non dà fastidio a chi non ha le stesse tradizioni religiose, questo non vuol dire che per esempio una famiglia ebrea abbia un albero in casa per la loro festività che cade solitamente intorno a dicembre. La festività si chiama Hannukah, o la festa delle luci e per 9 giorni, ogni giorno (quest’anno dal 27 novembre al 5 dicembre) viene illuminata una candela della Menorah. Questa festività qui è diventata un fenomeno commerciale solo perché la festa cade in questo periodo e non perché sia particolarmente importante per la religione ebraica, così mi è stato detto. Un angolo dei negozi è decorato in blu e bianco che sono i colori della festività e della bandiera di Israele

Ammetto di avere scoperto questa festività quando sono arrivata negli Stati Uniti, come ne ho scoperta un’altra: Kwanzaa. Dalle mie ricerche non credo che Kwanzaa sia una festa legata ad una particolare religione e mi immagino possa convivere con altre tradizioni familiari. Kwanzaa è una festa recente, iniziata nel 1966 come celebrazione del patrimonio afro-americano. Partendo dalle culture tradizionali africane, Kwanzaa sottolinea i valori come la solidarietà, la creatività, l’autodeterminazione e la fede. I suoi colori sono il verde, il rosso e il nero che hanno significati specifici: il verde suggerisce sia la terra d’Africa sia la speranza per il futuro; il nero fa riferimento al colore della pelle del popolo africano e il rosso indica il sangue degli antenati africani, versato nella violenza per la liberazione delle generazioni future. Questi colori risuonano anche nei vivaci tessuti tradizionali africani utilizzati nella celebrazione di Kwanzaa. Durante i sette giorni di Kwanzaa, ogni giorno viene illuminata una diversa candela: tre rosse una nera e tre verdi. Ci sono altri simboli nella festa: frutta e verdura, per rappresentare la vendemmia, una tovaglietta di paglia africana, per ricordare i mestieri tradizionali, una spiga di grano, che rappresenta la fertilità e la riproduzione, la kinara, o candeliere, che simboleggia gli antenati, la coppa unità; e regali, dati ai bambini per premiare la realizzazione e la crescita.

Capite anche voi che con tutte queste diverse celebrazioni l’augurio più comune sia Buone Feste,Happy Holidays, che va bene per tutte!

E a scuola con i bambini si fa molta attenzione a non preferire una celebrazione o l’altra, anche se la maggioranza della popolazione americana è cristiana. Da sempre a scuola a dicembre si celebra l’inverno e non una specifica festa religiosa. Povero Natale, è diventato anche un simbolo politico. Ci sono gruppi anche su FB che polemizzano sul fatto che si usi il politicamente accettabile ”Buone Feste” invece di “Buon Natale”. Ed In Texas c’è voluta una legge per rendere legale augurare Buon Natale nella scuole. Lo so che state pensando: il mondo è bello perché è vario… davvero!

Però i bambini, che sono innocenti e senza malizia e non sono politicamente corretti, parlano e come noi abbiamo scoperto da un amichetto più scaltro, sgamato e magari con un fratello maggiore, che Gesù bambino non porta i regali, ma sono mamma e papà, anche qui l’incrocio di diverse culture può provocare episodi divertenti e “crisi” familiari”. La settimana scorsa ho accennato a Saint Nick e a come noi ignari della celebrazione abbiamo dato una delle prime delusioni a nostra figlia. Saint Nick è celebrato soprattutto nei paesi di fede cristiano-ortodossa e nell’est Europa. Siccome molti Europei qui a Milwaukee sono arrivati dalla Germania e dalla Polonia, la celebrazione di Saint Nick è molto sentita. Saint Nick funge un po’ da Befana, porta dolcetti e piccoli regali che vengono messi nelle calze che pendono dal camino. Niente di stravagante, facile da trovare in ogni negozio, se uno lo sa e non lo scopre al mattino del 6 dicembre, quando vede correre una bambina verso il camino, speranzosa di vedere le calze rigonfie di regalini e non trova niente! Quell’anno Saint Nick era in ritardo, troppe case da visitare e senza la slitta di Babbo Natale, è arrivato il giorno dopo, ma dall’anno successivo mi sono segnata la sua festa sul calendario per ricordarmela. Saint Nick è poi San Nicola e, come vedete dalla foto, è il santo da cui la tradizione di Babbo Natale è iniziata.

Se l’interno delle case è sfavillante di luci, profumi e decorazioni, l’esterno non è da meno. Avendo la maggioranza degli americani delle case unifamiliari è facile vedere decorati i giardini con luci e altre cose che certe volte sono aberranti. Il trend degli ultimi anni sono le decorazioni gonfiabili, movibili e illuminate. Babbi Natale alti 3 metri, elfi giganti ed un po’ inquietanti: ce n’è per tutti i gusti. Un mio vicino ne ha una di dimensioni gigantesche che consiste in un Babbo Natale gonfiabile a bordo di una Harley Davindson (la moto simbolo della beat generation e dell’immaginario collettivo, costruita qui a Milwaukee) e illuminato.  Ogni volta che torniamo a casa ci viene un colpo. Un altro ha pensato bene di decorare il giardino con luci viola intermittenti… lascio in sospeso ogni giudizio. Non tutte le decorazioni sono “tacky” (come si dice qui, pacchiane), anzi ce ne sono di bellissime per esempio quelle nella foto qui accanto dove ogni finestra viene decorata da una semplice candela.

Con tutte le case decorate da condividere con gli amici, iparty di Natale sono molto comuni e sono una bella tradizione. Come si va vestiti alle feste? Ad alcune elegantemente, ma ad altre è richiesta la presenza di un capo di vestiario che farebbe rivoltare le budella ad ogni italiano: “the ugly sweater” (il maglione brutto). Che cosa è e da dove arriva? Ho trovato un articolo di Time, ma per chi non avesse voglia di leggere in inglese lasciatemi riassumere la storia di questo capo di vestiario. Retaggio degli anni ’80, questi maglioni erano comparsi in commedie iconiche per il pubblico americano, come quelle di Bill Cosby, ve le ricordate? Le trasmettevano anche in Italia. Dovevano essere pesanti, ipercolorati con i colori classici rosso, verde e bianco e iperdecorati con tutto quanto richiama il Natale (vedi foto) Negli anni novanta gli ugly sweaters erano stati donati alle associazioni benefiche da chi li possedeva o erano rimasti chiusi negli armadi delle nonne, ma negli ultimi 10 anni sono ritornati prepotentemente di moda, naturalmente indossati con molta ironia! Così ora la generazione dei ventenni e trentenni li ricerca e l’ugly sweater è diventato sinonimo di Feste.

Di cose da dire su una festa sentita come il Natale ce ne sono, e scusate se mi sono dilungata un po’ troppo, ma fondamentalmente tutto il mio parlare nasconde il rimpianto e la nostalgia per i Natali trascorsi ad Alessandria. Per me Natale vorrà sempre dire corso Roma illuminato e la musica dagli altoparlanti, sparata un po’ troppo a manetta. Vorrà sempre dire la Messa di mezzanotte a San Lorenzo dove ci volevano 3 ore per salutarsi tutti e farsi gli auguri in sagrestia e il panettone dopo la Messa con la famiglia. E ci sarà sempre il ricordo del giorno di Natale trascorso tutti insieme, quando ancora tutti i nostri cari erano con noi, con troppo cibo e le discussioni di politica.

Cercando di creare qui nuove tradizioni, senza dimenticare da dove vengo, abbraccio virtualmente tutti gli alessandrini augurando serene feste e un anno migliore!

22/12/2013
Claudia Pessarelli – Marquette University – redazione@alessandrianews.it
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