Bloggando

Bloggando in Usa

Pubblicato da Alessandria News il 29 dicembre 2013
MILWAUKEE – Dimostro l’età che ho per la mia arretratezza tecnologica. Ho fatto mie molte tecnologie, ma ne uso solo parzialmente le potenzialità per soggezione e molta ignoranza. Ringrazio mentalmente ogni giorno la presenza di internet, di skype, di facebook ed il computer, che uso fin troppo, ma non twitto, non uso Istagram e fino a poco fa non bloggavo, perché forse queste mie corrispondenze per AlessandriaNews un blog lo sono.

Il mio telefono telefona, manda sms, ma non fa niente altro. Una collega generosa mi ha regalato il suo ipad di prima generazione in quanto lei ne aveva ricevuto uno nuovo: mi piace usarlo per la sua facilità ed immediatezza, lo uso come un computer portatile, ma di molti app non so che farmene e preferisco ancora sfogliare le pagine di un libro, anche se ho un libro elettronico che uso soprattutto nei viaggi (fino a pochi anni fa sembravo uno sherpa quando viaggiavo, tirandomi dietro borsate di libri).

Qualche tempo fa in università abbiamo avuto una riunione del consiglio docenti di lingue. Le università americane sono dei business e gli studenti sono clienti. Il cliente ha sempre ragione e bisogna attirarlo perché venga a “comprare” educazione da te e non da un altro. Alle riunioni dei docenti non si parla degli studenti, quello la privacy ce lo impedisce. Alle riunioni dei docenti si “progetta” il futuro del dipartimento. Ci sono dei gruppi di ricerca che devono presentare i risultati del lavoro fatto. Lo studio delle lingue straniere negli Stati Uniti è di nicchia: mentre se un italiano vuole lavorare all’estero deve parlare inglese, un americano l’inglese lo parla già. Le università migliori richiedono il completamento di 2 o 4 semestri di lingua straniera, a seconda del percorso formativo scelto, ma pochi scelgono le lingue straniere per farne la loro carriera (escluso lo spagnolo che è a seconda lingua degli Stati Uniti). Questo essere di nicchia tanto positivo non è, perché se non sei visibile a livello universitario non ricevi fondi e ti “tagliano”. Allora uno dei gruppi ha presentato una delle possibili soluzioni al problema: avere un blog e twittare per renderci più visibili ed interessanti.

Il blog può connettere l’università anche con gli studenti già nel mondo del lavoro che possono partecipare alle discussioni e rimanere a contatto con essa (l’orgoglio di appartenere ad una certa università rimane per tutta la vita: ed il motto della mia università lo dimostra: We Are Marquette equesto è il nostro video.

Dalle ricerche fatte ho scoperto che Facebook è ormai poco usato dai giovani, che oramai twittano, se vogliono essere brevi, o bloggano se hanno qualcosa in più da dire. Così bloggherò anche da lì! Negli ultimi anni ho avuto alcuni studenti che, in Italia per studiare, tenevano un blog del viaggio a cui venivo “invitata”, ma ho sempre pensato al blog come ad un diario per pochi intimi: sono qui, faccio questo, ecc. Non avrei mai immaginato la dimensione del fenomeno e solo l’aver incontrato due bloggatrici provette, Renata e Greta, che sono italiane come me e vivono qui in Wisconsin, me lo ha fatto scoprire. Devo dire che i loro blog mi piacciono molto, anche se non è mia intenzione raccontarvi in questo contesto di cosa parlano, ma del fenomeno pi in generale

Tramite i loro blog, e quelli che loro leggono, sono venuta a conoscenza di decine di altre persone, sia uomini che donne italiani, che bloggano da ogni angolo del mondo. Alcuni blog sono un po’ troppo personali e mi inquietano un po’: se vedo foto di bambini penso subito che io non le avrei mai pubblicate per tutelare la loro privacy e non metterei in piazza foto che potrebbero essere usate impropriamente da sconosciuti. Alcuni la prendono sul ridere ed i loro autori sono spassosissimi. Alcuni si tirano dietro maree di insulti per quello che contengono ed il possibile anonimato dei commenti protegge la cattiveria e l’invidia di certe persone. Alcuni sono caotici e sconclusionati e si fa un po’ fatica a seguirne il senso, mentre altri ancora sono così ben scritti ed intelligenti che ti domandi perché l’autore non faccia il /la giornalista di carriera.

Si impara tantissimo leggendo i blog di noi espatriati. Cosa c’è di meglio di imparare qualcosa della Cina, del Kuwait, dell’Irlanda, della Polonia direttamente da chi ci vive, ma ha il tuo stesso modo di vedere le cose? Perché quando leggo gli altri blog molto spesso penso che avrei anch’io scritto sulle stesse cose, avrei notato le stesse eccentricità.

Essendo scritti per raccontare le esperienze vissute all’estero, molti di essi si sovrappongono perché i problemi che quotidianamente si incontrano quando ci si trasferisce in un paese straniero sono gli stessi e le soluzioni pure. Però leggerli ha un effetto catartico e rilassante: non si è soli, ci si aiuta, perché se è vero che ci possono essere commenti cattivi, ci sono anche braccia tese virtuali ed amicizie reali che si formano. Ed è anche per questo motivo che alla fine noi italiani ci cerchiamo e siamo felici quando ci troviamo.

Per questo motivo le mie amiche più care anche qui sono italiane o europee come me. Non è che sia implicito che scatti quella speciale affinità che fa nascere un’amicizia solo perché si è italiani, ma è più facile con qualcuno che ti capisce perché ha vissuto nel tuo stesso modo e poi fatto le tue stesse scelte.
Ho conosciuto Renata virtualmente, su Facebook, grazie ad un’associazione di cultura italo-americana con cui lei collaborava e di cui io facevo parte. Renata vive in una città a circa metà strada tra Milwaukee e Chicago, ho scoperto che è di Ivrea e, a dimostrazione di quanto il mondo sia piccolo, che avevamo anche conoscenze comuni in Italia. Greta l’ho conosciuta tramite un post di Renata e il titolo del suo blog: Buongiorno Milwaukee, mi ha fatto capire che era qui appena arrivata!

Così abbiamo cominciato a scambiarci telefonate, ci siamo incontrate e spero che lei sappia che può contare su di me. Credo che questo lo sappia, se mi sono trovata appiccicata il soprannome di Wiki (che sta per Wikipedia, l’enciclopedia on line) perché se ha bisogno di qualcosa mi chiama e pensa che io abbia la risposta, dall’alto della mia esperienza. Devo dire che l’alunna sta già superando la maestra e dopo neanche un anno qui è già un’esperta: a momenti conosce Milwaukee più di me!

E qui si torna da capo, su un concetto che ho già espresso: quando sei in un Paese nuovo è molto importante uscire dal proprio guscio, “reach out” dicono qui, e tendere una mano: virtuale, va bene, ma se diventa poi reale, meglio ancora!

29/12/2013
Claudia Pessarelli – Marquette University – redazione@alessandrianews.it
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